“Leielui”, di Andrea De Carlo. Epanalessi in romanzo per signora.

L’ultimo romanzo di Andrea De Carlo mi è capitato per le mani a causa di una tessera della Coop. Prima di entrare all’Ipercoop di Mondolontano io e la mia femmina di Nazgul (per info sui Nazgul scrivere a Giovanni Agnoloni) realizziamo che l’abbiamo persa. Scuotimento di portafogli, un quarto d’ora di reciproche accuse d’aver la testa sulla luna, poi risolve tutto una materna addetta al banco informazioni, con rapida emissione di tessera sostitutiva.
Gelosi del tesoro ritrovato, appena entrati ecco che ci si para davanti una fantastica offerta solo per i possessori di tessera Coop: 30% di sconto sui best seller appena usciti!!! Miiiinchia.
Sopra un bancone da pizzicagnolo sono esposte varie copie di Follett, Coelho e simili chincaglierie. In mezzo spicca una montagnetta fatta di Leielui, Leielui, Leielui, Leielui, Leielui, Leielui, Leielui di De Carlo.
La mia lei concede dieci minuti di libertà al suo lui, se ne va al cazzeggio nel reparto strumenti di tortura di modo che il suo lui possa esercitarsi nella tecnica di lettura veloce di Leielui.
Il risultato di questi dieci minuti di rapido sfogliamento non è una recensione, che sarebbe cosa scorretta e nei confronti del libro e nei confronti dell’autore e nei confronti dei cinque milioni di lettori del nostro blog. Uso volontariamente un polisindeto, in omaggio a quella che un tempo era cifra stilistica di De Carlo, l’uso di e…e..e…
E così in luogo del polisindeto ora è diventata dominante l’epanalessi, la ripresa continua di una o più parole, in questo caso due. Indovinate quali? Lei e lui, lei e lui, lei e lui, lei e lui, lei e lui, lei e lui, lei e lui.
L’esempio più lampante è nei dialoghi. Tutti costruiti così:
“Blablabla” dice lui.
“Blublublu” dice lei.
Dice lei: “Blobloblo”.
Dice lui: “Blebleble”.
Insomma, una teoria continua di dice lei, dice lui, dice lei, dice lui. Ovviamente voluta, che anche un rincoglionito come il sottoscritto capirebbe chi sta parlando. De Carlo opera questa scelta epanalettica forse per evidenziare il cambio di figura retorica rispetto al passato. Boh. Mah.
A parte i tre milioni di dice lei dice lui, il mio esperimento di lettura veloce non mi ha consentito di ritenere molto altro.
Però. La figura del protagonista maschio mi sembra fotocopiata su tutti gli altri protagonisti maschi dei romanzi di De Carlo. E un certo vezzo di filosofeggiare sulla teoria del rapporto di coppia mi pare adatto a un conduttore di talk show pomeridiano piuttosto che a un valido romanziere come De Carlo.
Può essere che punti a trasformarsi in uno scrittore per signora. Del resto i libri li leggono prevalentemente le signore. E il mercato certamente premia De Carlo.
Confesso che, come lettore, gli sono ancora malinconicamente affezionato, dopo averlo molto amato da ragazzino, ai tempi di Treno di panna, e poi Tecniche di seduzione. Oggi scrive queste cose, che, lo so, in modo maschilista e politicamente scorretto, mi viene da definire romanzi per signore.
Del resto, coerentemente a questa scelta, l’autore non esita a corredare i suoi libri con immagini nel suo miglior standing fascinatorio. In quarta di copertina grande foto con primo piano su bicipite tonico. In terza di copertina, altra foto, più piccolina, ma direi più interessante. L’autore in pantalone e maglietta nera aderente è seduto a gambe leggermente divaricate, il braccio sinistro appoggiato sopra un tavolino, il braccio destro a scendere mollemente sulle gambe, la mano piazzata sul pacco. Sì, è proprio messa lì, quasi in funzione di sostegno. Se stringesse due dita, me lo vedrei come uno dei ragazzi di Mery per sempre, a gridare verso l’obiettivo: “Sucaaaa!!”.
Tutta invidia la mia, che per uno che veleggia tra i cinquanta e i sessanta De Carlo sta messo molto bene, certo è meno sfasciato del soprascritto.
Pazienza, del resto io ho la mia lei che viene a riprendere il suo lui dopo i dieci minuti di lettura veloce, di modo da ricostituire la nostra versione di leielui.

25 pensieri su ““Leielui”, di Andrea De Carlo. Epanalessi in romanzo per signora.

  1. bellissimo pezzo, Paolo, non invoglia a leggere De Carlo, ma invoglia a leggere te! Postilla: i nostri lettori non sono 5 milioni, come per un banale refuso sostieni, ma cinquecento milioni, come da recente sparzico e insondabile sondaggio.

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  2. de carlo è il più “sgrammaticato” e soporifero scrittore italiano. uno che usa il passato prossimo ad oltranza al posto del passato remoto non fa “cifra” stilistica, fa c…..
    non mi stupisco di quest’altra “cifra”, dice lui-dice lei: scimmiottamento di ben altri scrittori di ben altro tenore: magari meno bellocci (ché le signore lo leggono per la copertina e lo scambiano per quei tronisti, probabilmente, a cui sono aduse).
    si può fare per qualcuno una recensione con dieci minuti di lettura all’impiedi, con il dlin dlon degli altoparlanti, l’odore di baccalà in offerta, le incipienti clementine, i pannoloni e l’onnipresente pannocarta 3×2. la location è interessante e ci dice, da sola,
    molto sull’autore. paolo cacciolati è un genio della nonrecensione, ci sa fare. ai nonlibri la nonrecensione.
    bravo.

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  3. Secondo me De Carlo è un buonissimo artigiano, incarna bene l'”esteticamente corretto” di un progressismo moderato che è il senso comune del lettore (della letrice in effetti) medio. Si legge con facilità, sentendosi intelligenti perchè fornisce quel tanto di spessore psico-sociologico a situazioni e personaggi. Meglio di Piperno, meglio di Baricco (altri scrittori per signora) perchè non cade nel dandysmo fuori tempo massimo del primo e nemmeno nella gratuita provocazione sentimentale del secondo. La sua visione della storia è oleografica e conciliante, gli opposti si risolvono sempre l’uno nell’altro, la tregedia o la redenzione non sa cosa siano. Tipo Hermann Hesse, ma quello almeno era stato folgorato da un vero incontro con Jung.
    Dopo aver letto “Due di due” gli avrei spaccato il muso.

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  4. vabbè che non sono una signora, ma smettetela, signori uomini, di catalogare i romanzi “brutti” come romanzi da signora! romanzi brutti di figaccioni – piperno magari no, creatura – palestrati, per giunta (tutta invidia per i ricci di de carlo e baricco, ammettetelo!).

    Dopo aver letto “Due di due” gli avrei spaccato il muso. Concordo, ma non avendoci i muscoli e le manazze:
    interpretazione al femminile e venexiana: che sarìa saltada ai oci cofà un basilisco (liberamente tratto da goldoni carlo, i rusteghi).

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  5. Ok. Questa cosa dei romanzi da signora è tipica, e salta spesso fuori. Mi domando dove giaccia la linea di demarcazione (se c’è) e cosa ne faccia quello che sono (o che non sono)…

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  6. Matteo pone una bella domanda sulla linea di demarcazione.
    Rispondendo di pancia, indicherei come sponda la dimensione del tragico.
    Non è questione di trame, di storie, di personaggi,di paesaggi, di descrizioni d’ambiente più o meno realistiche,di dialoghi più o meno riusciti, di protagonisti più o meno stereotipati, di linguaggio più o meno originale, insomma non è me, secondo me, il “mestiere” dell’autore (la capacità artigianale di cui scrive Binaghi, che taluni fingono di insegnare nei corsi di scrittura creativa)a consentire al libro di fare il salto di qualità, di elevarsi da quello che semplicisticamemte definiamo “romanzo per signora”.
    E’ quel soffio vitale spesso involontario che fa da medium con ciò che è intuito ed inespresso. Se manca, si rimane sul piano della commedia agrodolce, che ovviamente distinguo dalla letteratura di genere rosa. Tengo a precisare che siamo comunque in un campo diverso del genere Harmony o Liala (che rispetto). Siamo certamente nel campo di narratori che spessono sono partiti con opere notevoli e poi è come se avessero perso quel soffio vitale.
    Faccio un altro esempio, tanto per inguaiarmi ulteriormente.
    Alberto Bevilacqua. Parte negli anni ’60 con un libro notevole come La Califfa e poi declivia in una produzione sempre più “per signora”. Certo, appartiene a un’altra generazione rispetto a De Carlo, ma il percorso mi sembra simile. Del resto ogni generazione ha i suoi scrittori per signora. Tra quelli contemporanei, oltre a De Carlo, ce ne sono molti altri. Qualcuno ha il coraggio di suggerire altri nomi?
    Ultima annotazione personale: quando il romanzo per signora è scritto da una donna (tralasciando sempre Harmony etc.), bè, spesso ci si avvicina di più a qulle dimensione tragica di cui parlavo sopra.

    p.

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  7. Stavo eliminando tutti i dice lui e dice lei da una mia tetralogia che vado assemblando. E’ il caso che ci ripensi?

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  8. bella la nonrecensione di paolo, sono d’accordo con lucy che però non è una signora? perchè? anzi: “bertè”?:-))

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  9. l’ho sentita un po’ dopo, e su questo che girava la battuta su lucy:-) (che è una signora in pieno,almeno credo:-)

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  10. penso che siamo pronti per nuove categorie letterarie: dopo le infinite varianti sulla chick lit, da romanzo per signora a romanzo rosa a romanzo per sciampiste, attiviamoci per inventare nuove etichette sotto cui catalogare i libri che non leggeremmo mai.
    io propongo:
    1) romanzo al testosterone (uomo apparentemente rozzo ma nobile e tormentato cerca se stesso titillandosi nel losco mondo dei bassifondi)
    2) romanzo fetish-chic (lo riconosci perché le parola Sangue e Ossa e Squarcio sono di solito con la maiuscola)
    3) romanzo cul-pop (uomo apparentemente immaturo ma nobile e tormentato cerca se stesso titillandosi con i suoi dischi preferiti, meglio se in vinile, e accoppiandosi con giovinette sicure di sé)
    4) romanzo aut.min.ric. (i protagonisti sono fascisti di sinistra, comunisti razzisti, femministe arriviste, ong capitaliste, capitalisti crocerossini, cecchini magnanimi, squali umanitari, suore mercanti d’armi che scrivono poesie, ecc. ciascuno spiega le sue inossidabili ragioni e alla fine si salvano tutti)

    voi che suggerite?

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  11. classificazione esilarante, renata. in qualcuna delle categorie, però, rientrano alcune cose che m’è capitato di leggere, ben recensite e/o presentate con fornitura di scodinzolamento del criticoasuavoltascrittorenonchéamico, della serie “aridamme i sòrdi!”.
    più spesso mi salvo dalla letteratura da parrucchiere per via di sesti settimi sensi, ma qualche volta ci casco. e osservo il plauso al romanzo, soprattutto del tipo 3 o 4, con un certo sconcerto, con lo sconcerto dell’outsider non ancora del tutto out.

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  12. naturalmente per ciascuna categoria c’è almeno un bell’esempio, per carità, un modello, o un genere, che diventa tipo e dietro cui si accodano una masnada di ovvietà rilegate.

    ci dovrebbe essere spazio anche per
    5) “romanzo giallino” (il colpevole è sempre e comunque il meno probabile in assoluto, fosse anche il figlio treenne della sorella bonacciona dell’investigatore [il bimbo aveva gattonato sopra un albero e, cadendo da un alto ramo, era precipitato sopra la vittima uccidendola con una noce di cocco; la mamma bonacciona, per non mettere in pericolo il corretto sviluppo psichico della prole, aveva nascosto il cadavere nell’alce impagliato che teneva in salotto)]
    6) “romanzo storicino” (tre frati amanuensi amici d’infanzia nella Provenza orientale vengono rapiti dai briganti durante una sommossa contadina, diventano rematori schiavi d’un galeone diretto nel Bosforo dove sono rivenduti a un capo tribù mongolo che per la via della Seta li conduce sul lago Baikal a lottare contro un potente e sanguinario sciamano che…ecc.,ecc.)

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  13. 7) romanzo al femminile de sinistra moderata. Matrimonio infelice, foto del liceo, improvvisa illuminazione (ti ricordi il poeta brufoloso secondo banco a destra? era lui l’uomo giusto), fiori di verbena nel cassetto, iscrizione a corso di hatha yoga, progetto saga familiare che inizia con gli amori clandestini della nonna, menopausa giunge improvvisa.
    Du palle.

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  14. 8)romanzo su quanto erano fascisti gli anni ’80 (c’erano solo paninari e yuppies e ciellini, tutti sbavavano per drive in, la musica faceva cagare, se abbiamo Berlusconi è colpa degli anni ’80).

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  15. 9) “romanzo ultra-postmoderno” (comincia dalla fine, prosegue per salti temporali casuali, è scritto alternativamente in prima persona singolare, terza singolare e prima plurale, i personaggi non hanno nome né si capisce il sesso, metà si svolge in vite passate, metà in reincarnazioni future, metà in personalità parallele psicotiche – il protagonista, chiunque esso/a/i sia, alla fine trova l’amore)

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  16. 10) Romanzo erotico genere sesso estremo.
    A tredici anni si fa spazzolare i capelli dalla nonna dopo avere offerto la propria verginità anale al coscritto del papà. A quindici è pornoromantica e gestisce fortunata rubrica sul Web. A diciotto partecipa a cene in quel di Arcore. A venti è titolare di programma televisivo. A venticinque è sottosegretario. A trenta ritorna ad Arcore con un paio di ninfette nordafricane, manette e frustino, per un bondage sfrenato che ci libera di Berlusconi. Lei diventa presidente del consiglio tra il tripudio delle femministe nostrane.

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  17. 11) “romanzo love2000” (storie d’amore tempestoso tra nati nei nuovo millennio: Panichelli Gaia ama Ferroni Mattia che ama Gentili Giulia che ama Pellegrini Tommaso che ama De Luca Elena – vietato ai minori di prima elementare)

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