Battute

da qui

Per una battuta, può cambiare la vita. Mi capita di ascoltare le persone più diverse soffrire per una ferita verbale, perché qualcuno con una frase le ha colpite al cuore, e per anni si portano dentro una parola pronunciata, forse, per disattenzione o superficialità, o per l’attimo di cattiveria che può impossessarsi di chiunque. La terra è attraversata da battute che sconvolgono l’immagine di sé, producono reazioni disparate, perché non ci sono due individui uguali, ma anche perché lo stesso essere umano cambia da un momento all’altro, da una fase all’altra della vita, di stagione in stagione, per cui un insulto d’inverno non equivale a un’ingiuria in primavera. Nel calderone del mondo, le battute cuociono a fuoco lento la nostra identità, soffriggono l’io fino a farne una pietanza rosolata e indorata, pronta per essere servita alla fame mai sazia della storia.

Il primato morale e ontologico della libertà in Augusto Del Noce (Pistoia 1910 – Roma 1989)

di Adelio Valsecchi

L’11 Agosto 2010 ricorre il centenario della nascita del filosofo cattolico Augusto Del Noce, docente per lunghi anni all’Università Cattolica di Milano. Pensatore sensibile e di grandi orizzonti si è misurato con i cambiamenti culturali della società e, in ogni suo approccio concettuale alla verità, ha sempre difeso la dignità dell’uomo. Nelle sue opere ci insegna che non c’è vera libertà se l’agire dell’uomo nel mondo non evoca il Trascendente.
Claudio Vasale e Giovanni Dessì in un saggio del 1996 sottolineano questa sua peculiarità : per Del Noce Dio, Verità, Giustizia e Libertà sono i parametri che costantemente insistono nella sua elaborazione filosofica. E la libertà « si presta bene per cogliere la genesi del filosofare delnociano, che è doppiamente un filosofare attraverso la storia, nel senso cioè, di un misurarsi vigile e infaticabile con gli eventi», (1) e con gli interlocutori più attenti del suo tempo: Mazzantini, Martinetti, Maritain, Balbo,Lequier,Ugo Spirito e Bobbio.
Il suo pensiero attraversa la storia dell’uomo e la interpella per far emergere un quesito cruciale : come la nostra libertà ci lega a Dio? Continua a leggere

Una buona volta

da qui

Ho due parole d’ordine: sembra facileprocediamo impavidi. Una filosofia portatile, utile come sintesi estrema di un manuale ipotetico di sopravvivenza. Quando le chiamate drammatiche si moltiplicano – come succede oggi -, quando pare che tutti i malati e i moribondi si diano convegno nello stesso giorno e nelle stesse ore, pronunciare uno dei due motti è un metodo da tenere a mente. Ci sono altre risorse più concrete: mi è stato consigliato il Tachicaf per il mal di testa ininterrotto e sembra che, per ora, sia efficace. A pensarci bene, il motto può riassumere una vita; immagino che quello di Gesù fosse: sia fatta la tua volontà. Con la differenza che, per noi, è una litania con cui ci rassegniamo al peggio; per lui era una lama di luce nel buio fitto dei fraintendimenti. Fino a quando dovrò sopportarvi? si lasciò sfuggire una volta, al colmo dell’insoddisfazione. Fossi stato là, avrei pronunciato sottovoce una delle parole d’ordine con cui avanzo giorno dopo giorno, stringendo i denti, scrutando un orizzonte carico di nubi che il vento dovrà spazzare via, una buona volta.

Utopia

da qui

Siamo nel migliore dei mondi possibili: la popolazione ha trovato un modus vivendi decoroso, con un’equa distribuzione delle risorse alimentari, un’ottima organizzazione sanitaria, fonti energetiche perfettamente compatibili con l’ecosistema; in politica vige una democrazia equilibrata con cambi di governo regolari, nel rispetto dell’alternanza fra gruppi conservatori e progressisti; gli stipendi dei parlamentari sono omologati a quelli dei dirigenti delle aziende statali, senza privilegi e facilitazioni; le religioni coltivano un dialogo accomodante e costruttivo, favorendo la crescita spirituale dei fedeli; la cultura è promossa da un’alfabetizzazione che investe le popolazioni e le categorie più refrattarie; l’economia è depurata da ogni genere di sfruttamento iniquo, non esistono fabbriche impiantate all’estero con retribuzioni minime e divieto di assistenza sindacale. Il sole sorge soddisfatto su un pianeta che non dà più segni di conflitto o di dissenso grave. Mi sveglio alle sei del mattino, adeguatamente riposato: no, non è un sogno, è il migliore dei mondi possibili che si offre anche oggi con proposte confortevoli. Mi lavo, faccio colazione, scendo in strada e mi blocco, davanti all’automobile acquistata di recente con i punti qualità. Cosa mi succede? Mi tocco con la mano destra dietro il collo: ah! Ricordo con sollievo che è sufficiente una ricarica della batteria per risolvere il problema.

Guerre segrete

di Mauro Baldrati

Qualche giorno fa sono salito su un autobus con l’aria condizionata guasta. I finestrini erano sigillati, si udiva il soffio dell’aria pompata nell’abitacolo, ma il clima era insostenibile. L’aria che entrava era calda, umida, soffocante. Tutti i poveri trasportati erano madidi di sudore.

Ho trovato un posto, sono crollato seduto e ho preso dallo zaino Guerre Segrete, ultimo Segretissimo di Stephen Gunn (nome de plume di un italiano, Stefano Di Marino), una spy story avvincente, da leggere anche mentre si cammina. L’ho aperto, riprendendo la lettura dal segnalibro, ma dopo pochi minuti ho perso conoscenza. Boccheggiavo, come quei pesci che, in un mare tropicale, si spingono nei pressi di un cratere vulcanico sommerso dove l’acqua è caldissima, per brucare un’alga particolarmente appetitosa che cresce solo in quella zona e se sbagliano i calcoli, cioè se si fermano per qualche secondo in più del consentito, ci rimettono le penne (anzi, le squame).

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David Leavitt, “La trapunta di marmo”. Storie di equivoci e di opposti


di Giovanni Inzerillo

Apparso in Italia nel 2001, contemporaneamente all’anno di pubblicazione americana, La trapunta di marmo raccoglie nove racconti sul “delicato tema delle relazioni umane”, come citato nella quarta di copertina. Sono storie contestualmente assai differenti tra di loro, ambientate in diverse aree geografiche e periodi storici.

Dall’America passando per l’Italia Leavitt compone e interpone, come fossero differenti strisce di tessuto unite a formare una “trapunta”, vicende equivoche e paradossali. Ma proprio come fatto da Tom, protagonista morto del racconto che dà il titolo all’intera raccolta, la composizione dei pezzi (e delle storie più in generale) si effettua secondo una geometria “precisa”:

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Per fare voglia agli sposi

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I II

Non so se il primo piatto al pranzo dei miei furono r cannàzz.

R cannàzz sono un tipo di pasta lunga, quanto i bucatini, ma con un foro molto più largo. Una sorta di grossi maccheroni detti a Napoli maccheroni di zita.
Noi chiamiamo «zita» sia la promessa sposa, sia la ragazza il giorno che si sposa, e «zit» il corrispondente maschile. Chiamiamo «zita» anche la ragazza da marito non ancora maritata, e la zitella, la donna con la pelle che si sgrana arrugginita in ogni sua membrana.
«Zita» una volta deve essere stato un fiore così pieno di grazia che deve essere diventato il simbolo e il nome delle vergini nel corpo e dentro il cuore, un fiore talmente bello che chi sposava una così l’ostentava sulla giacca, al foro dell’occhiello.
Per la festa di nozze il primo piatto erano, perciò, i maccheroni di zita. Continua a leggere

Il lato ridicolo

da qui

All’università teologica ragionavano spesso sulla profezia: si affannavano a spiegare che non si tratta di una previsione del futuro, ma di parlare a nome di Dio, secondo l’etimologia. Il profeta vede la realtà da un’altra prospettiva, coglie sfumature che sfuggono ai comuni mortali. Ho un amico veggente, dunque non è un profeta: prevede il futuro, ma solo quello altrui. Il talento non gli reca alcun vantaggio, anzi, sembra perseguitato dalla fortuna avversa. Mi chiede preghiere per risolvere questo o quel problema. Con lui mi sento eternamente in debito, perché, quando bruciarono don Mario, mi disse che non sarebbe morto mentre tutti affermavano il contrario, compresi i luminari della scienza. Vedeva le cose da un punto di vista alternativo, forse quello di Dio. Il confine tra veggenza e profezia, a volte, è impercettibile: in ogni caso si tratta di un’angolatura sorprendente, che sfugge alle maglie troppo larghe della sapienza umana, ne svela il lato ridicolo, che inutilmente si cerca di occultare.

s c a v a r e

di antonio sparzani

Scavare (Piacenza, 2010)

Questa ostinata ossessione
per la vita
ha sue radici nelle ossa della specie ‒
come l’innamoramento
demente
che alla specie
più non serve ‒
ma che continua a scavare
nelle ossa inesorabili
che sempre e ancora lanciano
grida di progenitori
remoti.

Scavare nelle ossa
è scavare nelle parole Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 3 # GIANRUGGERO MANZONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

L’essere certo che la scrittura, come poi l’arte in genere, può essere un’arma al pari di una pistola o di un bazooka se usata come si deve e se chi maneggia tale strumento è un uomo credibile… almeno in questa convinzione mi sono allevato e mi hanno allevato. Continua a leggere

Quando la testa è in vacanza [3]. “Honeymoon”: il miele industriale di J. Patterson.

[Avvertenza: in questo post si riporta una frase degli autori del romanzo e un sistema per attaccare bottone su cui vorrei il parere di qualche gentile lettrice. Grazie in anticipo per i vostri commenti.]
Dire che la trama di questo romanzo sembra presa a piè pari dal dimenticabile film La vedova nera del 1987, non basta a squalificarlo. Anche se il calco è notevole. C’è pure l’immancabile tresca tra l’assassina e il poliziotto, peraltro più originale nel film, dato che si trattava di un approccio saffico tra dark lady (la molto perturbante Theresa Russell) e investigatrice (la poco perturbante Debra Winger).
Comunque, c’è da colmare container con i libri di autori-madonnine consacrati dalla critica assai più che Patterson, libri assolutamente mimetici di film, filmetti e telefim. Ma non è questo il punto. Per quel che conta il mio parere, sono piuttosto d’accordo con chi sostiene che le storie sono sempre quelle, ciò che importa è come le scrivi.
E’ curioso semmai constatare come il topos della crudele cacciatrice di uomini trascini sempre un intenso sfruttamento commerciale. La mantide bella e seducente quanto avida e spietata è un’ottima macchina da soldi per editori e produttori. Quasi quanto lo psicopatico predatore sessuale.
In Honeymoon la protagonista si chiama Nora. Gli uomini che incontra, naturalmente solo fessacchiotti miliardari, se li pappa in insalata, quasi alla lettera, dato che prima arraffa i loro bot e poi li accoppa preparando manicaretti conditi con un veleno che non lascia tracce. Continua a leggere

Sempre

di Elisabetta Bordieri

-Perchè non è possibile?
-Lo sai il perchè.
-No, non lo so, prova a dirmelo.
-Esistono strade impercorribili.
-Ah si?
-Si.
-Credevo tu potessi permetterti altro genere di risposte.
-Ne ho, solo che questa è l’unica ora che puoi permetterti tu.
-Non mi basta.
-Deve bastarti.
-Sei ingiusto.
-Sei lontana.
-Da cosa?
-Dal capire.
-Non voglio capire.
-Lo vedo.
-Ora basta.
-Come vuoi.
-Non è come voglio io ma come vuoi tu! E’ sempre come vuoi tu!
-Le solite accuse.
-Non è un’accusa, è un dato di fatto, guarda cosa hai fatto!
-Forse hai ragione tu, ora basta.
-Sei a corto di risposte vedo…
-Ascolta…
-Si, ascoltare è la mia migliore occupazione, dimmi.
-L’oro si purifica solo con il fuoco.
-Senti, se pensi di parlare con le frasi fatte lascia perdere.
-La sofferenza…
-La sofferenza!? Serve per redimersi? O cosa? Serve per crescere? Ti prego…
-Non vuoi ascoltare, hai già le risposte pronte, le mie non ti servono.
-Tu stai parlando con le parole di altri.
-Beh di altri….Sei tu che stai parlando con le frasi fatte e di altri, non io.
-C’è tanta pochezza in giro.
-Si lo so.

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Il giro

da qui

La cattiveria esiste. Per anni ho allontanato questa idea ma, dài e dài, mi sono rassegnato. E’ illuminante l’etimologia: dal greco kapto, prendo, faccio prigioniero. Il cattivo è recluso dagli altri o, peggio, da se stesso. Il detenuto si abbatte o si stizzisce, perde il senso dell’altro nell’imbarbarimento progressivo; i valori sfumano nella nebbia del passato, il presente si nutre di violenza, rabbia, ottundimento. Per non essere cattivi, basterebbe aprire la porta e uscire dalla cella, respirare una boccata d’aria pura, sgranchirsi gambe e braccia. Forse, più che supercarceri, bisognerebbe creare centri di benessere, con massaggi, ginnastica e relax: ma quelli incattiviscono me, e dovrei ricominciare il giro.

“Su per balze e in anfratti” dell’Appennino alessandrino

Articolo di Marco Grassano
(da Alibi Online)

Su per balze e in anfratti d’una solitudine dura
su valli deserte ormai
se non per l’attraversamento orizzontale e infinito
di farfalle…
(Attilio Bertolucci)

L’Appennino è forse, almeno col sereno, la parte più bella della Provincia di Alessandria; senz’altro, è la più incontaminata, più ricca di biodiversità. Per questo ci si è permessi di denominare questa porzione di territorio Appennino piemontese, così come esiste l’Appennino emiliano di Bertolucci. Si è però ben consapevoli che la cultura e la Storia lo legano alla Liguria. Di ceppo ligure sono i dialetti che si parlano in Alta Val Curone, in Val Borbera e fino all’Ovadese. “Ligure” è aggettivo che contraddistingue la toponomastica, in molte località (Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure…). Liguri erano le popolazioni, anche da prima della colonizzazione romana. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 168

Intricate vicende mi fecero entrare in possesso dell’ultimo scritto di un grande sapiente.
Su di un foglietto di carta di recupero (lo si capiva dagli orli sfrangiati e dalle dimensioni fuori standard), guidata da righe tracciate a matita, la mano incerta del vecchio morente aveva vergato, tutto in una sola facciata, un sonetto.
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La traversata dello Stretto

Di Anna Mallamo [Mangino Brioches]


Lo Stretto salpa al mattino presto, o forse ancora di notte: il giorno non arriva da est e non è per davvero luce, il giorno sale come un fumo o una combustione spontanea di particolari ciottoli rosa, un vapore d’acque ferrigne, una vibrazione insopportabile che anima le lingue di terra, i vortici di sale, i pontili. Lo Stretto si disancora lentamente e comincia la sua massiccia navigazione, in senso longitudinale, attraverso il mediterraneo. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.51:Attraverso lo specchio. Sandro Montalto, “Monologhi di coppia”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

Attraverso lo specchio. Sandro Montalto, Monologhi di coppia, Novi Ligure (Alessandria), Edizioni Joker, 2010


«Il testo è definito dal suo autore una tragedia comica,scrive Paolo Bosisio nella sua Prefazione a sottolineare il riconoscimento di quel quid ridicolo di cui la realtà abbonda: Montalto trasferisce sulla scena “una iper-chiacchierata, un emblema, un’antonomasia, un minimo repertorio di tipi umani riassunti in due burattini e di esperienze quotidiane sempre ai limiti dell’assurdo, ma non assurde”, una sorta di cartina di tornasole della piccola e crudele illogicità della vita quotidiana» (p. 5).

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Alieni

da qui

Mettiamo che arrivassero gli alieni – già il nome è scorretto, perché li pone in una luce negativa; immaginiamo che scoprissero la logica del mondo, senza nulla sapere di ideali e visioni complessive, di religioni e di filosofie; valuterebbero il comportamento, quelli che definiamo “i fatti”; non ci sarebbero scuse per le contraddizioni, nessun pretesto giustificherebbe le tante incongruenze: pane al pane, vino al vino, gli umani sono questi. Li vedo già, gli alieni, con la mano sul mento alternativo, a chiedersi come sia possibile che la Terra ancora esista, che non sia esplosa in una nuvola di fumo. Ecco, risalgono perplessi sull’astronave impolverata, si voltano indietro per un momento interminabile, tentati dalla nostalgia per i capricci dell’infanzia, l’allegria fragile dell’incoscienza.

L’Insonnia Scòzzarica. Pregio o malattia?

di Linnio Accorroni

A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte bimba” e il diario di battaglie “Prima pagare, poi ricordare”, rigorosamente nell’ordine). Questo signore è uno dei pochi autentici sovversivi della penna e della tastiera rimasti in giro, uno “storico e dirompente autore di fumetti e romanzi acidi”, un artista che fa sbrilluccicare gli occhi, infiammare la mente ed ulcerare quel poco che è rimasto vivo ed eccitabile in noi (visitare il suo http://manualedellartebimba.blogspot.com/ , o cercarlo su Facebook, per un ulteriore giro di risate e frustate). Come resistere alla tentazione di intervistarlo a proposito della sua ultima raccolta di racconti intitolata ‘Filippo Scòzzari e l’insonnia occidentale’ ( Coniglio edizioni, 14,50 euri spesi benissimo)?

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