Essere tra le lingue #3: Annalisa Teodorani

Paróli

A campémm sparagnénd.

I dói che al tartaréughi

a l chèmpa una màsa perché li n zcòr.

Paróli nóvi, paróli antóighi

ch’a gli à fat la rózzna

m’al grèdi di cunsinèri.

(Parole. Viviamo risparmiando./ Dicono che le tartarughe/ campano molto perché non parlano./ Parole nuove, parole antiche/ che hanno fatto la ruggine/ alle grate dei confessionali.)

Amòur

Fa còunt e’ Vajònt

una muntàgna ch’la va zò tl’àqua.

L’amòur l’è un’invarnèda

ch’la giàza al tubadéuri

una diga

senza gnénca un rubinèt.

(Amore. Immagina il Vajont/ una montagna che frana nell’acqua./ L’amore è un inverno che gela le tubature/ una diga senza nemmeno un rubinetto.)

La sudisfaziòun

Ta m dé la sudisfaziòun

d’una puràza svóita.

(La soddisfazione. Mi dai la soddisfazione/ di una vongola vuota.)

Cumè la léuna

Ta n pu dmandè

d’andè dalòngh da te.

Euna cumè la léuna

tal nòti ad me u s vòid

una fitina stóila.

(Come luna. Non puoi chiedere/ di andare lontano da te stesso./ Una come la luna/ nelle notti di me si vede/ una fetta sottile.)

La dóta

I cavéll pulóid i arléus te sòul

cavéll ad ragàza

da imbastói curòid

che la nòna e la ma a l s’aracmànda.

La mi dóta l’è un fas ad spóin.

(La dote. I capelli puliti brillano nel sole/ capelli di ragazza/ da imbastirci corredi/ che la nonna e la mamma si raccomandano./ La mia dote è un fascio di spini.)

Precipóizi

L’è cumè mudès senza scapè

tó al miséuri m’un dispiasòir.

Sta vóita che par precipóizi

l’à la spònda d’un lèt

o la róiva d’un pensìr.

(Precipizio. E’ come cambiarsi d’abito senza uscire/ prendere le misure a un dispiacere./ Questa vita che per precipizio/ ha la sponda di un letto/ o la riva di un pensiero.)

Sparguiéd

Dal vólti ta t sint sparguiéd

e t fiuréss t’un fòs.

(Sparso. A volte di senti sparso/ e fiorisci in un fosso.)

Una zèsta

Lasém a lè

do ch’ a m’avói vést

cumè cla zèsta

s’i ghéffal ad lèna

s’i férr instécch.

(Una cesta. Lasciatemi lì/ dove mi avete vista/ come quella cesta/ coi gomitoli di lana/ coi ferri infilzati.)

Tacapàn

Cumpàgn di gazótt ch’i dórma in vòul

tacapàn

tl’aria férma d’un armèri.

(Attaccapanni. Simili ad uccelli che dormono in volo/ attaccapanni/ nell’aria ferma di un armadio.)

Nuvèmbri

L’aria fóina

ch’la vén zò da e’ mòunt

l’è cumè nòiva sòura la tu fàza.

Nuvèmbri ti campsènt

u s radàna.

Al tu pavéuri al càsca

a zantnèra, a mièra

cumè fòi sòura i viél.

A péunt i mi ócc

ti ócc d’un petròs.

(Novembre. L’aria fine/ che scende giù dal monte/ è come neve sopra la tua faccia./ Novembre nei cimiteri si riordina./ Le tue paure fioccano/ a centinaia, a migliaia/ come foglie sopra i viali./ Punto i miei occhi/ negli occhi di un pettirosso.)

Enca i giraséul

U i è un mumént

che ta n capéss

s’l’è fugh zò a maròina

o téun so in muntàgna

Ènca i giraséul i n sa piò duvò guardè

e i gazótt da nóid

i t’òintra ad chèsa.

(Anche i girasoli. C’è un momento/ in cui non capisci/ se sono fuochi giù al mare/ o tuoni su in montagna./ anche i girasoli non sanno più dove guardare/ e gli uccelli da nido ti entrano in casa.)

***

ESSERE TRA LE LINGUE. (3).

Viaggio nell’Italia neodialettale. (Romagna, 2).

ANNALISA TEODORANI, Sòta la guàza, note di lettura di Manuel Cohen, Il Ponte Vecchio, Cesena 2010. (www.il pontevecchio.com).

Da più parti indicata come erede naturale e inattesa di quella poesia neodialettale che a Santarcangelo di Romagna conosce uno dei suoi fulcri novecenteschi, uno tra i più accreditati ‘mille centri’ che Pier Paolo Pasolini aveva con largo anticipo prefigurato, una città che da sola ha visto crescere tra le sue contrade Tonino Guerra, Antonello Baldini, Nino Pedretti, Gianni Fucci, Rina Macrelli e, non ultima, Giuliana Rocchi; Annalisa Teodorani nata a Rimini nel 1978, ha esordito giovanissima nel 1999, con Par senza gnént, Per nulla (introduz. di Gianni Fucci, nota di retrocopertina di Narda Fattori, Ed. Luisè, Rimini), seguito dalla raccolta La chèrta da zugh, La carta da gioco (prefaz. di Andrea Brigliadori, postfaz. di Narda Fattori, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2004) e ora, in uscita, da Sòta la guàza, Sotto la rugiada (con note critiche altre da questa, ndr.), aggiungendo un ulteriore tassello a un percorso appartato e coerente. Nonostante la attuale sia accertata quale epoca postuma, anche l’esperienza della Teodorani conferma la eventualità della lirica che, comunque la si metta, si riproietta ab libitum secondo modalità espressive magari altre, con formularità informali o aggiornate, magari tendenti alla prosa o alla spezzatura prosodico ritmica e sintattica, o con una attenzione ai contesti, eppure rispondenti a istanze o istinti inalienabili e non sommariamente licenziabili. Nei versi della Teodorani, dove l’osservazione si focalizza su dettagli secondari, periferici, quasi fissati a un dato di inermità, dove ci imbattiamo in un mondo eccentrico pullulato di minuscole, apparentemente insignificanti, entità vegetali, animali, umane: arbusti, piccoli volatili, innocue tartarughe, bambini e anziane zie, esistenze in exitu di vecchi, giovani spose fragili come falene; dove gli epifenomeni di un pulsante microcosmo ci dicono la grèzia d’un zèt/ sòta la bròina, la grazia di un germoglio/ sotto la brina, dove tuttavia registriamo, sebbene deprivata di una qualche intenzionalità generazionale, la traccia di una stimmung molto contemporanea nella percezione fisica di un allarme, o nella prefigurazione di minacce e spaesamenti attivi un po’ ovunque: Dal vólti ta t sint sparguiéd/ e t fiuréss t’un fòs, A volte ti senti sperso,/ e fiorisci in un fosso. Un disorientamento che investe di sé per intero un ecosistema: Énca i giraséul insa piò duvò guardè/ e i gazòt da nóid/ i t’òintra ad chèsa, Anche i girasoli/ non sanno dove guardare/ e uccelli di nido/ entrano in casa: la nudità naturalistica delle immagini e del dettato di concretissima ascendenza popolare, che vena di sé la percezione di una religiosità ‘dal basso’, (i capelli mossi di ragazza che fanno della sua testa un cristico ‘fascio di spine’, o i ritratti delle anziane intente a recitare il rosario, o ascoltate nei loro parlottii, parlòz,, sull’uscio di casa) e si riverbera sulla rappresentazione cosale e domestica ( interni e oggetti d’uso: macchina da cucire, stufa a cherosene, cesta di gomitoli di lana, lenzuola ), si carica tuttavia di valenze simboliche, nella tensione analogica che si realizza in un uso parsimonioso di tropi (i vecchi che hanno radici), specie le metafore: la spònda d’un lèt/ o la ròiva d’un pensìr, la sponda di un letto/ o la riva di un pensiero; e nelle similitudini: essere come cla zèsta/ s’i ghéffal ad lèna/ s’i férr instécch, una cesta con gomitoli di lana/ con ferri infilzati, essere una fitina stóila, cumè la léuna, una fetta sottile, come la luna. Un dato di esilità confermato dall’uso rastremato del lessico, ridotto all’essenziale in testi che si risolvono nel volgere di brevissime inarcature versali, in distici, in singoli versi-frase. In una sintassi basica, paratattica, eppure segnata da ellissi e contratture, slogature e slittamenti logici e figurali. La lingua della Teodorani ha radicate origini rurali, registra la varietà parlata nelle contrade extra moenia santarcangiolesi, dove la campagna e la natura sostituiscono le strade e il cemento, dove si incontrano bambini, farfalle e pettirossi, dove il ritmo vitale sembra ancora seguire quello delle stagioni del nascere del sole o della luna. Una fetta sottile, una porzione di mondo da dire, da scrutare: un microcosmo in cui chi scrive è parte consapevole, partecipe di un tutto dove ogni gesto o evento, umano, animale o vegetale, allude e specifica l’appartenenza a un universo sensibile. (Manuel Cohen).

 

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Nella foto: Cubo di Rubik per ciechi, di Konstantin Datz

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10 pensieri su “Essere tra le lingue #3: Annalisa Teodorani

  1. Da romagnolo (benché della bassa ravennate), dico grazie per questa lettura. Considero i nostri dialetti della Romagna difficili da scrivere, anche da un punto di vista grafico, per la complessità delle fonetiche, e anche da tradurre. Ci sono alcune liriche di Stecchetti, per esempio, che non sono mai riuscito a tradurre.

    Le trovo interessanti, conformi a un certo brand svelto, ruvido, persino brusco romagnolo. “La dòta” non scherza.

    Quindi complimenti.

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  2. Porca miseria, che belle. Brava!!! Lirica dura e pura, molto viva, con le immagini che spiccano il volo dalle radici del linguaggio. Ta m dé veramente sudisfaziòun! 🙂

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  3. Grazie Anna, ero curioso di sapere che tipo di ricezione ha Annalisa da parte delle sue colleghe!

    Grazie Baldrati. Ha ragione, oltre alle sonorità (basti pensare a quel mare magnum delle dittongazioni, la questione più complessa delle varietà romagnole riguarda proprio accentazioni e segni diacritici di ogni tipo. Sono contento del suo apprezzamento, e lei ci segua, sarà contento di leggere appena possibile alcuni autori delle sue zone di cui tratteremo (Baldassari, Spadoni con i nuovi libri appena usciti).

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  4. Brava, Annalisa, i tuoi testi sanno di stradine perse, profumano di luce e aria, sanno la fatica dell’artrite e gli occhi di un bimbo dietro una farfalla. Complimenti, vivissimi. Anche al tuo caro prefatore.
    Con affetto. Fabio

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  5. Prezioso, come gli altri, questo “Essere tra le lingue”, ogni volta una scoperta di una lingua e di un mondo. Grazie a Renata e a Manuel, e complimenti ad Annalisa Teodorani.

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  6. Grazie Giorgio, Carmine e Fabio, per i vostri apprezzamenti preziosi.

    E un Grazie di cuore a Renata e a La poesia e lo spirito, per la disponibilità, la cura, e l’ospitalità.

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  7. Già conoscevo la poesia della Teodorani, che mi ha sempre positivamente impressionato. Le poesie qui presentate hanno tutte una magica essenzialità e ruotano attorno ad un elemento di quotidianità, quasi minimalista (la vongola, le tubature, gli attaccapanni,una cesta, i girasoli…) che viene utilizzato per inbastirvi sopra una riflessione, mediata da un valido gioco di metafore.
    Prendo ad esempio il testo poetico PRECIPIZIO, i cui versi finali sono citati dall’acuto lavoro di Cohen. Definito, a suo modo, cioè originale, il precipizio ( E’ come cambiarsi d’abito senza uscire) , la poetessa approda ad una meditazione che riguarda l’intera condizione umana: Questa vita che per precipizio / ha la sponda di un letto / o la riva di un pensiero. E lo fa con dei traslati inconsueti che danno all’oggetto della quotidianità (il letto, il pensiero) potere straniante e forza visionaria.

    Complimenti
    MARIO MASTRANGELO

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  8. Caro Mario, grazie per le tue annotazioni preziose. Annalisa è molto brava a ‘piegare’ la lingua dell’oralità e a portarla dove vuole. Anche con certe imprevedibili metafore o soluzioni. Imprevedibili perchè non te le aspetti da una scrittura che si offre apparentemente con un suo dato di nudità naturalistica. Ma poi, in fondo, il vero neodialettale, non è proprio quello che usa e trasforma la phonè ereditata secondo le modalità che ritiene più adatte al suo dire? Grazie ancora e un caro saluto a te.

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  9. Annalisa Teodorani è l’ennesima riprova che ad ignorare la Poesia e i Poeti dialettali si commette un gravissimo peccato. Il mio sentito plauso va dunque a lei, quale Autrice, e a Manuel Cohen e Renata Morresi per l’acume della proposta. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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