Se prendi tre acini di sale

di Alfonso Nannariello

Puntate precedenti  I –  II –  III

Ognuna avrebbe potuto sposare ognuno. E, per il volere di un padre, si destinavano i suoi giorni a chi avesse voluto.

Il dolore collettivo delle due guerre del Novecento, cambiò per sempre i rapporti tra le persone e il modo di vivere. Il matrimonio iniziò a essere fatto per amore, non più per dovere.
Non deve essere stato proprio così da noi.
Anche in altre foto di quel tempo ho visto, sotto i veli bianchi, le spose adombrate da un lieve timore. Alcune, invece che contente per essersi appena maritate, sembrano abiti nuziali appesi ad un cipresso.
Per molte cambiar casa quasi equivaleva ad andare in una terra straniera. Tutte, invece, erano più o meno spaventate da ciò che avrebbero dovuto concludere proprio quella sera, certamente impressionate dal solenne rituale dell’ostensione al balcone, la mattina dopo, del lenzuolo sporco del loro sangue. E ognuna si augurava che il marito la prendesse con qualche cautela o, almeno, non proprio così spesso.

R zit, le spose, allora portavano in dote il proprio corpo, non so se pure il cuore, non so con quanto affetto.
Per quel loro unico viaggio le ragazze portavano una forza naturale, una torsa1 di fermezza che, per quanto tirata, non si spezzava, che faceva fare ciò che si doveva in ossequio solo alla ragione di una pervicace tradizione; portavano, poi, una scorta di coraggio nel caso la cosa andasse male, e una dose di magia che le componesse con le nuove cose.
Non so come aprissero le gambe, non so cosa sentissero nel corpo e dentro il cuore. Ognuna sentì l’ingombro con lo strappo, e forse nella paura non inghiottiva più nemmeno la saliva.

Nella parola detta dal riserbo, piene di pudore, ognuna stringeva tra le labbra e tra le sopracciglia la fitta e il bruciore.

____________

1)

Torsa, «corda tosta, fune a più capi». Forse dal latino «torqueas».

4 pensieri su “Se prendi tre acini di sale

  1. “abiti nuziali appesi ad un cipresso”: oggi la mercificazione globalizzata ha per lo più ridotto la varietà degli abiti e delle piante a un’indesiderabile unità.
    Resta di buono lo sposarsi “per amore”, purché ci si intenda bene su cosa significa e cosa implica; che cosa succede ad esempio quando magari l’amore finisce, attivando rimedi a volte peggiori del male.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  2. Gentile Alfonso,
    quando scrivi “da noi” a quale luogo italiano alludi?
    Per mia fortuna il matrimonio, anche a distanza di molti anni, non si è rivelato un “martirio” come lo descrivi tu. Specialmente quella “prima notte”, per quanto incutesse molta emozione, aggravata dal pudore appunto perché era davvero “la prima”, non fu tanto traumatica o persino terrificante al solo pensiero di quel lenzuolo da esporre come prova.
    Ha però ragione Roberto quando si pone il problema del da farsi se l’amore finisce.
    Importante è sposarsi per amore, non per interesse o per imposizione altrui.
    Giorgina BG

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  3. GENTILI, COME SEMPRE, SIETE VOI.

    IL RACCONTO CHE STO FACENDO HA UN QUI SPAZIALE, CHE È UN PAESE DELL’IRPINIA, QUELLO DI CUI VINICIO CAPOSSELA PARLA IN QUALCHE SUA CANZONE, PAESE DA CUI HA MUTUATO TANTE IMMAGINI E PAROLE. IL LUOGO È CALITR, IN PROVINCIA DI AVELLINO, PAESE DEL PADRE DI VINICIO.
    IL RACCONTO CHE STO FACENDO RIMANDA A UN PASSATO GIÀ REMOTO, QUELLO DEI MIEI PIÙ IMMEDIATI ANTENATI, PARTENDO DAI MIEI GENITORI (IO SONO DEL 1955 !).
    LE SUGGESTIONI LE HO RACCOLTE DAI RICORDI DELLE PERSONE CON CUI MI SONO FERMATO A PARLARE.
    SULLE “SOLUZIONI” AL MATRIMONIO NON RIUSCITO SI DIRÀ QUALCOSA IN SEGUITO.

    ANCORA UN GRAZIE. ANCORA IL MIO ABBRACCIO

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  4. Caro Alfonso,
    ti ringrazio per le precisazioni spazio-temporali. I tuoi genitori, che mi auguro ancora in vita, non sono poi così lontani nei secoli.
    L’usanza del lenzuolo appeso sul balcone come prova (!) denota un dover rendere conto a tutto il paese di un fatto privato, anzi, privatissimo tra i due novelli sposi. Spero che tutto questo rituale sia oggi dimenticato. Invece i matrimoni per interesse sono ancora diffusi ovunque, benché camuffati con astuzia.
    Un caro saluto
    Giorgina BG

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