Felice Paniconi

F. Paniconi

Felice Paniconi

I mangiatori di patate

Nelle affumicate cucine

con una vita che vede soltanto

il nero e il bianco

non sanno quanto valgono

i mangiatori di patate

pedine annerite dal carbone

ma battezzati bianchi

neri segni sul cartone

all’orizzonte dei campi
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Che figura! L’anastrofe


Godere dell’inversione, del capovolgimento, dominare la scena mentre il mondo si ribalta, come S.Pietro in questa tela di Caravaggio, dove c’è una rappresentazione esemplare dell’anastrofe.
San Pietro è raffigurato in un momento particolare del suo martirio, mentre i serventi si affannano per sollevare la croce. Il genio del Caravaggio sta, anche, nello scegliere il momento da rappresentare. E la scelta cade sul momento che esalta il ribaltamento delle aspettative. Il momento in cui il corpo di S. Pietro sta per essere rovesciato, in una sorta di suggestiva anastrofe visiva, per la volontà dell’apostolo di differenziare la sua dalla crocifissione del Cristo. Continua a leggere

Danilo Mandolini “Radici e rami” Edizioni l’Obliquo,2007, pag.90, euro 11,00.

di Linnio Accorroni

Come in una giocoleria ribalda del riflesso e del rovescio, come in una sfilata circolare dei rimandi e delle reiterazioni, delle allusioni e dei rispecchiamenti: leggere questo “Radici e rami” di Danilo Mandolini, poeta della Marca anconitana, classe 1965, giunto alla sua sesta raccolta, significa sospendere la tradizionale nozione di tempo in progress- passato, presente, futuro- per recuperarne un’altra, caratterizzata da una temporalità speculare ed avvolgente, tramata da recuperi, riprese, riflessi: “ È una pena lunga l’affanno degli anni/ quella che solo si sente e nulla ci spiega,/ quella che altrove compone deliri e certezze;/ che fa gridare ai morti di non essere tali/ e ai vivi di qui, di non voler mai morire” . Ma così avviene anche per la reiterazione di titoli della prima sezione eponima che, a distanza di poche pagine, si replicano, con qualche decisivo scarto linguistico, aprendosi così alla rappresentazione di scenari assai differenti: “Dimorare presente” e “Dimorare Futuro”; “Argine contiguo dell’esistere” e “Argine discosto dell’esistere”. Una piccola gemma spicca, a parer mio, di luce propria in questa giostra di sorprendenti specularità: “ Guardo mio padre guardarmi,/ negli occhi parlarmi. / Guardo mio figlio guardarmi,/ negli occhi ascoltarmi” . Continua a leggere

25. Vivere

da qui

Leopoldo si sente perso. Giulio da Padova è sparito su un monte non meglio precisato (il Sinai, il Soratte, la Montagna incantata?), Joyce è stato inghiottito da uno zaino protonico insieme con le sue risposte, di Maria non c’è più traccia. Automaticamente, si dirige verso il pub. Non ha voglia di incontrare nessuno, ne ha abbastanza di apparizioni che lo hanno trascinato in un vortice di dubbi. Si siede al tavolo, aspetta la ragazza con lo straccio, s’impone di pensare ad altro. Invece, dalle volute di fumo della sala emerge un uomo giovane con una giacca di pelle e un paio di jeans. Il viso triangolare è solcato da sopracciglia folte mentre le labbra sembrano aprirsi in un sorriso da dio etrusco. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.13: Leggere dei libri, visitare delle città, maturare nel tempo. Francesco M. Cataluccio, “Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo”

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Leggere dei libri, visitare delle città, maturare nel tempo. Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo, Palermo, Sellerio, 2010


So benissimo che non bisognerebbe mai scriverlo e al massimo si potrebbe dirlo parlandone agli amici in privato. Il rischio è che Marcel Proust se la prenda e che si rischi un paragone improvvido con il suo avversato bersaglio polemico d’un tempo, Charles Augustin de Sainte-Beuve (al quale l’estensore di queste note assomiglia pure), la cui modalità di funzionamento critico basata sulla conoscenza personale degli autori recensiti e analizzati viene stigmatizzata in un celebre testo (postumo). Per farla breve, anch’io ho conosciuto Francesco M. Cataluccio (la M. centrale è d’obbligo per non confonderlo con suo padre, apprezzato storico contemporaneo che ha insegnato vent’anni a Genova). Presentammo insieme un testo narrativo di Kazimierz Brandys, Lettere alla signora Z., che alla sua pubblicazione in italiano era talmente piaciuto a Sciascia da inserirne un giudizio lusinghiero (“E’ un libro molto bello”) nel bel mezzo della narrazione-investigazione poliziesca di A ciascuno il suo. Quel testo di Brandys costituiva il primo titolo di una ideale “Biblioteca della Noce” pubblicata dall’editore La Vita Felice di Milano per conto e a spese dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia e che io avevo curato in maniera anonima.

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Provocazione in forma d’apologo 177

Sogno un mostro, a ben vedere un povero mostro, a metà fra la creatura e la macchina; inquietamente malvivo o in inquieto stand by. Intorno si cerca di rianimarlo, di blandirlo, di stuzzicarlo; inutili i miei suggerimenti di pensare bene a ciò che si fa, prima di farlo: cadono tutti nel vuoto.
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24. Nuova epica

da qui

Il 16 giugno 1904 è il giorno in cui si svolge l’azione dell’Ulisse. Joyce è in vena di confidenze, si sente a suo agio con i due:
Ci sono autori che fanno risorgere generi sepolti condendoli in salsa simbolica, opere pseudo storiche o pseudo religiose, tendenti al giallo ma soprattutto al gradimento del mercato. Io ho concentrato tutto in un giorno: per un romanzo bastano poche ore ben valorizzate; quello che conta è il viaggio, l’esperienza sempre nuova dell’incontro, rappresentato in miti intramontabili da tradurre nel linguaggio della propria epoca. Le coordinate classiche si sparigliano nel caos di rivoluzioni culturali e antropologiche, nell’entropia che divora ogni certezza e apre all’ignoto. Continua a leggere

Una giornata di lavoro

Mercoledì. E il mercoledì a Forte dei Marmi era giorno di mercato.
Stefano “Vale” Valentini guidava sul lungomare che da Marina di Massa doveva condurlo alla ricerca di una mattinata di lavoro. Aveva trentacinque anni. Era disoccupato da cinque mesi. In precedenza era stato rappresentante di bevande, prima ancora aveva venduto dolci preconfezionati ai grandi magazzini o ai piccoli commercianti. O meglio, ci aveva provato. Mondo difficile quello dei rappresentanti.
Era stato anche barista. Aveva fatto il bagnino, il commesso, il cameriere. Ma questo era avvenuto in giovane età. Adesso che era disoccupato guardava a quei tempi con un misto di rabbia e di nostalgia. Adesso qualsiasi lavoro sarebbe andato bene, qualunque cosa, purché non cancellasse quell’idea di dignità che negli anni si era faticosamente costruito. Continua a leggere

Paesaggio con poeti

di
Roberto Nassi


Diciassette per la precisione e provenienti da mezza Europa. Hanno vissuto insieme per una settimana (dal 12 al 19 settembre). Ognuno sembrava incarnare nell’aspetto, in tratti del carattere o in qualche posa un po’ del proprio stereotipo nazionale. Si sono letti, si sono tradotti a vicenda, la sera hanno parlato di poetica e di ex Jugoslavia, di progetti e di massimi sistemi, di vini e allitterazioni. Sono nate amicizie. Le diversità si sono rivelate un legame non meno delle affinità che si andavano scoprendo giorno per giorno, verso dopo verso, risata dopo risata. L’età soltanto un accidente o semmai uno scrigno di racconti, una risorgiva di vita vissuta e pronta farsi aneddoto e racconto di Sherazade a notte fonda, quando grappa e rakija bagnano l’ugola e si intrecciano corrispondenze.
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Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità

Ecco un testo di Marco Grassano sulla mostra di prossima apertura dello scultore Franco Repetto, che dal 30 settembre al 30 ottobre potrà essere visitata presso lo Studio Ghiglione (Palazzo Doria, Piazza San Matteo 6Br), a Genova.

“Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità”

Assai opportunamente Emilia Marasco ha accostato l’intero percorso artistico di Franco Repetto alla tragedia greca. I forti elmi achei della sua precedente produzione richiamano, infatti, molte concitate scene belliche dell’Iliade (il ciclo epico è ormai riconosciuto come origine della successiva fioritura dei “tragici magni” Eschilo, Sofocle ed Euripide), molte drammatiche figure di eroi, ma anche l’episodio umanissimo e tenerissimo del canto VI, nel quale Ettore saluta, con un presagio di morte imminente, il figlioletto (“Si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo; Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente, deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò…”). Ugualmente, un richiamo al teatro ellenico arcaico è ravvisabile nelle attuali strutture repettiane in movimento, silenti o sonore, che presentano rimandi a macchine sceniche dell’epoca, quali l’esostra o l’ecciclema. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.55: La fantascienza italiana e la politica come oggetto d’affezione. Aa. Vv. “Ambigue utopie. 19 racconti di fantascienza”, a cura di Gianfilippo Pizzo e Walter Catalano

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

La fantascienza italiana e la politica come oggetto d’affezione. Aa. Vv. Ambigue utopie. 19 racconti di fantascienza, a cura di Gianfilippo Pizzo e Walter Catalano, Milano, Bietti, 2010


Periodicamente viene annunciata la “morte della fantascienza” (colpevole di tale delitto sarebbe la realtà presente e la storia contemporanea in quanto avrebbero “realizzato” le meraviglie o gli orrori, più spesso questi ultimi però, preconizzati e descritti nei romanzi di anticipazione). Altrettanto periodicamente viene descritta la “morte” (o il “tramonto”) delle ideologie insieme alla necessità di accantonate le nozioni ormai sociologicamente e politologicamente vecchie di destra e di sinistra dal punto di vista delle posizioni da assumere sia in Parlamento che nella lotta politica.

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Who is Ismail Kadare?

Il 26 settembre 2010, a La Spezia,  è stato conferito a Ismail Kadare il premio “Lerici Pea” per la sua opera poetica.

Kadare, il romanziere albanese più conosciuto all’estero, ha ricevuto negli ultimi anni numerosi premi letterari tra i più prestigiosi d’Europa. Nel 2005 ha vinto la prima edizione dell’ International Booker Prize e nel 2009, in Spagna, il premio Principe delle Asturie. Nello stesso anno gli è stata anche conferita dall’Università di Palermo la laurea honoris causa.

Kadare, nato nel 1936 a Gjirokaster in Albania, vive oggi tra Parigi e Tirana. E’ un autore che si è affermato ormai a livello mondiale; fra l’altro, è stato candidato per ben quattro volte alla selezione finale per il Premio Nobel.

Ma chi è veramente Ismail Kadare? Continua a leggere

Vivalascuola. Che scuola ci aspetta?

Educazione militare, una scuola pubblica diventa scuola di partito, una scuola di partito prende soldi dallo Stato, menù padano agli alunni, via i disabili

Qui si accompagna il desolante passaggio dalla scuola della Repubblica (statale, laica, pluralista, inclusiva) alla scuola privata (aziendalista, confessionale, “omologata”, discriminante). Qui si vanno a minare definitivamente le basi dello stato sociale come frutto del patto di solidarietà che ispira dalla Carta, e si scongiura ogni possibilità di affidare alla scuola funzioni emancipanti rispetto alle condizioni socioeconomiche di partenza di tutti e di ciascuno. (Marina Boscaino)


Bugie, bugie! Ma che delirio è questo?

di Giovanna Lo Presti

Da troppo tempo ci lamentiamo perché, nel nostro Paese, non viene rispettata la Costituzione, perché le leggi ad personam sono più numerose dei funghi in un bosco dopo un temporale di fine estate, perché l’imbarbarimento della politica è davvero inaccettabile, perché tutti, compresi i bambini di cinque anni, sono costretti a sapere cosa sia una escort (e chi le chiamava così, qualche anno fa?). Continua a leggere

Rose Ausländer: Versöhnung

Versöhnung

Wieder ein Morgen
ohne Gespenster
im Tau funkelt der Regenbogen
als Zeichen der Versöhnung

Du darfst dich freuen
über den vollkommenen Bau der Rose
darfst dich im grünen Labyrinth
verlieren und wiederfinden
in klarerer Gestalt

Du darfst ein Mensch sein
arglos

Der Morgentraum erzählt dir
Märchen du darfst
die Dinge neu ordnen
Farben verteilen
und wieder
schön sagen

an diesem Morgen
du Schöpfer und Geschöpf Continua a leggere

Il Capitano Mario (XVIII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII)

III

L’ALBA DELLA LIBERAZIONE

All’inizio dell’estate del 1943 qualche cosa di nuovo si sentiva nell’aria e nel sole.

Ero andata alla ricerca di una domestica per l’autunno a Varzi, il capoluogo dell’alta valle della Staffora. C’erano dei giovani armati in divise militari alquanto scalcinate che circolavano con un’aria tutt’altro che militaresca, non inquadrati, con un fare bonario e disinvolto, incurante di ogni disciplina, quasi allegro. Come borghesi in divisa. Erano gentili, mi lasciarono passare, anzi mi fecero strada. Stupita, mi chiedevo dove fossi capitata: chi fossero costoro.

Mi era sempre accaduto infatti di imbattermi in una pattuglia di soldati, di camicie nere, di poliziotti che trattenevano dal proseguire per una determinata strada in quel momento senza dare spiegazioni, facendo dirottare i passanti con tono severo e perentorio. Non era piacevole incontrarli. Ma eravamo in guerra e questo giustificava una certa vaga apprensione, un senso di disagio, se non di paura. Qui invece l’atmosfera era diversa: io non riuscivo a capirne il motivo. Chiesi del medico, il quale mi disse di conoscere mio marito e mi indirizzò ad una signora che aveva un piccolo negozio nel centro del paese. C’era, dentro, di tutto: oggetti di ogni epoca e di ogni gusto, anticaglie e ferri vecchi accanto a sedie di bellissima fattura e a tavolini su cui era distesa in bell’ordine della biancheria intima molto moderna e molto elegante. La signora venne fuori dal profondo, con aria regale, né vecchia né giovane, pitturatissima, vestita con colori intonati al trucco, sgargianti. Una via di mezzo tra la maga la strega e la fata benefica. Molto loquace, “la signora” mi promise il suo interessamento per quel che cercavo e mi mandò infatti poi una di quelle ragazzotte che non erano mai discese dal loro rupestre paesuccio sulla cima solitaria dei monti “elevati al cielo”, come quelli descritti dal Manzoni nell’immortale addio di Lucia.
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Un’altra vita

di Pasquale Vitagliano

Paolo Ruffilli, Un’altra vita, Fazi, 2001

Venti storie d’amore in cerca di Un’altra vita. Già nel titolo, l’ultima opera di Paolo Ruffilli è per il lettore una promessa. Storie divise in quattro stanze, scandite dal succedersi delle stagioni. Ciascuno dei racconti è dedicato ad un autore, un grande scrittore assunto più a testimone che a ispiratore di quella precisa narrazione. All’inizio ci sono le stagioni, secondo un ciclo personale che parte dall’estate e termina con la primavera, per ricominciare, si immagina, di nuovo e all’infinito. Poi ci sono gli autori, da Raymond Carver a Elsa Morante, da Franz Kafka ad Anna Maria Ortese, solo per citarne alcuni. Uno per ciascun racconto, come si è detto. Ma l’intero libro potrebbe essere dedicato a Walt Whitman. “Ricorda non temere, sii candido,/ promulga il corpo e l’anima,/ sosta un poco e procedi,/ sii copioso, temperato, casto, magnetico,/ e ciò che tu hai sparso possa allora/ tornare come le stagioni ritornano (…)”. Continua a leggere

La scoperta della Montagna

Articolo di Emerico Giachery

(autore di Voci del tempo ritrovato, che ha da poco ricevuto il Premio “Val di
Comino”
, 35a edizione)

Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza la montagna…
Immanuel Kant

L’autentica, la profonda scoperta della Montagna per me avvenne tardi. Per trascuratezza o pigrizia, o perché assorbito da altri impegni e interessi, non diedi ascolto alle reiterate esortazioni («Ma quando ti decidi a venire in montagna?») dell’amico Federico Tosti. Guida alpina e poeta romanesco della Montagna, da lui misticamente venerata e sempre scritta e pensata con l’iniziale maiuscola, Federico (da me rievocato nel recente volume Abitare poeticamente la Terra), ormai ultracentenario, e sempre riconoscente verso il dono della vita, alcuni anni or sono si avviò all’ultima ascesa verso sperabili altezze non terrestri. Continua a leggere

23. Sedici giugno

da qui

Qui mi trovo bene: me ne sono fatte di birre in vita mia!
Giulio e Leopoldo invitano l’ospite a sedersi. Lui non se lo fa ripetere, si accomoda e posa il cappello sopra il tavolo.
Capisco la vostra sorpresa. In realtà, ultimamente, i colpi di scena sono all’ordine del giorno: potrei dare un contributo alla loro spiegazione.
Giulio ha un’aria preoccupata: all’apparire dell’ennesimo scrittore – hanno riconosciuto l’autore dell’Ulisse – sta forse temendo che l’attività di insegnante di scrittura possa essere messa in discussione. Se i mostri sacri del romanzo cominciassero a girare il mondo distribuendo consigli gratuiti sull’opera perfetta, che margini resterebbero per il suo lavoro? Ha un altro impiego, ma con l’aria che tira meglio farsi i conti in tasca. Continua a leggere