27. Il peso della farfalla

da qui

Maria è sulle tracce di Leopoldo: da quando è apparsa sulla scena la Ricco Barocco sembra aver perso i contatti con il personaggio, come se le istruzioni per l’uso delle scuole ostacolassero la creatività più che favorirla. Si chiede cosa fare per rimettersi in sesto: decide di recarsi in una casupola vicino al lago di Bracciano, da uno scrittore ex operaio ed ex militante dell’estrema sinistra, Henry Deruta. E’ l’alba, lui legge la Bibbia in lingua originale.
Che libro è, Henry?
I salmi di Davide. Quando viaggio sono il mio bagaglio, li tengo vicini come il cane con l’osso: li giro e rigiro nella mente, mi fanno compagnia, allo stesso modo degli alberi, dei fiori, delle piante. Il tempo lo misuro con loro, ha il ritmo verde della vegetazione da cui sono circondato.
Il mio personaggio mi preoccupa: sembra contaminato dalle scuole di scrittura, non ha più vita, si sta mutando in una forma perfettamente vuota.
Diffido delle scuole di scrittura: i maestri bisogna chiamarli a raccolta dal passato: sono vivi e le loro lezioni non ti svenano, come quelle del sedicente creative writing.
Che consigli daresti a un autore che volesse riconquistare la genuinità? Insomma, a me?
Scrivere come si coltiva la terra: quello che faccio qui, completamente solo.
Perché leggi l’ebraico?
– Con la lettura da destra a sinistra ti dà un’altra prospettiva. Le storie puoi guardarle da diverse angolazioni, e sono sempre nuove.
Stando qui, sento il bisogno di scrivere ancora: dove sarà Leopoldo?
Sarà dove lo immagini. I personaggi sono parte di noi, del nostro mondo. Raccontano pezzi di vita, perderli è impossibile.
Posso chiederti un autografo?
Lui prende un foglio di carta ingiallito, lo stira e sta per scriverci qualcosa. Una farfalla bianca si posa sul dito indice e lo blocca, come fosse oppresso da un peso insostenibile. Henry ci rinuncia:
Sarà per un’altra volta.
D’accordo, ti farò sapere.

13 pensieri su “27. Il peso della farfalla

  1. I maestri bisogna chiamarli a raccolta dal passato cercando nuove prospettive

    mi sembrano punti fondamentali per chi volesse intreprendere il difficile cammino della scrittura: niente copiaincolla o collage o copioni che sono alla base del già visto, già detto, già sentito.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Però,…questa mattina pensavo proprio ad un personaggio come Henry mentre camminavo in Restera. Ero molto triste per quello che era successo a me e alla mia famiglia nella notte tra domenica e lunedì e ho pregato, perchè non è facile il perdono, anche se sei disposto a chinarti, a fare spazio al cielo attraverso gli occhi. Difficile è mantenerli bassi, non cedere la bocca a pensieri e parole giudicanti. Ho pensato che se fosse stato mio fratello a prendersi tutto, mi sarei messa a ridere…! Non ho dubbi, avrei fatto così! Allora il Sile mi ha regalato due aironi cenerini, il cielo si è aperto, non vedevo più il grigio sopra di me, seguivo le ali degli uccelli, sentivo il loro peso in armonia con l’albero delle carrube, con il fico e il melograno, la vite e i miei passi. Guardavo il fiume e la scia aperta dai cigni che si ri-chiudeva dietro loro. Mi ha fatto pensare alla mano di erri che corre sulla Scrittura, da sinistra a destra. Quella mano ha la stessa leggerezza di una scia che taglia l’acqua. Sia essa barca o animale, la attraversa da ospite, ne sfiora la superficie, quanto basta per riceverne il tocco, per esserne portato. Le dita di chi arrampica possiedono l’aderenza, la precisione e la leggerezza …
    Se io fossi Maria e arrivassi a casa di Henry, non entrerei. mi fermerei fuori spazierei con lo sguardo il suo giardino, fino a trovare un albero per me e lì, seduta per terra, aspetterei…
    Non chiederei mai un autografo ad Henry, ma mi piacerebbe ascoltare la sua voce che dice le Parole. Aprirei il canale dell’orecchio destro all’ascolto, lui capirebbe…Ma la mia è un’altra storia. E poi non ho letto il peso della farfalla. Di lui conosco solo gli scritti che abbiano attinenza biblica, a parte Montedidio che sto leggendo in questi gg. sulle tracce di Nives, Tu,mio e Non ora,non qui letti anni fa. Buon lavoro!

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  3. “Scrivere come si coltiva la terra” vorrebbe dire: faticando ed impegnandosi, senza avere fretta, senza cercare scorciatoie, ed in perfetta solitudine con se stessi come il contadino in mezzo al campo, come anche “il grande camoscio ed il cacciatore”? E’ questo che vuole dire? Quindi possiamo affermare, parafrasando uno dei Salmi di Davide che Henry-Erri ama leggere, “beato l’autore che non segue il consiglio delle scuole di scrittura” ma attinge solo da se stesso e dalla sua vita?

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  4. Anche a te Macribe piace quel Salmo? Ne esiste anche un canto e, ogni volta che mi capita di ascoltarlo, mi viene la pelle d’oca! Ha ragione Henry-Erri a tenerli sempre vicino… E a proprosito di musica e di L. Cohen, mi piace moltissimo la versione di Jeff Buckley del suo “Hallelujah”:

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  5. Scusate, volevo scrivere solo l’indirizzo e invece ho “linkato” (si dice così?) tutto il video di youtube!!!!

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  6. Ti leggo di tanto in tanto Fabrizio, ma, spessp, anche ora, non ho parole da lasciarti.
    Ti sembrerà eccessivo, lo so,(sembra anche a me), ma l’interrogativo mi urge: forse perchè le tue mi saziano?

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  7. Maria fa visita a Henry: avrebbe potuto trattenersi da lui (come la sua omonima fece presso la cugina Elisabetta;) visto che stando li’ sente il bisogno di scrivere ancora. Eppoi il lago ispira, Anguillara e’ carina e Henry ha un posto da offrirle da quando ha perso la madre con cui viveva. Ma va bene cosi’, sara’ per un’altra volta.

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  8. Don Fabrizio, se proprio deve scegliere, fa bene a scrivere piuttosto che rispondere, per distendersi anziche’ affaticarsi oltremodo. Altrimenti le potrebbe succederle come ad Erri De Luca che al cacciatore del peso della farfalla ha prestato un suo infarto. (E’ quanto ha dichiarato in un’intervista in merito alla percentuale di se’ che uno scrittore trasferisce nella sua opera).

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  9. Sentite, potremmo forse aggiustarla così questa soria?:
    Maria è stanca di guidare. ‘Sono in viaggio dalle 4’ 2Mamma , dove siamo?” ‘Accipicchia a quella volta…! Le vacanze sono in montagna: luglio e Agosto, in due posti diversi, ma mai sotto i 700 mt. Perchè mai li ho convinti per il lago, dico io.
    Perchè ho bisogno di riposo e poi la mia pressione…Ma se non ci andavi mai, nemmeno quando ci abitavi vicino!’ ” Mamma, mi ascolti, dove siamo?” ” A dire il vero non lo so” Si gira verso quegli occhi assonnati, “Devo essermi persa!” Lo dice con un mezzo sorriso sperando di incontrare un pò di complicità negli occhi del più piccolo. Ma solo sbuffi, nessuno la ricambia… ” Ok, sapete chc si fa, la vedete quella casa laggiù: ecco, ci andiamo e chiediamo a quel signore che sta nel giardino!” ” Mamma, cosa sta facendo?” Maria lo guarda. ” Ha il tuo cappello…quello del nonno, quello bleu.” Lei lo guarda meglio…ehi quello è il mio cappello! Quello che metto quando piove per andare a correre: il cappello del nonno!” ” Ecco dov’era finito!” I ragazzi la prendono in giro un pò seccati. Nessuno di loro è più così piccolo, ma a lei piace ogni tanto riprendere questi giochi. La divertono. Fermano la macchina, lei scende e si avvicina, cartina alla mano. Il giardino è scapigliato, ma non troppO: quel giusto perchè gli alberi possano starci a proprio agio. ” Buongiorno, chiedo venia: mi sono persa! Mi sa dire dove siamo, sto cercando il campeggio. Ecco guardi, dopo la chiesa ho girato a sinistra, ma…
    Lui è alto, asciutto. Alza lo sguardo e si avvicina. Quello di Maria invece corre subito al cappello. ‘ Ehi, è il mio, ma come è che…l’avevo dimenticato al Calaita…’ ” Che c’è,- dice lui: ho un tacchino in testa?” “No, mi scusi, ma lei ha il mio cappello” Lui sorride e se lo toglie. Maria ora vede il viso. E’ un viso sobrio, rugoso e gli occhi anche se opachi è un pò annacquati, sono grigio-azzurri. ‘ Mi fido del grigio e dell’azzurro sono tra i miei preferiti. Tiene un libro sottobraccio, corposo. Lei riconosce quelle pagine gialle. Lo mette sopra il cappello e lo porge a Maria. ” Un attimo, che cerco gli occhiali…” Lei riceve con la sinistra e con l’altra gli allunga la cartina. Aspetta. Lui non li trova.” Devo averli in casa: faccio in un attimo!” Maria rimane con il libro e il cappello e cartina. Non resiste. E’ la Bibbia di Gerusalemme EDB, edizione 74, come la sua. ‘ Questa è tenuta meglio… uhm, per me non ci sono bambini in questa casa… Apre. Sal 145,4 ” Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie.”
    “Ah, eccoli! Li ho trovati” Lei richiude immediatamente. Lui se li infila e Maria gli allunga la cartina sotto il cappello.
    Non riesco ad immaginare una Maria come l’avete descritta voi.Mi spiace…
    A proposito di Hallelujah di L.Cohen cantata da Jeff Buckley mi piace tantissimo. Ho regalato il CD anni fa a una delle persone a me molto care che suona l’elettrica e ogni volta che la sento o la sento suonare… Ascolti anche gli U2? Nell’ultimo ci sono due brani molto belli…Non ho tempo per rileggere. Ciao a tutti.
    Se sentite Henry-erri ditegli che invece dei vespri ieri sera mi sono letta da Historia pag.37 ” Da la parola ai calpestati in cuore, rompe le serrature, scardina le sbarre ripristina la manna, nessun boccone venga da elemosina.” Grazie

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