Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 3 # GIANRUGGERO MANZONI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

L’essere certo che la scrittura, come poi l’arte in genere, può essere un’arma al pari di una pistola o di un bazooka se usata come si deve e se chi maneggia tale strumento è un uomo credibile… almeno in questa convinzione mi sono allevato e mi hanno allevato.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Amori: buona parte dei defunti (lista interminabile); nell’oggi: Buttafuoco, perché è sempre stato coerentemente fascista, quindi Fofi, perché è sempre stato coerentemente comunista, e io amo la coerenza, anche in chi può essere mio avversario politico. Non odio, in Italia, alcuno dei viventi ‘famosi’, perché non sono degni di essere odiati… per lo più mi fanno pena umanamente e artisticamente parlando, ma questo è un piacevole retaggio della mia tradizione culturale cristiano-cattolica.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Penso di valere poco socialmente parlando, perché il mio individualismo rischia di rimanere fine a se stesso, essendo troppo elitario; penso di valere molto umanamente perché sono individuo che ha fatto della sincerità e di un codice comportamentale modello di vita; penso di valere mediamente come artista perché so che oltre non si può andare.

Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue)

Che dia misura all’età che si ha. E’ quindi una sorta di termometro.

Pensi che Dio, che tu ci creda o no, è ancora “materiale letterario”?

Dio può essere anch’Egli arma, quindi ha sempre valenza, lo si tiri in ballo come meglio si vuole e dove e quando lo si vuole. Dio è un assoluto, perciò mi va bene, essendo, io, uomo degli assoluti.

Sei invidioso?

In gioventù lo sono stato; da una ventina d’anni sono passato allo schifo oppure alla risata, a seconda delle occasioni.

Preferisci una notte d’amore stupenda con il partner ideale o una maxirecensione di D’Orrico?

Preferisco andare in solitaria a pescare oppure in moto.

Cosa pensi del Nobel della Letteratura a Bob Dylan? Sei favorevole o contrario?

Se l’hanno dato a quel voltagabbana guitto di Dario Fo possono darlo anche a Dylan, almeno lui è sempre stato ebreo e costantemente serio… anche troppo, a volte.

Da un punto di vista estetico ti sembra giusto che lo Strega l’abbia vinto Pennacchi e non l’Avallone?

Essendo io etero e lo Strega il Premio Letteratura da Ombrellone meglio l’Avallone, ovviamente, considerato che ho avuto modo di conoscerla dal vivo e in internet nelle sue nudità… come anche molti altri possono confermare. Anche Pennacchi lo conosco di persona, lui, però, quando l’ho incontrato era vestito, comunque reputo che in perizoma non sia un granché.

Progetti per il futuro?

Attendo l’uscita per l’editore Raffaelli della mia traduzione dell’ESODO biblico.

Gian Ruggero Manzoni è nato nel 1957 a San Lorenzo di Lugo (RA), dove tuttora risiede. Poeta, narratore, pittore, teorico d’arte, drammaturgo fin da giovanissimo s’interessa di ebraismo, storia delle religioni, filosofia, esoterismo. E’ stato autore Feltrinelli, Il Saggiatore, Diabasis, Scheiwiller, Edizioni del Bradipo, Sansoni, Crocetti. Come teorico d’arte, pittore e poeta partecipa ai lavori della Biennale di Venezia negli anni 1984 e 1986. Nel 1982 e nel 1983 è redattore della rivista Cervo Volante di Roma, diretta da Achille Bonito Oliva ed Edoardo Sanguineti. Dal 1986 al 1998 dirige la rivista d’arte e letteratura Origini. Negli anni ’90, sotto la direzione di Gianni Celati e di Ermanno Cavazzoni, collabora alla realizzazione dell’almanacco di prose Il Semplice, rivista di narrativa edita da Feltrinelli. Ora dirige la rivista d’arte, letteratura e idee ALI. Sue opere sono tradotte in molti paesi stranieri.

38 pensieri su “Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. 3 # GIANRUGGERO MANZONI

  1. Grazie Franz. Gianruggero è una persona speciale. Un narratore speciale. E un poeta eccellente: ‘Gli addii’, una suite uscita da Sheiwiller, è un libro di struggente, folgorante bellezza. Un abbraccio per Gianr.

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  2. Raccolgo subito l’invito Franz. Considerazione preliminare: il tuo questionario ricorda la mia inchiesta su letteratura-editoria-società a cui anche tu hai partecipato, e che in questo periodo sto rilanciando. Bene, ben vengano inchieste come le nostre: domande crude e dirette, senza fronzoli e spreco di inchiostro. Ora veniamo a Gian Ruggero. Uomo di spessore, senza dubbio, ma direi soprattutto uomo e artista con le palle. Conoscendolo, francamente mi sarei aspettato delle risposte un pochettino più articolate. Ma per trasmettere un messaggio non serve scrivere un poema: bastano poche frasi oneste e potenti, di quelle che ti levano il fiato. Quanto pensa di valere, gli chiedi. Ecco, forse è questa la risposta più vera. Un atto di umiltà che potrebbe spiazzarti se non lo conosci a fondo, ma anche una sferzata a tutti quelli che se la tirano (e lui di tirarsela ne avrebbe ben donde). In altre parole: un intellettuale con le palle che non disdegna di guardarsi allo specchio. Ce ne fossero.

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  3. “Penso di valere poco socialmente parlando, perché il mio individualismo rischia di rimanere fine a se stesso, essendo troppo elitario; penso di valere molto umanamente perché sono individuo che ha fatto della sincerità e di un codice comportamentale modello di vita; penso di valere mediamente come artista perché so che oltre non si può andare.”

    Sono d’accordo riguardo ai primi due punti ma non ho colto, se c’era, la provocazione del terzo punto. Che significa “valere mediamente”? da 1 a 10 è un 5? perchè oltre non si può andare?

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  4. Non mi sono piaciute proprio, queste risposte.
    Specie l’accenno o paragone di scrittura come arma o bazooka.
    Poi che c’entra con tutto ciò lui etero o il voltagabbana Guitto Dario Fo!?
    Mario Bianco

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  5. Altro che bazooka, questo qui e’ solito sparare col cannone. Una volta, qualcuno lo ricordera’, ci diede una rara lezione di umanita’ sugli immigrati, lui che a suo dire umanamente vale molto. Scrisse: “succhiano, sporcano, appestano, tolgono Crocefissi e Madonne, li imbrattano, si accoppiano bestialmente, si moltiplicano come ratti”. Il diverso visto non solo come nemico ma come bestia, premessa immancabile di tutti i genocidi.

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  6. le armi di Gianruggero sono verbali, spesso paradossali. Chi lo conosce sa della sua naturale, umanissima attitudine non-violenta.

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  7. le parole sono pietre: quando gli scrittori torneranno a fare un minimo di attenzione nel far collimare quello che scrivono/dicono con la loro vera/presunta/pretesa umanità e viceversa? io la chiamo responsabilità, quella che mi convince sempre meno sulla sua presenza in questi performers, dediti allo spettacolo di sé. lo so lo so: prima di sparare a zero, o col bazooka, informarsi, please!

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  8. Un Gian Ruggero sobrio, e non violento: ma lui è approdato da tempo ad una sua ecologia della mente, passatemi la citazione, cioè ad esporsi come nella sua natura è, uomo e poeta collimanti.
    Maria Pia Q

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  9. @ Ansuini. Rassegnata… anche se tale rassegnazione piacevolmente stemperata dalla maturità.
    @ Carla. Ne ho 20. Dicono che superato il quinto si muoia di morte violenta.
    @ Manuel. Sempre un amico (… ma con te gioco in casa).
    @ Pasquale. Vale anche per te quanto sopra.
    @ Gianni. Sono sempre onestissimo,altrimenti come potrei dire…e fare?
    @ Giovanni. Oltre, in opera, non si può andare… siamo uomini, non dei, seppure ami molto Junger e la sua concezione del Titano… ma infine è letteratura anche quella. Un 5 va bene, non vi pare? Magari ci fossero dei 5 in giro !!! 🙂
    @ Mario. Non posso farci niente se abitiamo su due pianeti diversi e parliamo due lingue diverse. A me non crea problemi… mai me ne ha creato. Per me c’entra tutto e reputo l’arte un’arma, all’occorrenza. Peccato oggi la si usi esclusivamente quale diletto nelle scuole di ricamo o di tombolo, oppure al Circolo della Pipa o al Dopolavoro Ferroviario di Ladispoli. Fo è guitto e guitto sempre resterà, nulla più.
    @ Carlo. Ma tu sei ancora qui da allora? Sarebbe un bene che tu riportassi tutto il mio pezzo in questione e non estrapolassi quello che t’interessa. Comunque mi piace l’uso che hai fatto della parola GENOCIDIO… e anche quello di PREMESSA. Infatti, dopo quel pezzo da cui hai estrapolato, sono uscito dalla compagine di questo blog… troppi coloro che fraintendevano, a loro uso e consumo, quel ch scrivevo, oppure, peggio, che non comprendevano il ‘senso’ vero. Che spari anche col cannone è comunque una realtà, mi fa piacere che tu lo abbia reso noto.
    @ Lucy. Di cosa dovrei informarmi? Non reputo che un please finale dia valenza a un commento in cui si comprende solo “dediti allo spettacolo di sé”… del resto componente che appartiene a un buon 99% di chi frequenta questi spazi o dà sfoggio di sé in web (artista o non artista che sia… visto che ormai è divenuto sport nazionale il ‘proporsi’). Se intendevi che prima di dire necessita sapere… beh, allora, qui, dei due, sei tu che probabilmente non sai. Quando io faccio nomi e cognomi stanne ben certa che posso dire… come posso dire quando parlo di me, considerato che conosco bene il soggetto in questione.
    @ Mariapia. Vero. Del resto mi conosci. Baci.

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  10. Pardon, Lucy, ho inteso male, sei tu che non mi conosci… beh, allora il tutto assume un altro aspetto 🙂 resta il fatto che ho letto tutti i tuoi commenti alle interviste precedenti e hai salvato quel tanto Di Ruscio, forse perché ha un cancro alla prostata, per poi dire a Franz, nei commenti di un’altra, che nessuna delle interviste finora proposte ti ha indotto a conoscere chi le ha rilasciate perché scialbe… che dire? Ne riparleremo quando mi verrà un cancro ai polmoni… o al Marozzi il gozzo da montanaro.

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  11. Cara Lucy il senso che emergeva da un suo commento era quello che ho detto (ora non ho voglia di andare a rivedere tutti i papiri e fare un taglia e cuci, li fa già Carlo Cannella, del resto ho già letto ‘sta notte)… lei in definitiva ha sottolineato, rivolta/o a Franz che c’è “poca materia, poca sostanza in genere, in queste interviste”, quindi sono ‘scialbe’, per derivazione-declinazione, sono solo ‘vetrine’, soprattutto per il giovin ‘borioso’ Marozzi, dove i soliti autori italiani si mettono in mostra così da giuggiolarsi in chi le spara più grosse, tanto per passare quali ‘fenomeni’ di turno (… interviste non invoglianti, oltretutto, a saperne di più sull’opera dei suddetti – sempre parole sue). Tutto qui. Ma non ha importanza, sono tipici del web questi elastici sul detto e non detto, in particolare quando si parla dall’anonimato. Riguardo Di Ruscio e il suo cancro, poteva risparmiarsi di renderlo noto qui (perché, infine, dei nostri problemi fisici non interessa ad alcuno), così come, col solito pietismo all’italiana, poi, nei commenti, in quei commenti, si è presa, a seguito, una strada (una ‘piega’) e quindi ci si è baloccati in quella. Detto ciò faccio, ovviamente, i miei migliori auguri a Di Ruscio perché poeta da lunga data e brava persona (se non lo fosse manco m’interesserebbe di farglieli, visto che giornalmente sono 22.000 i cancri diagnosticati in Italia), persona che a suo tempo stimavo molto per l’impegno nel sociale… ora non posso dire più di tanto su di lui perché è da tempo che non leggo alcunché di suo… resta la memoria di un tempo (targato), che è pur passaggio oltremdo importante sia in lettere che nella vita, perciò il mio abbraccio vada ad Oslo.
    Resta il fatto che lei su 4 autori intervistati finora da Franz non ne conosceva alcuno, ma comunque ha detto, fino al punto di giungere a delle coclusioni (vedi Marozzi) tanto da non essere invogliata/o ad approfondirne il loro percorso letterario… però dice comunque… ma perché dice, le necessita così tanto dire, ha bisogno di farlo, è per lei terapia l’essere ‘pestifera/o’, considerato che con una punta di piacere preverso lo dichiara anche nel suo nick?
    Per quel che concerne il mio onore, sarebbe un altro lungo discorso da farsi, che qui già fu affrontato in varie occasioni (quando collaboravo a questo blog), ma che il più delle volte venne frainteso e indicato quale fascismo se non nazismo di rigurgito, ‘cattivo gusto’, visione retrò del porsi, snobismo, elitarietà etc. etc. perciò di certe componenti parlo solo con chi se ne intende e sa (…anche in questo caso).

    @ Carla. Non focoso ma ‘insofferente’ nei confronti di chi le spara dall’ombra senza sapere alcunché, al fine unicamente di ascoltarsi o di fare a sua volta i soliti ‘numeretti’ da varietà 🙂

    PS. Sopra l’amico Cohen è stato fin troppo buono col sottoscritto dicendo che la mia è solo una ‘violenza’ di tipo verbale… non è vero, la mia è violenza totale, considerati, anche in questo caso, i trascorsi esistenziali; che poi ora il cane stia dormendo è in parte vero, ma a certe sollecitazioni rischia di risvegliarsi… e non è un bene, sia per il cane sia per chi ha suonato con la puzzetta sotto il naso il fastidioso trombino della supponenza… “a gratis”.

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  12. 1) Non ho capito cosa c’entra la coerenza politica con la domanda sugli amori letterari. Cioè, preferisci dal punto di vista letterario uno scrittore scarso ma che ha sempre mantenuto la sua idea a uno bravo che l’ha cambiata? Boh, non mi sembra un gran criterio.
    2) Ma Bob Dylan non ebbe una celebre conversione al cristianesimo?
    3) Uno sputacchio di maschilismo ormai non si nega a nessuno…
    4) Non conosco personalmente Gian Ruggero, mi fido di quel che dice Manuel Cohen, e quindi un caro saluto al duro dal quore tenero.

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  13. per fortuna ci sono i manzoni che capiscono tutto che squadrano da ogni lato alleluja alleluja saluti e non risvegli il can che dorme ché sono un mastino di mio che lei non ha capito un tubo che non faccio numeretti lei è patetico e chìssene basta là

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  14. @ Lamberti. 1) La questione è questa… amo, oggi (in questo particolare momento storico, soprattutto in Italia, considerato il come stanno andando le cose), chi è coerente totalmente in arte e in vita (visto che con disgiungo, mai, le due componenti). Non ho parlato di ‘mediocrità’, parlo, sempre, nella-di qualità. Nella qualità d’opera guardo anche la qualità di vita, perciò esistenziale dell’autore o artista in questione, e visto che tra le qualità io pongo la coerenza, ecco che il cerchio, almeno per me, si va a chiudere. Per dirla più semplice: non sopporto più chi predica bene (tramite il suo lavoro creativo) poi razzola male, cioè vive non come opera in arte. Mai ho creduto alla scissione tra opera e vita (e lo ripeto). Necessita, nell’ggi, sempre a mio avviso, una linea rossa continua, che parte dalla vita entra nell’opera poi ritorna nella vita. Romanticamente parlando: credo, ancora, che chi si cimenta con l’opera debba dare l’esempio anche in vita… logico che se l’opera è ‘maledetta’ sia ‘maledetta’ anche la vita… nulla da eccepire se l’opera e la vita si rivolgano al cielo o all’abisso, ma che in questo si sia un tutt’uno. Dei mediocri neppure me ne curo. Si parla, sempre, nella qualità. Sono stanco dei ‘finti’, perché ce ne sono troppi in giro, come, ad esempio, degli scrittori che sputano su Berlusconi poi continuano a pubblicare con le sue case editrici. Magari in questo eccedo in severità, ma oggi le posizioni di tutti coloro che fanno arte (buona) dovrebbero essere più nette. Ecco anche il perché del definire l’arte, la scrittura, come un’arma. Oggi l’importanza di riprendere un discorso anche creativo-sociale a mio avviso è fondamentale. 2) Anche Gesù era ebreo (assieme ai 12 apostoli) e si convertì a se stesso, per poi, in croce, rivolgersi all’unico padre di nuovo da ebreo. Non vedo nei cristiani (diversi sono i cristiani ortodossi e quelli cattolici, nonché i copti, gli armeni, i caldei) nessun tipo di distacco dall’ebraismo. E’ un unicum, almeno io così concepisco, dopo lunghi anni di studio… di approfondimento, la questione. Poi Dylan ritornò sui suoi passi, facendo ammenda col capo rabbino di New York, ma questi sono dettagli. 3) Maschilismo riguardo l’Avallone? Se Silvia fosse un trans avrei detto la stessa cosa… meglio lei-lui che Pennacchi… ma l’avete mai visto Pennacchi? 🙂 4) Piacevole essere garantiti da Cohen… scatta uno “spirito di corpo” quando ci si è lavati nello stesso fiume (il Giordano?).
    @ Carla. In parte sono simboli esoterici, vero. E’ una sorta di mappa venutasi a creare in circa trent’anni.
    @ Lucy. Brava/o, ci siamo più che intesi. Conosco già certe tipologie, quindi inutile farci ulteriori pippe.

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  15. terapia un berpardeciuffoli, maestro. curi il suo di ego debordante, il suo nolimetangerismo: che è quello che gira di più in italia, oggi. continui pure a virare su altro, allargando i confini di ciò che dico. l’unica cosa che ho detto, l’unica che la riguardi, in sostanza è che per me gli scrittori dovrebbero dire cose responsabili, non godersi la passerella di se stessi sparando quelle che, ad essere buoni, sono affermazioni pesanti, ad essere un po’ attenti sono solo sparate. e non l’ho detto su di lei, ma in generale: perché lei, purtroppo, assomiglia al peggio di quello che stanno mostrando di essere molti scrittori e poeti, ancora abbarbicati ad un elitarismo che li fa salvi e irresponsabili. ripeto che queste interviste servono per far conoscere scrittori a chi non li conosce. il suo biglietto da visita recita per me: “gian ruggero manzoni, scrittore, cultore di benaltrismo snob, grillismo – nel senso del marchese -, convinto a metà che si debba operare bene, con coerenza, tra vita e arte. nell’altra metà ci sono i lettori comuni: e di questi, se non elogiano, chissenefrega!”

    risposta: i lettori comuni comprano i libri. nel mio caso taaaaaaaaaanti libri.

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  16. a’ ci’, ma a te te mandano in perlustrazione gnivolta io m’accapiglio con quarche scrittore nolimetangerista?
    ma che me devo carma’, de che, ahò? ma se carmassero li scrittori, se mettessero bboni a lavorà, e nun vedessero sempre attacchi perzonali ndove uno disce na cosa ggenerale. a’ ci’: ma manco te sei bbono a di’ antro che de dasse na carmata, fijo! aggiornete, eh!

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  17. lucy, sei te mi pare a essere sempre in perlustrazione per lasciare le tue perle ovunque, con un’animosità degna di miglior causa, ripeto, fai un piacere a te stessa, datti una calmata, fare addirittura un post dove dici che farai di tutto per non far leggere i libri di Manzoni solo perché c’è stato uno scambio di commenti, tra l’altro provocato dalla tua continua saccenteria, ma ti rendi conto, cosa ti rode che sei così acida?

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  18. i libri di manzoni. eh no ciò, ostrega, che io i promessi sposi li promuovo ancora tantissimo!
    te, però sì che puoi stare nell’anonimato! il tuo anonimato è de classe A. ma vedi un po’, poffalbacco, poffàre!

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  19. Cara Lucy mi piacerebbe scorrere i titoli che sono nella sua biblioteca, tanto per vedere fin dove si spinge il lettore comune.
    Qui non si tratta di elitarietà, ma di cognizione di fatto. Essendo, io, un narratore di ‘nicchia’ (come di solito si dice), un poeta (quindi di nicchia), uno scrittore per il teatro (di nicchia) etc. etc. inviso da sempre al sistema letterario (e non solo), perché l’ho sempre attaccato facendo, pubblicamente, i nomi e i cognomi dei vari balivi, mafiosi, capi bastone, imbecilli che reggono le file, così come mi sono sempre esposto in prima persona, pagando perciò sulla pelle (a suo tempo), riguardo, anche, il sistema socio-politico traviato e marcio in cui questa nazione si rotola come un maiale nel suo strame, l’elitarietà è da intendersi come un mantenere, per mezzo di un Codice, le posizioni (alte) che si sono scelte arstisticamente e esistenzialmente parlando, cioè è il tentativo di dimostrare che ancora esistono intellettuali, creativi, ma anche solo semplici persone che, forti di un sapere (ma, soprattutto, di una sensibilità), e di una passione di-in vita possono tenere l’urto della mediocrità e della volgarità dilaganti.
    Se lei mi dice che il Marozzi, di cui ho letto alcuni libri, le ha sparate grosse (per poi fare ammenda), riguardo il suo essere in ‘arte’, oppure la Francesca Tini Brunozzi, che certo non ha brillato (almeno in questa occasione) per lucidità o interesse, …dicevo, se lei mi dice che i suddetti non si sono spesi (o, meglio, hanno stimolato poco il dibattito) potrei anche essere d’accordo, ma il confutare gli stessi (cioè il ridimensionarli) innanzitutto dovrebbe passare dal prendere visione del loro lavoro, dal conoscere come si muovono in vita etc. etc. non sparando a sensazioni o ad ‘illuminazioni’ del momento… cioè a priori.
    Che poi il 95% di chi scrive o dipinge o fa musica o architetta o filosofeggia, in Italia, se la tiri, la ‘racconti’, soprattutto se la ‘racconti’, si guardi l’ombelico e lo faccia passare quale dialogo con Dio, questa è vecchia come il mondo, così come è vecchia come il mondo che, in loro, l’arte e la vita quasi mai collimano, essendo, loro, notorie baldracche (…come poi sono baldracche la maggioranza dei nostri connazionali).
    Oggi, l’elitarietà, l’aristocrazia dell’essere, la nobiltà dell’essere, l’impegno nel-dell’essere (e via così) non è da intendersi come una posizione di supponenza nei confronti dei poveri mortali posti ai piedi della torre eburnea, ma un modus operandi (cioè il tentativo di porsi quali esempi di onestà intellettuale) distinguente una tipologia di uomini-artisti… di INDIVIDUI (tanto per ribadire una singolarità nella lotta, la quale, poi, si potrà incontrare con altre singolarità dello stesso calibro) che non si sono mai piegati e che fanno di tutto per non cadere in tale ‘piega’… anche se non è facile (come poi non è mai stato facile tenere una posizione etica ad oltranza e a vita).
    Inteso questo, inteso che chi si ha davanti non è il solito sparaballe o scaramacai di turno, prima di lanciare strali a vuoto (usando i soliti cliché frutto del cinismo dilagante o del pressappochismo dilagante), necessiterebbe capire il perché un uomo di cultura entro un’intervista usi certi termini, certe immagini, certe metafore, certi paradossi, certe iperbole proprio ora, in questo momento, in questo lasso epocale, oltretutto un uomo di cultura (e mi definisco così tanto per capirci) che ha oltre trent’anni di lavoro e ricerca alle spalle e che mai, e lo ripeto, si è venduto a certe logiche o a certi giochetti (quelli che poi tutti conosciamo).
    Cara Lucy ecco il punto: se si è prevenuti nei confronti di una categoria (come può essere quella degli scrittori italioti… e ciò è più che ammissibile, visti gli esempi che abbiamo) di solito si parte, sempre, col piede sbagliato. Quindi, e continuo a ripetere, le risposte che si danno alle 10 domande provocatorie di Franz non sono altro che, almeno per me, un modo provocatorio (più o meno riuscito… e su questo se ne potrà parlare), di far sì che s’inneschino dei meccanismi di dialogo al fine di comprendere bene a che punto della storia siamo… cioè se avrà ragione quel 95% di venduti, saltimbanchi, voltagabbana, incoerenti, puttane che oggi si professano intellettuali, oppure quel 5% che viaggia fuori dal coro e crede, ancora, che possa esistere una poesia, uno spirito, un ‘bello’ che possa salvare questa barca ormai ingoiata dal sempre più profondo gorgo fetido e putrescente che si chiama Occidente (del pianeta).
    Non si può, quindi, partire già dicendo che noi si faccia tutti il nostro show a fini esclusivamente autoreferenziali, promozionali, pubblicitari, perché, altrimenti, il tutto risulterebbe, come poi risulta, già falsato in partenza.
    Che quindi si leggano le risposte (come alcuni, qui, hanno fatto) e che si domandi il ‘perché’, qualora un qualcosa sfugga, così da incrementare l’eventuale dibattito e dare la possibilità al soggetto in questione di articolare, meglio, concetti e idee.
    Molto semplice… ma ancora una volta mi rendo conto che la show non solo lo fa quel 95% di coglioni che scrivono sui giornali, imperversano in televisione, saltellano in web a destra e a manca e pontificano a vanvera (senza poterlo fare, visto che sono lordi fino al midollo), ma anche chi poi commenta detto show… ovviamente ognuno alla sua maniera (perché lo show è unico, ma, nel teatrino che il più delle volte è la vita, i tempi di entrata o di uscita sono diversi).
    Tutto qui.
    Lei, Lucy, è troppo prevenuta in genere. Ovvio che posso comprenderlo, visto le buggerate che ci siamo presi e che ancora ci stiamo prendendo, ma se non ci si spoglia, tutti noi, di strutture e sovrastrutture, potremmo stare qui una vita e, alla fine, non avremmo concluso un cavolo… anzi, non avremmo fatto nient’altro che il gioco di chi, volutamente, mischia le carte a proprio uso e consumo.
    Se avessi voluto fare il ‘fenomeno’ sarei andato in RAI da Marzullo, non certo starei qui, in questo blog, tra 4 esimi sconosciuti, di cui alcuni parlano da dietro la maschera di un nick, a menarmela con loro… non le pare?
    Che quindi, se si vuole parlare di scrittura e anche di vita, prima si cerchi di capire il perché e il percome si sono dette certe cose, poi si dia inizio alle danze e vedrà che un qualcosa di accrescitivo vien fuori per tutti, altrimenti il silenzio.
    Le acidità le si lascino ai frustrati, di cui, sempre quest’Italia, va piena, e si comprenda il modo di approccio che ognuno ha nell’iniziare un dialogo.
    Perché Manzoni ha detto che la scrittura è un’arma? Perché Manzoni ha detto che Dio è un Assoluto? Esistono, ancora, degli assoluti in arte? E come mai ha detto che l’amore è un ‘termometro’? E come mai ha definito il Premio Strega il Premio dell’Ombrellone? E come mai ha elogiato le ‘nudità’ dell’Avallone? E come mai ha detto che Fo è un guitto e nulla più? E come mai ha tirato in ballo la coerenza? E avanti così… altrimenti Franz e Centofanti avrebbero potuto chiudere ai commenti queste interviste e ciao… chi se ne frega del lettore comune…. o, più semplicemente: dei comuni?

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  20. la ringrazio di tutta la sua dedizione: non sono persona da non riconoscere i meriti. lei qui tocca argomenti che mi stanno a cuore con un tono di serietà e pacatezza che mi convincono. se qualcosa l’ha seccata nel mio intervento, posso capire: ma ribadisco anche che, avendo premesso variamente che per me lpels è un’occasione di approfondimento, un’agenda in cui trovo dei richiami, degli “appuntamenti” con cose che, per varie ragioni, anche territoriali, mi possono sfuggire, il suo nome, che fino a qualche giorno fa era solo un nome, rischiava, per la durezza e non condivisibilità di certe affermazioni, di rimanere tale. mi era parsa anche l’intervista di morozzi un po’ “leggera”, un po’ da primo della classe. l’autore ha poi chiarito. sull’intervista n. 4, mi scusi, eh, ma non ho detto nulla. se io devo avvicinarmi ad un autore che non conosco, oltre a cercarmeli fidandomi del mio modestissimo fiuto – anche se ben temprato – di lettrice, cerco di orientarmi con indicazioni che derivano da una parca navigazione in internet, da qualche presentazione etc. e un po’ a pelle. non sarà un criterio oggettivo: ma lei frequenta persone antipatiche? antipatiche a lei, non in assoluto? per me leggere è ancora una delle poche cose in cui cerco di stare “bene”, di entrare in sintonia con l’autore, il suo mondo, la sua visione di esso, accetto di stare male leggendo e molto,e in guerra, se serve, per stare meglio. sono tuttavia convinta, sarà anche ingenuo il crederlo, che ciò che uno sembra molto spesso è quello che è: nonostante ci si sforzi per dimostrare che “le cose non sono mai quello che sembrano”. lei mi è sembrato un po’ violento e un po’ supponente: due cose che fuggo, che mi fanno sembrare, nel rimarcarle, violenta e supponente a mia volta! ora ha chiarito. grazie.

    “mi piacerebbe scorrere i titoli che sono nella sua biblioteca, tanto per vedere fin dove si spinge il lettore comune”: che vuol dire?

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  21. Significa che non credo che lei sia una sprovveduta e una lettrice ‘comune’, visto che in uno dei suoi commenti, presenti da Marozzi, se non erro, lei cita troppo a segno per essere una lettrice qualunque.

    Riguardo le risposte di Francesca Tini Brunozzi mi sono permesso di dire io… giocando letterariamente anche sul suo ‘fiuto’, cosiderato il come reputo la veda in letteratura come in arte, cioè mantenendo la serietà come principio basilare.

    Riguardo la mia violenza e la mia ‘supponenza’ probabilmente sono retaggi di una vita spesa nel dovermi difendere, ma anche nell’offendere, non a parole, ma carnalmente-fisicamente parlando visto i trascorsi di militanza politica pesanti e l’aver poi vissuto in prima persona la guerra in Libano e in Bosnja. Comunque ero ancora più violento (Bestia con cui devo da sempre convivere) e ‘altezzoso’ un tempo, ma la gioventù può portare anche a questo (veda le risposte di Marozzi… piacevolmente giovanili… non a caso… seppure i 40anni).

    Tutto qui.

    Sul resto si può parlare quando e come vuole. GRM è uomo a disposizione, in particolare se si raggiunge una pace… e non solo ideale… ma soprattutto esistenziale, considerata la stanchezza del dovere essere sempre in prima linea.

    Grazie a lei.

    Ora vado di nuovo… ‘sta crisi si fa sentire, si corre, si telefona, ci si arrabatta 10 volte più di prima per guadagnare un quarto di quello che solo due anni fa si riusciva a fare… quindi non si parla più di un ‘vivere’, ma di ‘sopravvivere’.

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  22. ci sono forse cinque commenti miei in questo blog, ma tu @Lucy già sai che sono un moralista, comunque, contenta tu, a me basta che ci sia una minima civile interazione tra i commentatori, altrimenti sono solo inutili sprangate e leggere disgusta

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