Il Capitano Mario (IX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII)

LE BATTAGLIE CRUCIALI

Alla battaglia dell’Amba Aradam ne seguirono altre, mentre le nostre truppe avanzavano verso nuove conquiste.

Io seguivo ansiosa ogni spostamento sulla carta geografica, nel ricordo della mia attenzione infantile per una grande carta della guerra del 15-18 inchiodata ad una grande porta di legno sulla quale mio zio spostava ogni giorno, all’arrivo dei giornali, delle bandierine tricolori di carta infilate su uno spillo, e questo a me pareva allora un gioco.

Ma la guerra non è un gioco, eppure le guerre – sempre insensate – si combattono ancora in questo nostro povero mondo: “atomo opaco del male”, (come lo chiamò il Pascoli) sperduto nell’immenso universo, eppure creato dall’amore di Dio.

Prima della battaglia del 31 marzo

La battaglia di Mai-Ceu, che fu combattuta il 31 marzo ’36 fu la più importante e decisiva.

Sopra un caposaldo elevato sulla piana del lago Ascianghi fu piazzata una postazione di artiglieria a difesa di un retrostante fortino dietro il quale stava appostato il comando. Ma davanti, allo scoperto, stavano pochi soldati di un plotone di fucilieri con un mortaio comandato dal Tenente Ruggini.

Questi pochi uomini si videro venire contro una della schiere del Negus che, con furia selvaggia, tentavano di impadronirsi della postazione e del fortino retrostante che avevano individuato con intensi tiri di mitragliatrici e di fucileria. Il tenente al comando del mortaio fu subito colpito in pieno. Mario, che era il secondo ufficiale, si trovò a doverlo sostituire e continuò senza soste a dirigere l’azione di difesa “con serenità e sprezzo del pericolo” … insieme col suo vice-comandante sergente Dionisi, il quale fu pure colpito mortalmente insieme col mortaio. Ma Mario non si perdette d’animo ed insistette a “dirigere l’azione delle armi a lui affidate” (mitragliatrici e fucileria) che riuscì a sventare la manovra dell’assalto al retrostante fortino “determinando l’arresto di un movimento aggirante, ripetutamente tentato a danno del proprio caposaldo”. Questa la motivazione per cui ebbe onore e gloria: promozione sul campo (a Tenente) e decorazioni varie al valor militare per decreto di Sua Maestà il Re – Imperatore.

Altrettanti (e forse maggiori) onori e medaglie furono conferiti al Comandante del fortino (ufficiale non di complemento, come Mario, ma di carriera) che però, (difeso da un muretto) era rimasto al sicuro.

Ritorna alla mente una popolare canzone degli alpini che commenta, con amara e pure rassegnata ironia, una sanguinosa battaglia del 15-18: “Colonnello che piangevi nel veder tanto macello, fatti coraggio, alpin mio bello, che la gloria sarà per te”. Così va il mondo.

Battaglia memorabile fu dunque questa del lago Ascianghi – sull’Amba Bohorà, durata per tutto il giorno del 31 marzo ’36 e “concorse al contrattacco che ributtava definitivamente il nemico…” come risulta dal documento citato.

Tutto il vasto schieramento della divisione Pusteria, affiancato dagli Ascari, ebbe spianata la via verso Dessiè, dove era concentrato il comando supremo del Negus Hailé Selassié per l’ultima disperata difesa. Costui fu costretto ad una tragica rotta mentre le truppe di Badoglio facevano sosta a Dessiè per organizzarvi la marcia su Addis Abeba. Vi partecipò, affiancata da due reparti di protezione a piedi, che spianavano la strada, una colonna autocarrata di un migliaio di soldati, con in testa Badoglio. C’era anche, con le truppe scelte dei suoi alpini, Mario, il quale, incontrando Badoglio più tardi a guerra finita, in visita al Ghislieri, ricevette i rallegramenti del Maresciallo che gli disse, scherzosamente: “A quella marcia, vi abbiamo fatto correre, eh!” Entrato nella capitale, dopo esser disceso dall’autocarro e montato in gran pompa a cavallo, mentre il Negus Neghesti (che vuoi dire il Re dei Re), fuggiva in treno – poveretto! – verso il Mar Rosso e l’Europa con i suoi fedeli, il 5 maggio Badoglio telegrafava a Mussolini il messaggio fatidico: “Oggi alla testa delle truppe vittoriose sono entrato in Addis Abeba”. Sulla legazione d’Italia fu issato il tricolore, mentre gli ufficiali della Pusteria, che erano partiti da Trento il 2 gennaio, si stanziavano nel Ghebbì di Ras Cassa.

La guerra era finita.

Il Tenente Ruggini


Ad Amba Bohorà (Ascianghi) il Sottotenente Pezzini prima della battaglia


Le tombe del Tenente Ruggini e del Serg. Dionisi

(continua…)

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