“La casa viola” di Marco SCALABRINO

Marco Scalabrino è poeta e studioso del dialetto siciliano e della poesia siciliana, nonché traduttore in siciliano e in italiano di autori stranieri contemporanei. Attività che svolge da anni con serietà e dedizione ammirevoli, come testimoniano i numerosi saggi pubblicati su riviste cartacee e in rete. Scegliere di scrivere in un dialetto che, come tutti i dialetti, e non solo, è sempre più confinato dalla lingua italiana e da quelle straniere, attesta un forte sentimento di appartenenza etnica e culturale che, in tempi di fagocitante globalizzazione, è atto di resistenza. Come nelle precedenti raccolte (Tempu palori aschi e maravigghi e Canzuna), la poesia di Marco Scalabrino ri-crea un mondo dopo averlo accolto e metabolizzato nei suoni, nei colori, nelle espressioni; un mondo peculiare, unico, nel quale è possibile riconoscersi in ciò che di più profondo esso sa trasmettere, in ogni tempo e luogo, emotivamente e razionalmente. Ambendo questa poesia, come tutta la buona letteratura, all’universalità dell’ascolto, confermata qui anche dalla traduzione delle poesie nelle lingue più parlate (inglese, francese, spagnolo, brasiliano, scozzese e corso).
Con riferimento a quanto già scritto sulle precedenti raccolte (QUI e QUI), le poesie, anche in questo nuovo lavoro, sono strutturate con versi di pochi sintagmi, con parole soppesate che addensano suoni, sensi e umori del mondo evocato e restituito a sé stesso, e a sguardi altri, nel respiro di spazi interlineari in cui cogliamo una sommessa ironia e arguzia. Queste poesie sembrano comporsi partendo dalla musica, che l’orecchio fine del poeta capta calandosi nell’ascolto di quel mondo, vagliandolo e rianimandolo in brevi partiture che disegnano paesaggi inediti eppure familiari, nello spirito del luogo. Descrizioni spesso minime ma sapide, concentrate (ti facisti un pileri/lu pizzu/l’aricchinu.//E mi jisanti li manu.), che riassumono come in questo testo (Pileri) ricordo personale, condizione socio-ambientale e tratto antropologico; con registro ora lirico (Frivaru, che ci ricorda l’Ungaretti de L’Allegria), ora metafisico (Battaria); ora, marcatamente civile (C’è), a dimostrazione della duttilità del dialetto a dare voce a tutte le voci, là dove il silenzio è d’oro ma a vantaggio dei soliti noti; là dove i problemi e le difficoltà del vivere sono la piena di un fiume che esonda fino ai nostri piedi, e sembra mancarci l’aria, i movimenti: C’è catervi di cazzi di scardari/-droga travagghiu paci libirtà/giustizia malatia puvirtà… Un grido, quello del poeta, che può far male, o guastare il nostro equilibrio faticosamente raggiunto, o apparirci inutile, consunto; un grido senza il quale, però, sembrerebbe scontato il dolore, la sua condivisione lenitiva più, talvolta, del (l’im-) possibile rimedio. (GN)

*

Figghi

Aju dui figghi.

Una, di carni
sangu
lingua…

l’autra, di pezza
pezza..

Aju dui figghi
E basta.

(Figlie Ho due figlie.//Una, di carne/sangue/lingua…//l’altra, di pezza/pezza.//Ho due figlie/e basta. – Trad. Maria Pia Virgilio)

*

Pileri

Ti canuscivi
gnocculu
cu li causi curti.

Scola Ottanta
scola e strata
strata Novanta

ti facisti un pileri
lu pizzu
l’aricchinu.

E mi jisanti li manu.

(MarcantonioTi ho conosciuto/moccioso/con i calzoni corti.//Scuola Ottanta/scuola e strada/strada Novanta//sei diventato un marcantonio/col pizzo/e l’orecchino.//E mi hai messo le mani addosso. Trad. Maria Pia Virgilio)

*

C’è …

C’è tanfu di morti e scrusciu di guerra.

C’è in giru arrè pi st’Europa lasca
crozzi abbirmati cu li manu a l’aria.

C’è surci di cunnuttu assimpicati
chi abbentanu, ogni notti di cristallu,
li picca l’esuli l’emarginati.

C’è forbici ammulati di straforu
chi tagghianu di nettu niuru e biancu
lu sud lu nord lu pregiu lu difettu.

C’è vucchi allattariati di murvusi
chi masticanu vavi di sintenzi
cu ciati amari chiù di trizzi d’agghia.

C’è svastichi c’è fasci c’è banneri
chi approntanu li furni a camiatura
cu faiddi di libra e di pinzeri.

C’è culi ariani beddi e prufumati
chi strunzianu fora di li cessi.

C’è di quartiarisi; c’è di ncugnari.

C’è catervi di cazzi di scardari
-droga travagghiu paci libirtà
giustizia malatia puvirtà…

E c’è na razza sula: chidda umana

(C’èC’è lezzo di morte e brontolio di guerra.//C’è ancora in quest’Europa lacerata/scheletriche braccia/le falangi contorte alzate al cielo,/le orbite ridotte vermicaio.//C’è topi di fogna assatanati/che azzannano/in notti di cristallo rosso-voce.//C’è subdole forbici affilate/che separano senza pietà/il bianco e il nero, il sud e il nord/chi ha diritto di vivere e chi può morire.//C’è bocche ributtanti/che vomitano sentenze dal fiato greve/più di spicchi d’aglio.//C’è svastiche c’è fasci c’è bandiere:/divampano i forni assassini/e ottuse lingue di fuoco/divorano sapere e civiltà.//C’è culi ariani lisci e profumati/che stanno facendo del mondo una latrina./C’è da stare alla larga;/c’è da tenerci stretti e far barricate.//C’è cataste di rogne da grattare/- droga, lavoro, pace, libertà/giustizia, malattia, povertà…//e c’è una razza sola: quella umana. – Trad. Flora Restivo)

*

Scarpi

Specialista di supratacchi e punti
patreternu di lazza e cirotti

smurfu
li cristiani
di li scarpi

Chi fini ficinu
li tochi di trentacinc’anni fa?

(ScarpeSpecialista di sopratacchi e punte/signore di stringhe e lucidi//decifro/gli altri/dalle scarpe.//Che fine hanno fatto/quei brillanti giovani/di trentacinque anni fa? – Trad. Maria Pia Virgilio)

*

Frivaru

Suli-pigghialu
di Frivaru.

Nta na seggia di juncu
a stenniri
l’arma mia
agghimmata.

(Febbraio – Sole incerto/di Febbraio.//Su una sedia di giunco/è stesa/l’anima mia/ingobbita. – Trad Maria Pia Virgilio

*

Battaria
(A Flora Restivo)

Avissivu a sentiri battaria stanotti

è sulu l’universu
nna tuttu lu so pisu
chi di ncapu a li mei spaddi
cu tramusciu d’ossa
e sangu e lastimi
paru paru
jusu jusu
nzina a li pedi
scinni
e nesci
e munciuniatu
di li visciri di la terra
subissa

nun vi spagnati.

(FrastuonoSe doveste sentire frastuono stanotte//è solamente l’universo/in tutto il suo peso/che attraverso me/con sconquasso di ossa/e sangue e spasmi/per intero/giù giù/sino ai miei piedi/scende/ed erompe/e sprofonda/sgretolato/nelle viscere/della terra//non state a preoccuparvi. Trad. Maria Pia Virgilio

*

La birritta
(Da L. Pirandello)

Nesciu!
Aju a sturnari di sta scorcia vili
virtuali
finuta.

Nesciu!
Vaju a ‘ttrappari dda fruntera lustra
viritera
aperta.

Nesciu!
Vogghiu azziccari la risposta giusta
salutiva
eterna.

Nesciu
-pi nun trasiri chiù –
cu la birritta.

(La berretta Esco!/Voglio lasciare questa pelle gretta/finta/finita.//Esco!/Ghermirò aperta/verità/di frontiera.//Esco!/Indovinerò la risposta giusta/salvifica/eterna.//Esco/-per non rientrare più-/nella berretta. – Trad. Enzo Bonventre)

*

Marco SCALABRINO
La casa viola
Edizioni del Calatino (Castel di Judica, 2010)
Prefazione di Flora Restivo Cugurullo

*

Altri interventi, nei blog

Rebstein
Blanc de ta nuque

34 pensieri su ““La casa viola” di Marco SCALABRINO

  1. La poesia di Scalabrino è un esperanto. Il suo dialetto è una neo-lingua. Non è una lingua morta. E’ italiano, inglese, spagnolo. E’ qualcosa di inaudito ancora. Non c’è spazio per il folklore. E’ globale nello stesso istante in cui ti posiziona in un luogo preciso. Non ha “un” contenuto perchè la lingua poetica è “il” suo contenuto. E’ una poesia che più che letta va ascoltata. E nell’ascolto ha la sua comprensione.
    PVita

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  2. Riletta a distanza dalla prima lettura, questa poesia sembra scritta oggi: stigmatizza tic e tipi umani riconoscibilissimi, dà voce a trascendenza e a denuncie sociali attualissime, in una lingua senza tempo e di ogni tempo.

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  3. Ringrazio sentitamente Gianni Nuscis per la seria e generosa attenzione verso il mio lavoro, LPELS per la pubblicazione della nota nonché Pasquale Vitagliano e Giorgio per i loro graditi interventi. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  4. è cosi piena di forme di vita questa piccola lama di poesia che ti fa restare qui davanti a uno schermo e pensare che il tempo l’uomo le luci le denunce tutto si fa poesia quando le parole incontrano un poeta
    un caro saluto e complimentoi sinceri per questo lavoro
    c.

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  5. Io cosa dovrei dire? Questa silloge l’ho vista nascere, crescere, diventare adulta, l’ho amata, ne ho curato la prefazione…
    Chi mi conosce sa quanto io apprezzi e condivida il sentire di Marco, il suo modo cosmico di intendere la poesia.
    E’ sempre un piacere per me, leggere espressioni di appezzamento nei suoi riguardi. Ringrazio, quindi Gianni e ringrazio Marco per ciò che fa, per ciò che è, per le emozioni che sa dare, per il movimento di pensiero che sa suscitare.
    Un saluto a tutti.
    Flora Restivo.

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  6. La lettura delle poesie di Marco Scalabrino offre il destro a continue scoperte e riscoperte. Mi permetto di riportare qui ciò che ho scritto il 13 aprile 2010 su “La casa viola”:

    Nella quarta raccolta poetica di Marco Scalabrino, La casa viola, i versi si fanno particolarmente densi, ‘essenziali’. Ancor più sorprendente è in compenso la forza evocativa delle parole, il bagliore accecante ovvero il silenzioso insinuarsi nella coscienza delle immagini. Nella consueta e gradita veste plurilingue – sono resi in più lingue i versi nell’originale siciliano, che tocca le corde più disparate quanto a collocazione geografica nell’isola di parlate, calate e termini – spicca l’assenza del tedesco. Provo a colmarla partendo proprio dalla poesia che dà il titolo alla raccolta.

    La casa viola

    Staiu
    na casa
    cu li naschi viola.

    Stulani
    a conza
    di collamitina.

    E lampi
    e trona
    pi viviruni.

    Marco Scalabrino, La casa viola, Edizioni del Calatino, Castel di Judica, 2010, p. 29

    La casa viola

    Abito
    una casa
    con le narici viola.

    Inquilini
    a prova
    di colla d’amido.

    E lampi
    e tuoni
    in terrazza.

    (Trad. Maria Pia Virgilio)

    Das veilchenblaue Haus

    Ich bewohne
    ein Haus
    mit veilchenblauen Nasenlöchern

    Kleister_
    feste
    Hausbewohner.

    Und Blitze
    und Donner
    auf der Terrasse.

    (Trad. Anna Maria Curci)

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  7. Anch’io concordo con Pasquale, è poesia da “dire” per i suoni affascinanti del dialetto, per sentirne la musicalità. Ho letto il libro (bergamasca che non sa neppure il proprio dialetto, figuriamoci il siciliano) ma l’ho letto anche nella forma dialettale, come si legge la musica.
    Liliana Z.

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  8. Ringrazio sentitamente Carmine Vitale, Nadia Agustoni, Flora Restivo, Anna Maria Curci, Liliana Z. e Ivan Crico per i loro graditi interventi. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  9. Non leggo molta poesia dialettale, ma questi versi di Marco Scalabrino, asciutti e netti, senza fronzoli ornativi o autocompiacenti, e con una loro intensa forza proiettiva, sono tra i piu’ convincenti ed essenziali da me letti in questi ultimi tempi.
    Luigi Fontanella

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  10. Poscritto. Aggiungo che il particolare uso per cosi’ dire tutto cosale del dialetto che Scalabrino fa nella sua poesia e’ forse l’unico possibile (e plausibile) oggi.
    Luigi Fontanella

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  11. Complimenti, sì.
    Sia per la scrittura di Scalabrino, di cui diversi hanno già detto, sia per la struttura del libro, le traduzioni, questo sforzo verso la comunicazione che stupisce e affascina quanto la scrittura stessa.

    Francesco t.

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  12. Un libro che ho amato per la lingua scarna ed essenziale che scava dentro la parte piu’ ancestrale e profonda del nostro vivere. Ottima la capacita’ di sintesi e la forza che si sprigiona dai versi cosi’ rapidi e semplici. Ottima anche la recensione di Giovanni, che ammiro da sempre come critico accurato e sensibile.
    un saluto,
    daniela

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  13. Ringrazio sentitamente Luigi Fontanella, Francesco T. e Daniela Raimondi per i loro generosi commenti. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  14. Un libro, Marco, che merita visibilità e apprezzamento, come quelli che precedono, per i quali ringrazio i loro autori.
    Un caro saluto a tutti.
    Giovanni

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  15. naturalmente non conosco il siciliano, e mi ritrovo ad andare avanti e indietro tra originale e traduzione e riconosco in questo spostamento una delle grandi ricchezze della poesia neodialettale di oggi: la prova che la lingua poetica non è consumata come si dice, né solamente interiore, ma un congegno raffinatissimo (ed economico) di azione e pensiero.
    il poetese italiano, a volte, qui è un po’ una iattura, ma, più spesso, nemmeno lui ce la fa a soffocare l’energia nitida e tagliente di questi testi. perché, perché, non lo so dire. eppure la consistenza rimane evidente. forse il dialetto crea un effetto di presenza, di intimità, che all’italiano fatalmente sfugge. un testo come “figlie”, tuttavia, è efficacissimo anche in traduzione (anche se in italiano, probabilmente, non sarebbe mai nato).
    complimenti,
    r

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  16. Sono belli,validi, tutti i commenti alla poesia di Marco. Ma è la poesia stessa che ha la sua forza intrinseca.Per me va riletta; attentamente riletta. Allora ti accorgi che ogni commento è superfluo, perché le parole, oltre quelle della poesia in sé, non possono riuscire a dare una dimensione del valore reale della espressione poetica stessa. Ciò perché Marco Scalabrino è Poeta.

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  17. I versi di Marco sono affilati e netti, lucidi come una lama sguainata all’improvviso nel pieno del giorno. Toccanti e rapidi senza sbavature, nè orpelli, nè facili sentimentalismi. Bellissimi da leggere in dialetto, ma anche in italiano (e per la poesia gergale non sempre è così!). Grazie Marco e Giovanni, i miei complimenti e i saluti ad entrambi. Mapi

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  18. sono felice che l’amico marco scalabrino abbia aderito, e non è la prima volta, al mio progetto ex libris.. la sua è scrittura all’insegna delle migliori tradizioni del sud colto e raffinato, quello che condivido da sempre..
    r.m.

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  19. Ancora sentiti ringraziamenti a Gianni, a Renata Morresi, a Senzio Mazza, a Maria Pina Ciancio e a Roberto Matarazzo per i loro benevoli commenti. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  20. Leggendo i versi di tutta l’eccellente produzione poetica di Marco Scalabrino e i meravigliosi, scarni,meditati e taglienti versi de “La casa viola”, ultima sua preziosa fatica letteraria, ci si accorge di essere di fronte a un vero poeta,tra i più validi e importanti del panorama attuale in Sicilia e non solo. Tanti i suoi meriti e i suoi pregi come artista e come persona. La casa viola mi è stata resa ancora più cara poichè Marco,ha anche voluto dedicarmi una poesia.
    Segnalo di seguito il link di un modesto video che ho realizzato alcuni mesi fa sui versi della poesia che da il titolo alla sua ultima raccolta. [ http://www.youtube.com/watch?v=GVCDpon36wM ]
    L’occasione mi è gradita per porgere i complimenti al sign. Nuscis per la preparata e attenta critica letteraria proposta in questo bel blog.
    Cordiali saluti.
    Gero Miceli

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  21. Una raccolta molto bella e omogenea. E’ di casa una profonda ironia che dà luce nuova alle cose, grazie anche a una “lingua” che non sa mentire.
    Abele

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  22. Ringrazio vivamente Gero Miceli e Abele per i loro benevoli commenti. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  23. Avevo già espresso su Reb Stein il mio apprezzamento per questo ottimo libro.
    Qui desidero ringraziare Marco per la sua squisita gentilezza, sono pochi i poeti che oltre a essere tali sono anche dei veri Signori.

    Ciao Marco, un abbraccio a te e un grazie a Giovanni per le sue notevoli note su La casa viola.

    jolanda

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  24. Credo che Nuscis, nella sua ampia e articolata disanima del libro “La casa Viola” di Marco, abbia colto tutte le virtù poetiche e umane del testo che non si limitano all’esposizione di competenze linguistiche. Linguaggio e contenuto si intrecciano potenziandosi , così come ha coltyo Nuscis con profonda sensibilità di poeta e di critico che sa “leggere” prima di scrivere.
    Mi felicito con entrambi perchè fanno ben sperare sul futuro della poesia, che non si esangui in sterili dibattiti tra forme e sostanza, fra contenuto e funzioni foniche, fra lirica e narrazione.

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  25. Ringrazio sentitamente Jolanda Catalano e Narda Fattori per i loro generosi commenti. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  26. Ringrazio anch’io Gero, Abele, Jolanda e Narda per i loro commenti.
    Un caro saluto a tutti.
    Giovanni

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  27. Io ringrazio di aver preso la decisione di recarmi a Trapani,da Modica,per una premiazione,altrimenti non avrei conosciuto Marco e la sua poesia nuda,cruda,trasversale,impietosa ed essenziale,radicale,eppure musicale e fluida.In ogni caso,e fortunatamente,non la solita poesia,non gli schemi prevedibili e prestabiliti,non smielature,ma una poesia dove una parola,e ripeto una parola,racchiude un dramma,una crisi,una costernazione,una presa visione vissuta e accantonata.
    Mi trovo in sintonia.
    Complimenti e un caro saluto.
    Carmelo.

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  28. Sentiti ringraziamenti a Carmelo Di Stefano per il suo benevolo commento. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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  29. …”Come passano veloci questi post neanche il tempo…”
    ***
    Marco ecco.Io con ritardo.Ma ci sono insieme agli altri a dare un contributo ed un omaggio al tuo bel lavoro “La casa viola”.
    I versi della raccolta sono connotati, come dice l’amico Gianni Nuscis, da “un forte sentimento di appartenenza”. Quella di Marco, infatti, è una poesia che esprime una forte adesione alla parola “antica” della nostra terra, ai suoi suoni stridenti e musicali, con la durezza e la dolcezza, e con la modernità del suo stile.
    Quella di Marco è una ricerca linguistica e umana, un lavoro di rigore per la solidità della forma e di valore per i significati etici.
    Annoto la bella prefazione di Flora Restivo anche lei poetessa di valore che io apprezzo molto; e la traduzione dei testi che hanno rispecchiato fedelmente l’estrema essenzialità della lingua usata dal poeta.

    saluto tutti
    Margherita Rimi

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  30. Grazie Margherita, a presto:)

    Ricevo e con piacere posto il contributo pervenutomi della prof.ssa Rosalba Anzalone.

    Giovanni

    “La “casa” di Marco Scalabrino è di colore viola ed è ridotta all’essenziale, non ha orecchie e non viene caratterizzata da odori particolari, ma c’è un fazzolettino d’epoca a raccogliere eventuali lacrime dei piccoli occhi miopi; il colore dell’abito è turchese nella zona del cuore e il cielo blu non lo dimentica. Marco ha deciso di deporre ogni cosa sull’orizzonte del suo foglio siciliano e tenere tutto nella mano sinistra, quella del cuore, appunto.

    La “casa” di Marco è una casa semplice ma affollata ove convivono lingue, linguaggi, si sentono parlate e gerghi, si percepiscono mille emozioni e sensazioni che si comunicano e, come dice Flora Restivo nella prefazione “collegano anime, coscienze, cervelli, cuori”. E tutto ci trascina e ci contagia e non sappiamo più uscirne tanto ci sentiamo coinvolti . Ora Marco prova ad azzerare ma non è facile … In una paginetta bianca galleggiano i numeri ravvicinati e scivolosi come il sapone che segnano le guerre, attese lunghissime e delusioni cocenti e misteriose le strade che dovrebbero segnare la ripresa ove al “turnasti”, p. 48, segue il c’è “tanfu di morti e scrusciu di guerra”, p.51, topi aggressivi assaltano l’esule e l’emarginato e forbici affilate tagliano di netto Sud e Nord, creando nuovi simboli e bruciando libri e pensieri di studiosi. E ci sono i giovani infelici, i vecchi, i malati … C’è di tutto oggi, nel bene e nel male e c’è da vigilare perché ormai “c’è na razza sula: chidda umana” …

    C’è la ripetitività del gioco del calcio, l’irreversibilità di un gesto, il furto di “na cicara di tempu” che ci può fare rimanere ladri in eterno. E soprattutto c’è da vigilare su tutti gli oggetti che sono sempre strumenti per l’anima, sia pure “agghimmata” “nta na seggia di juncu”.

    È così la casa, oggi, la casa di Marco e quella di tutti e di ciascuno, misteriosa e complessa … eppure semplice e asciutta nella sua scarna rappresentazione che ci impressiona nella sua crudezza e verità e ci richiama, per lo meno, alla nostra umanità malata ma, in qualche caso impoverita e in qualcun altro caso arricchita dalla coscienza della compresenza e della complessità. Il tutto in forma originale, senza retorica e ornamenti inutili, il tutto quasi per rifondare in mille maniere quella poesia siciliana che ha una vocazione d’eterno e un respiro d’universo.”
    23/09/2010 Rosalba Anzalone

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  31. Ringrazio sentitamente Margherita Rimi e Rosalba Anzalone per i loro affettuosi commenti. A tutti un cordiale saluto, Marco Scalabrino.

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