Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.#5 FERNANDO CORATELLI

a cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

È una domanda cui da tempo cerco risposta. Spesso mi sveglio al mattino, mi guardo allo specchio e come novello Travis Bickle ripeto: “You talkin’ me?”. Ovviamente è l’io scrittore che risponde all’io uomo che gli chiede perché fai lo scrittore.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Direi che fra gli amori ce ne sono vari – da alcuni immancabili classici (Cervantes, Baudelaire, Dostoevskij, Camus, Gombrowicz ecc.) a altri più contemporanei, fra cui DeLillo, Auster e Marías. In Italia citerei Cappelli.

Alla voce odi, invece, annovererei Salinger, Wallace (ebbene sì non mi è mai piaciuto, o non quanto viene osannato) e un poco di autori italiani che più che odiare trovo assai noiosi. Ma c’è un’autrice di cui fatico a leggere anche solo tre pagine di seguito: Isabel Allende.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Ritengo che ogni scrittore creda di valere il massimo. Si darebbero tutti dieci in quella scala di valori che tu, giustamente, non vuoi neppure sentire. E se si dicesse che nessuno scrittore contemporaneo (italiano perlomeno) supera il 6 e mezzo, ecco che tutti si azzannerebbero per essere davanti a qualcun altro in graduatoria. Non lo so quanto valgo. Io spero che ogni mio romanzo valga di più del precedente. Non credo in una scala di valori assoluta. Potremmo aprire un lungo dibattito infinito. Posso dire che la mia necessità è di raccontare storie, che mi piace legare il plot, con una ricerca stilistica – condendo il tutto con una ossessione narrativa. Ecco, direi che senza questi tre elementi: stile, plot e ossessione narrativa si vale poco.

Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue)

L’amore è una finale di un Mondiale di calcio. È la partita più attesa, la degna conclusione di un momento esplosivo. Però come tutte le finali mondiali (compresa l’ultima di quest’anno) finisce con l’essere la partita più brutta, colma di tensione, in cui ci si picchia come fabbri, e spesso si finisce a supplementari e rigori. Il bello dell’amore sono i quarti e le semifinali.

Pensi che Dio, che tu ci creda o no, è ancora “materiale letterario”?

Direi di sì. Dio è per sua natura “materiale letterario”. La tensione emotiva, le ossessioni di cui parlavo prima, la ricerca stilistica, la caratterizzazione dei personaggi e l’atto di creazione in sé sono tutte operazioni divine in senso lato. Perciò Dio resta ancora profondamente al centro di gran parte delle opere contemporanee. Persino quando gli autori cercano di escluderlo volutamente, finisce spesso con il prendere il sopravvento. Si pensi al rapporto Autore/Eroe (di bachtiniana memoria). Oserei dire che il giorno in cui Dio non fosse più “materiale letterario” allora potremo per davvero celebrare i funerali della letteratura tutta. (Ammetto, pure, che qualcuno si sta impegnando affinché ciò accada.)

Sei invidioso?

Direi di no. Ho parecchi difetti, ma l’invidia mi manca. Non soffro per il successo altrui. Alle volte non lo comprendo, ma non lo invidio di certo.

Preferisci una notte d’amore stupenda con il partner ideale o una maxirecensione di D’Orrico?

Sogno di ricevere una maxirecensione di D’Orrico su una mia stupenda notte d’amore.

Cosa pensi del Nobel della Letteratura a Bob Dylan? Sei favorevole o contrario?

Devo dire che non ho un’opinione in merito. Bob Dylan mi piace, ma al pari di altri cantautori. I testi sono dirompenti, ma non li trovo imperdibili. A dire il vero, è che è proprio il Nobel che mi sembra una cazzata, salvo non lo vogliano dare a me, allora cambio idea ché quei soldi mi servirebbero eccome.

Da un punto di vista estetico ti sembra giusto che lo Strega l’abbia vinto Pennacchi e non l’Avallone?

Direi che da un punto di vista estetico siamo messi male in letteratura.

Progetti per il futuro?

Tanti, forse addirittura troppi. Di certo non un’antologia di racconti, che fa sempre come il LP di hits di quei gruppi che non hanno un cazzo di ispirazione per fare un nuovo album.

Fernando Coratelli è nato a Bari il 23 novembre 1970.

Si è laureato all’Università degli studi di Bari in Giurisprudenza.

Vive e lavora a Milano (ancora per poco, da ottobre si trasferirà a Mainz, Germania), dove svolge l’attività di ghost writer, traduttore, consulente editoriale e redazionale per varie case editrici.

Dal 1996 al 1997 ha lavorato per il quotidiano barese “La città” scrivendo 42 articoli di recensione libri/teatro/mostre e articoli di cultura varia dalla letteratura all’arte figurativa. Ha pubblicato alcuni racconti su alcune riviste e blog letterari.

Alcune sue poesie sono apparse sul blog “La poesia e lo spirito”.

Nel 2008 è uscito il suo primo romanzo Altrotempo per Cadmo editore.

Un secondo romanzo è in attesa di pubblicazione, nel frattempo ha quasi concluso la stesura del terzo.

6 pensieri su “Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.#5 FERNANDO CORATELLI

  1. grande! anche solo per gli “odi” letterari, specie salinger e wallace, finalmente! anche solo per quel “siamo messi male” a proposito dello strega – ho usato qualche giorno fa le stesse tre parole -. simpatico e con i piedi per terra e gli occhi ben aperti. sincero: l’invidia è un brutto sentimento e più odioso è quando ti attribuiscono invidie che invece sono solo perplessità sull’effettivo valore di certuni. questa però le batte tutte:
    “Oserei dire che il giorno in cui Dio non fosse più “materiale letterario” allora potremo per davvero celebrare i funerali della letteratura tutta”. questo aspetto meriterebbe un approfondimento a parte.
    mi è piaciuto veramente tanto.

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  2. @ lucypestifera: hai ragione da vendere, “Oserei dire che il giorno in cui Dio non fosse più ‘materiale letterario’ allora potremo per davvero celebrare i funerali della letteratura tutta – questo aspetto meriterebbe un approfondimento a parte”.
    ci sarebbe a lungo da discutere.

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  3. E’ stata una piacevole lettura,
    per fortuna senza sparate o pistolettate,
    infatti ho gradito molto:
    “un poco di autori italiani che più che odiare trovo assai noiosi”
    grazie

    Mario Bianco

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  4. Particolarmente bella e demistificante questa risposta :”L’amore è una finale di un Mondiale di calcio. È la partita più attesa, la degna conclusione di un momento esplosivo. Però come tutte le finali mondiali (compresa l’ultima di quest’anno) finisce con l’essere la partita più brutta, colma di tensione, in cui ci si picchia come fabbri, e spesso si finisce a supplementari e rigori. Il bello dell’amore sono i quarti e le semifinali.” Molta verità, molto disincanto e, grazie alla metafora calcistica, ciò nonostante, anche molta ..passione.
    Ma anche il resto non male. Coratelli, lei mi intriga.

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