Vieni via con me

da qui

Scrivo queste righe alla vigilia della partenza da Loreto. Sei giorni sono pochi: dal lunedì al sabato. E fu sera e fu mattina: sesto giorno, la creazione dell’uomo. La ricreazione, in questo caso: la campanella è suonata, si ritorna in classe. Non ho fumato una sigaretta, ho perso anche quel vizio. Domattina farò la valigia, pagherò il conto, la suora mi sorriderà, stringendomi la mano. Caricherò l’auto, farò manovra, attraverserò Porta Marina e scenderò verso l’autostrada. Arrivato a casa – se non pioverà di nuovo, se non mi schianterò da qualche parte – mi chiederanno com’è andata, se mi sono riposato. Dirò di sì, non posso fare altro. Sei giorni sono pochi: dal lunedì al sabato. E fu sera e fu mattina, sesto giorno. E se restassi qui? Se mi aspettassero per giorni, mesi, anni? Se la gente che riempie la chiesa non mi vedesse più, chiedesse informazioni e alla risposta: non sappiamo, non è più tornato, sussurrasse: peccato, predicava così bene! Se, dopo un poco, tutto trovasse un equilibrio nuovo, un parroco diverso, abitudini mutate, perso il ricordo di don Mario e don Fabrizio, come nulla fosse stato? In fondo, la vita è preparare le valigie, aspettare qualcuno che ti dica: Vieni via con me.

19 pensieri su “Vieni via con me

  1. attento: stai mettendo alla prova l’affetto dei tuoi parrocchiani, come quando da ragazzi si sogna ad occhi aperti il proprio funerale. “non verrà nessuno, nessuno si accorgerà di me, non conto niente: tanto meglio!”.
    è figlio del senso di onnipotenza rovesciato, questo malsano pensiero. è figlio minore del peccato di superbia.
    la vita invece ci vuole esattamente dove siamo, ancor di più nei momenti in cui ci sentiamo lontani, estranei, stanchi. io mi chiedo cento volte al giorno “che ci sto a fare, io, qui?”. siamo coetanei, ci sarà una ragione in questo…non te ne vai da nessuna parte, torni “a casa” con calma, le valigie le svuoti fino alla prossima occasione. lo so che i tuoi non sono capricci, ma voi uomini un po’ li fate, qualche volta…
    😀

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  2. Va’ pure, per noi non ti preoccupare!
    Qui nessuno ama il tuo predicare.
    Sai!, c’è chi di te assai più preparato
    e che non teme né Dio né il Fato;

    si dà alla corruzione a braccia aperte
    e felice poi si nasconde tra le coperte
    con una facilità che fa rabbrividire
    persino il Giuda, di certo da benedire

    per il suo lungo duro sopportare secolo
    dopo secolo l’ingiuria bastarda
    di dirlo figlio di puttana con lo scolo.

    Prossimo è un novo dì di caldo infernale.
    Porta via le chiappe, non far l’ora tarda!
    Tu che puoi sputa lontano il seme del male.

    😉

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  3. Caro don,
    sei giorni sono pochi per noi mortali ma ti sembrano pochi se fossero il tempo giusto per creare l’universo con annessi e connessi? Certo non sei Dio ma in fondo un piccolo mondo lo hai creato anche qui ed è quello che si aspetta che torni, ma se tu non tornassi? qualche voce, qualche diceria, una lacrima delle pie donne e lo sgomento di tutta la prima fila che la domenica ammira le meraviglie del creato … guardando te:-) e poi? passa il tempo e non rimani che un ricordo … indelebile. no, non è vero ti verrebbero a cercare ma tutto questo non accadrà perchè tornerai, perchè i tuoi parrocchiani sono un bisogno, una necessità, che noia senza loro e le loro beghe, cavoli e imbrogli che ti riempiono l’agenda. I parrocchiani son tranquilli perchè se si beano di te e del tuo parlare è vero anche il contrario, chi ti coccola come loro e ti fa anche in…re, ti rovina il sonno? cose terribili lo so ma che noia senza! pensa, sei giorni di riposo … “e nel settimo riposò” … non vorrai mica lavorare un giorno solo?!?
    vorrei chiudere con “torna ‘sta casa aspetta a te” ma nel tuo caso è più appropriato “vieni via con me”, no,non con me,me; vai via con chi per qualche giorno prende in mano la tua vita le fa fare il giro del mondo per poi portarti qui nuovamente … a casa. Home sweet home:-)
    SM

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  4. Caro don Fabrizio, “ma chi me l’ha fatto fare; ma andassero tutti a quel paese” etc etc sono cose che a volte si dicono ma non si pensano veramente; altre si pensano nel profondo ma non si esplicitano, proprio perche’ cose forti da sentir dire da chi si ritiene incrollabile. Lei ci ha abituati alla figura di un sacerdote vero, cioe’ persona di fede che non nasconde la sua fragilita’ umana (del resto anche Cristo non ha nascosto le sue lacrime per Lazzaro, un amico perduto ma ritrovato nella risurrezione fisica oltre che spirituale, affinche’ gli increduli diventino credenti). Ultimamente ci sta aiutando a diventare credenti senza aver visto – e dunque beati – attraverso la sua lettura dei segni dall’aldila’…
    La ringrazio per tutto cio’, cosa che fanno sicuramente anche i suoi amici parrocchiani, ma penso che anche lei possa trovare tra loro qualcuno per cui non puo’ fare a meno di tornare, o perche’ e’ un povero che tende la sua mano e, se lei non torna, la gente che passa lo lascia la’, o perche’ e’ uno di quegli sguardi che cerca la domenica per rinfrancarsi anche durante gli inevitabili momenti no.
    Mi scusi se sono stato invadente, ma ormai ci ha fatto entrare dentro il suo essere piu’ intimo e cosi’ mi sono permesso…
    A.A. ancora auguri di una buona ripresa

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  5. Non bisogna aspesttare Fabry, Qualcuno ci ha già detto: “Vieni con Me”. E’ la nostra paura, il legame alle cose del mondo che ci impedisce di andare e ci fa restare, pregando per essere perdonati.
    Quanto al resto, tu sei un parroco e non puoi rinunciare ai tuoi doveri: hai già fatto la tua scelta. Però puoi fingere, come fai, in un gioco che non DEVE diventare “culto della personalità” (come rischierebbe),
    ma restare un gioco puro. Nessuno di noi è indispensabile, solo Lui lo è.
    Ti abbraccio e ti ricordo (pur sapendo che non ce ne sarebbe bisogno) la Virtù della Modestia.

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  6. carissimo Fabrizio
    quante volte anche io
    non vorrei tornare a casa,
    con i miei, in classe.
    quante volte vorrei
    non tornare alla routine
    delle cose e vivere
    un amore, la vita nella varietà
    nella sorpresa, nella novità
    che conferma vita alla vita
    e senso più pieno all’esistere.

    si deve scendere dal Tabor,
    tu lo sai meglio di noi.
    dobbiamo lasciare un momento
    l’amore che ci gratifica
    e tornare a lavorare
    a quello che è il “mio dovere”.
    io devo? io voglio!
    io voglio vivere l’amore
    della donna che amo

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  7. Ho l’impressione che oggi si viva come se non si dovesse morire mai. Ognuno vuole essere lui s dare un senso alla sua vita e nel corso degli anni gliene dà tanti, rimpiangendo il tempo perso dietro a sensi e scopi ormai tramontati. Invece si muore, è un fatto, e questo dovrebbe spingere a cercare il senso della vita (sperando che ce ne sia uno, e uno solo).

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  8. stai già andando dietro chi ti ha detto : vieni via con me. Si tratta di Uno che, nel fiore dei suoi anni, si è avviato decisamente da Nazareth verso Gerusalemme e durante il cammino ha incontrato tutta l’umanità dicendo ad ogni uomo : vieni via con me e il cammino dietro di Lui si fa agevole, la stanchezza scompare, la gioia del seguirlo aumenta. Ben tornato nella tua “parrocchia di campagna”.

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  9. Che bello sentire di nuovo vigore nel suo ultimo commento: ribadire la sua scelta vocazionale, fugando anche ogni dubbio su rinuncia al ritorno in parrocchia
    🙂

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  10. Caro Fabrizio,
    conosciamo il luogo in cui siamo stati solo abbandonandolo: ci vuole coraggio!:-)
    Con te*

    Un abbraccio forte,
    Nina

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