Una bella domanda

da qui

Chi sono? Una bella domanda. Ricordo la prima volta che mi toccò seriamente, da ragazzo, ma riguardava un altro: un giovane che intraprendeva un percorso di fede personale. Aveva, per lui, il senso di una sobrietà riconquistata, una motivazione più profonda per l’agire. Provai a rispondere, ma mi trovai in difficoltà: mi veniva in mente quello che facevo, i gruppi a cui partecipavo, il modo in cui impiegavo il tempo. Avrei potuto aggiungere qualcosa sul carattere e le inclinazioni, gli interessi potenziali o coltivati, gli ideali, i difetti, le contraddizioni. Oggi mi rendo conto che l’interrogativo ha un altro senso: la ragione per cui mi alzo la mattina, le radici in cui mi riconosco davanti allo specchio della storia, la memoria di essermi sentito, per una volta, veramente amato. So che non si tratta di un deposito di cui disporre, ma di un fuoco da ravvivare ogni momento, mentre infuria il temporale e la notte scioglie il suo mantello oscuro.

16 pensieri su “Una bella domanda

  1. la memoria dell’amore

    a volte pare averla smarrita, ma lei resta sotto la cenere in attesa di un soffio che le ridia vigore

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. A volte capita di avere tutto chiaro, ma non per presunzione, soltanto perche’ si e’ in sintonia con il proprio essere piu’ profondo; altre volte il cammino si fa duro perche’ il proprio progetto di vita si confonde all’improvviso a causa del mutare della sorte… La nostra vita e’ tutto un altalenare di eventi, umori, sensazioni, cui dobbiamo far fronte per non perderci all’improvviso il lieto fine 🙂

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  3. Il poeta non si cura di contare e ricontare i propri beni e i propri mali; non fa l’inventario della propria fortuna. Perché il poeta non può sapere chi è e neanche cosa cerca. Il filosofo, almeno, sa ciò che cerca e per questo si autodefinisce filo-sofo. Il poeta, poiché non cerca ma trova, non sa come chiamarsi. Dovrebbe adottare il nome di ciò che lo possiede, di ciò che lo prende colmando la dimora della sua anima, dell’impeto che lo trascina. Ma non sarebbe facile, perché solo a volte si sente rapito, indiato; altre volte si sente afferrato, irretito in sogni informi privi perfino di impeto, si sente vivere nella carne quando la carne è ancora opaca e non è stata resa trasparente dalla luce della bellezza. Come potrebbe chiamarsi poeta? Perso nella luce, errante nella bellezza, povero per eccesso, folle per troppa ragione, peccatore in stato di grazia.
    MARIA ZAMBRANO

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  4. NON MI CONOSCO

    In un tempo lontano mi pareva
    di conoscere il mio volto interiore.
    Credevo di sapere
    chi fosse quell’amara, triste effigie
    manifesta per gli occhi trasparenti;
    chi quella fioca immagine riflessa
    dallo specchio dell’anima.

    Ora non so chi fui, non so chi sono.
    Incerto è tutto, incerta
    anche l’amara immagine
    che allora riconoscere sapevo.

    Era “mia” la tristezza
    dipinta in quell’effigie, in quelle ombre
    svelate dai miei occhi, n’ero certa.
    Il mio Ego potevo ravvisare,
    pur chiuso dentro l’anima e la mente:
    identità scolpita nel mio petto
    senza vana incertezza.

    Identità svanita
    è questa mia diuturna scontentezza
    di me, dei miei pensieri, del mio tutto.
    Non so più chi io sia.
    Non mi conosco.

    Giorgina Busca Gernetti

    da “Parole d’ombraluce”, Genesi, Torino 2006

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  5. conoscersi: te lo sapevi che il tuo anniversario di ordinazione è il giorno del mio genetliaco? eh eh! speriamo che fra una settantina circa di giorni, quelli che hai in più di me, mi capiti un’epifania circa me stessa (epifania, non: befana). intanto, una cosa a caso: sto riascoltando crosby still nash & young da alcuni giorni. ma va’? cose che succedono ai giovini, come noi. un abbraccio sereno, di ritorno da tango.

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  6. io non so chi sono. non so cosa sto facendo.
    a consuntivo vedrò il disegno lasciato sul terreno dalle mie impronte. sarò cigno o minotauro, sarò albero o casa. sarò forse una linea contorta e confusa

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  7. Che belle domande!!!!
    Nella mia continua ricerca del mio vero io questa sera di San lorezo guardando le stelle mi porrò questa domanda:
    Mi sono sentita anche per una volta veramente amata?
    Un abbraccio.

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  8. Un fuoco da ravvivare ogni momento

    come la fede, da confermare ogni giorno, nonostante tutto, per arrivare alla fine dei nostri giorni avendo combattuto la buona battaglia e conservato la fede (S.Paolo docet).
    Quanto all’Amore, ne siamo circondati, ma ci ostiniamo ad attenderlo da direzioni (leggasi persone e circostanze) diverse da quelle da dove ci proviene. Dovremmo imparare a guardare, per vederlo finalmente ed averlo in noi 😉

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