Venerdì

da qui

Il mare è a chiazze di luce azzurra: colori del’anima, naturalmente. So bene che tutto è dentro me: la barca da pesca immobile, in attesa di un guizzo, quella con la vela ammainata, cullata dalle onde di riporto, lo strato quasi impercettibile di nuvole che fa da contrasto all’orizzonte. Anche l’idea che oggi è il penultimo giorno di vacanza è solo in me: una chiazza opaca dove il riverbero del sole fa più male e costringe a difendersi, a cercare palliativi. Entra nel campo visivo la ringhiera grigia del terrazzo di Sirolo, a ricordarmi che siamo divisi inevitabilmente dalla felicità senza riserve, dall’abbandono del cuore. Se fossi una cosa sola con il mare, il cielo, la terra, la penna cadrebbe dalla mano, sarebbero loro a raccontare una storia d’acqua, di nuvole, di rocce. Ma non hanno parole: allo scrittore è chiesto di distinguersi dal mondo, di ignorare il suo abbraccio per potersi innamorare del suo sguardo. Può comprendere, così, il pescatore impietrito che fissa il filo a pelo d’acqua, l’immobilità della barca a vela in un riposo senza tempo, il taglio elegante delle nuvole incerte tra dissolvimento ed esistenza. La campana della chiesa parrocchiale batte le dieci. La chiazza si fa scura, mi toglie il respiro la fitta del futuro.

11 pensieri su “Venerdì

  1. Grazie Fabrizio per queste emozionanti parole che mi hanno fatto sognare. Ma, per mia esperienza derivante dall’età, mi sento di dire che il futuro non ha ragione di toglierci il respiro perchè la vita è il presente e noi ne abbiamo il timone. Quindi….avanti tutta!!!!!

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  2. L’alterità dell’uomo rispetto all’ambiente che lo circonda, è la grazia e la disgrazia dello stesso; questo discostarsi gli ha permesso di distinguersi dalle altre creature viventi, ma, allo stesso tempo, gli consente di consumare, e distruggere, la dimora nella quale tutti siamo ospiti. Da sempre, ci dibattiamo in questa somma contraddizione, fruttifera e mortifera, allo stesso tempo.

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  3. ho smesso di pensare al futuro come qualcosa di esistente, semplicemente non è, non ancora, e quando sarà sarà solo un istante,fuggevole; restano solo memorie, inafferrabili eppure vive, per questo continuiamo a sanguinare oltre il futuro che non ha con sé olio o vino (ma forse un giorno, chissà) per lenire la ferita del ricordo.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Da piccoli si anela al futuro perche’ si pensa che dara’ tante possibilita’ in piu’. Crescendo si rimpiange la beata gioventu’…Stiamo sempre a rincorrere qualcosa, ma il futuro e’ gia’ qui!
    Buona domenica, don Fabrizio.
    Spero che il ritorno fra i suoi parrocchiani sia stato non soltanto indolore, ma oserei dire festoso (Non vedendovi da tanto, in virtu’ delle vacanze, qualcuno di loro L’ha invitata a pranzo?)

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  5. A proposito del rapporto con il mondo che ci circonda, e della capacità straordinaria di Fabrizio di dare senso alle cose:

    “Un giorno – non ricordo la data precisa e neppure che cosa stessi leggendo, se fosse Bruno Schulz o Marcel Proust – feci una scoperta che cambiò ogni cosa. Scoprii (e vi prego di non ridere) che esiste un mondo dello spirito, descritto dai grandi autori. Oltre alla realtà empirica e banale c’era l’ambito dell’immaginazione, costituito da quello stesso mondo percepibile grazie alla vista, al tatto e all’odorato, ma con in più le schiere infinite degli spiriti e delle ombre. Non capivo come le due regioni fossero connesse tra loro, in quale modo si annodassero i loro stretti legami, ero certo, tuttavia, che quel loro essere al tempo stesso identiche e diverse fosse qualcosa di misterioso e sostanziale come lo status ontologico della Trinità. Ne fui sconvolto. Divenni un neofita. Cominciai a dividere gli uomini in coloro che sapevano e coloro che non sapevano. Ero convinto che solo un pugno di eletti fosse al corrente. La stragrande maggioranza di chi abitava in città – gli unici che incontrassi all’epoca – mi sembrava brancolare nella più crassa, nella più nera ignoranza. Per loro una bicicletta, un paniere di vimini, una macchia luminosa sulla parete e un tavolo di rovere erano solo oggetti dai contorni ben definiti, catalogabili, al pari della vita umana che si accomodava fra l’anno della nascita e quello della morte come un uovo nel portauovo. Non capivano che la vita, gli oggetti, gli alberi vibrano di significati reconditi ma decifrabili come la scrittura cuneiforme. Esiste un senso che resta nascosto nella quotidianità, ma diventa accessibile negli istanti di maggiore concentrazione, negli attimi in cui la coscienza ama il mondo”.
    ADAM ZAGAJEWSKI, Tradimento

    Scusate, è un po’ lungo, ma non si poteva tagliare.
    Grazie Fabrizio e un caro saluto a tutti,
    Lucia

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  6. Divenni un neofita. Cominciai a dividere gli uomini in coloro che sapevano e coloro che non sapevano. Ero convinto che solo un pugno di eletti fosse al corrente. ecc…

    lo trovo un tantino gnostico

    f&r

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  7. La sperienza sulla barca e completamante diversa,la grande lontananza della terra ti da una visione diversa delle cose più vere e profunde, i sentimenti, i legami con gli altri, la vita in genere nella loro essenzialita viene evidenziata dalla banale quotidianità.
    Il passato e presente scorre con nitidezza assoluta, tutto trova il suo loro ordine in modo automatico , anche il futuro se delinea senza ombre e paure.
    Ti fa scoprire quanto gli altri siano la cosa più importante.
    Un abbraccio.

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  8. si potrebbe anche dire, da un microcosmo al caos…(con più leggerezza)

    molto bello questo squarcio di fusione tra il reale mondo che ci circonda e le nostre sensazioni…
    (però non lasciamo che il futuro ci trafigga il petto!;-)

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