L’Insonnia Scòzzarica. Pregio o malattia?

di Linnio Accorroni

A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte bimba” e il diario di battaglie “Prima pagare, poi ricordare”, rigorosamente nell’ordine). Questo signore è uno dei pochi autentici sovversivi della penna e della tastiera rimasti in giro, uno “storico e dirompente autore di fumetti e romanzi acidi”, un artista che fa sbrilluccicare gli occhi, infiammare la mente ed ulcerare quel poco che è rimasto vivo ed eccitabile in noi (visitare il suo http://manualedellartebimba.blogspot.com/ , o cercarlo su Facebook, per un ulteriore giro di risate e frustate). Come resistere alla tentazione di intervistarlo a proposito della sua ultima raccolta di racconti intitolata ‘Filippo Scòzzari e l’insonnia occidentale’ ( Coniglio edizioni, 14,50 euri spesi benissimo)?

1)Gentile Scòzzari, la prego: non mi tratti male, o giuro che non la intervisterò mai più.Già fatto. Ti ho scorciato e aggiustato il pistolotto iniziale. Come te la cavavi nella scuola dell’obbligo?

2) Perché dorme così poco di notte? Uno Scòzzari più conciliato col mondo, più in sintonia con il prossimo (anche se ossessionato da vicini che spargono letame romagnolo, vigili urbani che spargono multe marchigiane, scrittori di fantascienza che spargono letame americano, editor della Monta Odori incapaci di riconoscere il capolavoro del secolo) che cosa potrebbe darci? Solo l’incazzatura e l’insonnia pagano – creativamente parlando?
L’insonnia non lo so, non ne soffro; è un trick ingenuo e ribaldo, una cornice che mi sono regalato per tenere insieme una macedonia di farneticazioni, scomuniche e anatemi abbastanza difficile da tenere a bada, ma certamente la rabbia è una molla creativa fenomenale. Non vedo perché rinunciarvi, o ripudiarla. Fammi il nome di qualche fenomeno della letteratura mondiale che funzioni a camomilla.

3) Si ha la sensazione che la sua sia una specie di ‘scrittura automatica’, dove la meditazione, la riflessione, la riscrittura e il taglio siano attitudini abominevoli, che vanno bandite ed allontanate, per preservare la carica incendiaria di pagine scritte sempre al fosforo bianco: Falluja docet. Ma è davvero così?
Sì e no. Mi è stato bonariamente sottolineato che pratico una scrittura rococò, una scrittura non facile, alla Coppedè – presente quel ridondante, ubriacante quartiere romano? Capisco che possa essere considerato un difetto, in ‘sto paese di inamidati, stipendiati e morti di sonno, ma d’altra parte ho scelto apposta di sfogarmi, vomitare, urlare, a volte scoreggiare, pratiche bellettriste che non sopporterebbero il bilancino del farmacista. Conosce lei qualche furibondo capace di contenersi? Ad ogni modo su questa mia insonnia ho lavorato come un pazzo, certo non col Serenase, però martellando, segando, limando, e stando soprattutto molto attento che l’ira e l’odio non soffocassero troppo analisi, considerazioni e ricordi. Non sono scemo, sai?

4) Ci dica qualcosa sulla copertina:quel sorridente, verdaceo Dottor Morte l’ha scelto lei?
No. Mi è stato dolcemente imposto. Pur essendo una mia illustrazione, non la volevo. Ne avevo preparata una più, come dire, insonne, certamente più in tema: un’enorme luna in sangue domina un perdente roso dal mal di stomaco, in piedi sulle rive d’un lago assassinato. Se c’è una cosa che odio è il concetto di morte, e nell’Insonnia Occidentale quasi non ne parlo, ma quel che odio ancor di più è la presunzione che spesso alligna nelle redazioni. Non ci farò mai il callo.

5) Riecco l’Insonnia Scozzàrica. Se ne guarisce?
Spero ben di no. Nel libro lo dico: cento nevrastenici, cento ME basterebbero per ottimizzare il mondo, per renderlo un panorama di giustizia e meringhe. Ma pare che le meringhe siano più insopportabili della merda.

6) Sembra che nulla possa scampare alla furia iconoclasta della sua scrittura, infarcita prima dell’alba da sogni, propositi e progetti tanto bellicosi e violenti. Come fa poi a tuffarsi nel mondo dopo colazione? Perché il mondo è così poco scozzàrico? Che colpa ne abbiamo noi?
Enorme, anche solo per il fatto di venire a chiedermelo.

7) Ma forse c’è qualcosa che si salva: mutandine usate, inesistenti libri magici recensiti mirabilmente, un posto tra le Ande, la nutrita tribù degli scozzariani, la forza immane di Gibilterra…
Non so di che cosa sta parlando. I miei fantasmi li tengo per me. E sì, quelli li salvo.

6 pensieri su “L’Insonnia Scòzzarica. Pregio o malattia?

  1. ma insomma, è ‘Scòzzarica’ (bisdrucciola, pronuncia non agevole), o ‘Scozzàrica’ (sdrucciola)? (in italiano poi gli aggettivi dovrebbero avere iniziale minuscola, così: ‘scozzàrico’)

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  2. Ma sono anche l’Insoddisfazione. E in “Filippo Scòzzari e l’Insonnia Occidentale” la mia Insoddisfazione riempie 233 pagine.

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