Guerre segrete

di Mauro Baldrati

Qualche giorno fa sono salito su un autobus con l’aria condizionata guasta. I finestrini erano sigillati, si udiva il soffio dell’aria pompata nell’abitacolo, ma il clima era insostenibile. L’aria che entrava era calda, umida, soffocante. Tutti i poveri trasportati erano madidi di sudore.

Ho trovato un posto, sono crollato seduto e ho preso dallo zaino Guerre Segrete, ultimo Segretissimo di Stephen Gunn (nome de plume di un italiano, Stefano Di Marino), una spy story avvincente, da leggere anche mentre si cammina. L’ho aperto, riprendendo la lettura dal segnalibro, ma dopo pochi minuti ho perso conoscenza. Boccheggiavo, come quei pesci che, in un mare tropicale, si spingono nei pressi di un cratere vulcanico sommerso dove l’acqua è caldissima, per brucare un’alga particolarmente appetitosa che cresce solo in quella zona e se sbagliano i calcoli, cioè se si fermano per qualche secondo in più del consentito, ci rimettono le penne (anzi, le squame).

Mentre passavo dal sonno a uno stato di semi-veglia ho iniziato a sentire delle urla acute, prolungate. Ho aperto gli occhi e ho intravisto un bambino di 7-8 anni, seduto in uno dei posti di fianco al mio, oltre il corridoio centrale. Era agitatissimo, rideva di continuo e urlava a squarciagola. Urlava in arabo, rivolto a una donna che sedeva davanti a me, una signora bionda, con gli occhiali. Accanto al bambino sedeva un uomo scuro di capelli e di pelle, il padre. Il bambino diceva sempre “mama”, o “mami”, e urlava agitando un palloncino sostenuto da un’asticella.

Ma come fa a urlare così questo bambino, ho pensato. Sembra che non conosca il significato di “parlare”. Mama, mama! Gridava, e intanto rideva, e si agitava sul sedile.

Impossibile dormire. Ma anche restare sveglio, nell’aria irrespirabile. Così aprivo e chiudevo gli occhi, investito dalle sue urla acute, come piccoli corpi contundenti.

Poi, ho visto qualcosa. Durante un attimo, brevissimo, in cui sembrava calmarsi, il padre gli ha mollato uno schiaffetto. Non troppo violento, ma neanche inoffensivo. Uno schiaffo soft, ma pungente, graffiante, sonoro. Il bambino allora ha iniziato ad agitarsi, a ridere come un matto e a colpire il padre col palloncino, il quale rideva a sua volta, mentre la madre li guardava seria, impassibile. Gli altri trasportati, compreso me, assistevano alla scena con facce lunghe, rassegnate.

Così ho osservato nei dettagli la scena. Il padre lo stimolava di continuo, con schiaffetti, spintarelle, e il bambino andava in iper-eccitazione, urlava, si avventava su di lui col palloncino o piccoli pugni cui il padre reagiva alzando teatralmente la guardia e ridendo.

Provavo disagio mentre li fissavo. Mi disturbava l’eccitazione del bambino, quella sua impossibilità a rilassarsi, perché il padre subito lo stuzzicava. Dall’intensità delle urla e dai gesti bruschi ho capito che quella era la loro situazione abituale, il loro rapporto quotidiano.

Ho visto una violenza diffusa, tagliente, negli scherzi del padre. Aveva trasformato suo figlio in una specie di scimmietta agitata, una cavia da laboratorio da attivare coi pizzicotti, gli schiaffi, le spinte. Un esserino che non aveva il diritto di riposare, di lasciarsi andare, di ripararsi nella tana.

Dopo circa venti minuti sono scesi, spintonandosi e pizzicandosi lungo il corridoio. La calma è tornata, ed io ho tentato di assopirmi, ma non ce la facevo, benché il caldo torrido mi avvolgesse come un velo vischioso. Pensavo al bambino, al padre, alla madre bionda impassibile.

Benvenuti quindi nel teatro delle guerre segrete, perché non esistono, non sono riconosciute, né ammesse, né previste. Le piccole guerre atroci dove i giochi di potere si negano e si scaricano nell’aggressività serpeggiante, legale, normale, benedetta. Lo specchio del mondo, il ricettacolo di tutte le condanne che si tramandano da generazioni, da intere epoche.

Benvenuti nella Sacra Famiglia.

5 pensieri su “Guerre segrete

  1. Complimenti, Mauro! Hai descritto benissimo il crogiolo n. 1 dei disturbi e delle atrocità quotidiane.

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  2. Come provocazione non è male.
    Se ne possono trarre spunti a iosa, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
    Proviamo a partire dalla
    “impassibilità” della madre bionda.
    Perché costei sarebbe impassibile?
    Semplice tratto personale o spia di qualcosa che va oltre l’individuo?
    E qui mi fermo, avvolto anch’io da un velo vischioso di caldo torrido.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  3. Quadro davvero soffocante,
    colorato di drammi che sembran piccoli,
    poi e magari scoppiano fragorosamnte anni dopo.
    Davvero avvincente, forse più delle segretissime guerre segrete

    MarioB:-)

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  4. dopo si trovano un coltello tra le scapole, dopo. la famiglia! questa cosa bellissima se funziona, inferno se appena appena traballa.
    malcostume, mezzo gaudio! diceva totò: non ci sono più neanche tra i parlanti arabo le sue belle famiglie di una volta. per fortuna che il bimbetto scassamaroni urlava mami, perché se urlava “papi”, che il papi proprio non lo reggo, se ero lì gli aggiustavo un cazzotto sul naso: niente di bellicoso, e tanto meno segreto. e magari si stava finalmente zitto.

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  5. Mentre sono in fase un po’ frenetica per la pre-partenza verso un altro teatro di guerre segrete (le ferie d’agosto), invio un saluto a tutti e: Roberto, l’impassibilità della madre: è impenetrabile come la sua faccia , ma forse è una questione di equilibri: quando vi è un forte scompenso di aggressività, in questo caso tutto dalla parte del padre, l’altra componente del triangolo padre-madre-io agisce per difetto; e, Mario: mi era sfuggito il collegamento tra l’atmosfera soffocante del bus e il racconto.

    Grazie e tutti.

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