Quel giorno

da qui

Non ricordo che occasione fosse: una delle adunate colossali che allora andavano di moda. Ci eravamo preparati in grande anticipo, prevedendo gli ostacoli, le difficoltà di movimento e l’orario del pasto che richiedeva l’iniezione di insulina. L’attesa divenne interminabile: sul palco si succedevano singoli e gruppi adatti ai giovani, protagonisti della manifestazione. Come al solito, consultavo l’orologio e regolavo gli incastri fra resistenza fisica ed esigenze varie, che sfuggivano alle maglie di un programma. Quando Dio volle, ci chiamarono. Il papa lo vide, si rivolse a uno degli organizzatori, o forse al cerimoniere pontificio, pronunciando chiaramente le parole: E questo chi é? Ricordo la delusione lancinante: ma come, lo sapevano tutti, era appena uscito dalla convalescenza, l’eroe dell’anno, aveva perdonato il suo aggressore, un calvario infinito che lo conduceva fino al palco della piazza romana per antonomasia, per sentirsi interpellato da quella domanda imbarazzante? Wojtyla fu informato: si abbassò, gli pose una mano sulla fronte, lo salutò pregando, come sapeva fare solo lui, assorto in un’altra dimensione, al cospetto di Dio. Quel giorno, conobbi una persona cui non si poteva fare a meno di perdonare tutto.

11 pensieri su “Quel giorno

  1. E questo chi é?

    e chissà se il papa capì davvero chi era quell’uomo, scusa fabry, ma temo di no.

    un abbraccio al tuo gran cuore.

    f&r

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  2. A che anno risale questo episodio? Ovviamente parli del Papa santo subito… Bisogna vedere se aveva gia’ il male che lo affliggeva o no, per capire se comprese chi aveva davanti.

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  3. Don Mario venne bruciato il 24 novembre 1996 e tornò in parrocchia nel settembre 1997.
    L’evento con Giovanni Paolo II deve risalire quindi al 1997, massimo 1998. (chiedo aiuto a Paolo Migani che in quell’occasione era presente: forse perché cantava fra i cantautori di Dio)
    Fabry, appena possibile, ti scansiono la foto dell’incontro di QUEL GIORNO…Scusa, ma sono stata presa dai Turchi 😉
    Un abbraccio,
    Titti

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  4. Caro Fabrizio,
    non ho conosciuto Don Mario, se non attraverso le tue parole.
    Le quali mi suggeriscono che lui fosse già oltre quel genere di delusione.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  5. Penso alla vita del papa, ai suoi impegni e trovo tanto preziosa quella mano sulla testa, quel pregare su di lui, appena dopo aver colto il dolore della gaffe; e penso anche a quante persone veramente grandi passano invece accanto a noi senza che ce n’accorgiamo. La fretta, quella sì, è il nostro guaio, di noi che potremmo anche fermarci…
    Ad un papa, che magari in quel momento stava parlando con Dio, non si può imputare una distrazione: che ne sappiamo noi?
    Ciao

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