Il segno di uno sguardo

di Alfonso Nannariello

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Non erano solo le voglie insoddisfatte della madre a difettare i figli.
Forse credendo di danneggiare l’indole di quelli che sarebbero da lui nati, quando si sposò papà smise l’unica sigaretta al giorno che fumava. Ritenendo vero che dagli occhi di una donna incita le immagini degli oggetti avessero il potere di imprimersi sui feti, per non sfigurare il nostro aspetto, cancellò la testa di lupo a capo al letto, da lui dipinta diverso tempo prima. E, per segnare sui nostri corpi la grazia dei loro volti e dentro buoni sentimenti, o solo per incrociare il loro sguardo al nostro destino, al suo posto appese l’immagine di gesso sistemata su una masonite smaltata con un tenuissimo celeste, di una madonna dalle carni rosa avvolta in un manto blu con, sul braccio addormentato, il suo bambino.

A casa fecero tutto per tempo, presero tutte le precauzioni affinché il figlio nascesse sano e, una volta nato, non fosse poi ribelle.
Incorporata l’anima al mio corpo nel corpo di mia madre, la lotta che lei fece, se darmi alla luce morto oppure vivo, mi marchiarono lo spirito al posto della pelle.

2 pensieri su “Il segno di uno sguardo

  1. Caro Alfonso,
    nelle società tradizionali anche i micini conoscono la potenza delle immagini, e ne tengono debito conto.
    Nelle nostre società disincantate certe conoscenze sono invece armamentario tecnico esclusivo dei persuasori occulti, e strumento di un controllo – ma solo alla fine – sempre più palese.
    Grazie ancora e un abbraccio,
    Roberto

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  2. Caro Roberto,
    è inevitabile, e meno male,
    avere immagini nella mente.
    anche molti primati a loro modo
    le coltivano, addirittura sognando.

    io resto comunque vicino a quell’età,
    che non è solo dell’infanzia,
    ma della primitività dell’uomo.

    Grazie a te, di tutto

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