Noi siamo qui

Noi siamo qui.

***

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e su la mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto seren brillare il mondo.

E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch’a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L’uomo non pur, ma questo
Globo ove l’uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell’uomo?

da qui

16 pensieri su “Noi siamo qui

  1. al pensier mio
    Che sembri allora, o prole
    Dell’uomo?

    La domanda leopardiana riprende una vena “esistenzialista” nella cultura occidentale, che va da Agostino di Ippona, passando per Pascal e Kirkegaard per approdare ad Heidegger, a Sartre, agli esistenzialisti cristiani e laici del ‘900. Anche la poesia la pone, a volte. Questo sentirsi dispersi nel cosmo o “gettati” nell’esistenza, come dice Heidegger, è solo un sentimento. La vera questione che ci sta dietro, dal punto di vista razionale ed emotivo insieme, è la questione dell’Essere e del Nulla. Leopardi lascia la questione in sospeso, limitandosi a fare il poeta, ma la sua domanda finale è ambigua, è filosofica e non risolta né per l’Essere né per il Nulla. Non che sia doveroso e forse neppure possibile rispondervi, non dico razionalmente ma anche poeticamente.
    Ad ognuno, credo, spetta il compito di risolverla per sé, con gli strumenti che ha, e credo non sia possibile farlo soltanto con la razionalità (e, d’altra parte, noi siamo anche “altro” e tutto sommato più ricchi, se non ci fermiamo alla sola razionalità). Peraltro, posta solo in termini razionali, diventa materia specialistica, per gli addetti ai lavori della ragione. Gli addetti ai lavori della mente ad esempio (psicologi, psichiatri, sociologi, antropologi, ecc. e anche i preti) ritrovano la stessa domanda pregna di emozioni, di sentimenti, di intuizione, di affettività, di vissuto personale, di sensazione, ecc. e su questo piano, nel loro lavoro, devono misurarsi. Ma è un problema universale e personale insieme: prima o poi si affaccia all’esperienza. Ed è appunto facendosi domande che nasce la cultura – e, se vogliamo, il Nulla o l’angoscia del non-essere è forse il maggior artefice di questo processo. Io credo che si debba rispondere quanto prima alle domande che il Nulla ci pone.

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  2. Ciao Fabrizio!
    Mi piace la tua risposta è “il bene”.
    Il volto di nostro intimo sentire.
    Ce questa frase dall libro “Per Donarsi” che mi piace tanto:
    “Si riceve solo ciò che si dona, e si può offire agli altri solo ciò che gratuitamente si recive”.
    Senza trattenere nulla e senza resitere.
    Molto bella!
    Un abbraccio forte.

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  3. Mi piace l’idea del bene al quale non si puo’ resistere… e’ insieme un dono e una vocazione. Per quanto lungo la strada si rischi continuamente di perdersi, c’e’ un richiamo che riporta sul giusto cammino.Che fa alzare gli occhi per guardare oltre. Quello e’ il bene, quello e’ il contrario del nulla, quella e’ la risposta al vuoto.
    ti abbraccio Fabry, grazie per la tua domanda

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  4. E’ sempre bello leggervi, così, da spettatore di un mondo che non mi appartiene, ma di cui mi sento parte. La mia “poca” cultura, non mi consente purtroppo di entrare nel merito, ma ogni volta mi sento fortunatamente costretto ad approfondire e riflettere su ciò che scrivete e citate.

    A parer mio vogliono si pensi poco, perchè chi riflette è poco influenzabile, pericoloso.
    Ci danno briciole di nulla a cui nutrirci, così da sentirne poi fame e mancanza.

    Nel mio piccolo, come mi ha insegnato Domma, cerco di non perdere di vista la qualità e la sostanza delle cose, anche se non sempre riesco.

    Con tanta stima e affetto

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  5. Che dire di fronte a questi versi? Si perde la parola! Ogni volta che torno a lui, e che devo spiegarlo, insieme alla felicità, provo un senso di inadeguatezza che mi sgomenta.
    È vero, come dici Fabrizio, è il bene che può riempire il nostro universo, e aiutarci a vivere. Ma la domanda di senso del grande Leopardi va coltivata, sempre, seguendo la traccia del suo coraggio e della sua ostinazione. E se la ginestra è proprio l’icona della resistenza, del coraggio che smaschera ogni ridicola presunzione di potenza umana, io vi propongo anche la domanda coraggiosa e incessante del Canto notturno, la mia preferita: anche il pastore che insiste ad interrogare la luna, benché la sappia silenziosa, continua ad essere un maestro, anche per questi tempi duri e confusi:
    …………………………………………………………
    Pur tu, solinga, eterna peregrina,
    Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
    Questo viver terreno,
    Il patir nostro, il sospirar, che sia;
    Che sia questo morir, questo supremo
    Scolorar del sembiante,
    E perir dalla terra, e venir meno
    Ad ogni usata, amante compagnia.
    E tu certo comprendi
    Il perchè delle cose, e vedi il frutto
    Del mattin, della sera,
    Del tacito, infinito andar del tempo.
    Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
    Rida la primavera,
    A chi giovi l’ardore, e che procacci
    Il verno co’ suoi ghiacci.
    Mille cose sai tu, mille discopri,
    Che son celate al semplice pastore.
    Spesso quand’io ti miro
    Star così muta in sul deserto piano,
    Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
    Ovver con la mia greggia
    Seguirmi viaggiando a mano a mano;
    E quando miro in cielo arder le stelle;
    Dico fra me pensando:
    A che tante facelle?
    Che fa l’aria infinita, e quel profondo
    Infinito Seren? che vuol dir questa
    Solitudine immensa? ed io che sono?
    …………………………………………………..
    Forse s’avess’io l’ale
    Da volar su le nubi,
    E noverar le stelle ad una ad una,
    O come il tuono errar di giogo in giogo,
    Più felice sarei, dolce mia greggia,
    Più felice sarei, candida luna.
    …………………………………………………..

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  6. Vogliono si pendi poco perche’ chi riflette e’ poco influenzabile…ci danno briciole di nulla

    Caro Mario,
    questa e’ stata la strategia partita da molto lontano con cui -in tempi non sospetti- il nostro attuale capo del governo (allora imprenditore, costruttore, insomma dotato di soldi) ha acquisito anche il potere sui media ed ha fatto il lavaggio del cervello agli italiani, cominciando con le casalinghe che passavano senza soluzione di continuita’ dalle telenovelas al tg di Fede, per proseguire con le nuove generazioni traviandole con la tv trash stile GF, Uomini e donne, e mondezza simile. Agli uomini ha dato in pasto calcio, tette e culi, perche’ purtroppo noi uomini spesso siamo limitati e facilmente corruttibili dal canto delle sirene e da un pallone.
    Cosi’ facendo, gli italiani hanno smesso di ragionare, di interessarsi ai veri problemi che ci venivano nascosti sempre piu’ fino ad approdare a dei tg indegni fatti di gossip!
    Ecco perché Internet puo’ essere uno strumento di rivolta per svegliarci dal sonno e capire che siamo tornati ad una dittatura camuffata da repubblica.
    Grazie a don Fabrizio e ai fondatori di questo blog che induce a riflettere su vari temi attuali e/o culturali, per non buttare il cervello all’ammasso.

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  7. Eccomi qui anche io. Ho letto questi versi leopardiani di Fabrizio e penso che tutti più o meno letterati li cogliamo, tutti cogliamo l’infinito, la nostra immensa sproporzione, la differenza immensa tra ciò che è e ciò che vediamo ..un punto. Non siamo nulla, per quanto microscopici possiamo essere, perchè cogliamo realtà infinitamente più grandi di noi.

    … Non dobbiamo avere paura, e possiamo difenderci dal chi ci circonda di nulla, stordendo la nostra capacità di percepire l’infinito e il cielo azzurro che si incontra con la notte che viene…La scelta del bene…non la vedo nell’infinito dovìè il bene e dove il male non si vede ma RINGRAZIO TANTISSIMO Don Fabrizio per questo concetto ricorrente nelle sue parole di quest’ultimo anno, perchè è straordinariamente vitale.

    Questa sera ho un po’ paura, mia mamma sta male, è malata e non voglio che lo sia. Ma non vedo il nulla, non riesco a vederlo. C’è troppo bene. Spero solo che guarisca e che il cielo voglia lasciala con noi ancora tanto, ..solo perchè le vogliamo molto bene.

    Abbraccio A.

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  8. grazie ancora, amici.
    concordo Lucia: accettare la provocazione fino in fondo.
    poi si arriva a una soglia in cui bisogna scegliere, e quella soglia ci unisce tutti, credenti e non credenti.
    prego per mamma, Ari, grazie!

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  9. non ho mai pensato che il pessimismo cosmico di Leopardi sia reale. Ama troppo la vita, contempla con ammirazione l’universo, si fa troppe domande,alle quali non può dare risposta,ma che comunque interrogano la sua anima infelice. Il materialista e l’esistenzialista si danno risposte :tutto finisce con il nostro corpo di poveri ammassi di cellule pensanti,il senso della vita él’ssserci,qui e ora,con all’orizzonte la morte.In Leopardi,anche se disperato,io trovo una ricerca di senso,un bisogno di INFINITO. Anche il prosaico e razionalista Kant,filosofo e astronomo dal quale inizia la filosofia moderna,diceva di ammirare soprattutto due cose :la legge morale dentro di noi, il cielo stellato sopra di noi. Come dici tu,Fabrizio :il Bene e il bello. Grazie per i vostri commenti che sono un vero ristoro in un momento di grande stanchezza.

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  10. ……”la mia risposta è il bene:
    stiamo sulla soglia; spetta a noi scegliere che volto dare all’esistenza.
    Grazie Fabrizio…”
    …le tue chiare e semplici parole fanno bene al cuore ….tu spesso riesci, con la chiarezza e la spontaneità di un bambino a dire poche parole, ma …… cariche di significato..
    è un gran dono anche questo…

    e arrivano le tue parole sai? Arrivano dentro e si accoccolano in posticini strategici …..
    quanto è utile nutrirsi ogni tanto di piccole “Perle” che ti illuminano e ti rassicurano…….
    in un mondo pieno di messaggi inquietanti e incoerenti!!!!
    sono raggi di luce calda nel buio nero….

    Mi viene in mente una frase di Madre Teresa, che trovo terapeutica, spesso la leggo con piacere e trovo utile ricordarla a chi si trova in momenti della vita troppo pesanti e difficili ….
    si…quei momenti in cui pensi :” non c’è più nulla da fare, è troppo dura andare oltre, o, è inutile provare ancora…. ….ecc…”
    ..” SE LA TUA GOCCIA NON ARRIVERA’ AL MARE, GLI MANCHERA'” Madre TERESA

    quindi andiamo tutti tutti avanti e portiamo le nostre piccole e preziose gocce verso il mare….
    un abbraccio forte
    manuela

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