Il coraggio è più importante.

Un mio caro amico recentemente mi ha riferito la risposta che il grande filosofo e scrittore francese Michel Serres ha dato quando gli è stato chiesto: “qual è, tra le virtù umane, la più importante?”

Serres ha risposto: “Il coraggio.” L’interlocutore è rimasto interdetto perché si aspettava un’altra risposta forse più scontata: la generosità, l’amore per gli altri, l’intelligenza, ecc..

Serres ha specificato che per lui OGGI il coraggio è più importante delle altre qualità o virtù umane. Ed è sempre più decisivo. Ogni attitudine umana, dice – pensiamo alla politica, al giornalismo, o anche la fede – senza il coraggio, oggi non vale niente.

Occorre coraggio, si potrebbe aggiungere, nelle vite omologate di oggi, per raggiungere la pienezza dei propri convincimenti, per riconoscere anche la propria umanità, visto che nel mondo liquido di cui parla Bauman  e nel quale sembreremmo precipitati, c’è il rischio di annegare.

Ci vuole coraggio per essere se stessi. Ci vuole coraggio per avvicinare gli altri (la distanza è il nostro parametro preferito, attualmente, l’unica misura che sembra ci faccia dormire sonni relativamente tranquilli) e per fidarci di loro.

Ci vuole coraggio per pronunciare le cose con il loro nome e per rendere il pane alla verità, quando la verità – è affermato da ogni parte – non esiste più, anche se si continua a nascere, vivere e morire, e tutto questo sembrerebbe VERO, se solo fossimo capaci di osservarlo con occhi primigeni.

Ci vorrebbe il coraggio di un Cristo per tornare a stabilire la forza dell’aut-aut e non dell’et-et che oggi invece ci ha soggiogati del tutto. “Non potete servire Dio e la ricchezza” dice, con lingua tagliente, ed è una sentenza che non ammetterebbe discussioni e distinguo. Eppure…  come siamo divenuti abili a discernere, a disquisire, a stemperare e ad annacquare.

Come siamo divenuti poco coraggiosi.

33 pensieri su “Il coraggio è più importante.

  1. Interessante,si credo anche io che ci vuole coraggio per vivere in questa società senza gigolare per i propi interessi di quà e di là……scegliendo di morire una volta sola anzichè ogni giorno…..

    grazie,Fabrizio

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  2. Io al coraggio aggiungerei la pietà, nel duplice senso della pietas dei padri, il sacro rispetto verso le cose venerabili, e della virtù cristiana della pietà, senza la quale la società umana è poco vivibile.

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  3. Concordo con Roberto Plevano:
    la quadra forse è proprio questa, il coraggio della pietà. Che ovviamente non è la pietà che spalma tutto sulla stessa fetta di pane lasciando le cose come stanno. Anche se, ne sono consapevole, si tratta di una strada impervia, su cui il primo ostacolo è un orgoglio diabolico travestito da umiltà e spirito di sacrificio.
    Ma questa consapevolezza (come ogni altra) non può diventare pretesto per l’inazione.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  4. Scusate se rompo:
    a me la parola coraggio non basta, affatto.
    La parola coraggio mi dice tante cose,
    alcune le detesto.

    Della parola coraggio si è fatto un abuso sconsiderato, o forse ben pesato.
    Per il sig, D’Alema il sig, Colaninno era un “capitano coraggioso”, mentre si faceva su la Telecom con la complicità dei politici che foraggiava.
    Al fronte si fucilavano i soldati che non avevano avuto il “coraggio” di affrontare il nemico; si erano imboscati, erano disertori.
    Per alcuni, o meglio molti, il Cav.Berlusca ha avuto un enorme “coraggio” nello scendere in campo.

    Per cui coraggio nel fare che?
    In quali circostanze?
    Senza il luogo, la situazione in cui si applica, il coraggio non vale nulla, anzi può essere uno stupido “sprezzo del pericolo” che confina con dissennatezza.

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  5. Nadia: grazie a te.

    Roberto P. e Roberto RT: sì l’integrazione della pietas mi piace. In effetti mi sembra che la pietà presupponga una grande dose di coraggio umano. L’istinto primitivo, dis-umano, è infatti di solito quello che quando serve la pietà, sceglie invece la via più vigliacca e più facile, ovvero quello della indifferenza o del cinismo. La pietà è coraggiosa.

    Mario: il post non parla del ‘coraggio’ di D’Alema, né di quello di Berlusconi, hai portato esempi che nulla c’entrano col coraggio ma solo con l’opportunismo politico.
    Il coraggio di cui parlo è il contrario: è il coraggio umano. Cioè quello che spinge a superare gli opportunismi, le meschinità, i piccoli tornaconti personali, i soddisfacimenti beceri delle proprie comodità, dei propri desideri primari che speriamo ci possano rendere felici, e ci rendono invece sempre tristemente incompleti, sempre insoddisfatti. Il coraggio di cui parlo, non ha caso ho portato un solo esempio – quello del Cristo – è quello che sceglie la via impervia, che non si accontenta dei compromessi umani, per ‘salvare capra e cavoli’, che non si autoassolve e non si lava le mani, è il coraggio di ogni impresa umana, piccola o grande, che realizza il sogno della umanità, del nostro essere umani, cioè esseri di carne abitati da uno spirito.

    f.

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  6. Giusto. Il coraggio va qualche volta a braccetto con un filo di pazzia e incoscienza. Aggiungerei al coraggio anche la coerenza, che è il suo perdurare nel tempo, altrimenti rischia di diventare una azione sporadica e non sempre incisiva.
    un ciao a tutti da Michele.

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  7. Coraggio è avere la responsabilità di continuare i giorni nonostante la bastardaggine, il cerchio di fuoco che ci circonda. Coraggio è infondere coraggio a chi sta precipitando nel baratro della negatività e quindi dell’autoannientamento. Troppi suicidi dovrebbero farci riflettere. Per quanto riguarda i politici definirei piuttosto “viltà”, tornaconto, smania di potere e non certo “coraggio” il loro dire-fare.

    Ciao, Fabrizio, ciao a tutti.
    jolanda

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  8. Son d’accordo con Mario Bianco. La connotazione del coraggio è fra le più difficili da valutare persino in se stessi, figurarsi negli altri. Semplicemente ammiriamo chi si assume rischi e disagi in nome di un ideale che condividiamo: in tal caso spendiamo il termine coraggio. Ma se questo serve un ideale per noi detestabile, oppure assente, chiameremo quell’indentica abnegazione sventatezza, pazzia o perversione. Non si tratta quindi di una virtù, almeno finché non viene saldamente ancorata a tutto quanto è stato lasciato implicito.

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  9. Grazie Jolanda, condivido.

    Elio, grazie. credo di averti risposto nel commento precedente di risposta a Mario.

    Fab

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  10. L’essere umano, in quanto essere culturale, non ha mai avuto come al giorno d’oggi la possibilità di essere potente: mai prima ci sono state così tante possibilità di accesso alla cultura, mai prima c’è stata tanta istruzione scolastica diffusa (e quindi possibilità di incontrare persone informate).
    Eppure c’è una spinta terribile all’omologazione. Dalla quantità delle informazioni spesso non scaturisce qualità di risultati ottenibili bensì semplificazione. Molte persone, più cose sanno meno si sentono sicure di quello che pensano – e si adeguano a seguire slogan elementari.
    Da tutto quello che l’umanità come specie sa, e che ogni giorno aumenta, scaturiscono esseri umani intellettualmente pavidi. È una stranezza.

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  11. Non sarebbe virtù il coraggio, ritengo, se non presumesse azioni concepite con intelligenza e sensibilità, o, almeno, con buon senso.
    Grazie a Fabrizio per l’intervento stimolante.
    Giovanni

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  12. Caro Guido,
    sottoscrivo totalmente. E’ il grande dramma contemporaneo. Questa pavidità – il Nazareno l’avrebbe chiamata ‘ignavia’ che sembra inghiottire tutti.
    Grazie a te caro Giovanni.
    fab.

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  13. Rimango tuttavia perplesso dalle ultime righe del post:
    “Ci vorrebbe il coraggio di un Cristo per tornare a stabilire la forza dell’aut-aut e non dell’et-et che oggi invece ci ha soggiogati del tutto. “Non potete servire Dio e la ricchezza”

    Io non sono cristiano e per di più sono ateo.
    A me non va di servire la ricchezza, nè mai l’ho fatto.
    Non so cosa sia Dio, però.
    Credevo di sapere cosa fosse più di quaranta anni fa.
    Poi ho lasciato quella immaginazione, il fantasma, per fortuna.
    Ho dovuto. voluto allora trovarmi una giusta, almeno confacente, ragione per non servire la ricchezza,
    o meglio ancora per non fare del “Male”, cosa che io configuro col non nuocere, non fare soffrire gli altri, vorrei dire il “prossimo”, anche se è termine che non mi piace.

    Questo aut aut sembrerebbe non lasciare scelta al non credente, all’ateo, con danni conseguenti e discriminazione per l’ateo.
    Io gradirei che non si tirasse in ballo tanto spesso la figura di un dio, degli dei, quando si parla di etica, del comportamento degli uomini.
    grazie

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  14. in un mondo di codardi è il minimo sperare in un – evolversi – del coraggio umano.

    (gli animali ne hanno molto di più, al di là di ogni credenza, religione, moralismo).

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  15. Lo trovo un discorso inafferrabile. Mi piacerebbe che ognuno dei laudatori del coraggio raccontassero la cosa più coraggiosa che hanno fatto in vita loro, forse così la nebbia si diraderebbe. Mi pare che qui, aldilà dei vari credo, si sia tutti quanti “borghesucci” (cioè che si eseguano con regolarità determinati calcoli al fine di riuscire a vivere decentemente puliti, vestiti e satolli di cibo, cultura e “rispettabilità”) oppure mi sbaglio e mi trovo invece in un incredibile ritrovo di wild crazy geniuses?

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  16. Grazie Kraus e grazie Carla.

    @Mario: se non sbaglio questo blog si chiama ‘La Poesia e lo Spirito’. E’ un blog dove si parla – è lecito parlare, mi pare – anche di Spirito. Tu sei ateo e non credi all’esistenza dello Spirito. Bene, e allora ? Nessuno ha la chiave del mondo in mano. Tu sei ateo ma non significa, come dimostra quello che scrivi, che non possiedi un tuo forte senso morale.

    Conosco atei che conducono vite moralmente molto più rette e dedite agli altri di tanti che si proclamano credenti di qualche fede.

    Ho fatto riferimento al Cristo perché secondo me è un esempio di coraggio – che vale anche per chi non crede che fosse il figlio di Dio ma semplicemente uno dei tanti profeti, o un folle – il coraggio di chi non vuole e non può mischiare continuamente il grano con il miglio.

    Di chi sa discernere e di chi nella vita si prende delle responsabilità (al punto tale che lo hanno fatto fuori nel modo che sappiamo).

    Per me, che credo, è l’esempio sommo di coraggio umano. Ma anche chi non crede può ovviamente trovare esempi, se vuole, di coraggio che aiuta a vivere sè e gli altri.

    Poi, sulla ricchezza, possiamo discutere, ma non era questo l’argomento del post.

    ciao e grazie.

    F.

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  17. @ Elio

    Bene, Elio,esempi “esemplari” di coraggio, oggi ne trovi quanti ne vuoi.
    Pensa a chi desidera farla finità ma non può perchè ha la responsabilità di occuparsi di qualcuno. pensa a quanti ammalati gravi tentano di dare a noi, più o meno in salute, messaggi di speranza. pensa a chi non teme di denunciare un omicidio, uno stupro e prende su di sè il carico, oggi spesso pesante, delle conseguenze.

    Ma oggi è oggi, vogliamo andare solo un pochino più indietro? troverai Falcone e Borsellino e quanti come loro sono morti per una causa che ci riguarda ancora tutti. pensa a peppino Impastato, lo definiresti incosciente o coraggioso?

    pensa quello che vuoi ma il coraggio non è sguanciare bombe o imbracciare il fucile, o sparare, come fanno i politici, oggi, tutte le stro… per accaparrarsi una fetta di popolo e di torta al petrolio.

    Ma non devo convincerti di nulla, abbiamo un’età che impone il rispetto per le altrui opinioni, qualunque esse siano, ma un po’ di confronto non guasta mai.

    ciao
    jolanda

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  18. @ Elio: non so te, io penso che questa cosa dei borghesucci ormai viva soltanto nella mente pigra di chi non vuole guardarsi intorno. Io intorno a me vedo il coraggio di tanta gente che conosco che fa figli e che continua a sperare tra mille difficoltà, vivendo con 1200 euro al mese, che ha ancora fiducia, che cerca di trasmettere principi umani, che vuole lottare e sopravvivere, e pensare, nonostante tutto quello che gli arriva intorno. Sono gli eroi misconosciuti, di cui nessuno parla, e che fanno andare avanti questo strampalato paese. Se non è coraggio questo.

    F.

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  19. Facciamo che si può trasformare, anche, la parola “coraggio” in “coerenza”,
    ovvero aderenza degli atti a forti principi morali laici che si reputano validi per una migliore convivenza umana.
    Principi già elaborati da secoli da filosofi, (anche da falegnami, per dire…).
    E andremo indietro negli anni.
    A volte pare che l’Illuminismo non sia esistito, qui, in Italia.

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  20. Mario: francamente mi interessa molto poco dell’illuminismo e dei falegnami. Ho parlato di quello che osservo oggi: di coraggio ne vedo veramente poco in giro, se non quello degli umili che ho descritto prima. Per il resto, molti cuori anestetizzati o ignavi, a seconda di come la si guardi. Tu guardala come vuoi.

    f.

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  21. Forse ci siamo quasi. Sgombriamo il campo dai politici e dagli sganciatori di bombe, sui quali saremo ovviamente del tutto d’accordo. Gli esempi di Jolanda mi vanno bene: Falcone, Borsellino, Peppino Impastato. Molti malati danno prova di uno spirito eccezionale, ne convengo e li onoro, altri malati preferiscono lasciarsi andare: li capisco e compatisco (mica lo so che cosa finirò per fare io, quando verrà il mio turno). Poi c’è la gente sfruttata che regge l’Italia, forse tra di loro ci sono anch’io – non disto poi tanto dai quei 1200 al mese, e lavoro per davvero. E non mi ritengo mica un vigliacco, sia chiaro, e tantomeno elogio la pavidità intellettuale (e chi potrebbe?). Ma è proprio incernierare il discorso sul coraggio che non mi sembra reggere, aldilà delle mille cose sulle quali possiamo convenire. Perché il coraggio è un concetto sommamente ambiguo, che in pratica sintetizza nella falsa evidenza di una proiezione sentimentale un giudizio di valore che deve essere propugnato in ben altri modi. Per esempio: quegli sfruttati che reggono l’Italia sono davvero dei coraggiosi? O non saranno invece, in molti casi, dei pavidi, considerando che si lasciano sfruttare, invece di ribaltare violentemente un tavolo da gioco palesemente truccato? Ebbene, queste sono valutazioni estremamente difficili, che implicano delle vere e proprie “visioni del mondo”, e dunque dei presupposti “razionali” che non possono essere mandati fuori vista da un ricatto di natura estetica ed emotiva, come è appunto quello che fa appello al coraggio. Mi chiedo come si possa regredire ad un manicheismo così infantile come quello che qui si è espresso. Probabilmente è un effetto di quella collettivizzazione del pensiero di cui parlava Guido, senza peraltro spiegare perché alcuni individui, o alcuni gruppi, ne dovrebbero risultare miracolosamente esenti.

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  22. Elio, tu vedi ricatti di natura estetica ed emotiva. Addirittura…
    Mi fa piacere che nel novero dei manichei così infantili ci sia anche Michel Serres, uno dei più grandi e riconosciuti filosofi contemporanei. E Barack Obama (che Serres adottava come esempio principe di coraggio contemporaneo: chi avrebbe avuto il suo coraggio (di partire da un sogno e arrivare a conquistare ed estirpare i pregiudizi plurisecolari di un popolo sterminato) tra quelli che oggi blaterano ?).
    Sono contentissimo di fare parte di questa schiera di manichei infantili.
    E sono anche molto contento del bel dibattito che è scaturito qui.
    F.

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  23. il coraggio è forse il denominatore comune di altre virtù, senza il quale esse difficilmente potrebbero esprimersi. ci vuole coraggio anche nell’abnegazione quotidiana al servizio dei malati. in sé il coraggio non dice niente: può essere presente in individui pessimi. se uno si butta da uno scoglio a testa in giù è coraggioso, vale a dire il cuore gli tiene: a me non terrebbe e non mi terrebbero nemmeno i visceri! come lo si chiama un uomo che non deve chiedere mai? banalizzando magari, ma il linguaggio comune lo definisce coraggioso
    (poi, tra donne, lo chiamiamo anche in altri modi, ma questo è un altro capitolo).
    sono d’accordo com mario circa l’illuminismo: il nostro paese ha saltato a pié pari quella fase: e si vede! ed è, infatti, un paese di codardi, di posapiano, di gente che si muove “se siamo in tanti, se no non vale la pena” (penso all’ultima riunione sindacale a scuola), dimenticando che le rivoluzioni le fanno di solito un manipolo di pazzi, non le masse. per chi crede, questo dovrebbe essere il minimo: cristo era praticamente solo, e solo è morto.
    per chi non crede, è piena la storia degli uomini di uomini di coraggio.
    a me è toccato in sorte un brutto carattere da spendere in mezzo a persone beneducate, che non se la prendono mai per niente, salvo il portafoglio. in un’altra epoca sarebbe stato considerato coraggio, oggi è solo un caratteraccio, perché le persone si offendono subito appena cerchi di far luce su un po’ di verità, persino nel quotidiano.

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  24. Brava Lucy, condivido del tutto quello che hai scritto.

    E’ esattamente questo il punto. Michel Serres fa un discorso molto semplice per la comprensione del quale non servirebber né arzigogoli mentali (‘pippe’ mentali, direbbe mio cugino), nè rispolverare la storia della filosofia occidentale. Dice: ‘il coraggio oggi mi sembra la virtù umana più importante.’ E’ talmente ovvio che questo presupponga che il coraggio da sé non significhi nulla. E’ l’appellativo ‘umano’ (che è contenuto nella domanda). Quindi il coraggio applicato da un individuo ‘umano’ (che possiede qualità umane).

    Serres dice che le altre virtù o qualità umane, oggi – l’altruismo, la generosità, l’intelligenza, la buona conversazione – SENZA il coraggio, appaiono stinte, quasi prive di significato, proprio perché viviamo in un mondo fortemente omologato, che tende a trasformare anche le tendenze virtuose umane in ‘buone intenzioni’ o in comode auto-giustificazioni.

    Per questo, ho portato nel post, un esempio che credo sia di facile intuizione. Affermare nettamente ‘Dio (cioè lo Spirito) e la ricchezza non possono essere serviti. E uno esclude l’altro’ è coraggioso, perché significa rendersi molto impopolari in un mondo ipocrita, basato sull’auto-assoluzione e sulla menzogna di comodo. Non a caso, uno così, decisero di toglierlo di mezzo subito.

    E’ un esempio che vale per coloro che credono in quelli che dovrebbero essere i valori di una fede. Ma anche chi non crede a nulla potrebbe fare decine di esempi di persone che, nel grande e nel piccolo, hanno usato il loro coraggio per rendere umana la loro vita, e la vita degli altri che hanno conosciuto, e per tirare fuori il meglio che esiste da questo ‘legno storto’ che è l’uomo.

    f.

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  25. Caro Fabrizio Falconi,
    è strano e contraddittorio che non ti interessi il pensiero dei falegnami!
    Eppure pare che Gesù Cristo sia stato nella sua prima gioventù aiutante di bottega di un certo falegname di nome Giuseppe…:-)

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  26. Coraggio = azione del cuore; a un post così bello, occorre fare spazio, silenzio, e meditazione, per poi di nuovo, azione! (eccolo il cuore in azione,che ritorna)
    Diciamocele allora, fra un mese, fra sei mesi quante volte lo abbiamo avuto, voluto, il coraggio.
    lettura intelligente con il cuore,anche.
    Golemann, allora, ma anche l’intera poesia, quando vera poesia, ne sa tanto – di tutta questa duplice natura
    C o r a g g i o.
    Maria Pia Quintavalla

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  27. ci vuole corraggio! condivido con te, il coraggio di Credere, anche quando sei schiacciato dai problemi della vita quotidiana, hai coraggio e Credi. Lo Spirito di Dio è in te.

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  28. @ Mario: sì, avevo capito la ‘sottile’ allusione..
    @Maria Pia: sul coraggio dei poeti (quelli veri) si potrebbe raccontare molto. Ti ringrazio e ti abbraccio.
    @ Miranda, grazie davvero.
    F.

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