E’ ancora possibile scrivere un romanzo? 1. Incipit

da qui

In genere, quando si inizia un romanzo, si è convinti di scrivere qualcosa di assolutamente originale, un’opera che passerà alla storia, si distinguerà dall’ammasso di carta quotidianamente riversato nelle bancarelle di mezzo mondo (la parte di mondo dove si ha tempo per leggere, e non si sgobba venti ore al giorno per un pugno di riso, per esempio). Chi si accinge a riempire il foglio bianco o la parte di schermo destinata alla scrittura, poi, si dà arie da bohémien, circondato da una cifra imprecisata di tazzine vuote da caffè e/o mozziconi di sigarette accumulati in ogni angolo; ha un aspetto scapigliato e una finestra che dà su qualche scorcio di città particolarmente pittoresco. Basta affacciarsi, la sera, guardare le coppiette che si stringono con il gelato in mano, l’ubriacone che barcolla cercando di trascinarsi al bar, i bambini che s’inseguono passando sotto le gonne svolazzanti delle mamme (se esistono mamme giovani con gonne, nella civiltà dei jeans con squarci e patacche obbligatori), ed ecco che l’ispirazione arriva per miracolo. Si ritiene, in genere, che per scrivere un romanzo sia utile affittare (o, se si può, acquistare) un faro dove l’oceano percuota la scogliera, perché la schiuma, il vento sono ingredienti topici in contesti letterari. In realtà, è sufficiente un computer in una stanza di periferia affacciata su palazzi dozzinali senza alcun segno di riconoscimento, e una strada dove i clacson e le bestemmie s’inseguono privi di qualunque logica apparente. Insomma, nessuna notte buia e tempestosa, solo un torrido pomeriggio d’agosto in cui un obiettivo ragionevole è sopravvivere alla pressione bassa e al caldo.

25 pensieri su “E’ ancora possibile scrivere un romanzo? 1. Incipit

  1. Beh, sì. c’è chi ci spera, si illude ancora di fare, scrivere la grande opera.

    Poi le illusioni cadono, a volte fanno pure male, picchiano sulla testa come sassi, feriscono.

    Meglio sbarazzarsi delle vane fantasie e mettersi di buzzo buono, qui e là, dove capita; se uno ce l’ha dentro la volontà, la voglia, il desiderio di comunicare una storia, scrive pure nel cesso. o per lo meno organizza parole, immagini, discorsi, elabora lo stile.
    Già è tanto riuscire a portare a termine un romanzo.
    E’ una bella vittoria con sè stessi.

    Poi, finito, riletto, ri/ricorretto il malloppo, comincia ‘na trafila dolorosa, spesso e volentieri….

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  2. Se si pensa all’opera di, poniamo, Paul Auster, allora la risposta è indubbiamente affermativa: sì, è ancora possibile scrivere un romanzo a struttura classica (per quanto la tarda modernità lo conceda), ricco di colpi di scena, con uno stile impareggiabile e una affabulazione magistrale, e benché Auster, a quanto si dice, non usi il computer.
    Se invece la penna o il computer servono allo scrittore come lente d’ingrandimento per guardare il proprio ombelico, allora la risposta sarebbe negativa, ma questo le case editrici nostrane non lo sanno, visto il tipo di “romanzi” che pubblicano. E che hanno successo di pubblico, perché qui da noi guardare gli ombelichi è sport nazionale.

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  3. sopravvivere anche al mal di testa, amico! oggi, terrificante. con il mal di testa riesci a scrivere? io no. ma non ci riesco nemmeno in mille altre occasioni, come la principessa sul pisello, se l’espressione non facesse ridere. io avrei bisogno di un faro in bretagna: è ben per quello che il mio non vedrà mai la fine, nonostante la necessità – bradipesca – di scrivere, altro che buzzo buono!
    auguri a te!

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  4. Caro Fabrizio,
    la domanda vera è: “E’ ancora possibile fare qualsiasi cosa?”.
    La risposta è: “No”.
    Salvo controprova.
    Che giunge immancabile.
    Ciao,
    Roberto

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  5. Forse il segreto, ed allo stesso tempo il difficile, è proprio questo: scrivere con il cuore ed in umiltà. E forse in questo modo si possono fare anche tantissime altre cose.

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  6. grazie amici.
    potrà essere una bella esperienza confrontarsi su questo tema.
    nonostante mal di testa e controindicazioni.
    l’ultimo a stroncare il romanzo è stato Franco Cordelli sul Corriere della sera.
    staremo a vedere!
    un abbraccio
    fabry

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  7. fabry,
    un fardello simile, a questa età… meglio fare referti impietosi…
    (anche se, come diceva james bond, mai dire mai)

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  8. Per perdersi nell’ignoto è sufficiente dimenticare a casa la mappa, fottersene del postmoderno con le sue impossibilità intrinseche e la sua mediocrità strutturale, fingere è una dimensione dell’essere e la qualità dell’esperienza è l’unico discrimine.
    Franco Cordelli, e chi è?

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  9. il romanzo lo stiamo già scrivendo,
    tutti senza più canone, senza più copione.
    con i nostri passi sopra un tutto vuoto,
    senza ispirazione.

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  10. È che scrivere in maniera organizzata richiede ampia disponibilità della merce più preziosa che esista, cioè il tempo, e la capacità, non di tutti, di ordinarlo secondo un prima e un dopo.
    Io comincerei dall’inizio, qualcosa come:
    «Eccoci qui, ancora soli, C’è un’inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza… Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta».
    Le frasi conclusive sono essenziali, ancora più importanti dell’attacco. A me piacciono quelle che in qualche modo lasciano un po’ in sospeso:
    «Pare che una piccola foresta di vecchie querce si sia spostata e abbia coperto la grande fossa. Dicono persino che il villaggio cambierà nome. Dicono… Dicono…»

    Cordelli poi avrà le sue ragioni, me se esiste una relazione tra narrazione e conoscenza, la possibilità dell’una implica in qualche modo l’inevitabilità dell’altra. Non si dà un mondo privo di narrazioni, se non con la Dissipatio H.G.

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  11. Piu’ che altro, come si fa a farsi prendere in considerazione da Cordelli per una recensione, pur negativa, sul Corriere della Sera?

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  12. Fabry, non dar retta all’amico Rorote (che ha fatto un po’ di pessimismo solo per spingerti a dimostrare il contrario!). Piuttosto dacci dentro (e poi avrai tempo e modo di vedere quanto è vera l’osservazione dell’amico Cannella!!!). Forza!

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  13. vi ringrazio.
    coi fardelli ho una certa dimestichezza.
    del postmoderno parlerò presto.
    il vuoto è sempre in agguato.
    bello l’incipit, Roberto, e concordo sull’imprescindibilità della narrazione.
    Carlo, per accadere, tutto deve crollare (parlo del sistema).

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  14. “Il profano pensa che l’ispirazione sia qualcosa di magico che chi scrive deve star lì ad aspettare, quando viene e se viene. E’ molto bello pensare al poeta che guarda il cielo azzurro in attesa dell’ispirazione. Ma non è così. Si scrive quando si vuole e l’ispirazione, forse, non esiste. Come in tutte le cose, bisogna soltanto aver voglia di scrivere, averne piacere. Anche per stirare un mucchio di biancheria o per fare una maglia con i ferri bisogna avere voglia e piacere, se non si lavora male e si sbaglia. Non è l’ispirazione che manca al poeta che guarda il cielo azzurro, è la voglia.”
    GIORGIO SCERBANENCO

    dal libro “scrivere è un tic” di Francesco Piccolo

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  15. che l’ispirazione cada dal cielo è un’idea dei romantici, appestatori della letteratura e delle idee sulla letteratura. a volte bisogna farsela venire la voglia, perché anche se non c’è l’idea, sai che quando scrivi, per esempio stai bene, o stai male, ma di un male che poi ti fa bene. a volte c’è una specie di solletico dentro la testa, se questa è l’ispirazione, ma basterebbe una grattatina, no? invece devi prendere la fantomatica ispirazione-solletico e considerarla un bruciore dilaniante cui porre rimedio.
    io non sono scrittore, né poeta, non ho questa pretesa, ma scrivo. credo di aver sempre il vuoto davanti quando mi accingo a scrivere. ma tuttavia scrivo e l’atto dello scrivere mi alimenta la cosiddetta ispirazione.

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  16. Ti siamo vicini caro don, e per una volta almeno vorremmo essere noi il tuo faro, per te che per noi sei sempre “il faro”…
    ti vogliamo bene!

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  17. Peccato che il link non funzioni correttamente: avevo selezionato proprio l’immagine del faro in cui l’oceano percuote la scogliera!
    Non si preoccupi, don Fabrizio; attendiamo frementi ma pazientemente che trovi il tempo e l’ispirazione giusta 🙂

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