Maria Pia Quintavalla. China

Di Nadia Agustoni

Parlando della propria opera Elsa Morante più volte accennò all’importanza di Menzogna e sortilegio, libro della costruzione del mito famigliare e non mancano nella nostra letteratura narrazioni ispirate a genealogie parentali, basti ricordare Natalia Ginzburg e a noi più vicina nel tempo Clara Sereni. China, Edizioni Effigie 2010, romanzo in versi di Maria Pia Quintavalla e ritorno alle madre e al suo mondo, si colloca in questo solco. La narrazione in versi nulla toglie in chiarezza al racconto (sei parti con un prologo), ma evidenzia ancora di più quel bordo di incertezza e assoluto dolore su cui certe vite si muovono. (1)
La morte e la vita, quest’ultima con le parole della tenerezza e con la dimensione della speranza, aprono Ospedale: “ Era questa una zona del tempo/ dove ruspe per l’aria, e macerie/ cadevano per terra come stelle fitte,/ pezzi di realtà volavano cedevano/ senza dolore: mia madre era morta […]”; la perdita situa la voce narrante in una zona del tempo, non nel tempo-spazio integro che crediamo di avere a disposizione e il poeta ascolta come se fosse distante: “ queste nuove ascoltavo,/ come da un’altra sponda”. Le poesie dell’intera sezione, in tutto quindici, sono l’attesa del miracolo del riconoscimento. Affidando ai gesti il non detto: “ […] quelle ore di carezze immobili”, ricordando un passato non libero dal male, la voce chiede riparazione e torna a quel destino che la benedizione finale riscatta come : “ un testamento a cielo aperto” . Solo vicino alla morte China, madre che non rivela il proprio segreto, può con parole scarne, ma proprio per questo più tremende, chiedere perdono. La morte la lascia senza riparo e nel momento in cui è più esposta, davanti al pericolo, la voce che trova sembra redimere qualcosa in lei e in chi ha intorno. Madre e figlia scrivono insieme il testamento degli affetti e la dimensione di una casa che non abita spazi e mura, ma un segno che è mondo e trascrizione del ricordo.
Il libro è un altro “album” con figure (2), che appaiono con i loro nomi e sembrano compiere un’opera di cui ci sfugge il senso ultimo; forse è la loro precarietà e quel loro passare a instillare poesia nell’evento minimo che accade e che viene colto da chi le guarda: “ Venne in visita Elena, la cugina, / le additasti me all’altro capo del letto.” Oppure le parole raccontano solo quello che è stato e lo fermano perché chi le trova possa percepire ancora più profondamente il vuoto di quanto non c’è più. E’ così che l’infanzia, il padre, la sorella, i fratelli della madre, sono consegnati a una scrittura che sembra volerli riempire di luce, proprio perché luce non sono mai stati, piuttosto presenze come sulla soglia di qualcosa che non è potuto avvenire. In tutto questo, sprazzi di un’infanzia emiliana, pur bellissima nella furia di darsi e in quell’io acerbo che vorrebbe un bene grande per ognuno, escono all’improvviso allo scoperto, mostrano come su un cartoncino versi di bambina:” le antiche vigilie/ i cuori appesi ” .
Quello che Gina/China dona alla figlia è il suo sguardo doppio; sguardo con cui la cova: “ Ti ho fatta io!” e che porta in sé memoria di offese, di servaggio che conta come “nullo” il suo/proprio destino.
Eppure, anche leggendo e disapprovando i temi scolastici dell’adolescente Maria Pia, non le proibisce di scrivere. Il falò dei libri di scuola, stranamente compiuto dal padre insegnante, segna la fine dei sogni e rende consapevole la ragazza che altre parole dovranno essere dette, ma non subito.

In “Milano, poi” , China è una presenza, nella sua forza pur reale, quasi di orfana. Il rito del coprirsi contro il freddo, le ricette o le canzoni amate la riportano a una quotidianità di luoghi e a un fare ordine che è prima di tutto bisogno di riti, di un compiersi psichico che le dia una certezza nell’incerto mondo che le nuove generazioni sembrano rivendicare. E’ così che una vacanza al mare segna quasi il tempo dell’addio. Il declino comincia con i passi che si fermano: la spiaggia e il mare solo intravisti come orizzonti che le mancano. Solitudine e ricordi la lasciano negli anni con le sue leggende.
Infine, dopo i giardini di Parma, è ancora l’Adriatico ad aprire il tempo e l’immagine del suo mare.
E’ questa provincia che il lettore attento può cogliere; stagioni che sembrano chiedere ragione di ogni tristezza eppure portano tristezza e il ricordo di paesi, di strade e di parole. Ed è con gli occhi di un altro poeta che spaesati ci fermiamo davanti a qualcosa che può sembrarci insopportabile per la profondità con cui ci raggiunge:
“ Sembrava di arrivare in un paese di provincia, in qualche posto sconosciuto, insignificante – forse al paese natale, dopo anni di assenza. Questa sensazione non era dovuta minimamente alla mia anonimità, all’incongruenza di una figura solitaria sui gradini della Stazione: un facile bersaglio per l’oblio. Ed era una sera d’inverno. E ricordai il primo verso di una poesia di Saba che in giorni lontani, in una presedente incarnazione, avevo tradotto in russo: In fondo all’Adriatico selvaggio…[…]” (3)
Maria Pia Quintavalla con China segna un’altra tappa del suo lungo percorso in poesia e si aggiunge ad altri poeti che hanno scritto sul tema della madre, Mariella Bettarini e Livia Candiani e si potrebbe pensare a “Magnificat” di Cristina Annino, ma solo apparentemente, giacché in questo caso le motivazioni drammatiche sono inscindibili dalla stessa genesi della sua intera azione poetica. Voce che non si arrende all’inutilità dei tempi, Quintavalla scava nel proprio dolore chiedendogli un significato. Ai ricordi, più che di fermare il passato, domanda con parole forse atroci nel loro indifeso desiderio, una visione: “ Spesso dal bordo di una cartolina/ dalle curve collinari e le viti marroni, ho sognato/ lo sfondo ideale di una famiglia.”

Note:

1) Maria Pia Quintavalla, China, Edizioni Effigie 2010.
Il libro ha oltre al “Prologo” sei sezioni:
I parenti, il perdono; Il decalogo di una bambina; interni, totem; Milano, poi; Parlavi per intonare una tua antica voce; A sud, speranza.

2) Rimando al saggio di Luigi Metropoli su Album feriale, libro dove già Quintavalla affrontava il tema della famiglia. Il saggio in tre parti è pubblicato qui.

“Questo procedimento mi conduce per analogia ad una bellissima opera di tutt’altra natura: Nuovo romanzo di figure di Lalla Romano. Beninteso, la silloge della Quintavalla è una costruzione di sole parole, mentre il libro della Romano presentava una peculiarità: fotografie con in calce un breve commento, tale che per l’autrice le foto rappresentassero il testo, mentre le brevi didascalie in prosa ne erano un contorno, un’illustrazione, com’ella stessa ebbe a spiegare nell’introduzione alla prima stesura del libro che recava il titolo piuttosto indicativo: Lettura di un’immagine.”

3) Iosif Brodskij; Fondamenta degli incurabili, pag. 12, Adelphi 1991

18 pensieri su “Maria Pia Quintavalla. China

  1. Sono commossa e com-presa dalle tue parole, che in un abbraccio -sguardo di un altro poeta, riesce a ridare un contesto grande: nelle voci di altri poeti,il suo vero cielo.Grazie!

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  2. Mi ha colpito, nella recensione attenta e ricca di dettagli individuati con cura, la scelta dei versi in apertura (da “Ospedale”) e in conclusione e in chiusura (“Spesso dal bordo di una cartolina…”). Grazie, Nadia, per la presentazione del romanzo in versi di Maria Pia Quintavalla.

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  3. Anche (o soprattutto) la cosiddetta “poesia pura” accennava per punti a un percorso, fosse pure di moto in luogo.
    Quella della narrazione in versi, riannodando “la” (o almeno “una”) fine con l’inizio,
    può essere una direzione veramente proficua
    sia per la narrazione che per la poesia stessa.
    Grazie, auguri e un saluto,
    Roberto

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  4. Un libro che si preannuncia come imperdibile. Spero che sia finalmente a disposizione! Tutti quelli che c’erano l’altra sera all’anteprima narrata al Circolo Sud lo vogliono. Io in “China” ci sento passione e verità, gran poesia e delle più fini, ma non solo: anche un corposo apporto di senso al cammino della poesia contemporanea italiana, che in molte fra le sue espressioni più vive “tira” al poemetto, e ci sarà ben un perché. Elenco i lavori ottimi di questo tipo che ultimamente ho potuto conoscere: “China” di Mariapia Quintavalla, “Notizie dalla Pizia” di Viola Amarelli, “Ogni cinque bracciate” di Vincenzo Frungillo, “Appuntamento con il notaio” di Alessio Paša, “La caduta di Bisanzio” di Alessandro Rivali”, e anche il mio “Canto di una ragazza fascista dei miei tempi”.
    Mica pochi, no? Vuol dire che c’è voglia, o meglio, c’è azione condivisa, che afferma tanto il senso di narrare una storia quanto l’importanza di fare i conti con la Storia.

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  5. Intensissime le parole riportate da “Ospedale” e che già fanno intuire quale altezza di livello Maria Pia abbia raggiunto. La sua cifra poetica è nota e cara a chi ha seguito complessivamente il suo lavoro negli anni. Mi sembra però che qui Quintavalla tocchi il fondo e l’alto di sé in una sintesi senza alcun dubbio “inaudita”.
    Come sempre la presentazione di Agustoni maneggia toni ed emotività con la sua originale acutezza scarna ma allo stesso tempo(e maggiormente in questo caso)ribollente sottotraccia di grande partecipazione umana, oltre che che di colta comprensione dei testi. Dolore e misura, mi vien da definire un incontro tale, di due donne-destino. Complimenti ad entrambe!
    Cristina.

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  6. Grazie a tutti
    @ Roberto: accogliendo la tua lettura, che questo svolgersi dalla lirica all’ANDAMENTO NARRATIVO, NE CONTENGA ANCHE Il SUPERAMENTO DEI SUOI LIMITI LO SPERO.Era cosa a cui volevo arrivare, l’inizio, e la fine, si tocchino un poco;
    @ad Anna:come ci commuove quel tuo dire “azione condivisa”, e rifare i conti con la storia, altro che se lo condivido( e non solo idealmente con chi lo sta praticando, come nel tuo ultimo bellissimo, ma da molte voci- che indichi.Certo è’ tempo di ripopolare di voci, con le storie vere la Storia (Morante docet): per trovare CHINA: chi non abita a milano e parma soffrirà l’estate, TEMO: Mi consigliano l’online. dal sito Effigie, da ctr. o telefonando a “Effigie edizioni” 02.70633220. Il distributore PDE, si collega a Feltrinelli, data l’estate ..le attese(Milano,a fine giugno mi dicono c/O Feltrinelli)Pensate come dispiace a me autrice, rallentare la spinta dei lettori, è contro natura..
    @Cristina:grazie,magnifica!eppure non c’è misura,che nasca solo dal dolore,vi fioriscono scene e storie di tenerezza, e di vita,voci che ripopolano una riconciliata (una riconquistata)libertà:due donne ragazzine, liberate, dalla propria storia.Occorre il libro, certo,l’ ho toccato soltanto sabato.Ma, lettori e amori!Resistete,cercate-la..la CHINA..

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  7. Questo splendido “romanzo breve in versi” (mi piace chiamarlo così, più che poemetto) ha avuto una lunghissima e travagliata gestazione, della quale i lettori più attenti di quello che compare in rete possono farsi un’idea recuperando e rileggendo frammenti e parti, ora in questo libro, apparse in una diversa redazione, talvolta in prosa.
    Ma questa è la non eludibile fatica che comportano i testi “importanti”, quelli che riescono a parlare un linguaggio che penetra nell’animo di chi vi si accosta con la giusta attenzione, e se ne nutre.
    E con questo chiudiamo i complimenti; ma vorrei aggiungere due cose: questo libro assumerà sfaccettature diverse per chi ha letto i precedenti libri di Maria Pia, sopratutto “Album feriale” e per chi invece si accosta per la prima volta alla sua poesia. Questo perchè tutti i libri della Quintavalla si intrecciano in vario modo tra loro, in una sorta di “Conceptual continuity” (per dirla alla Frank Zappa) attraverso un’infinità di rimandi, associazioni, assonanze tematiche, perfino in qualche modo “disvelamenti di significato” che ne fanno a tutti gli effetti – e mi si perdoni per la citazione – un vero e proprio “Corpus solum”.
    Anche la musica, il ritmo, la “Canzone” fanno parte di tutto questo: parti di questo libro unitamente a testi non ancora pubblicati, ma che ritornano sotto divesrsa angolazioni ai temi di China, avrebbero dovuto far parte di un evento speciale all’Open Jazz Festival di Ceglie Messapica – evento purtroppo cancellato dalla barbara miopia della politica – nel quale la musicale poetica della Quintavalla si sarebbe confrontata con la poetica musicale di un grande jazzista come Guido Mazzon (per inciso, guarda caso, cugino di Pier Paolo Pasolini).

    Roberto Del Piano

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  8. Grazie, carissima Nadia, per la tua intensità, per i tuoi doni, che sono prezioso tramite di altri doni: in questo caso, del libro di Maria Pia Quintavalla. Pur non avendo letto il libro, si entra – attraverso la tua recensione – nel vivo e nel profondo della sua sostanza, del suo dire e del suo “esserci”.
    Grazie anche per la citazione, e auguri di cuore a te e a Maria Pia, per la poesia e per l’umanità che ci trasmettete, che ci avete trasmesso.
    Mariella

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  9. Ritornata dalla lettura-presentazione milanese: così diversa dalla parmense di ieri, due habitat e storie però che si completano..e dell’altra anteprima, al Circolo Sud; eppure senza commentare Kemeny o Caracci,o l’ottima Nicodemo, erano le domande nate dopo, dal pubblico, a rapirmi.Concordavo con Fausta Squattriti, ad es. su una sorta di “Autobiografia di tutti” intendendo la perdita di privatezza di storia, poiché tratta di una relazione d’amore,di un primo tu,”scuola” a volte acrobatica e mortale, per gli affetti, ma pur sempre vitale. Insisteva una coppia di amiche, a girarmi la domanda: ma quale messaggio lascerebbe, oggi?Quando devi arrivare all’ “unico” o definitivo, di qualcosa c’è odore di gioco della torre, però..Ho girato anch’io il tono…sulla scoperta dell’ amore come faccenda a due, dopo l’aura della simbiosi, e del portare gratitudine, come strade della liberazione del cuore. Onora il padre e la madre si addicono, purtroppo di più all’età adulta; poi mi sono acquattata nelle firme e dediche, ma ero certa che China ed io ne gioivamo, nomadi all’aperto, “sotto al diaframma, risposta che riposa”
    Maria Pia Q

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  10. Ma di mamme non ce n’è una sola e di figlie è pieno il mondo.
    Il rapporto tra madre e figlia/o è
    una relazione sociale fondativa, condizionante. Se
    l’indagine critica conduce a una elaborazione dialettica,
    l’elaborazione è sempre positiva.
    Se la singolarità di una relazione conduce
    all’elaborazione condivisa, fioriscano
    mille madri e centomila figlie.
    Certo gli spunti notevoli e le illuminazioni contraddicono i cammini.
    Ritorno alla famiglia, quale? Si appunto, il noi.
    Dopo i dialoghi occorre risalire la china.
    La costruzione del noi. Intanto
    si recuperano le assenze vitali.
    La scrittura di Maria Pia ha raggiunto un approdo.
    Ne abbiamo bisogno. Condividere la costruzione
    per non crepare di retorica.

    Tito Truglia

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  11. recensione molto riuscita per un libro che si preannuncia “importante” e non solo per i tempi di gestazione perchè fare i conti col simbolico materno è per una figlia mai facile nè scontato. Sui poemetti non posso che concordare con Anna , sostenendo da molto tempo che la poesia ha sin troppo sofferto dell’appiattimento a mera “lirica” nel corso del ‘900 laddove, invece, è nata e si è svolta su una pluralità di strade formali che vanno appunto riattualizzate. Gli stessi tentativi di prose poetiche di altri autori testimoniano l’esigenza di trovare queste nuove forme: io continuo, testarda a provarle in versi..come Mariapia, un abbraccio a tutti, V.

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  12. Deliziosi compagni di lettura e di viaggio: Viola e Tito!SUI cui titoli occorre fare subito un reading/meeting?Infatti parlare del plurale e del post-famiglia IN SENSO STORICO E RUOLIZZATO ISTITUZIONALE SAREBBE BEN MATURA cosa, ANCHE PERCHé, SENNò NON SI COMPRENDE COME VENIRNE UN POCO A GALLA, DI ‘STA CRISI??!!DEVO LASCIARE LA PALLA ALLA NOTTE, E A TRIESTE
    (TRIESTE E UNA DONNA, ALTRA STORIA..)

    CON AFFETTO.dal ritiro.

    MARIA PIA

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  13. Non è facile muoversi sul terreno fragile e vitale di temi e sensazioni di tale intensità senza correre il rischio di cadere da un lato nel baratro del già detto o della retorica, e, muovendosi in direzione opposta, senza rischiare di produrre grafemi vuoti ed inermi che non scalfiscono il marmo tenace dei più essenziali interrogativi. Maria Pia come autrice e Nadia come attenta lettrice e critica sono riuscite nell’intento, anche grazie alla capacità di conservare lo stupore e la meraviglia di fronte al solo elemento che può contrastare e mutare di segno il dolore: la bellezza. Un caro saluto ad entrambe, Ivano

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  14. Grazie a Ivano e grazie a Nadia:qui continua idealmente il dibattito (Magazzeni, Musetti, Sorrentino); ma ancora ispirata dalla visita alla casa di Pasolini, ieri a Casarsa,e alla madre, Tornerò.. Parlarne di questa opera della bellezza, secondo me, completabile dall’amore, sul dolore…ma anche dalla tolleranza e gratitudine, diferenzianti sé. Una storia nuova, in effetti(storiografia, anche )
    Maria Pia

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  15. Pingback: Maria Pia Quintavalla – China | Imperfetta ellisse

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