Una buona volta

da qui

Ho due parole d’ordine: sembra facileprocediamo impavidi. Una filosofia portatile, utile come sintesi estrema di un manuale ipotetico di sopravvivenza. Quando le chiamate drammatiche si moltiplicano – come succede oggi -, quando pare che tutti i malati e i moribondi si diano convegno nello stesso giorno e nelle stesse ore, pronunciare uno dei due motti è un metodo da tenere a mente. Ci sono altre risorse più concrete: mi è stato consigliato il Tachicaf per il mal di testa ininterrotto e sembra che, per ora, sia efficace. A pensarci bene, il motto può riassumere una vita; immagino che quello di Gesù fosse: sia fatta la tua volontà. Con la differenza che, per noi, è una litania con cui ci rassegniamo al peggio; per lui era una lama di luce nel buio fitto dei fraintendimenti. Fino a quando dovrò sopportarvi? si lasciò sfuggire una volta, al colmo dell’insoddisfazione. Fossi stato là, avrei pronunciato sottovoce una delle parole d’ordine con cui avanzo giorno dopo giorno, stringendo i denti, scrutando un orizzonte carico di nubi che il vento dovrà spazzare via, una buona volta.

8 pensieri su “Una buona volta

  1. credo che anche Gesù dovesse chiedersi spesso quale fosse la volontà del Padre, non per niente ce lo raccontano spesso in disparte a pregare. a volte la Sua volontà è chiara altre invece (il più delle volte) è difficile da capire, per questo l’esortazione a pregare incessantemente andrebbe presa in seria considerazione. credo che i tuoi motti siano nati da una preghiera che continua anche nel sonno.

    io dormo ma il mio cuore veglia

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Ciao Fabrizio,

    complimenti per il blog; da parte mia, soltanto una curiosità: dov’è esattamente che Gesù si lascia sfuggire il “Fino a quando dovrò sopportarvi?”. Più che il versetto, mi interesserebbe la situazione.

    Grazie,
    Matteo

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  3. Se ricordo bene dice queste parole quando gli presentano l’ennesimo figlio indemoniato rispetto al quale, stavolta, gli apostoli non hanno potuto fare nulla e se ne stupiscono. Almeno mi pare che fosse questa la situazione.

    saluti
    iacopo

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  4. E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro. Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?”. Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”.Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa,
    abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”.
    Il padre del fanciullo rispose ad alta voce:
    “Credo, aiutami nella mia incredulità”. Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro: “Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

    (Mc., 9,14-28)

    insomma i discepoli seguivano Gesù, lo ascoltavano, lo conoscevano eppure non hanno avuto abbastanza fede per aiutare quel poveretto.
    assomigliano un po’ a noi, ci accade di fare esperienze di fede importanti dalle quali potremmo uscire più forti, ma ci manca la perseveranza del rapporto stretto con il Padre e così abbiamo sempre bisogno di qualcuno che preghi per noi.

    saremo profeti re e sacerdoti quando la preghiera sarà incessante anche nel nostro cuore

    f&r

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  5. Per la tua “buona volta”, Fabri (dai che a furia di salire, saliremo felici…)capisco cosa vuoi dire e capisco cosa non si sa più come dire,e va bene. Sta bene, tu.
    Maria Pia Q.

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  6. Una buona volta sara’ soltanto alla fine dei tempi, visto che qui e’ considerata una UTOPIA la possibilita’ che un giono su questa terra tutti liberamente sceglieranno il bene.
    Mi sta venendo da domandare a don Fabrizio: “ma allora chi glielo fa fare ad adoperarsi tanto?”

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