Il giro

da qui

La cattiveria esiste. Per anni ho allontanato questa idea ma, dài e dài, mi sono rassegnato. E’ illuminante l’etimologia: dal greco kapto, prendo, faccio prigioniero. Il cattivo è recluso dagli altri o, peggio, da se stesso. Il detenuto si abbatte o si stizzisce, perde il senso dell’altro nell’imbarbarimento progressivo; i valori sfumano nella nebbia del passato, il presente si nutre di violenza, rabbia, ottundimento. Per non essere cattivi, basterebbe aprire la porta e uscire dalla cella, respirare una boccata d’aria pura, sgranchirsi gambe e braccia. Forse, più che supercarceri, bisognerebbe creare centri di benessere, con massaggi, ginnastica e relax: ma quelli incattiviscono me, e dovrei ricominciare il giro.

10 pensieri su “Il giro

  1. Il contraltare del post di don Fabrizio è che esiste la bontà. Le persone buone ci sono, e rimangono tali anche se sono accusate di essere buoniste.
    Anni fa mi accusarono di essere una persona falsa perché mi mostravo in una certa maniera. Sul momento quell’accusa mi fece quasi male, ma con il tempo me ne sono fatto una ragione. In gioco non c’era e non c’è il fatto che io (o chiunque altro) sia o non sia una determinata persona, bensì l’assoluta mancanza di fantasia e di ambizione intellettuale di chi lancia l’accusa.
    Il fatto che il mondo sia per la gran parte in toni di grigio, non significa affatto che il bianco o il nero siano impossibili.

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  2. “Che cos’è l’inferno?” Penso così: “Una sofferenza di non poter più amare”. Per una volta, nell’infinità dell’universo, illimitato nel tempo e nello spazio, fu concessa a un essere spirituale, insieme colla sua apparizione sulla terra, la facoltà di dirsi: io sono e io amo. Pe una volta, per una volta sola gli fu dato un istante di amore attivo e vivente, e per questo gli fu data la vita terrena, e con essa il tempo e le sue scadenze, e via dicendo: rifiutò quest’essere fortunato, il dono inestimabile, non lo apprezzò, non lo amò, lo sogguardò in aria di scherno, e rimase insensibile. In tale disposizione, dipartendosi ormai da questa terra, ecco che ormai vede il seno di Abramo, e conversa con Abramo, come vediamo nella parabola del ricco e di Lazzaro, e rimira il paradiso, e potrebbe salire al Signore: ma appunto questo lo tormenta, che al Signore dovrebbe salire lui che non ha avuto amore, e dovrebbe mescolarsi a quelli che hanno amato, lui che del loro amore s’è fatto beffe. Giacché ormai vede chiaro, e dice a se stesso: “Ormai sono a conoscenza di tutto, e seppure desiderassi d’amare, niente d’eroico ci sarebbe più nel mio amore, né ci sarebbe più sacrificio, giacché è finita la vita terrena: e Abramo non verrà a refrigerare neppure con una stilla d’acqua viva (ossia col dono, di nuovo, della vita terrena, di quella trascorsa, attiva) la vampa di questa brama d’amore spirituale, di cui avvampo ora, io che in terra me ne son fatto beffe: non c’è più vita, e non ci sarà più tempo! Se è anche vero che sarei felice di dar via la mia vita per gli altri è impossibile ormai, giacchè è passata quella vita, che era possibile offrire in sacrificio d’amore: e ora c’è un abisso tra quella vita e questa foggia d’esistenza”

    (F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Einaudi, p.427)

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Non mi convincono le formule semplici, per quanto sagaci esse possano apparire. Vedo piuttosto la precaria complessità dell’uomo e la complessità degli “attriti” che la vita oppone al suo sviluppo: le possibilità che tale sviluppo possa prendere delle pieghe infelici mi sembrano enormi. Così la cattiveria mi appare come l’indice di un fallimento, in qualche stadio dello sviluppo, da quello embrionale – che ti può condannare in partenza ad uno squilibrio perenne – a quello educativo (senza contare il quasi sempre tristissimo finale della vecchiaia). Ipotesi essenzialiste, come quella della “ghianda” di Hillmann, sono certo buone da pensare, però a me sembra più esplicativo considerare come l’evoluzione abbia incorporato una variabilità dei parametri ed una plasticità dello sviluppo che rappresentano degli ovvi vantaggi dal punto di vista del gruppo, ma implicano anche degli inferni in terra per le singole combinazioni sfortunate, che a volte ribalteranno il loro carico sugli altri attraverso la cattiveria.

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  4. Ho riletto con mio nipote “Il visconte dimezzato” del nostro Calvino.Il cattivissimo ed il buonissimo,molto noiosi entrambi.Il ricongiungimento delle due metà ristabilisce un uomo vero,un pò buono e un pò cattivo. Non ho mai,infatti, incontrato persone totalmente buone o totalmente cattive.Se il dosaggio della malvagità è eccessivo, la persona appare insopportabile,sicuramente.Tuttavia,dietro a difetti enormi,si celano,come è stato già detto,difficoltà nella crescita, difficoltà sociali,gravi complessi d’inferiorità.Onestamente,però,anche se possiamo arrivare a capire certi atteggiamenti,è difficile sopportarli. Vi è solo una malvagità,per fortuna rara,che nasce dal cervello,più che da impulsi;è quella del protagonista di “Deitto e castigo”,che si ritiene al di sopra della morale,superiore ai suoi simili.Questa malvagità è disumana,forse patologica.Penso,comunque,che non avrei mai potuto fare il giudice,perche l’animo umano è spesso un mistero difficile da decifrare.Solo Dio lo può fare.

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  5. E’ la durezza della vita che in qualche modo tende a farci diventare cattivi, io non ho mai creduto che si è cattivi dalla nascita, credo piuttosto che chi non sa destreggiarsi nei meandri della vita stessa alla fine sceglie la via più facile, perchè probabilmente ne è succube inconsapevolmente. Non tutti ,io per primo,siamo in grado di accettare tutti i fallimenti , le frustazioni, le disillusioni,che l’esistenza in quanto tale ci propone. Se posso fare una similitudine leopardiana, La natura è matrigna,e chi in qualche modo tenta di fare più di quel 50percento di cui parla il Machiavelli è destinato alla sconfitta. ahimé l’onnipotenza dell’uomo rasa al suolo dalla quotidianità. Scusatemi tanto oggi è una giornata particolare. Comunque ‘di respirare la stessa aria di un secondino non mi va’

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  6. Il cattivo è il tipico personaggio malvagio presente in ogni storia. il più delle volte si opponene all’eroe. così anche nella Bibbia, dove però, a momenti, sembra sia l’ “eroe” ad essere esigito per contrastare una cattiveria così radicale, quella che poi gli comprometterà la vita.
    anche nella Bibbia la cattiveria esiste.
    ho solo più bisogno di capire da dove/cosa inizia l’animo cattivo

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