5. Autogrill

da qui

Ora bisognerebbe mettere insieme una specie di catalogo di temi, situazioni, personaggi. I corsi di scrittura suggeriscono di raccogliere e ordinare tutto il materiale disponibile per poterlo utilizzare in seguito. C’è chi però, con metodi del genere, rischia di cadere in depressione. Si può fare semplicemente il punto della situazione; dunque: dei poveri si è già parlato, ma è chiaro che si dovrà riprendere il discorso. C’è ancora in aria la morte di Antonio, così giovane, ma il lettore potrebbe averne abbastanza. Ecco che si affaccia un’altra riflessione: è giusto assecondare chi legge nei suoi vizi e capricci, nell’incapacità di lasciarsi coinvolgere in qualcosa che non sia un omicidio, uno stupro, un imbroglio o una macchinazione senza scrupoli? Non a caso è il tempo del noir, del giallo a tutti i costi, come se lo scrittore ripiegasse su un territorio garantito da un cliente sempre in cerca di emozioni effimere, ansioso di acquistare la sua copia in autogrill. Da qui, altri dubbi: ha senso vendere un libro con la scatola di biscotti al cioccolato e il caffè al ginseng? E’ un’occasione, per lo scrittore, di arricchire la lista delle cose citabili, per cui sarebbero parte integrante del romanzo ogni scaffale e ogni pozzo girevole di questo autogrill strapieno di persone che sgomitano senza parere per non perdere il posto nella fila? Leopoldo le guarda: da protagonista principale, si sente a disagio nella ressa di gente anonima spinta dall’unico desiderio di acquistare per riempire un vuoto che si scava dentro, che richiede oggetti sempre nuovi per la sua fame senza tempo. In fondo a lui, delle vendite, non importa nulla: vive di rendita, grazie alla decisione dell’autore di metterlo al centro della trama, anche se qui in mezzo sembra che nessuno si accorga della sua presenza.

10 pensieri su “5. Autogrill

  1. seguire i gusti della gente?
    sarebbe preferibile educarli, accrescerne la consapevolezza e per questo, magari, potrebbe andare bene essere venduti coi cioccolatini, il problema è che coi cioccolatini, invece, si vendono sempre le stesse “marmellate”.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. spesso, un romanzo, proprio come un film
    ha più sceneggiatori. non è questione di scrittura,
    ma appunto di gusti del mercato da assecondare.
    allora intervengono, oltre allo scrittore,
    il regista, l’agente, il produttore, il coproduttore,
    le commissioni di lettori pagati per questo, quasi sempre
    molto giovani che appiattiscono la biodiversità
    della scrittura su pochissime tipologie.

    allora? torniamo a pagarci i libri che scriviamo da noi.
    non li conoscerà e comprerà nessuno? non si sa!
    noi, per come possiamo, cerchiamo di spandere
    il nostro seme in giro

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  3. essere venduto assieme ai cioccolatini e alle banane. lo scaffale del lettore ideale… una bella vittoria per la poetica del novecento, tutta tesa a essere totalmente inutile, inconfessabile…
    per come la vedo io, l’unica cosa che conta è l’oggetto in sé dell’arte. vivere dentro un discount, attraverso le vetrate delle macellerie, giù sugli zoccoli del calzolaio… sono marginalità.
    il problema vero è nella incapacità e nella frettolosità di tanti scrittori a voler essere a tutti i costi lì, tra le mele e i surgelati. non è dove arrivano. ma dove vogliono arrivare. e con che prescia!

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  4. Leopoldo, autore/protagonista di un romanzo. “Nessuno sembra accorgersi della sua presenza”,partirei da qui. Se l’obiettivo principale è la scrittura, comunicare con gli altri, lasciare un segno con la convinzione di aver comunque dato alla società qualcosa di noi e degli altri, sì è vero, chiunque sia Leopoldo di certo non è il George Clooney/Sandra Bullock, ovvero il bel libro con la copertina figlia di un ingegno del marketing che tutti attrae, accativando e svuotando fantasie e portafogli.
    Bisogna tener conto che più si vende più si trasmette, quindi non un solo obiettivo ma due, scegliendo il prioritario e se questo sono le vendite, di certo in autogrill si può fare la propria fortuna, ma ne siamo sicuri? Stando ai dati Istat circa il 50% degli italiani legge un libro l’anno e solo il 12,9% è considerto un “lettore forte” ovvero legge più di 11 libri l’anno. Ma ne siamo sicuri o nel regno delle mode e tendenze ovvero della spersonalizzazione e globalizzazione del pensiero, c’è una bella differenza fra acquistare e leggere?
    Di una cosa sono certa, i cioccolatini finiranno forse ancor prima del prossimo autogrill, idem per la scatola di biscotti, del caffè non dico, non lo lascia proprio l’autogrill, il libro, invece, nello scaffale/libreria, bene in mostra a far tendenza, profumato ancora e sempre di stampa negli anni, tranne per quel 12,9% … forse.
    E il nostro autore/protagonista Leopoldo? Copertina sobria, monocolore, sciupata e magari con qualche macchia di caffè o cioccolata sfuggita nell’avidità della lettura e ri-lettura.
    SM

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  5. Nelle bancarelle spesso si trovano i cari vecchi classici non ancora superati dalla letteratura contemporanea.
    I libri allegati ai prodotti alimentari…beh, non mi stupiscono: dal giornalaio ormai non si comprano piu’ i quotidiani, ma i gadget allegati ad essi 😉

    Grazie per queste sue riflessioni, don Fabrizio, ma soprattutto per il suo essere sintetico che chiarisce e riepiloga anche i commenti prolissi in cui spesso ci si perde insieme autore e lettore 🙂

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  6. Il dono della sintesi lo ha acquisito con l’esercizio o e’ proprio un suo talento naturale?
    Quando scrive un libro, fa molte riletture?
    E quando scrive sul blog? Tra le due attività di scrittura vi e’ differenza?
    Grato dell’attenzione,
    A.A.

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