“ANNACARSI”. La sicilianità spiegata da Roberto Alajmo

La prima domanda che il lettore (non siciliano) deve necessariamente porsi nell’affrontare la lettura del nuovo lavoro letterario di Roberto Alajmo, è la seguente: cosa significa annacarsi? La definizione di questo strano verbo è riportata nella quarta di copertina del libro che si intitola, appunto, L’arte di annacarsi. Un viaggio in Sicilia (Laterza, pagg. 274, euro 16): uno dei migliori testi prodotti fino a questo momento dall’autore palermitano. «Annacare / annacarsi = affrettarsi e tergiversare, allo stesso tempo. Un verbo intraducibile che significa una cosa e il suo contrario. Il massimo del movimento col minimo di spostamento». Ti vuoi annacare, che si è fatto tardi? Siamo in ritardo, la vuoi smettere di annacarti? Giusto per rendere l’idea. Il titolo è azzeccato, giacché la Sicilia è tutto e il contrario di tutto. Un esempio calzante dell’arte di annacarsi – lo evidenzia lo stesso Alajmo – è fornito nell’ambito delle feste religiose, dove Madonne, santi e canderole vengono portati in processione con un andamento danzante, ondeggiante, non necessariamente (e comunque non solo) in avanti, ma spesso di lato e senza disdegnare piccole retromarce. Forse si potrebbe dire che l’arte di annacarsi è una sorta di sintesi tra una appariscente tarantella e il ballo della mattonella. Insomma, ciò che conta è produrre, appunto, il massimo del movimento, con il minimo di spostamento. L’arte di annacarsi, dunque. Un titolo, dicevamo, che sintetizza le innumerevoli incoerenze e gli immobili mutamenti di una terra multiforme: Marsala, Palermo, Ustica, Porto Palo, Favignana, Agrigento, Siracusa, Tindari, Catania, Gela, Taormina, Messina (sono solo alcune delle tappe di Alajmo). Un viaggio che si tramuta in racconto ironico e sferzante, che si espande in ragionamenti volti a evidenziare paradossi, contraddizioni e situazioni ai limiti dell’inverosimile, ma che – in fin dei conti – ha sullo sfondo l’amore per questa terra: «Un amore che si prova per una canaglia. Tu sai che è una canaglia, ma non puoi farci niente».
Massimo Maugeri

Articolo pubblicato sulla pagina Cultura del quotidiano “Il Mattino” del 31 maggio 2010

13 pensieri su ““ANNACARSI”. La sicilianità spiegata da Roberto Alajmo

  1. Uno leggeva quest’articolo e lo reputava bello, poi ripensava alla sua terra che è cosi’ che l’annacarsi, ma è di una donna che la si chiamerebbe caviglia staccata per scorcio dallo stivale originale, che la surroga e mirandola nelle spume -strette- nella girandola a girare forma la collana madreperlare e dallo stretto,non la battezza col suo vero nome :GRECIA MAGNA sole ad illuminare.

    Amo la mia terra tantissimo.

    Bellavia

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  2. ‘nnacare – ‘nnacarsi, a Messina, significa prima di tutto “dondolare”…e, difatti, deriva da “naca”, la “culla” dei neonati. Il ‘nnacare indicava quindi il gesto del cullare gli infanti nella culla o anche tra le braccia.
    ‘nnacati che si fici tardu = sbrigati che si è fatto tardi… ovvero, “datti una mossa, muoviti, non stare impalato”.
    non avevo mai sentito usare il termine nell’accezione riflessiva del “ciondolarsi”, ma ne colgo perfettamente la carica espressiva.
    in buona sostanza si parla di una terra che si ‘nnaca tra terremoti, maremoti ed eruzioni vulcaniche ma che si ciondola nell’affidarsi a quella “ciorta” che ritroviamo a Napoli come retaggio arabo-borbonico di quel caso/fato carico di confusa e secolare superstitio per cui si lascia che tutto scorra senza grandi turbamenti né prese di posizione, così come deve andare …
    Credo che sia dovuto alla mescolanza del sangue, alle radici, alla secchezza della terra in superficie, alle pozze d’acqua lasciate a marcire nel sottosuolo, agli interessi, al nuovo brigantaggio, alle mafie inamidate, agli acquedotti creati e mai utilizzati … e ce ne sarebbero di elenchi da fare…
    La Sicilia è contrasto nelle pelli, negli occhi, nei colori, negli odori, fin dentro i sapori … amarla? non ci si può esimere dall’amarla, dal provare quella saudade propria alle terre di bellezza e miseria, non ci si può esimere … come non ci si può esimere dal biasimarla per lo stesso profondo amore.
    Comprerò il libro.
    n

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  3. Beh credo il contratrio cara Natalia.ad oggi il siciliano denuncia e anche penalmente gli sgravi della propria terra o del portafoglio.Pensa le mie denunce sono arrivate sino al friuli, ho un processo in corso per fraudolenza “benevola” sopratutto da rete e un altro che ho già vinto in campi piu’ professionali.Si paghera’ e andra’ come vorremo,tempo agli eventi se s’incastrano per come fanno la ghigliottina sara l’unica luce che vedremo sfumare, il resto sara il sole della propria terra.

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  4. La miseria sta proprio nell’affermare il contrario.E miserevole è chi ne approffitta in tal senso.Infatti-dicevo sopra- perdo da un anno tempo con un signore friulano che per una ladroneria da 50 euro,ne sta sborsando 3000.vedi la giustizia fa il suo decorso nonostante il superamento del giudice di pace e l’appello al gip come istruttoria penale.Chi ruba paga anche se sarebbe capace di dire il contrario.

    un saluto.

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  5. Questo naturalmente non c’entra nulla con la poesia,ma è di monito per tute le arti e i diritti ;pure perchè-nel 5 post- prima sopra mi riferivo a quella pittorica.

    di nuovo.

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  6. Caro sig. Marcello, lungi da me dire che oggi non ci siano siciliani che denunciano e lottano per avere una società migliore, civile, onesta; tra questi anche poeti, scrittori, artisti di ogni arte.
    Quanto ho detto è ben diverso ed altrettanto innegabile, o saremmo struzzi… basta scorrere i nomi delle giunte comunali e regionali… ci sono stati grandi cambiamenti, vede cognomi “nuovi”?
    la lotta non è la singola denuncia per una questione di 50 euro con un friulano che ne sborserà 3000, quello è un granello che rientra nell’ordine dell’interesse personale delle cose, altro è parlare di cambiamento e società civile.
    da siciliana.
    n.

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  7. “Mare odore della terra”. Non sono siciliana, ma amo tutta l’isola come se fosse la mia terra, nonostante tutto il male che la devasta. Le sue bellezze, sia naturali, sia artistiche nel senso lato del termine, la rendono degna d’ammirazione e di rispetto, anche da parte di chi vi è nato e non fa nulla per migliorare la situazione. Però ho conosciuto di persona molti che hanno persino sacrificato la loro vita per risanarla.
    Giorgina BG (nata nella terra della nebbia)

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  8. a tal proposito, chiedo scusa per l’OT, ma segnalo un libro:
    “io che da morto vi parlo”, di Alfio Caruso
    narra della lotta civile del prof. Adolfo Parmaliana, scienziato nel campo dell’energia rinnovabile, morto suicida dopo una battaglia in nome della civiltà, del progresso e della legalità.

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  9. Mi scuso per il ritardo, ma ci tenevo tanto a ringraziarvi tutti per i commenti: Marcello, Enrico, Natàlia e Giorgina.
    Vi invito a leggere (se potete) questo libro di Roberto Alajmo. È davvero molto interessante e fornisce parecchi stimoli.

    E grazie a Natàlia per il graditissimo OT.

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  10. Si comincia con “l’annacata”, il perché e il percome dei vari significati attribuiti al verbo e, Dio ci scampi, non sappiamo dove potremo arrivare!
    Annacare significa operare un falso movimento, dondolarsi, senza muovere un passo.
    A me, di Trapani, dove la ben nota processione dei Misteri, ha come punto di forza proprio l’annacata, è capitato di sentirmi dire che avrei dovuto correggere una frase in cui scrivevo:” nun t’annacari” per dire “non perder tempo”,in “annacati” che ne costituisce l’esatto contrario, da parte di un amico di Catania! Ecco, davvero così è la nostra terra, basta poco e si stravolge il senso delle cose, eppure io l’amo visceralmente. Ah, dimenticavo: “annancarsi” è anche riferito all’oscillazione dei fianchi di una donna, movimento considerato molto sexy e provocante.
    Tutto il reto…non è silenzio.
    Ciao a tutti.

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  11. Non si tratta solo dei Siciliani: a Reggio si utilizza lo stesso verbo con la ‘a’ iniziale troncata (e difatti la lingua locale reggina, greco-italico a parte, è sicula, con tanto di vocaboli di derivazione semitica – per lo piú arabi e turchi).

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