23. Sedici giugno

da qui

Qui mi trovo bene: me ne sono fatte di birre in vita mia!
Giulio e Leopoldo invitano l’ospite a sedersi. Lui non se lo fa ripetere, si accomoda e posa il cappello sopra il tavolo.
Capisco la vostra sorpresa. In realtà, ultimamente, i colpi di scena sono all’ordine del giorno: potrei dare un contributo alla loro spiegazione.
Giulio ha un’aria preoccupata: all’apparire dell’ennesimo scrittore – hanno riconosciuto l’autore dell’Ulisse – sta forse temendo che l’attività di insegnante di scrittura possa essere messa in discussione. Se i mostri sacri del romanzo cominciassero a girare il mondo distribuendo consigli gratuiti sull’opera perfetta, che margini resterebbero per il suo lavoro? Ha un altro impiego, ma con l’aria che tira meglio farsi i conti in tasca.
Non si preoccupi, lo rassicura l’irlandese come gli avesse letto nel pensiero, non siamo qui per togliere possibilità, semmai per darle. Cerchiamo gente che resista a chi vuol fare del romanzo una carta da cioccolatini. Come agire? ci siamo chiesti; mi sono proposto con referenze che nessuno si è sognato di negare: la competenza nelle epifanie, dimostrata in Gente di Dublino; la propensione all’alcol, che mi fa sentire a casa in un posto come questo; l’omonimia tra lei – indica Leopoldo – e il protagonista del mio capolavoro; la dimestichezza col flusso di coscienza, per trasmettere messaggi aggirando la lentezza di grammatiche e retoriche; il mio soggiorno a Padova, dove ho avuto modo di impratichirmi della sua città (indica Giulio). Insomma, ho le carte in regola per organizzare la difesa del romanzo, divenuto preda di mestieranti senza scrupoli che, con la scusa del ricupero dei generi, ne fanno un prodotto da supermercato o da autogrill.
(Alla parola autogrill, Leopoldo ecc. ecc.).
Giulio, ora, ha un’aria rilassata: ha capito che è inutile allarmarsi:
Siamo a sua disposizione.
Prima di tutto, niente fretta. Elaboriamo un piano, coinvolgiamo giornalisti influenti che possano amplificare i messaggi e raggiungere i lettori.
Leopoldo azzarda:
Conosco una certa Loredana Dalla Parte, potremmo contattarla. A dire il vero, ogni volta che le chiedo un aiuto, mi risponde che se la cosa vale s’imporrà da sola. Provo a sentirla.
Smanetta sulla tastiera del telefono e invia un sms. Dopo qualche secondo, arriva la risposta:
Se la cosa vale, s’imporrà da sola.
Ripeto, non c’è fretta, rassicura l’Irlandese. Diamoci un mese da oggi, sedici giugno.
Giulio e Leopoldo esclamano all’unisono:
Il 16 giugno! Ma non è possibile!

16 pensieri su “23. Sedici giugno

  1. Un mese da oggi, il 16 giugno…
    …ma se siamo al 24 settembre! 😉
    e poi Leopoldo deve controllare prima se il 16 giugno gioca il Napoli 🙂

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  2. Un solo giorno, fondamentale però, così importante da renderlo memorabile in un romanzo rivoluzione e suo capolavoro: il giorno del primo appuntamento con la donna che lo accompagnerà per tutta la vita. Amore e nulla più: per l’altro, per sè e per l’arte.
    SM

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  3. Sono completamente d’accordo con SM: l’amore è il motore di tutto.
    “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII,145)

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  4. quando leggo o sento pronunciare la parola amore ho un brivido di terrore…

    amore è una parola troppo facile, difficile è amare.

    grazie a Dio non è di questo che ci parla la pagina di oggi, ma della possibilità di scrivere aggirando o infrangendo grammatiche e retoriche, ricordando che solo chi le possiede tanto da esserne intessuto è in grado di infrangerle davvero.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  5. Joyce vuole tutti il 16 giugno a festeggiare il Bloomsday in onore di Leopold Bloom, il suo novello Ulisse, con la moglie Molly (nel ruolo di Penelope) e Stephen Dedalus (come Telemaco).
    Invito a parte, mi auguro che il nostro Leopoldo venga a capo delle sue indagini prima di 7 anni, il tempo impiegato da Joyce a scrivere il suo piu’ noto romanzo (la cui prima edizione per Mondadori venne tradotta da Giulio De Angelis).
    Flusso di coscienza/discorso diretto, epifanie/visioni…mi sembra che siamo gia’ da un pezzo dentro l’Ulisse o meglio ancora in Finnegans Wake: In poche parole, fin dall’inizio Leopoldo sta sognando!

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  6. Don Fabrizio, ci sta dicendo che Leopoldo (e con lui, anche Lei e noi) e’ finito sulle pagine di Repubblica? Complimenti!
    I sacerdoti sono ormai nel mirino in tutti i sensi: oggetto di analisi anche in PRETI DI CARTA (ed. Piemme) che il dottore Vittorino Andreoli ha presentato oggi a Torino Spiritualita’.
    Lei interverra’ ai prossimi festival letterari?
    Buona domenica.

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  7. L’Ulisse di Joyce, pur svolgendosi in una sola giornata – il fatidico 16.06 – ha la sua mole, ma nulla a che fare con i moderni matton,i scritti da autori che si ritengono geni letterari, acquistati da poveri lettori in cerca di certezze e letti fino in fondo soltanto da pochi autolesionisti.
    Mi sembra si sia diffuso il panico per i libri inferiori alle 200 pagine, per timore che qualcuno li possa definire con il dispreggiativo di libretti.

    (ehi, Leopoldo, la tua autrice Maria quante pagine prevede di buttar giu’?)

    Aggravante di cio’ e’ che i mattoni sono frutto della fretta, cioe’ sono cosi’ lunghi perche’ i loro scrittori si guardano bene dall’eseguire il lavoro di limatura propria degli artigiani della parola, sentendosi dei megalomani per il copioso numero di pagine (superflue) scritte.

    Per dirla con Dylan: Quante pagine Leopoldo dovra’ attraversar e quando fermarsi potra’… per dirsi protagonista indiscusso del romanzo?

    Concludo con un W l’artigiano Graham Greene e la letteratura inglese sopravvissuta bene alle avanguardie. Abbasso chi posa da genio.

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  8. “E’ tempo che ci sia tempo” scrive Paul Celan in una poesia. Enzo Bianchi dice: “Si’. E’ tempo che ci sia tempo, soprattutto in una vita religiosa che corre come il mondo, che denuncia di non avere tempo mostrando quale sia uno dei suoi idoli.” (Non siamo migliori – ed.Ququjon, 2002 – pag.34)

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  9. Pingback: La lettera d’addio di Lucio Magri 04/12/2011 – Da Grisolera ad Eraclea

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