“L’iddio ridente” Luigi DI RUSCIO

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per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo

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con la fine degli umani i grattacieli
si copriranno improvvisamente di licheni spumosi
gli asfalti inizieranno fioriture
che richiameranno gli insetti più luminosi
nessun gatto
rischierà di venire castrato
e nell’universo rimarrà lo spendente ricordo
di essersi visto con l’occhio umano

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essendo il tutto scaturito
dal ventre d’Iddio
alla fine dei tempi
il tutto ritornerà nel suo ventre
niente andrà perduto
tutto sarà gioiosamente salvato

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per potersi vedere
alla fine l’universo
creò l’occhio umano

*

sta zitto scemo”
ed ecco che ricevo un improvviso
schiaffo da parte di mia madre
però insisto con le buffonate
li ricordo tutti gli schiaffi sonanti
che mi somministrava mia madre
tutte le scempiaggini erano inutilmente punite
tutto quello che facevo era punito
resistere a qualsiasi costo
a volte riuscivo ad evitare
gli schiaffi di mia madre
e la mano di mamma volava
come volesse ghermire l’aria
e il sottoscritto rimane in vita
nonostante tutta la sua irresponsabilità
ormai sono diventato un personaggio immaginario
immerso in realtà non certo immaginarie
e per evitare gli schiaffi di mia madre
riuscivo a saltare dalla finestra
e mi ritrovavo incolume

*

la speranza andava mostrata subito
inutile tenerla nascosta per paura che venisse derubata
sostenerla con versi blasfemi o sferici
e alla fine delle composizioni
come sbattendo il coperchio
di una cassa da morto
per chiudere tutto

*

“L’iddio ridente”
Edizioni Zona
prefazione Stefano Verdino

 

Altre poesie tratte dal libro QUI

5 pensieri su ““L’iddio ridente” Luigi DI RUSCIO

  1. Che meraviglia!
    Anch’io passo l’inverno a ospitare cetonie, alcune delle quali sopravvivono fino a primavera. Questa e poche altre immersioni in realtà non certo immaginarie mi consentono di non diventare un personaggio immaginario del tutto.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  2. Di Ruscio vive in Norvegia da 50 anni e la lingua di vita e di relazione è quindi il norvegese, tuttavia scrive poesie in italiano, che è divenuta lingua poetica. Questo enclave linguistica è forse la sua grande forza espressiva, la sua voce unica, filtro di intensità e colore.

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