“Per Amelia Rosselli” (una non parodia)

A seguito dell’interessante dibattito suscitato dalla parodia rosselliana di Gualberto Alvino recentemente pubblicata qui, propongo il mio poemetto rosselliano non parodistico (da A.L.B., Devi chiamarmi sempre, Campanotto 2005, ripreso in La furia dei venti contrari, Variazioni Amelia Rosselli. Con testi inediti e dispersi dell’autrice, a cura di Andrea Cortellessa, Le Lettere 2007).

PER AMELIA ROSSELLI

Ragazza cara, my girl, chi te l’ha fatta
così maligna verso il marciapiede
dove tutti i camion, tutti i piccioni e i luridi
impensati canali coperti scorrono;
se penso “ebbene, sto come foglia nelle stagioni,
abbiamo occhi bellissimi e padri martiri”
e resto un attimo commossa per il Creato
che si riflette malamente nella Storia
azzurro ghiaccio nell’essenza delle vesti
semplici perché da donna-ragazza
tutte queste benedette bambine che hanno studiato;

se penso in cuore tutto questo ora,
io Amelia piango troppo per la tua morte.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Gettarsi dalla finestra è l’empito non volgare
non volgere nulla perché di bianco c’è solo gli occhi
di là di su di giù dei capitelli traversi
pei grandi palazzi rossi dell’amor-Roma
che sorgono come mazzi di fiori irti.

Per chi non capendo cade di senso l’acqua scorrevole
via via assorbita nel suo rigenere peccaminoso:
ma cosa più sbagliava delle fontane di acciaio?
Cosa più faceva da tomba e vita insieme se non il cunicolo
quadrangolare delle mie catacombe aperte?

Sull’autobus non si riesce a fare la e, si pasticcia.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Eritropoiesi a poco dal guardaroba:
tutto il sangue diventa azzurro e poi
anche la pipì e il bianco degli occhi.
La roba trascolora in azzurro marinaro.
Perché mio signore spazzato via
mi poni nella casa questi armadi
come valige inamovibili, perché il
fiore delle vene mi fa alfabeti sui polsi
segnati dalla malattia del colore?
Vicina, a poco dal guardaroba,
sto per dire che prendo qualcosa.
Cerco una tinta che va bene con le mie braccia.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Il gatto odora gli spiriti, annusa l’aria,
sta immobile. L’adoratore dell’aria fa le fusa per il cibo già avuto.
O mio gatto piovuto dalla vicina di casa che se ne andava
io allora su questo principio
avrei dato al mondo molti più animali che figli o altro.
Ma poiché il compito di sorreggere gli animali sul corpo
fa parte del dominio dei totem
allora nessuno stregone può ora toccare
il gatto a me vicino e lontano.
Nel maciullo del chiuso io adesso vado.
Ciao gatto, vadovadovado.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Si faceva un censimento acrobatico
sempre dalla cantina come
quasi una conta di leucociti
che di mese in mese scherzava.
A poco a poco spedisco la mia carcassa
al macello, o meglio so che lo devo
fare, ma in profondo non mi importa
che tanto. La mia corporatura è un mantello secco
penso ripari aringhe da sfregare
con pane in tempo della povertà.

5 pensieri su ““Per Amelia Rosselli” (una non parodia)

  1. Un grande piacere rileggerle.

    “se penso in cuore tutto questo ora,
    io Amelia piango troppo per la tua morte”.

    Grazie.

    Ps: Ricordo male o recensii il libro a suo tempo?

    "Mi piace"

  2. Anche per me un piacere rileggerle, Brava Anna!E tenere aperta questa memoria – in questo modo – grazie.Maruia Pia Q

    "Mi piace"

  3. Ho letto e apprezzato. Qui di seguito, metto tre poesie di AR che – credo- siano ancora inedite in volume , scritte da AR molto tempo prima della sua tragica scelta,ma che in qualche modo già ne lasciano intravedere l’esito.

    TRE POESIE INEDITE

    1.

    Come
    se da tanta autobiografia,
    nascesse il
    parto delizioso, delle cose
    friabili
    se dal riottoso incontro con la
    specie
    tutto ciò che è imperfetto e
    colpevole
    voglio io recitare,
    fallimentare realtà
    o paura dell’ordine,
    con fusione soffusa
    d’amore poter restituire ai
    miei persi
    soldati l’impero intero del
    vivere!

    2.

    Vorrei che
    mi si salutasse con gran
    fragore o che
    un attonito silenzio fatto di
    stupore
    corrugasse la fronte a quei
    bifolchi.
    Luce bianca livida o viola
    è ciò che resta
    dopo tanti lividi sonni
    tante piccole cupole.
    Si desta per ricapitolare
    poi si mangia vivo
    di vuoto o stizza
    sempre in lizza.
    Ha fratelli giocondi
    sono chiari e non bui.

    3.
    Ma buio s’è fatto
    nel mio cuore evanescente
    indisciplinato maestro
    della poesia.
    Il sonno picchia
    duro sulla porta
    i miei occhi giacciono
    ballocchi in terra.
    Sono viva come può
    un morto essere desideroso!
    e’ colpa di te
    che ti arrangi
    a colpi di scure
    stravvolgendomi.
    Mi hai assassinato il cuore
    e la mente s’arrabatta senza cuore!

    ( Raccolte da Adele Cambria in QUOTIDIANO DONNA, Settimanale Anno IV n. 6 Venerdì 20.3.1981 pagg. 18-19 CUORE, MAESTRO DI POESIA – Intervista ad Amelia Rosselli, vincitrice del premio” Pier Paolo Pasolini

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.