Due calcoli

da qui

Sarebbe bello poter parlare a tutti senza difese né tabù, ignorando i risvolti ipotizzabili, gli effetti collaterali, gli strascichi indesiderati. Comunicare schiettamente, sfogandosi al bisogno, confidando gioie e preoccupazioni, affidando al cuore dell’altro la vita come è. Si eviterebbero nevrosi, risparmieremmo patrimoni dilapidati in medicine, apriremmo scenari di ritrovi fraterni, segnali profetici di una società più giusta. Dopodiché, ci facciamo i soliti due calcoli; ricordiamo che la Bibbia raccomanda di non fidarsi del primo che ti capita e soggiunge: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Lanciamo un’occhiata nostalgica alla fila di case snocciolate come rosari fino all’orizzonte, alziamo il bavero scuro della giacca e ricominciamo a lavorare, come niente fosse.

16 pensieri su “Due calcoli

  1. Ci metterei la firma x un mondo così, senza maschere. Sara’ che preferisco indossarle solo quando recito sul palco 🙂
    Coraggio, Fabry, e per Ferragosto riservaci un post speranzoso!
    Un grande abbraccio,
    Titti

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  2. candidi come colombe, astuti come serpenti…
    personalmente perseguo la prima, prendo fregature colossali, ci ricasco, mi annoia riscontrare che le cose stanno così, provo a comportarmi come prevede il secondo modello e non mi riesce. il mio candore – che con il mio caratteraccio va d’accordissimo – si scontra con comportamenti naturalissimi di segno contrario, di gente che ha il sorriso sulle labbra e uno stiletto nel taschino. mi sono ripromessa di seguire un corso per stronzi, al rientro dalle vacanze. intanto, vado in vacanza. ci penserò, più che altro per salvarmi non la “vita”, ma l’esistenza.
    certe tue riflessioni sono un pugno nello stomaco.

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  3. sarebbe bello ma nell’attesa che un mondo così si realizzi mi pare che, come difesa, il bavero sia un po’ leggero; preferisco la corazza: le fregature si prendono lo stesso ma almeno le ferite sono meno profonde:-)

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Gentile don Fabrizio,
    sta bene non fidarsi del primo che capita, come giustamente suggerisce la Bibbia in termini molto forti (“maledetto”), ma quando ci si fida di uno che ormai si conosce da più di un lustro e si viene ingannati indegnamente, per di più trattati peggio di un cencio da gettare via, che cosa direbbe l’autore della frase biblica da te citata, di cui mi piacerebbe conoscere il nome?
    Grazie e un saluto cordiale
    Giorgina BG

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  5. Ger 17, 5-6

    per gli autori sacri l’uomo può e deve confidare sempre e soltanto in Dio, l’unico Fedele perché Santo; la maledizione per chi invece confida nell’uomo deriva dalla considerazione del fatto che il seme di Adamo non è capace di fedeltà e schiettezza ma, per la sua natura imperfetta e fragile, tende a non essere la parola che dice; il DioFedele è fedele cioè dice-pensa-agisce in uno, in noi la invece c’è tricotomia fra ciò che dciamo pensiamo facciamo, il cammino verso la fedeltà, che poi è la fedeltà a se stessi, alla propria parola, prima che agli altri, è lungo e irto di ostacoli perché viviamo nel tempo e nella storia, un tempo e una storia che ci mettono sempre di fronte a situazioni nuove e impreviste.
    persino Gesù ha dovuto scegliere di fare la faccia dura verso Gerusalemme, la sua umanità si è giocata tutta sulle scelte che ha compiuto; i suoi, che pure lo amavano, lo hanno tradito, abbandonato, rinnegato.
    così purtroppo può accadere anche a noi di subire un tradimento, l’abbandono, il rinnegamento da coloro dai quali non ce lo saremmo mai aspettati.

    ciao

    f&r

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  6. Grazie, f&r, per la citazione di Geremia. A quanto dici non ci si deve fidare di nessuno, non soltanto del primo che capita. Del resto Pietro ne ha dato un esempio chiarissimo, con il suo triplice tradimento di Gesù prima che il gallo cantasse.
    Vivere tra gli uomini imperfetti e fragili significa forse doversi sempre guardare le spalle come in guerra o temere che l’amico più fedele nasconda un pugnale dietro il più candido sorriso?

    ciao

    Giorgina

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  7. A.A.A. Cercasi corazza (anche usata)
    ma, dai commenti che ho letto fin qui, non credo che ne trovero’ molte 😉
    Buon Ferragosto a tutto il blog e Forza Fabrice semper!
    Titti

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  8. direi che vale anche la regola del non dimenticare di appartenere noi stessi alla schiera degli imperfetti e fragili e che potrebbe capitarci di essere stati o di essere prima o poi quel Pietro così sicuro di sé da inciampare proprio sull’Amore.

    grazie a te,

    f&r

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  9. Incanto e disincanto. Affrontare la vita da illusi o disillusi ?
    L’illusione e’ naturale, ricresce sempre. La disillusione e’ la corazza (la maschera) che indossiamo dopo aver subito una ferita, per paura di soffrire troppo o di nuovo, ancora. Purtroppo o per fortuna in me la disillusione e’ una difesa provvisoria e cosi’ riparto verso l’altro, disarmato. Che sofferenza! Ma se mi chiudessi a riccio, non sarebbe peggio?
    A Don Fabrizio l’ardua sentenza!

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