Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani #11 ENRICO GREGORI

A cura di Franz Krauspenhaar

Dieci domande secche (o delle 100 pistole) a scrittori e poeti italiani. Sempre le stesse domande per tutti, non si scappa. Scrittori e poeti giovani e meno giovani, famosi e poco conosciuti. Domande provocatorie (forse) sulla vocazione letteraria. Uno spaccato, un ritratto, un modo di vederci più chiaro, uno spunto per approfondire una conoscenza. Uomini e donne che fanno della loro vita un romanzo non solo da continuare a vivere ma anche da continuare a scrivere. O sotto altre forme della scrittura, come la poesia. Un modo per essere al mondo ed esprimere non solo se stessi ma proprio questo mondo che noi siamo e allo stesso tempo ci contiene.

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Per mestiere scrivo da 35 anni. Ovvio che la cronaca nera da sbattere sui giornali è cosa ben diversa dalla narrativa. Ecco, narratore più che scrittore. O almeno ci provo. Me lo fa fare il fatto che mi viene. Su come viene, poi, non decido io.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Probabilmente l’autore che divoro in maniera addirittura faziosa è Cormac McCarthy. Quanto all’odio, diciamo che più che altro non sopporto quelli che (autobiografia, o pseudobiografia, o fiction) finiscono sempre per scriversi addosso.

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.

Io prendo a pretesto l’atomosfera thriller per raccontare storie e personaggi. Sugli aspetti investigativi penso di valere molto. Leggo giallisti e profeti della giallistica che dicono assurdità tali, tipiche di chi un commissariato di polizia non l’ha mai visto manco dall’esterno. Sono ridicoli.

Cosa pensi dell’amore? (Rispondi a parole tue.)

Il mio gruppo beat preferito era “I Giganti”. Sulla scorta di questa domanda ebbero un successo strepitoso con la canzone “Tema”. Non posso permettermi di gareggiare con questi mie idoli.

Pensi che Dio, che tu ci creda o no, è ancora “materiale letterario”?

Dio è un’idea, a volte un’ideologia. Non mi piace. Ma se Dio è una forza (o una debolezza) che illumina un personaggio, allora mi piace.

Sei invidioso?

Approfitto della domanda per dire, senza timori di essere smentito, che l’invidia è l’unico difetto che mi manca. E’ un sentimento da vigliacchi. Sostanzialmente ti concentri su una persona auspicando che le cose possano andarle male addirittura fino alle estreme conseguenze. Tutto questo perché non si ha il coraggio di alzare il telefono e dire “senti, tu per me non vali una minchia”.

Preferisci una notte d’amore stupenda con il partner ideale o una maxirecensione di D’Orrico?

Una notte d’amore stupenda con D’Orrico no? Scherzi a parte, me ne frega ben poco di entrambe le cose.

Non si puo’ mai sapere…  (Scherzo, eh?) Cosa pensi del Nobel della Letteratura a Bob Dylan? Sei favorevole o contrario?

Se lo vinse Grazia Deledda, perché Bob Dylan no?

E Dario Fo non ce lo metti?… Da un punto di vista estetico ti sembra giusto che lo Strega l’abbia vinto Pennacchi e non l’Avallone?

L’estetica, a parer mio, include anche il fascino cerebrale. Posso dirti che una pizza con Pennacchi me la farei, con l’Avallone no.

Progetti per il futuro?

Un miniromanzo della collana “On the road” di “Senzapatra editore” che uscirà intorno a ottobre. Un romanzo a fine anno per il quale ho già firmato il contratto con un editore che non so se vuole essere nominato.

Enrico Gregori

Nato a Roma il 12 dicembre 1954. Vive a Roma
Giornalista dal 1975. Professionista dal 1983. Si è sempre occupato di cronaca nera. Attualmente caposervizio per la cronaca nera a “Il Messaggero” di Roma.
Autore di tre romanzi thriller. “Un tè prima di morire” e “Doppio squeeze” (entrambi editi da Bietti Media); “Le mille facce della morte (Historica Edizioni). Racconti pubblicati su: “Auroralia” (Zona editore); “Roma per le strade/2” (Azimut); “Controcuore” (Azimut); “Assedi e paure nella casa occidente” (Senzapatria)

11 pensieri su “Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani #11 ENRICO GREGORI

  1. enrico gregori è uno diretto come un diretto…poh! in mezzo alle costole, alla bocca dello stomaco. e ci sa fare con la penna/tastiera. non diciamoglielo, che tanto lo sa da sé.
    un appunto: l’invidia è farsela verde nelle braghe piuttosto che prendere il telefono e dire a quel tale “IO non valgo una minchia, tu vali e perciò ti odio”.
    enrico gregori è uno che può stare sulle balle, e a me ci è stato (virtualmente) per un po’, ma è bravo e compro i suoi libri. che altro? che a me del thriller et similia me ne fregava meno di niente, ma mo’ mi leggo anche qualcosa di quel genere e un po’ lo devo anche a lui. d’accordo su certe incongruenze da commissariato, tipo brigadiere e maresciallo detto dei poliziotti, però se le storie tengono e sono avvincenti, dài, su, non è quello…
    😀

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  2. io e franz abbiamo avuto forti contrasti dovuti ai nostri caratteri fino a cantarcele senza remore. faccio questa premessa perché quando mi è arrivato il suo invito a partecipare a questa serie di interviste, ho apprezzato sinceramente la sua onestà intellettuale nel ritenere che le mie parole potessero essere in qualche modo interessanti. l’ho ringraziato privatamente. voglio farlo anche qui, senza becero buonosmo, in quanto ritengo il suo comportamento una dimostrazione del saper essere uomini. inteso come esseri umani, ovviamente, e quindi valido anche nei confronti del gentil sesso.

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  3. infatti Enrico è uomo diretto, e simpatico (a chi va…)
    A me mi va, l’ho conosciuto.

    Anche come scrive, preciso, asciutto con un vena melanconica di fondo, quando non drammatica.
    Le sue risposte, qui, sono stringate, e gli si attagliano perfettamente.

    (Aggiungo che sono lietissimo di aver disegnato la copertina del suo ultimo racconto per Senzapatria, e che gli sia piaciuta, pure)
    :-))

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  4. Ho gustato, nell’insieme non banale, due passaggi in particolare dell’intervista di Franz a Enrico: il riferimento al ‘divorare in maniera addirittura faziosa’ una scrittura e la menzione di “Tema” dei Giganti, canzone di una vita. Altro dettaglio del passato che ho scoperto di condividere con Enrico Gregori (l’altro l’ho rivelato parlando de “Le mille facce della morte”). Sia Franz sia Enrico non fanno sconti, né giri di parole, sono diretti ed espliciti. Questo loro dialogo ne è una dimostrazione efficace. Saluto e ringrazio entrambi.

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  5. Certo questa passione di Gregori per i nomi dei commissari, da immaginario collettivo, con l’accento finale quasi si fosse sempre in Sicilia, non gli fa tanto onore. Per il resto e’ bravo.

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  6. Interessante tutto in questa simpatica intervista.
    Di Enrico ho letto i tre libri e tanti racconti, la sua scrittura mi piace molto.
    Sicura di farlo arrabbiare, perché dentro c’è molte poesia mimetizzata, ecco, l’ho detto.
    Apro il parafulmine.

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