“Sushi sotto la mole”, di Fabio Beccacini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Fabio Beccaccini, Sushi sotto la mole – Giorgio Paludi indaga, Fratelli Frilli Editori, 2010, € 11,80

Nei gialli amo molto una cosa. Quando la storia è una specie di collage di diversi percorsi narrativi indipendenti, che si intrecciano e arrivano a formare un quadro coerente.
Forse è questa la qualità principale di Sushi sotto la mole, di Fabio Beccaccini. Secondo noir della serie che ha per protagonista il commissario Giorgio Paludi, dopo 44 anni il giorno dei Santi (sempre edito dai Fratelli Frilli, nel 2008), è ambientato a Torino, città che viene resa molto bene nella sua algida (perché invernale) realtà, che imbalsama respiro e sentimenti. E ci sono due ingredienti che funzionano in modo efficace: il suddetto collage, appunto, e un sorprendente gioco di flash-back e flash-forward. Sul secondo aspetto dirò meno, e comunque lo dirò dopo (sennò svelo troppo della storia). Concentriamoci sul primo.
Vari filoni narrativi, dicevo. Quello del Commissario Paludi, che al rientro da una vacanza si ritrova con diversi pensieri: a parte la famiglia sfasciata (è separato dalla moglie e ha un figlio che vede di rado) e la nuova fidanzata con cui le cose non funzionano straordinariamente, c’è un caso che lo aspetta appena scende dall’aereo: due cadaveri non ancora identificati ritrovati in una cantina, una morte apparentemente legata all’ingerimento di alcuni pesci giapponesi velenosissimi in alcune parti, che vengono commerciati illegalmente perché forniscono uno dei più prelibati sushi al mondo. La storia di una donna, Miriam, rimasta sola con una figlia piccola e alle prese col dubbio se andare avanti con una seconda gravidanza non programmata. La vicenda di un ex-poliziotto, V., innamorato di Analinda, dedita alla prostituzione e che vorrebbe portar fuori dal giro. Un’agenzia di onoranze funebri che ruota attorno a un personaggio paranoico e tremendamente ambiguo. Un ragazzo delle Langhe che è morto diversi anni prima, ma del cui atto di decesso non si trovano tracce.
Sono le tante tessere che compongono questo mosaico. Si potrebbe pensare che sia difficile orientarsi, ma non è così. In realtà, sono proprio le diverse psicologie dei vari personaggi, con gli aloni di vita che si portano dietro, a guidarci dentro quelle che, in fondo, non sono altro che diverse sfaccettature dello stesso mondo. E le cose via via si rivelano, con il grosso delle scoperte che, come in ogni giallo che si rispetti, viene fuori alla fine.
In qualche modo, Sushi sotto la mole è un romanzo corale, o almeno lo può sembrare. A me dà più l’impressione di un mosaico dove, via via che prendi una certa distanza, ti rendi conto del disegno generale, ma anche osservando più da vicino ti accorgi che i singoli quadri hanno un senso in sé compiuto. Lo si potrebbe definire, da questo punto di vista, un romanzo-ologramma, perché ogni parte rimanda al tutto, o un romanzo-condominio, perché in ogni singola “cella” si respira l’odore di una realtà diversa, ma ci si rende anche conto di come le varie celle siano, l’una accanto all’altra, mattoni di un insieme che, per quanto a volte strano e paradossale, non è nient’altro che la vita.
E la vita è anche tempo. E allora eccoci ai flash-back/forward che dicevo. Il passato e il presente sono due risvolti della stessa medaglia. Non è solo un espediente narrativo per mantenere la suspense e spiazzare. È che in realtà è sempre così. Nel romanzo-ologramma/condominio/puzzle (se vogliamo), anche alla fine, quando ci si accorge della successione esatta degli eventi, ci si chiede se il dopo abbia veramente risolto i problemi lasciati aperti dal prima. Allora anche il calendario allora conta il giusto. Quello che importa sono i caratteri dei personaggi, che sono smarriti, sì, ma nello shaker di esperienze iperconcentrate al retrogusto sushi che si trovano a vivere sembrano recuperare, magari per caso, una pur pallida idea di dove vogliono andare.
E apprestarsi a una nuova storia.

2 pensieri su ““Sushi sotto la mole”, di Fabio Beccacini

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