Mondo Beatnick

Un ambiente pre-Beat
(descrizione della casa di Henry Miller e June Mansfield Smith – Mona nei romanzi – di Hennery Street a New York. Miller era considerato dai beat, in particolare da Jack Kerouac, una sorta di padre letterario. Riportato da Anais Nin in Henry & June)

Letti sfatti tutto il giorno, capita spesso che ci cammini sopra con le scarpe; le lenzuola un casino. Si usano camicie sporche a mo’ di asciugamani. Il bucato viene portato fuori di rado. Lavandino intasato da troppi rifiuti. Si lavano i piatti nella vasca da bagno, tutta unta e con un bordo nero. Il bagno è sempre freddo come un frigorifero. Si rompono i mobili per gettarli nel fuoco. Le persiane sempre abbassate, finestre mai lavate, atmosfera sepolcrale. Il pavimento è costantemente ingombro di stucco, attrezzi, pittura, libri, mozziconi di sigarette, spazzatura, piatti sporchi, pentole. Jean gira sempre in tuta da lavoro. June sempre mezza nuda a lamentarsi de freddo.

Un ambiente Beat
(descrizione dell’appartamento newyorkese della scrittrice Diane Di Prima. Tratto dal capitolo XIV di Memoirs of a Beatnick, New York 1969, tradotto da G. Falzoni per l’antologia L’altra America degli anni Sessanta, a cura di Fernanda Pivano, Officina Edizioni 1971, ripubblicato da Tea nel 1996 col titolo Memorie di una Beatnick)

Un fattore era costituito dai topi. Si erano trasferiti nell’appartamento, in massa, dall’edificio vicino che era stato demolito e correvano e giocavano per la cucina, di notte, facendo un baccano infernale. Erano entrati attraverso un buco sotto il lavello, e noi quel buco l’avevamo chiuso molte volte con dei pezzi di lamiera, finché non era rimasto più niente cui inchiodare la lamiera tranne che dell’altra lamiera e allora io mi arresi. Ma spesso ero presa da brividi come di paura svegliandomi al mattino e scoprendo che un intero pane carrè con il suo contenitore di plastica e tutto era stato trascinato fino a metà stanza o trovando lunghe più di un centimetro le impronte nette dei dentini di uno dei miei pelosi compagni di stanza nel grasso rappreso dell’arrosto del giorno prima.
Dato che non pagavo più l’affitto, il padrone non faceva più riparazioni, così quando le bande dei ragazzi del quartiere ruppero i vetri, i vetri restarono rotti e a un certo punto furono rotti quasi tutti. L’appartamento era pieno di spifferi ma stava tornando caldo e non importava. Poi andò via la luce e anche il gas; cominciai a mangiar fuori, a mangiare e a fare il bagno a casa d’altri, e a leggere a lume di candela: cosa che si faceva paurosa per via dei topi. Non poteva abbandonarmi il pensiero che avrei trovato a lume di candela in cucina un topo grande quanto un gatto.

Orgia Beat
(come il precedente tratto da Memoirs of a Beatnick di Diane di Prima e dall’antologia L’altra America degli anni Sessanta. E’ stata mantenuta la versione censurata del 1971 di certe parole per restituire in parte l’atmosfera di quegli anni)

Proposi che stessero tutti lì a dormire quella notte. Allen (Ginsberg NdR), che mostrava molto interesse per Leslie, disse subito di sì, chiedendo l’aiuto del proprio amante Peter (Orlowsky NdR), per spostare il divano-letto dalla stanza sulla strada a quella sul di dietro, e per sistemarlo accanto al letto matrimoniale. Erano della stessa altezza e formavano un solo giaciglio di straordinaria ampiezza solo leggermente ineguale.
Dopo averci baciati tutti lungamente Peter si squagliò. Leslie accese alcune candele e le mise a lato del letto, spegnendo la luce elettrica che veniva dall’alto. Immediatamente la stanza sembrò immensa, misteriosa, i letti un’isola. Ci spogliammo tutti – Bobbie con una certa trepidazione – e ci ficcammo dentro.
Fu uno strano tipo di orgia. Allen mise in moto le cose abbracciando ampiamente e pienamente tutti noi, uno per volta e tutti insieme, scivolando da corpo a corpo, sguazzando nella carne. Era una situazione calda e amichevole e molto asessuata: era come essere in una vasca da bagno con altre quattro persone, Per peggiorare le cose, avevo il mio periodo. Ero imbarazzata della strisciolina bianca del tampax che mi usciva dalla f…. Giocai un po’ con i c… dai quali mi trovavo circondata facendo calcoli su come avrei potuto al più presto uscire dal campo d’azione e andare a dormire.
Ma a Jack (Kerouac NdR) piacevano le donne e, trovandosi a letto con tre giovanotti e con me, sentì il bisogno della f… e decise che avrebbe ottenuto quel che voleva. Cominciò a persuadermi di togliermi il tampax carezzandomi il seno e il collo con la sua bella testa. Intanto tutti gli altri mi invitavano ad unirmi ai loro giochi. Allen si imbarcò in un lungo discorso sulle gioie che si provano a fare l’amore mentre si hanno le mestruazioni: sulla maggiore lubrificazione, sulla maggiore eccitazione dovuta al cambiamento ormonico, sul fatto che gli animali in calore perdono un po’ di sangue, ecc. Finalmente, tra le acclamazioni del gruppo, estrassi il talismano sanguinolento e lo feci volare dall’altra parte della stanza.
Fatta la sua parte per assicurare una serata piacevole a Jack e a me, Allen si mise al lavoro sui giovani corpi maschili che gli stavano a lato e fu presto tutto avvolto da loro: con Leslie da un lato e Bobbie dall’altro. Udii alcuni strilli, sentii un sacco di beccheggi, ma nella confusione delle coperte l’azione che si stava svolgendo era piuttosto oscura. Jack si mise a l… con galanteria per dimostrare che non gl’importava niente se c’era un po’ di sangue. Aveva un suo modo di fare l’amore abbracciando e stringendo con passione violenta ed era grande e grosso.
Finalmente ci sbarazzammo delle coperte: Jack, con un grande urlo, si alzò e le buttò tutte sul pavimento, quindi mi cadde addosso e mi penetrò immediatamente. La mia momentanea sorpresa si trasformò in piacere, e mi dimenai per fare entrare tutto il suo c… dentro di me, con un senso di benessere e di pienezza. Colpì il collo dell’utero ed io sentii un brivido diverso, un piacere che, partendo dalle mie viscere, si irradiava fino alla superficie della mia pelle. Ci spostammo qua e là cercando la posizione migliore e ci c… a lungo di fianco. Poi Jack uscì e si coricò sulla schiena indicando che voleva che sedessi sul suo c…. Lo feci, guidandolo dentro di meed esso toccò di nuovo lo stesso punto sul collo dell’utero e il piacere fu più intenso e accompagnato marginalmente da un leggero dolore.
Fu una c… lenta e facile. Mi inginocchiai, con i piedi ripiegati sotto di me e andai su e giù sul c… di Jack, mentre le sue mani alla mia vita sostenevano e sostavano il mio movimento. Intanto Leslie giaceva su Allen, baciandolo, ed entrambi si strusciavano a vicenda gli stomaci. Potevo immaginare, ma non vedere, i due c… tra di loro che colpivano la tenera pelle delle loro pance.
Jack si stirò dopo pochi minuti di lieve riposo. Si sporse oltre la sponda del letto cercando con la mano il sacchetto di pelle morbida e arrotolò in una cartina un po’ di eccellente erba messicana. Aspirò profondamente e passò a me la sigaretta. Fumai un po’ e mi guardai intorno per vedere a che punto erano gli altri. Allen era spaparanzato sul letto e Leslie glielo metteva in c… Cercai di passare la sigaretta a Bobbie che la rifiutò scuotendo il capo e cadde, singhiozzando, tra le mie braccia. Restituii l’erba a Jack e cercai di confortare Bobbie ma lui accettava solo di restare lì disteso a singhiozzare sotto voce. Era una noia. Poi finalmente la piantò e disse “devo andare in bagno.”
Allen e Leslie avevano finito e Leslie aveva fame, come sempre gli capitava dopo aver c…. Andò in cucina e tornò con pane e aringhe e con un sacchetto di pesche e con jack e con me si mise a sedere mangiando e fumando mentre Allen prendeva appunti su un notes alzando di tanto in tanto lo sguardo quando veniva il suo turno per la tirata dalla sigaretta di marijuana. Jack mi attirò tra le sue gambe e cominciò a strofinare il suo c… contro la parte posteriore del mio corpo e a un certo punto gli si indurì di nuovo e lui esclamò: “Guarda Allen!” E saltò giù dal letto e cercammo di far l’amore nella posizione del yab-yum tibetano. Era bellissimo, ma Jack era ubriaco e alto e non stava troppo bene in equilibrio ed entrambi cademmo giù dal letto e continuammo a c… sul pavimento mentre lui protestava che dovevamo fermarci un momento per consentirgli di mettersi nella posizione del loto in modo che potessimo provare in quel modo. Ma io, semplicemente, serrai le caviglie intorno alla sua vita e rotolammo sul pavimento da una parte e dall’altra.
A questo punto Allen stava recitando Whitman e massaggiava il c… di Leslie con i piedi, e quando Leslie gli si i… di nuovo Allen gli fece un p… e dopo che jack ed io avevamo finito io feci un p… ad Allen, mentre Jack stimolandomi con le dita sia il c… sia la f… non riusciva a r… per la terza volta. Allora tornò sul suo divano letto e tirò fuori una palla da ping-pong di hashish, e noi ne fumammo un po’ e mangiammo il resto, e io mi addormentai e sognai che l’etere era carne e che i corpi umani erano solo creste delle onde e stetti a guardare tutta la notte quelle onde che si formavano e si disfacevano.
Al mattino le mestruazioni ripresero in pieno e me ne stetti a letto seduta su un asciugamano mentre Leslie e Bobbie facevano un salto al negozio all’angolo a comprare a credito tampax caffè e uova dal droghiere inorridito.

Il video è di Devendra Banhart, uno dei personaggi più rappresentativi dell’attuale nouvelle vague artistica-musicale americana. La foto è di Diane di Prima durante un reading.

(a cura di MB)

11 pensieri su “Mondo Beatnick

  1. Grazie a tutti (Franz, ero sicuro, tra milleriani…)

    @Gina, non sono del tutto d’accordo. Non conosco la versione del 1996 ma avrei comunque lasciato quella del 1971: è certamente più naif, ma rende bene un certo stile e ritmo beat.

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  2. Uhm, il problema è che siamo cresciuti con pessime traduzioni della letteratura americana di quel periodo – e non solo – e ora quell’italiano che è in realtà traduttese ci suona normale.

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  3. beh, pensa a come è stato tradotto miller da bianciardi…

    poi, sì, ci sono state traduzioni pessime, è vero. ma concordo con mauro, è una bella prosa naif, efficace, svagata…

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