6. Nazim Hikmet

da qui

Sballottato dalla folla dell’autogrill, Leopoldo decide di fare un atto incongruo: leggerà una poesia ad alta voce. Chissà se un insegnante di scrittura lo catalogherebbe nella categoria sorprese. Certo, non è un granché, ma potrebbe anche avere conseguenze imprevedibili. I primi versi escono a stento dalla bocca un po’ impastata:
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo
.
La gente sembra non aver sentito. Ma, ecco, una signora grassa, con un vestito a fiori, si volta con aria disgustata, come a chiedergli se non sia impazzito. Il volto di Leopoldo non fa una piega; sa che tocca a lui movimentare la trama, stamattina, e continua a proclamare:
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto
.
Questa volta lo hanno sentito tutti quelli della fila. Un omone grosso lo fissa negli occhi e sembra voler passare dalle parole ai fatti. Una signora minuta, forse sua moglie, fa il gesto di calmarlo:
Ma dài, che c’è di male, magari è solo matto.
O forse è un poeta che vuole intrattenerci! azzarda una vecchietta col capellino giallo.
Tutti scoppiano a ridere.
Leopoldo prende coraggio e continua a voce alta:
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti
.
Il cassiere alza lo sguardo tra uno scontrino e l’altro: si chiede se non debba chiamare il direttore.
L’omone grosso non riesce a trattenersi, la poesia non è il suo forte.
La finisca! urla in faccia al bardo improvvisato.
Leopoldo non abbassa lo sguardo, e continua con tono più sommesso:
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto
.
In quel momento, un pugno grosso come una bomba alla crema lo raggiunge in pieno volto. Mentre il sangue comincia a colare e lui si accascia lentamente al pavimento, precisa, quasi impercettibilmente:
– Era Nazim Hikmet.

28 pensieri su “6. Nazim Hikmet

  1. pagina poetica certamente.
    non solo perché si proclama una poesia,
    non solo perché si tratta di un poeta.
    non solo perché il poeta era Nazim Ikmet.

    poetica è, al mio sentire,
    la nudità, l’assurdità, della poesia
    tra certa crapuleria

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  2. Ovvero:
    come i poeti possano essere presi per pazzi.
    Tragico incomodo.

    Spero soltanto che il fatto non sia realmente accaduto ed il povero Lepoldo non si sia preso il cazzotto.

    Nazim Ikmet era davvero un gran poeta, lo lessi le prime volte quando avevo vent’anni.
    Anche perché era comunista, ci si affratellava nell'”idea”.
    Ma idea, o no, fu un personaggio lindo, onesto, chiaro e scomodo.

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  3. Che fortuna che hai, Leopoldo. Vivi di rendita. L’autore ti ha messo al centro della scena e tu ti sei beccato un cazzotto che forse neanche senti perché sei solo un personaggio.

    Io faccio il tifo per te, Leopoldo, perché hai fatto un gesto eroico (e poi che giorno che hai scelto, vecchio Leo, per fare una cosa così).

    Adesso però alzati e riprendi la strada.

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  4. ho letto tutte le pagine di questa nuova impresa, fabry

    è simpatico questo Leopoldo, un po’ spaesato, come arrivasse da un pianeta lontano, e forse è così per tutti quelli che amano la poesia.

    ottima la scelta della poesia, in quel cazzotto che parte sull’ultimo verso c’è tutta l’incomprensione per l’arte dell’uomo abbrutito dai nostri tempi bui.
    buon lavoro.

    ciao!

    claudia

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  5. L’autore/protagonista fa un duplice incontro: con la poesia e con la società. Le reazioni in autogrill sembrano quelle dei lettori di fronte a un genere che diventa sempre più per pochi e come Leopoldo finisce al tappeto. Ma è anche uno scontro con il richiamo alla profondità e con qualcuno capace di fare qualcosa di inusueto. Di fronte al diverso, a chi ha il coraggio delle proprie idee l’uomo comune reagisce con la sorpresa interpretata in senso positivo o negativo. Poesia come sensibilità, bellezza dello spirito un genere desueto e bistrattato, che come la profondità meglio mettere fuori gioco, perchè la vita in fondo è un gioco che piano piano sostituisce la realtà fino a confonderne il confine, fino a bruciare la fantasia e il coraggio di essere se stessi.
    SM

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  6. è abbastanza valoroso, in effetti…
    l’assurdo della poesia emerge con chiarezza.
    non è un fatto realmente accaduto, ma potrebbe benissimo accadere.
    riprenderà la strada (per un altro autogrill).
    di un altro pianeta lo è senz’altro (se ne parlerà tra due puntate).
    il coraggio delle idee: lo diceva Zero, ma è valido lo stesso!
    un abbraccio!
    fabry

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  7. Io non so proprio dove la vediate questa persecuzione nei confronti della poesia e dell’arte: il pubblico è invece largamente compiacente e disposto ad applaudire, in nome della cultura, anche fesserie e goffaggini. Ma forse a Leopoldo, come a coloro che si identificano con lui, un applauso, o una plaquette, non basterebbe mica, forse vorrebbe che si formasse una delegazione spontanea ed entusiasta, che lo prenda sulle spalle e lo porti in trionfo in città, come sognava il vecchio maestro del villaggio di Kafka. Credo che quel pugno sia altamente improbabile e ci sia della mania di persecuzione in quest’idea. Che Leopoldo si faccia un blog, ci scriva le sue poesie e incominci a navigare distribuendo complimenti: vedrà che ne riceverà in proporzoione quasi esatta proporzione. Così si confermerà genio, farà pace con se stesso e la propria vanità, e vivrà molti anni felici e contenti.

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  8. consideriamo un’altra possibilità: che il commentatore abbia identificato Leopoldo con qualcuno e che sia a tal punto condizionato nel suo giudizio su questo qualcuno da non accorgersi che la poesia è effettivamente la cenerentola della favola, e che gli toccano gli angoli dimenticati della realtà, perché la gente cerca altro, e questo è talmente chiaro che non ci sarebbe neanche bisogno di dedicargli il paragrafo di un romanzo, ma il commentatore è talmente bastian contrario da non avvedersene, dimostrando così la sua vera motivazione: forse vorrebbe essere lui a dare quel pugno grande come una bomba alla crema e vedere il sangue scorrere e allora sì che vorrebbe veder scatenarsi l’applauso perché finalmente ha visto soddisfatto il suo desiderio di vendetta (eheheheh).

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  9. Un’altra ipotesi: magari qualcuno vorrebbe essere lui a ricevere quel pugno, che può anche rubricarsi come un’attenzione reattiva di chi lo dà, e passare per una consacrazione nella funzione di chi lo riceve.
    In molte culture che noi studiamo magari ammirati ma con pinzette e guanti, e nelle quali non vorremmo vivere neanche morti, la figura del poeta è circondata di onori ai quali non rinunceremmo alla leggera, ma solo pensando agli oneri cui sono connessi.
    Poi è vero che alcune investiture almeno inizialmente sono sempre state autoinvestiture;
    ma pare che quest’ultima forma sia diventata se non l’unica almeno la predominante, a prescindere da ogni considerazione di percorso e di valore. E questo anche grazie ai mutamenti portati da una tecnologia che sulle prime sembra sempre dare tutto gratis, ma che finisce sempre per presentare il conto, non di rado sorprendente e amaro.
    Grazie per lo spunto e ciao a tutti,
    Roberto

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  10. Leopoldo mi ricorda la “voce di uno che grida nel deserto”: infatti, anche se nella nostra società, consumistica e frettolosa, non mancano certo le parole e le comunicazioni di ogni tipo, spesso queste sono vuote e prive di spessore, non sono “parole profonde” sulle quali riflettere, e noi non siamo più capaci di fermarci ad ascolatare poichè troppo storditi dai rumori e dalla confusione. E’ già tanto se riusciamo a comunicare tra noi.

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  11. Fa pensare che una reazione verbale equivalente al pugno grosso come una bomba alla crema sia venuta da un omone grosso che ben sapeva chi fosse l’autore dei versi, inediti nella traduzione italiana e recitati con voce sottile e ferma dalla coraggiosa traduttrice.
    Fatto realmente accaduto in una libreria del quartiere EUR di Roma tre anni fa.
    Se la violenza nasce spesso dall’ignoranza, l’ignoranza (o, se vuoi, il pregiudizio che ama mimetizzarsi con colori vari) viene fatta roteare con sempre più inquietante frequenza come clava che ammutolisce. E le sue casse di risonanza aumentano. Viva Leopoldo; grazie, Fabrizio.

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  12. La poesia è nata per essere il sale della terra e grandi regioni della terra ancora non la accolgono.
    Maria Zambrano

    Proprio bello questo post. Adesso lo prendo e lo metto nella cartellina delle cose da ricordare.
    Posso intitolarlo l’arte della sorpresa? E grazie a Stella Maria per il bel commento.

    Il mio cuore pulsa attonito e disperso.
    Antonio Machado

    Poco generoso è invece Elio-C, ma forse per qualche ragione di troppo.
    Leopoldo è un punchingball più che perfetto, proprio come L’Albatro di Baudelaire. E niente blog, per favore, niente blog questa volta. Per distribuire complimenti, l’autogrill basta e avanza.

    Air du poète – (Parole di Leon Paul Fargue, musica di Erik Satie).

    Au pays de papouasie / J’ai caressé la pouasie / La grace que je vous souhaite / C’est de n’etre pas papouète.

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  13. Leopoldo e’ un novello E.T. !
    Ormai gli alieni non sono gli extra-terrestri che vengono da altri pianeti ad invadere la terra, ma i terrestri che non si sono lasciati contaminare dalla brutalita’ della vita, dall’egoismo degli esseri umani, dalla superficialita’ dei mezzi di comunicazione, dalla realta’ virtuale…e via dicendo…ed hanno conservato la loro umanita’, la loro sensibilita’, la poesia che e’ insita nel cuore.
    Questi alieni sono gia’ tra noi; quindi, occhi aperti: scoviamoli e proteggiamoli !
    Spero che la rivoluzione del 2012 consista in questo 🙂

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  14. Magari…perche’, Don Fabrizio, sa con certezza di cosa si trattera’?
    Oppure e’ diventato cinico, per quante ne vede di brutture e ne ha gia’ vissute direttamente o indirettamente?
    I suoi studi cosa La portano ad ipotizzare per il 20.12.2012 ?

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  15. Eh, gia’… Ricordati fratello che devi morire.
    Ma non servono oggi quelli della BuonaMorte a ricordarci la caducita’ della vita: penso alla notizia agghiacciante data ieri al tg riguardante quell’infermiera dell’Eastman scesa dall’auto un soccorso di un incidentato e a sua volta tranciata da una macchina in corsa.
    Emblema della fine che oggi fa il buon samaritano!

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