La questione Mondadori secondo Wu Ming

Su Carmilla è uscito un post articolato sulla questione Mondadori.

In particolare interessante l’intervento di Wu Ming, a partire da una discussione molto vitale sul loro blog.

LA QUESTIONE EINAUDI + DUE O TRE COSETTE CHE I BOYCOTT BOYS NON SANNO L’Einaudi non è Berlusconi, perché quest’ultimo passa, mentre l’Einaudi resterà. Resterà il catalogo, per dirla con Valter Binaghi, “poeticamente più sovversivo del mondo”. Resterà quel soggetto, quella voce nel dibattito culturale e civile.
Quindi […] bisogna TENER DURO, “resistere un minuto più del padrone”. Bisogna lottare dentro, per salvaguardare i margini e gli spazi di autonomia rispetto alla proprietà, per riequilibrare con mosse “buone” ogni concessione o cedimento, ogni eventuale “scivolone”. Date un’occhiata al catalogo e vedrete quali e quante sono le mosse “buone”. Abbiate un po’ di pazienza e vedrete, quest’autunno, alcune uscite strategicamente fondamentali.
Perché dalle pagine culturali dei giornali (e siti) berlusconiani, molti scrittorucoli di destra attaccano soprattutto gli autori di sinistra che pubblicano con Einaudi o Mondadori? Magari chi non è dentro quel mondo non se ne accorge, ma è una vera e propria grandinata di lamentele e contumelie, e dura da anni e anni.
La risposta è semplice: perché reclamano i nostri posti. Vorrebbero esserci loro al posto nostro, e si lamentano a gran voce: ma come? Quelle case editrici sono di proprietà di Berlusconi e proprio noi, autori berlusconiani, non abbiamo tappeti rossi srotolati davanti ai nostri piedi e ancelle che ci precedono gettando petali di rosa?
Questi sgomitano con violenza, da anni. Ma l’Einaudi non li pubblica e in genere non li pubblicano nemmeno le collane più prestigiose di Mondadori, perché i capi-collana come Repetti e Cesari in Einaudi o Brugnatelli in Mondadori non sono yes-men. Così si riesce, non senza sbavature ma comunque ci si riesce, a salvaguardare il catalogo.
Se chi in Mondadori non la pensa come Berlusconi uscisse dal gruppo editoriale, quei posti verrebbero presi all’istante da yes men. Al posto dei libri di Saviano o di Cantone, nella collana “Strade Blu” di Mondadori vedremmo quelli di svariati scalzacani.
Ma è doveroso portare la logica del boicottaggio un po’ più in là, fino alla massima coerenza.
Se tutti gli autori che osteggiano Berlusconi uscissero dall’Einaudi, come sembrano auspicarsi i Boycott Boys, significherebbe soltanto DISTRUGGERE L’EINAUDI, senza peraltro sconfiggere Berlusconi, che in un paese di non-lettori come questo non vedrebbe in alcun modo intaccato il suo consenso di massa, consenso che ha presso persone che NON leggono libri Einaudi.
E così, alla fine del ciclo berlusconiano, ci ritroveremmo senza l’Einaudi. Avremmo distrutto una delle più prestigiose case editrici di sinistra, e un pilastro storico della cultura antifascista in Italia. Bel risultato! Tutto questo perché si è presa una scorciatoia, perché si è sacrificato il lungo periodo alle pressioni della contingenza. Ma che senso ha?
Il boicottaggio è uno strumento importante, ma per metterlo in pratica servono dei requisiti. Uno dei quali è: conoscere l’industria che vuoi boicottare. Infatti chi promuove il boicottaggio alla Nike sa tutto di quest’ultima, sa dove sono gli stabilimenti, conosce gli organigrammi, segue le dichiarazioni dell’amministratore delegato, etc.
Nel caso di questo boicottaggio agli autori Mondadori ed Einaudi, questo requisito manca totalmente. In giorni e giorni di perlustrazione della rete, non [abbiamo] trovato una presa di posizione una (nemmeno una!) che faccia pensare a una benché minima conoscenza dell’Einaudi, della sua storia, del suo catalogo, di cosa si muove là dentro, di quali siano gli equilibri. Non solo: chi promuove questo boicottaggio sembra NON SAPERE NULLA DI EDITORIA, tout court. Sfuggono i meccanismi basilari, manca l’ABC […] si schiaccia totalmente l’Einaudi sulla Mondadori e quest’ultima su Berlusconi.
Così facendo, si danneggia in primo luogo chi, come noi e tantissime altre persone, là dentro cerca di lavorare per un’Einaudi post-Mondadori e post-Berlusconi.
Credete che sia una cosa facile, soprattutto di questi tempi, ribadire che si continuerà a lavorare con l’Einaudi finché sarà possibile (finché qualcuno non ci caccerà)? Pubblicare con Einaudi sta diventando la scelta più impopolare in una fase di populismo acuto e di capi carismatici […] Fatevi un giro nei forum, nei blog, nei profili Facebook che fanno riferimento a grillini, BoBi e dintorni. E’ tutta un’ingiuria contro di noi, contro Lucarelli, contro Saviano e mille altri.
Bene, noi non ci facciamo intimidire, serve anche e soprattutto il coraggio di essere impopolari. Solo che il danno sarà sistemico: aumenterà la quantità di veleni e di falsi problemi agitati come drappi rossi di fronte a masse in cerca di semplificazione delle questioni.
Anche se questo boicottaggio fallirà (perché è stupido e mal concepito), il gioco non sarà a somma zero. Ne usciremo con sempre più divisioni “a sinistra”, e con una lacerazione dei rapporti tra intellettuali e masse (e stavolta, almeno per una volta, NON sarà colpa degli intellettuali).
Non c’è sito o blog dove si discuta di questo tema in cui gli scrittori (e, attenzione, soltanto loro) non vengano chiamati in causa.
Infatti, nessuno ha ancora chiesto agli editori “virtuosi” di boicottare le librerie Mondadori rifiutandosi di mandarci i libri che pubblicano, o di boicottare la distribuzione Mondadori non affidandole gli scatoloni. Del resto, anche gli editori concorrenti più “barricaderi” si guardano bene dal farsi avanti con un beau geste di questo tipo, che pure sarebbe molto più clamoroso e di sostanziale impatto della tanto reclamata diserzione di questo o quell’autore.
Nessuno ha chiamato in causa editor e capi-collana etc. Tutti i chiamanti in causa hanno chiamato in causa gli autori.
Che non si sono tirati indietro, e hanno fatto bene a rispondere, ciascuno a suo modo.
Come fanno bene a spiegare alcune cose che sfuggono al “general public” e, soprattutto, sfuggono ai Boycott Boys.
Ad esempio, che la famiglia Berlusconi è azionista del gruppo Rizzoli/RCS. Non solo è azionista direttamente, ma esercita un controllo azionario indiretto, dato che l’azionista di maggioranza è Geronzi.
Non si contano le volte al giorno in cui, qui o là, veniamo invitati a lasciare Mondadori e addirittura Einaudi “perché è di Berlusconi”, e ci sentiamo dire che “esistono altri grandi editori, come Rizzoli”. Tra l’altro, ehm, noi per Rizzoli pubblichiamo già.
E via così, col pilota automatico, ignorando davvero troppe cose.
Proviamo a farci questa domanda: chi boicotta la Nestlé, dove le ha attinte le informazioni su quest’ultima? La risposta è abbastanza semplice: ha studiato. Ha letto le pagine di economia, ha perlustrato il sito e le comunicazioni ufficiali dell’azienda, ha socializzato tra tante persone saperi parziali che, un po’ alla volta, hanno composto un quadro generale. Idem per la Nike e tutte le altre campagne di boicottaggio. Idem per i pompelmi israeliani. Un boicottaggio non si improvvisa alla carlona, mettendo su un sito in 24 ore e invitando la gente a fare mail bombing a casaccio. L’Annosa Questione esiste da quindici anni, c’era tutto il tempo, da parte di chi l’ha sollevata, di fare ricerche, compilare dossier e “libri bianchi”, leggersi libri di storia dell’editoria (in questo thread abbiamo fornito parecchi link). Con tutta evidenza, questo è un lavoro che nessuno ha fatto.
[…] Se un autore che pubblica per il gruppo Mondadori decidesse di smettere di farlo, priverebbe il gruppo stesso dei proventi derivati dalla vendita dei suoi libri? Solo parzialmente. La percentuale del prezzo di copertina che spetta all’editore in effetti finirebbe nelle tasche di un’altra casa editrice, ma questa è solo una fetta della torta. Infatti il gruppo Mondadori è anche azionista di maggioranza del principale distributore di libri italiano, nonché titolare di una delle due più grosse catene di bookstore del Belpaese. Significa che se si volesse evitare di portare soldi nelle tasche della famiglia Berlusconi bisognerebbe anche chiedere al proprio nuovo editore di non affidare la diffusione dei propri libri al suddetto distributore e di non venderli nei bookstore della catena Mondadori. Altrimenti sarebbe un boicottaggio parziale: vale a dire una contraddizione in termini.
E’ significativo che Mancuso, nella sua ingenuità, non abbia nemmeno preso in considerazione la faccenda, proprio mentre ancora oggi su Repubblica ripropone la questione mettendo al centro l’aspetto prettamente economico (“a chi faccio fare i soldi con i miei libri?”).
Questo dimostra una volta di più quanto i fautori del boicottaggio alla Mondadori ignorino i meccanismi dell’industria editoriale italiana e siano piuttosto in cerca di bei gesti di delegittimazione del tiranno. Il desiderio di semplifcazione che ormai ha contagiato la società italiana è il principale sintomo della vittoria psichica del berlusconismo. Ma la realtà resta più complessa e non si può districare con i bei gesti, solo con pratiche di resistenza lenta e duratura.
Le pratiche di resistenza pertengono al modo in cui si decide di svolgere il proprio mestiere di scrittori. E questo riguarda il contenuto di ciò che si scrive; come si affronta il problema dell’estinzione dei lettori, o quello dell’impatto ecologico della propria attività, o ancora quello della fruizione dei testi letterari; insomma il tipo di cultura e di consapevolezza che si alimenta.

10 pensieri su “La questione Mondadori secondo Wu Ming

  1. Come ho ribadito fino alla nausea non condivido la scelta di Wu Ming di restare in Einaudi, ma la rispetto. La rispetto per due motivi principali:
    1) sono gli unici che permettono ai lettori di scaricarsi anche il libro gratis.
    2) fanno un’operazione di trasparenza sulle vendite dall’interno che reputo molto importante.

    Sulla questione del boicottaggio della mondadori, posto come è stato posto, sono d’accordo con loro. Avrei potuto sposare la causa se il raggio del boicottaggio si fosse allargato a tutta la “carta” prodotta dalla famiglia reale berlusconiana, ma anche in quel caso sarebbe stato un boicottaggio imperfetto in quanto c’è da risolvere anche la questione “distributori”. Chiaro che un boicottaggio ancora più ampio volto anche alla televisione sarebbe appropriato ma quello rimane un pio sogno in una nazione asservita al dio catodico.

    Chiarisco inoltre, già che ci sono, che comunque io non compro libri mondadori e einaudi e tendenzialmente (con rare eccezioni) non compro libri col codice ISBN in quanto sono contrario alla gestione e al funzionamento de ‘O Sistema Editoriale in toto. Come saprete se un libro costa 10, 1 va all’autore e il restante più o meno spartito fra distributore ed editore. In realtà pochissimi autori riescono a vivere con i diritti d’autore a meno di fare il “botto”. Il resto si tiene su sul misterioso sistema degli “anticipi” che chi capisce come funziona è bravo. Questo sistema così concepito va a scapito di tutte quelle scritture (o se preferite “Lingue”) che purtroppo in un paese con 40 milioni di boiocottatori spontanei di libri tendono a scomparire o a limite a sopravvivere.

    Proposte per la cura di questo enorme cancro non ne ho, riesco solo a vederne il male. Un’idea potrebbe essere quella del rivedere la divisione dei diritti d’autore, tipo, chi vende meno prende di più chi vende di più guadagna di meno. In proporzione. Un po’ come si fa per le multe in svizzera. Ma onestamente la dico e mi scappa già da ridere. La battaglia si sta spostando sui diritti d’autore per le edizioni digitali e O’ Sistema Editoriale sta già tendando di allungare le zampette con contratti capestro per gli autori che sostanzialmente continuano sulla falsa riga del mercato cartaceo. Ossia, guadagnano tutto loro e l’autore niente. Solo che non si devono neanche disturbare di stampare e distribuire il libro. In questo, so che i Wu Ming non stanno cedendo i loro diritti d’autore per il digitale, e fanno bene. Consiglio di seguire il loro esempio anche ai tanti che si apprestano a firmare i contratti “vecchi” (per fare un libro di carta) che i nuovi. Gli autori dovrebebro coalizzarsi, fare uno studio di settore e chiedere molto di più. Non so dire quanto ma così a occhio un bel 50 per cento netto si potrebbe ottenere, sul prezzo di vendita. Tutto questo perché scrivere non sia, come vogliono lorsignori, un lusso, ma un lavoro retribuito con cui si possa vivere.

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  2. Sono perfettamente d’accordo con gli argomenti contro il «boicottaggio», e sono anche molto infastidita dalla fiducia, che giudico idiota, nelle azioni estemporanee di mobilitazione virtuale.
    Però nel vostro testo mi irritano alcune cose: «scrittorucoli», dite. Parlate di «scalzacani». Invidie, suggerite. Istituite graduatorie.
    Capisco l’affermazione del proprio punto, e pure – se è il caso – il senso del volersi difendere dagli attacchi speciosi; però, caspita, perché questo tono?

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  3. Berlusconi va “disarticolato e sterilizzato” nel suo sistema di comunicazione vero, che è costituito dalle Tv e da giornali e periodici popolari, non certo dalla Mondadori e dalla Einaudi. Su questo il collettivo Wu Ming dice cose giuste. Il problema non è andarsene, ma fare in modo che prima o poi il vecchio satiro molli la presa su queste due case editrici. (E qui l’opposizione, o quel che ne resta, bisogna che affili le armi giuridiche per riprendere la battaglia legale contro lo “scippo”). Del resto anche Ansuini dice cose giuste circa i meccanismi della formazione del prezzo d’un libro e sui profitti ad essolegati.
    E il boicottaggio, allora? Secondo me va fatto in “quel” sistema di comunicazione. In maniera creativa, articolata e “multitasking”, come si dice .
    Esempio n.1 ) Contribuire a far crollare gli indici d’ascolto del TG1 di Minzolini 2) Sputtanare sistematicamente, attraverso gruppi di “lettura” e di “ascolto”, di scopo, giornali,periodici e Tv berlusconiane, in maniera intelligente e a più livelli di comunicazione, come dire “un linguaggio (sapidamente critico) per ogni tipologia di fascinazione berlusconiana”.. Con ogni mezzo, la rete, il passaparola,mil porta a porta, strategie “mirate” di “comunicazione paradossale”, tipo “silenzio assordante” (sparire dal video) per amplificare il suono falso della comunicazione berlusconiana, alternate ad altre di presenza e assalto , diffuse e orizzontali, tipo Tv di quartiere autoprodotte ecc.
    E chi più ne ha più ne metta….
    Insomma, conoscere i meccanismi della “efficacia” della comunicazione berlusconiana, utlizzarli per smarscherarli e/o ritorcerglieli contro.
    “Todo modo para allar la voluntad divina”!

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  4. Ho un pregiudizio:
    Detesto i Wuming e la loro scrittura.
    Pure la maggior parte dei loro discorsi che trovo ipocriti, autogiustificativi e autoincincensanti.

    1.Ma è forse detto che Mondadori, Einaudi dureranno in perpetuo? Sono forse rocce immarcescibili che sfideranno i secoli? Quante case editrici sono morte nel corso del XX° secolo?
    Un po’ di senso dell’effimero e del transeunte, dico…..

    2.Perché i Wuming citano solo il gruppo RCS come contraltare a gruppo Einaudi? Non potrebbero gli scrittori “noti” passare a una delle tante editrici medie, picccole (magari indipendenti) che si gioverebbero di nomi come Lucarelli ed altri “famosi”?

    3.Non si potrebbe chiamare tipica viltà italica, o mancanza di coraggio il restare nella calda stalla finché questa non bruci? Dopo che il tiranno sarà caduto chiisà quanti intellettuali diranno:
    io ero contro, l’ho sempre detto, io qui io là, e pronti, e suvvia a voltar gabbana….
    Come dopo il 25 aprile: nessuno era stato fascista.

    Aggiungo che non è detto che Mondadori non vada in fallimento dopo la caduta di Alì Berlù, che spero francamente prossima e più che desiderabile.

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  5. Il commento n. 4, pubblicato da Mario Bianco il 13 settembre alle 7:13 pm è… incredibile. Dimostra come non si porta avanti una polemica, perché non presenta argomenti di sorta. È costituito da parole dall’apparente significato dispregiativo – e però vuote di valore informativo.

    L’introduzione del commento è esplicitamente un pregiudizio con il quale si disprezzano i Wu Ming. Per quale motivo? non si sa. Non è detto.

    Il punto 1 afferma che le case editrici non sono eterne. Va bene, si sa. Finora non si sono ancora date imprese umane che siano durate più di qualche secolo.

    Il punto 2 fa delle domande agli scrittori italiani famosi. A queste domande e ad altre molto simili, alcuni scrittori hanno risposto in altre sedi, soprattutto sul web ma anche nei mass media tradizionali. Alcuni scrittori non hanno risposto.
    Nel commento di cui stiamo parlando, però, a nessuna di quelle risposte si fa riferimento. Ci sono soltanto le domande, come se fossero l’unico punto fermo della questione senza nessuno sviluppo né argomentazione.

    Il punto 3 accusa di viltà l’intero popolo italiano, in particolare gli intellettuali connazionali. Come se il post in cui Monica Mazzitelli ha riportato un articolo dei Wu Ming comparso già su Carmilla non fosse mai stato scritto. In quel post alcuni intellettuali connazionali tentano di argomentare perché non ritengano se stessi vili.
    Inoltre dopo il 25 aprile, suppongo del 1945, diversamente da quanto affermato nel commento sono stati in molti a definirsi ancora fascisti. Alcuni di loro li ho sentiti parlare (anni dopo, perché nel ’45 non ero ancora nato), di altri ho sentito parlare.

    La conclusione del commento auspica il fallimento della Mondadori in quanto azienda dopo la caduta del suo proprietario, attuale primo ministro italiano. È un desiderio, non un fatto.

    E dunque, di cosa si stava parlando?

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  6. Voglio fare alcune precisazioni:

    1) So che Wu Ming è un collettivo di scrittori che si occupa di romanzo new epic, ma di cui non ho ancora avuto modo di leggere nulla.

    2)Ciò che scrivono in questo post lo trovo abbastanza ragionevole; molti argomenti sono condivisibili, ma non sono né unici né esaustivi.

    3) Di certo nella strategia di “conquista” dell’opinione pubblica da parte di questa becera alleanza di centro destra con la Lega Nord, che rappresenta la forma post moderna del vero fascismo dalle tinte razziste e totalitarie, c’è il problema dell’ efficacia della comunicazione berlusconiana, che io definisco il Magnifico Cartaro ( eco de Il Magnifico Cornuto, vecchio film degli anni sessanta con Ugo Tognazzi), nomignolo che sintetizza, maoisticamente, l’uomo e il problema, cioè la sua capacità di essere “efficace” (Magnifico) nella sua comunicazione falsa e fasulla (Cartaro), come i cartari della ferrovia di Napoli Centrale: “carta vince, carta perde”, ti fanno vedere la limpida possibilità di vincere, ma puntualmente ti imbrogliano, perchè sanno che ” ‘a semmenta ‘re fessi nun more maje”, vale a dire la pianta dell’ingenuità è l’unica che non secca mai).

    4) Volutamente non allargo il campo di analisi sui motivi socio-economici della prevalenza delle destre, o su come vanno cambiando, in questa temperie politico-economica, le strategia dell’industria editoriale e della comunicazione , e come va parimenti cambiando il ruolo degli intellettuali che in essa operano, perchè voglio dare il mio contributo attenendomi al tema sollevato.

    5)Io credo che si possa continuare ad operare all’interno della Mondadori e di Einaudi, almeno fino a che ciò sarà possibile da parte degli autori più avveduti e consapevoli della strategia berlusconiana di controllo e dominio totale della Comunicazione e da lì cogliere ogni occasione per provare a disarticolarla, magari anche facendo pesare le “regole del mercato”, rinegoziando i propri contratti.

    Ma questa non deve essere nè l’unica nè la sola strategia.

    6)Allo stesso modo vedo molto bene l’incentivazione di iniziative editoriali diffuse, (bene Murene, a cui sono abbonato, a prescindere da ciò che si pubblica e dai tanti pretestuosi “distinguo” di chi ha sempre da discettare sul sesso degli angeli, la qual cosa, francamente, mi sa tanto di razionalizzazione , in senso negativamente freudiano, di un sentimento d’invidia e di frustrazione). E poi , francamente, del “cinisimo disilluso e ammorbante” che trasuda da molti interventi, ne ho abbastanza. Nulla mi danno nè porta in alcun luogo se non nei recinti dell’ OK Corrall del lamento sfigato che tanto piace a Berlusconi.

    7)Altra carta sarebbe anche quella di rilanciare la possibilità di un polo organizzato di piccoli e medi editori consociati in consorzi diffusi sul territorio – magari anche collegandosi a pari realtà europee, con strategie e capitali un po’ meno aleatori: insomma approfittiamo della “globalizzazione” in senso “democratico” e antimonopolista, facndo esperienza degli errori commessi in passato in quei pochi e isolati tentativi in tal senso.

    8)Cerchiamo di mettere su un progetto editorialmente credibile, fatto di rete diffusa, e proponiamolo a qualche “banca europea e/o americana o russa o cinese o giapponese – perchè no- che sia interessato e lo sostenga.

    9) Ancora, sperimentare il sistema diffuso degli e- book come “supporto” al polo “indipendente” che tratteggiavo sopra, per il rilancio qualitativo del cartaceo.

    Queste sono solo alcune piccole idee, ma se ne potrebbero mettere su tante altre.

    E allora…

    10) perchè non lanciare l’idea di una Grande Convention Italiana ed Europea di Editori indipendenti, piccole e medie case editrici, Scrittori , Autori e Operatori di mercato, con lo scopo di non solo analizzare – sul punto – l'”anomalia ” italiana , ma soprattutto di costruire questo possibile progetto alternativo, che faccia concorrenza, a suon di qualità e prezzi, al Moloch berlusconiano, magari coinvolgendo anche il sistema della distribuzione o creando una rete alternativa di distribuzione.

    La questione sollevata da Mancuso, ristretta solo ai termini “morali” o “etici”, seppure nobile e condivisibile, resta sterile o inefficace, se circoscritta “solo” in questo campo o al semplice dilemma “andarsene o restare”. Essa, invece, va inquadrata in quella strategia più ampia che ho cercato di tratteggiare, e che non vuole essere assolutamente esaustiva, bensi una SEMPLICE INDICAZIONE DI METODO. Insomma, “à la guerre comme à la guerre”. E a me pare che ci siamo proprio in guerra.

    Allora, cari “intellettuali”, che si fa? Si continua a “chiagnere e fottere”, in omaggio alla pessima tradizione italiota dei “chierici”?

    Che ci sia , in questo, una tradizione pressocchè ineliminabile nella nostra storia, ne sono consapevole, ma non è per me motivo di depressione o di rinuncia alla lotta.

    Del resto mi rivolgo ai veri Intellettuali, quelli che sono consapevoli di essere “opposizione permanente”, sempre e comunque.

    Tutti gli altri non sono altro che “chierici”, appunto, pronti a servire il padrone di turno e il “proprio particulare” . Bene, che vadano a ingrossare le fila dei Minzolini, dei Feltri, dei Belpietro, dei Brachino et similia.

    Noi parliamo d’altro. O no?

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  7. …alcuni intellettuali connazionali tentano di argomentare perché non ritengano se stessi vili.

    appunto: dal loro punto di vista, autoreferenzialmente. anche così non se ne viene fuori: dando pseudorisposte a domande confezionate dagli stessi che danno le risposte.
    anche dopo la morte di mondadori ci sarà chi avrà il “coraggio” di celebrare il suo essere stato fedelissimo e ancora disponibilissimo post-mortem: perché no?
    il silenzio degli intellettuali, in questa e altre materie di dibattito è pesante. un silenzio coperto da una chiacchiera infinita, sotto forma di chiacchiera in senso proprio e di chiacchiera in senso letterario. opere? ciccia. fatti? a chi li chiedono i fatti, ai cittadini comuni, ai lettori comuni, quelli che essi non vedono affatto, che sotto sotto un po’ disprezzano, salvo poi confezionare opere scipite presumendo un lettore comune bolso e addomesticato? ho letto diffusamente – e ora ci ho rinunciato – articoli formulati secondo questo comodissimo tormentone: lo scrittore deve prima di tutto scrivere. sul che cosa, quando, perché, per chi, dove e quanto non è dato sapere nulla. scrivo dunque sono. se poi il lettore non comune ne manda molti a quel paese, se non si fida più, se “chiede” di essere meno vili e asserviti, ha torto, spara nel mucchio, cosa, chi crede mai di essere, di sapere. già.

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  8. Uè, Tedoldi, leggi bene:
    tu scrivi:

    Il punto 3 accusa di viltà l’intero popolo italiano, in particolare gli intellettuali connazionali.

    Io ho posto una domanda, perdiana, sarà retorica, ma è domanda.

    E risponditi come vuoi, dentro di te.

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  9. a parte il tono, che è insopportabilmente saccente, è nel merito che siete ridicoli. perché partite da un presupposto (implicito) contestabile, ovvero che voi facciate letteratura. macché. voi scrivete libri, a volte libri di consumo, a volte libretti, a volte libri di genere, a volte piacevoli e a volte no. però la letteratura come analisi della società attraverso la lingua e la struttura di un testo, voi non sapete neppure cosa sia. sono ormai rarissimi gli autori che in mondadori o einaudi, oggi, fanno letteratura. la letteratura, a parte scarse eccezioni, da mondadori ed einaudi fugge a gambe levate. il vostro crimine, secondo me, è questo, quello di non scrivere cose degne di nota, quello di essere strumenti di berlusconi perché i vostri testi lo sono, perfetti testi per il perfetto mercato. proprio ieri, sul sito ufficiale di Saviano, ho letto la seguente frase, riferita all’attività pubblicistica del nostro: “nel novembre del 2009 Mondadori pubblica il suo secondo romanzo ‘La bellezza e l’inferno’, una raccolta di articoli scritti soprattutto sotto regime di protezione”. Ecco, sul sito (ufficiale”!) di Saviano (che voi citate nel vostro intervento) un romanzo è una raccolta di articoli. Penso che sia paradigmatico di una situazione.

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