Provocazione in forma d’apologo 177

Sogno un mostro, a ben vedere un povero mostro, a metà fra la creatura e la macchina; inquietamente malvivo o in inquieto stand by. Intorno si cerca di rianimarlo, di blandirlo, di stuzzicarlo; inutili i miei suggerimenti di pensare bene a ciò che si fa, prima di farlo: cadono tutti nel vuoto.

Finalmente il mostro, il povero mostro, si risveglia del tutto; subito la sua rabbia ribolle briosa ed esplode. Sotto le spoglie di toro, a ben vedere di minotauro, distrugge tutto quello che incontra. I suoi tormentatori o blanditori o stuzzicatori di poco prima fuggono o tentano di contrastarlo alla sua stessa maniera, ovvero senza badare a ciò che sta intorno, e ben presto quasi dappertuttto non c’è che un solo ininterrotto deserto di fumi e frantumi. Quando gli capito a tiro – non oso dire: quando lui mi capita a tiro – cerco con le mie deboli forze e quello che mi trovo in mano non tanto l’inutile impresa di sottometterlo, quanto di arginarne l’opera devastatrice, nella folle speranza di salvare qualcosa del mondo, di noi, forse anche di lui.
L’estrema tensione di quel corpo a corpo mi risveglia in uno stato di sofferenza estrema.
Sogno nato dalla mia personale sofferenza o entrato nel mio sonno a provocarla? In questo secondo caso, sarebbe anche un poco visione.
Rintuzzo come posso i sintomi ma non posso impedirmi di continuare a sentire in me tutte quelle figure vedute poco prima agitarsi e lottare.
Non manca molto al suono della sveglia, cerco di riprendere sonno per un po’ di riposo; non è cosa facile, ma mi riesce alla fine.
Un’ora dopo la tromba mi fa scattare dal letto; quando incontro il mio viso nello specchio del bagno, quindi quello degli altri e il panorama urbano dai finestrini dell’autobus, è come se il sogno, dopo l’interruzione dovuta al mio esorcismo patetico, riprendesse, virando verso l’incubo.

10 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 177

  1. Cara Carla,
    appena svegli a volte ci chiediamo se certe sensazioni dipendano solo da noi; poi, guardandoci intorno e rientrando in pieno in questo mondo, la domanda trova risposta immediata, quasi sempre la stessa.
    Aggiungo di passaggio che l’uscita di un post di questo tenore proprio oggi, giorno segnato da compleanni eccellenti ed anche da altro, non è che una delle tante coincidenze che formano la trama del mondo.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  2. mostruosamente vero.
    compleanni eccellenti: ah, sì.
    io, firmando in classe – momento in cui prendo coscienza della data – mi sono ricordata dell’equipe 84, un modo per arginare i mostri, ricacciarli indietro e cominciare la giornata cantando, chè prima di sera ce ne saranno di motivi per strozzare il canto in gola. anzi: ce n’ho avuto giusto uno testé.
    ciao, roberto, e grazie.

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  3. oggi si lodano pure i quasi vincitori del male:
    gli arcangeli, che non sempre combattono al nostro risveglio,
    o forse solo non ce ne accorgiamo, fianco a fianco.

    Grazie Roberto per questo apologo, per queste immagini di una fine del mondo stand by.

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  4. Cara Lucy,
    bei tempi – comunque fossero – i tempi in cui 29 Settembre era soltanto una bellissima canzone.
    Ciao,
    Roberto

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  5. Caro Alfonso,
    come sai di certe cose ne capisco poco, anche se maldestramente le studio da una vita; e farei meglio ad occuparmi d’altro, ad es. delle 3I.
    Comunque mi pare d’aver letto che la lotta tra bene e male è stata, diremmo noi, istantanea. Ma qui nel tempo continua tuttora,
    e il nostro schierarci, almeno moralmente, non è irrilevante.
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  6. “… inquietamente malvivo o in inquieto stand by”
    Magari vorrebbe pure non essere mostro, ma chi lo rianima cosa vorrà da lui-mostro?

    Un saluto Roberto.

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  7. Cara Nadia,
    il problema maggiore è proprio questo: tendiamo a farci togliere le castagne dal fuoco senza badare troppo a chi e con cosa ce le toglie. Magari con pinze che noi stessi gli abbiamo messo in mano, e che magari poi userà per farci a pezzi.
    Un saluto a te,
    Roberto

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  8. “Mostruosamente” (anche nel senso fantozziano del termine) inquietante, mostruosamente vera provocazione, con un accenno di simpatia per il ‘povero mostro’, che, se non ha l’umanità del Minotauro di Dürrenmatt, ha dalla sua una superba allitterante “rabbia che ribolle briosa”.

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  9. Cara Anna Maria,
    per rimanere nel solco della provocazione, un accenno di simpatia non si nega a nessuno; tanto più se si tratta di un esecutore materiale e se il mandante, data la nostra memoria corta per non dire la nostra schizofrenia, rischiamo senza saperlo d’essere noi stessi o qualcuno a noi (dichiarato o
    ritenuto) molto vicino.
    In ogni caso, fosse pure quel mostro il vendicatore paventato o atteso, la reazione sotto attacco è sempre legittima, ancorché spesso controproducente e risibile.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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