Addio a Panikkar teologo del dialogo

di Vito Mancuso

Cosmoteandria. In questa difficile parola è racchiuso il nucleo del pensiero di Raimon Panikkar (morto ieri a 92 anni nella sua casa in Catalogna), uno dei più grandi teologi della nostra epoca, destinato a diventare sempre più una permanente sorgente di luce per tutti i cercatori sinceri della verità. Cosmoteandria è il termine coniato da Panikkar per esprimere la sua intuizione filosofico-teologica fondamentale, cioè che l’Assoluto (teo) è attingibile solo in unione con il mondo (cosmo) e in unione con l’uomo (andria) e, simmetricamente, che l’uomo viene a capo della sua essenza solo in armonia con il mondo naturale e con il divino.
Si tratta di una prospettiva che in lui non nacque come un colpo di genio estemporaneo, per quanto parlando di Panikkar è doveroso parlare di “genio” già solo a partire dalla ventina di lingue tra antiche e moderne perfettamente possedute e dagli innumerevoli riconoscimenti internazionali e lauree honoris causa (tra cui quella conferitagli nel 2004 dalla Facoltà di Teologia dell’Università di Tubinga, cioè una sorta di Nobel della ricerca teologica). L’intuizione della cosmoteandria è piuttosto il distillato della sua vita. Nato nel 1918 a Barcellona da madre catalana e padre indiano (un aristocratico con passaporto britannico), si laureò in chimica, lettere, filosofia e teologia nelle migliori università europee, quasi a scandire con i suoi studi una progressiva ascesa dai fondamenti della materia alle altezze dello spirito. Ordinato sacerdote si dedicò solo per poco alla vita pastorale, mentre prese presto a insegnare e tenere conferenze nelle migliori università di tutti i continenti. Al riguardo ricordo in particolare il ventennio 1966-1987, quando per un semestre viveva in America insegnando a Harvard, in California e a New York, e per un semestre in India studiando e soprattutto vivendo l’induismo e il buddhismo. Ed eccoci giunti al punto che più risalta del genio di Panikkar, il dialogo interreligioso, che per lui fu ricerca esistenziale in prima persona. Ne sono una significativa testimonianza queste sue celebri parole: ” Sono partito cristiano, mi sono scoperto indù e ritorno buddhista, senza cessare per questo di essere cristiano”. Laddove spiriti miopi e insicuri vedono il pericolo dell’eresia e del sincretismo, Panikkar consegna in realtà l’indicazione luminosa verso l’unico sentiero che il nostro mondo globalizzato oggi può percorrere se vuole la pace e l’incontro tra civiltà, e non il contrario. In questa prospettiva è significativo sapere che Panikkar ha voluto che il dialogo interreligioso da lui praticato per tutta la vita lo accompagnasse fino alla fine: in queste ore il suo corpo verrà cremato e metà delle ceneri saranno depositate nella tomba di famiglia, metà portate sul Gange e adagiate su una foglia secondo un’antica tradizione indù.
L’Italia ha l’onore di essere il paese nel quale vede la luce in prima mondiale l’opera omnia di Panikkar grazie alla Jaka Book di Milano, al suo presidente Sante Bagnoli e soprattutto alla curatrice Milena Carrara Pavan. Si tratta di dodici volumi, di cui quatro già pubblicati e un quinto che sta per uscire dal titolo Religione e religioni, probabilmente il cuore del pensiero del gran teologo. Così egli stesso presenta i suoi libri : ” I miei libri coprono un lasso di circa settant’anni, in cui mi sono dedicato ad approfondire il senso di una vita umana più giusta e più piena. Non ho vissuto per scrivere ma ho scritto per vivere in modo più cosciente e aiutare i miei fratelli con pensieri che non sorgono soltanto dalla mia mente, ma scaturiscono da una Fonte superiore che si può chiamare Spirito”.” E ancora: ” Mi sono aperto alla vita che mi sta attorno nella sua concretezza e ho scoperto che non era profana ma sacra”. Ed eccoci tornati alla cosmoteandria: è l’apertura alla vita reale e concreta lo spazio per una nuova e più integrale intuizione del sacro.
Ma ciò che a me viene in mente ora, a poca distanza dalla sua morte, del Raimon Panikkar che ho conosciuto è soprattutto il sorriso e la passione per il cioccolato. Un sorriso dolcissimo che rivelava gioia di vivere, immancabile senso dell’umorismo, reale attenzione per gli altri, amore tenero e forte per ogni frammento di essere. E la passione per il cioccolato che custodiva in lui fino all’ultimo la semplicità del bambino.

La Repubblica, 28 agosto 2010

9 pensieri su “Addio a Panikkar teologo del dialogo

  1. Io, che mi ritengo un ateo, ho scoperto di essere un ateo religioso leggendo Panikkar.
    I suoi libri sono un continuo brillare di idee originali e rivelatrici. Credo che Panikkar abbia davvero avuto la dote di farci continuamente vedere con occhi nuovi quello che avevamo da sempre sotto gli occhi.
    Accusarlo di sincretismo è un modo facile per delegittimarlo senza leggerlo. Quando lo si legge diventa piuttosto difficile farlo.
    db

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  2. Ecco un uomo con il quale mi sarebbe piaciuto dialogare.
    E che avrei voluto conoscere.
    Grazie per questo contributo che ha aggiunto una tessera non da poco al mio bagaglio ( e non solo al mio)…

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  3. una solidarietà, nella teologia di Panikkar, del’uomo col cosmo e con Dio.
    una teologia senza confusione nei termini del trinomio, visto che all’Assoluto
    spetta il primato nell’azione, nella relazione attuale dell’uomo, che in questa relazione
    comprende sé e il mondo, e come termine finale sia del cosmo che di se stesso.
    una solidarietà anche tra uomo natura spirito e cultura. dall’umanesimo integrale
    di Maritain a questo ecumenismo integrale.

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  4. @Andrea
    C’è un libro noto di Panikkar che ha per titolo “Il silenzio del Buddha” e per sottotitolo “Un ateismo religioso”. Ora, pur non ritenendomi buddhista (né tantomeno cattolico) mi riconosco in molti dei principi esposti da Panikkar. Credo che si possa percepire il senso del sacro anche senza credere nell’esistenza di un dio. Del resto, il silenzio del Buddha riguarda proprio l’esistenza (o non esistenza) di Dio. Il Buddha era un filosofo sottile; non c’è bisogno di essere buddhisti per condividere molte delle sue riflessioni. L’ateismo (o almeno un certo ateismo) puo’ essere il corrispondente di questo silenzio, che non esclude che si possa ugualmente percepire la dimensione del sacro.
    Interessanti, in questo senso, sono anche le pagine sul misticismo ateo contenute nel libro di Juan Martin Velasco “Il fenomeno mistico” (guarda caso prefatto dal medesimo Panikkar).
    db

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  5. l’uomo è già divino di per sé, in realtà sono d’accordo con Mancuso che solo l’associazione col mondo porta al religioso e solo l’unione dell’uomo con sè stesso è di per sé divino.

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  6. non sono religioso nel senso che durante la mia vita ho dato a questo termine ma ho solo ascoltato le sue parole in un video “l’arte di vivere” e mi ha molto impressionato per la sua apertura verso tutte le cose….

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