Poesia fotodigitale #1 – di Franz Krauspenhaar

[Una delle ultime frontiere della poesia. La poesia fotodigitale è senza parole, ma si avvale soltanto di un’immagine. La poesia fotodigitale parla per interposto mezzo comunicativo. Le parole sono talmente in libertà dall’essere facoltative, e non devono mai essere scritte, bensì, a scelta del lettore, pensate. Nessun titolo, che potrebbe condizionare il pensiero del lettore.]


8 pensieri su “Poesia fotodigitale #1 – di Franz Krauspenhaar

  1. io c’ho una foto della zia ine(s), un po’ verdastra per via del tempo trascorso, in cui ha l’aria trasognata, mentre si volta a guardare l’obiettivo, avendo le mani sporche di nero di seppia sotto il rubinetto della spazzacucina. non scrivo da nessuna parte che stava pulendo seppie per farci gli spaghetti a noi nipoti. lascio che ognuno pensi a quell’aria trasognata, ai capelli sciamanti di tre quarti, a quel nero come vuole. ho capito bene? non potrebbe essere una poesia fotodigitale? no, perché non era digitale. ah!

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  2. Apprezzo l’intenzione, ma anche nella poesia fotodigitale c’è l’ego dell’artista che condiziona, e quindi opprime, il fruitore, ponendolo di fronte a un fenomeno “dato”; l’unica forma comunicativa possibile è quindi la POESIA FOTODIGITALE NERA (o bianca, a seconda delle scuole di pensiero, ma mi pare una questione di lana caprina), che lascia completa libertà al fruitore, per quanto ci si chieda da tempo, come è noto, se anche la forma rettangolare “data” rappresenti o meno un’imposizione, una prevaricazione dell’artista; attualmente mi trovo in consonanza con le riflessioni di Herrenberg, il quale propone di mettere su un sito anonimo una “macchia” nera i cui bordi possono essere spostati dal fruitore muovendo a suo piacimento il puntatore del mouse.

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  3. Sì, ottima, li ho riconosciuti,
    la vedo benissimo:

    quell’orrendo pelatone di sinistra è un vampiro,
    quello seduto, in basso e a destra,
    è un suo succubo, o succube,
    detto Franziscus Furlankijevic.
    Il vampiro trama oscuramente, (lì è tutto buio)
    di gettare il povero servo Franziscus
    nella toilette.
    Il derelitto suo servo tenta di resistergli mostrando uno sguardo ed un’espressione impietosenti.
    E’ una foto del 1895 ,sì, scattata con una Voitglander 6 x9,
    negli scantinati del castello di Folkenstein.

    Documento davvero inedito.

    MarioB.

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  4. è il contesto che fa l’opera, duchamp insegna.

    e devo essere io a dirvelo dopo decenni, in un nuovo millennio?

    se la foto è bella o brutta è ininfluente. perchè non è una semplice foto, ma una poesia.

    la poesia fotodigitale nera è davvero una megastronzata, con rispetto parlando.

    apprezzo moltissimo la provocazione.

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