“Il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere” di Marco Lodoli

Lo so: a fare la Cassandra non si raccolgono troppe simpatie. A dire: io vi avevo annunciato la disfatta tanto tempo fa non si diventa certo popolari, e del resto chi anticipa il peggio spera ardentemente di sbagliarsi. Però i dati che ha fornito in questi giorni il professor Tullio De Mauro io me li sentivo in corpo da anni, li percepivo insegnando nella mia scuoletta di periferia e girando nel raggio breve delle mie scorribande metropolitane, e tante volte ho scritto attenzione, il paese sta retrocedendo in un’ignoranza pericolosa, in una inconsapevolezza culturale che mette paura. Intuivo, sospettavo, paventavo, ma i numeri che De Mauro ha snocciolato sono decisamente più cupi di ogni più nera previsione. In breve: il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere. Nel dettaglio: il 5% è assolutamente analfabeta, il 33% stenta a decifrare un semplice articolo di giornale, e un altro 33% sta slittando nelle sabbie mobili dell’analfabetismo. Provo a pensare che si tratti di percentuali esagerate, che le cose non stiano proprio così, che il prof  l’ha sparata grossa per metterci in guardia, per aprire un dibattito, per sgomentarci.Sette persone su dieci non sono più in grado di leggere e capire e amare Leopardi e Manzoni, e non riescono nemmeno a comprendere un articoletto che discetti su quale sia la migliore posizione in campo per Francesco Totti. Siamo messi malissimo, il Nulla avanza, come nel libro e nel film La storia Infinita, si mangia la civiltà, la tradizione, il passato, il futuro, la bellezza. D’altronde il nostro apparato psichico non è diverso da quello digerente: il cibo che inghiottiamo ci modifica, se beviamo in mezz’ora due litri di vino non capiamo più niente, se per vent’anni ingurgitiamo idiozie e fandonie il nostro cervello retrocede verso la scimmia. Sette italiani su dieci non possono nemmeno esprimere ciò che sentono, gli mancano le parole per dare una forma alla rabbia, all’incertezza, alla frustrazione, alla confusione, ai tanti sentimenti che tutti abbiamo nell’anima, e quei sentimenti inespressi si aggrovigliano, soffocano, marciscono nel silenzio.Sette italiani su dieci non possono ragionare, perché non riescono a trovare le parole giuste, e soffrono per questa mutilazione. Sette italiani su dieci non capiscono i discorsi degli altri, non colgono i nessi, i passaggi, il senso delle frasi. E quando uno non capisce e non riesce a farsi capire, è facile che si deprima, o che spacchi qualcosa contro il muro, che pianga o che urli tutta la sua impotenza, che faccia le cose sbagliate, che si rovini la vita.
25 ottobre 2010

Da Tiscali – Articoli

21 pensieri su ““Il 70% degli italiani fatica a leggere e scrivere” di Marco Lodoli

  1. d’altra parte, perché preoccuparsi di quel “ragazzino di undici anni, neanche tanto sveglio” che è il popolo italiano? ché, tanto, “con la cultura non si mangia”.
    l’uomo pubblico distrugge, devasta, saccheggia: da privato cittadino va all’incasso: un giochetto da ragazzi.
    gl’italiani hanno un quid di masochistico, un certo gusto dell’horror, del kitsch, amano le discese agli inferi, grattare il barile, anzi: passare oltre, grattarlo da sotto, farsi accecare dalle schegge che cadono, per poi meravigliarsi di come siamo ridotti.

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  2. forse serviva arrivare qui, a questo luogo di alberi senza radici, per trovare semi di una lingua nuova, corporea, non imbandita su una tavola piena di metafore e mille doppi sensi o ambiguità o…In origine le parole erano un senso o un luogo? Erano il contatto tra quel luogo e chi lo vedeva,lo praticava? Indicavano una praticare le cose, anch’esse luogo, non un mero oggetto da consumare. C’era ampiezza, nei suoni, che corrispondesse al legame tra gli elementi che quel suono poneva tra le estremità del contatto?
    Dico questo perché ormai la memorizzazione di un significato o di una serie di significati, un’appropriazione delle parole come una consunta pratica, logorata dal tempo di fruizione, dal meccanismo di memorizzazione e da una etichettatura sempre più ridotta allo slogan, ha portato ad un immiserimento del mondo creato attraverso queste parole ormai in mutande, ma non mutate ancora. Non si inventano più parole, se non per questioni di commercio, di marketing, di speculazione ginecologica dei condotti che portano a figliare filiere di produzione. Insomma uno sfacelo. Allora che vengano questi tempi del buio e dentro ci cadano tutte, tutte,tutte le parole e poi che si utilizzino le canne, lunghe canne di bambù per ripescarle dal golfo dei morti. f

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  3. Grazie per questo spaccato della incivilta’ moderna: purtroppo, toccato il fondo, abbiamo cominciato a scavare! il popolo italiano e’ capace soltanto di piangersi addosso, lamentarsi e pontificare senza pero’ darsi da fare concretamente. E i nostri politicanti ne approfittano per ingrassarsi sempre piu’ (uno in particolare prima ci ha fatto il lavaggio del cervello con i suoi canali privati, ora mira al nostro encefalogramma piatto utilizzando anche la tv di Stato!) Metterei un sottofondo degli Squallor…
    La Storia Infinita e’ un film da riproporre ai bambini/ragazzi di oggi, al posto di tanta spazzatura.
    Mi capita da tempo di non riuscire a farmi capire, non perche’ mi manchino le parole, bensi’ perche’ il mio pensiero – nella sua semplicita’ e linearita’ – e’ troppo “alto” per la triste media italiana (e non credo di essere superbo nel dire cio’).
    Grazie ancora,
    A.A.

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  4. Per citare il mio caro amico T, siamo alla decadenza dell’impero. Prepariamoci, noi che nella cultura crediamo, a fare da amanuensi nel nuovo Medio Evo che si prospetta (e venisse, venisse…).
    Giovanni A.

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  5. Mi sbaglierò, ma prima di pensare alle televisioni sarebbe il caso di tornare a insegnare l’analisi logica fin dalle elementari. E un po’ di latino non ha mai fatto male a nessuno. Solo del bene.

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  6. Condivido, Riccardo. Ortografia, analisi grammaticale, logica, del periodo. Sintassi. Lessico. Latino, perché no. Poi vengono (e devono venire) anche l’inglese e l’informatica, per carità. Ma senza le basi dell’italiano non si va da nessuna parte. I sondaggi ricordati lo dimostrano.
    Giovanni A.

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  7. Fosse così, per quei 3 su 10 che salvano le proprie competenze linguistiche dovrebbe diventare un gioco saltare in groppa ai sette imbecilli e prenderne le redini, per così dire. Ma così non è, e dunque suppongo vi sia un elemento di esagerazione, nascosto in questa confortevole retorica.

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  8. Beh, purtroppo, Elio, il fatto che i 3 che “si salvano” non “prendano le redini” non significa che la realtà sia più rosea, ma solo che in Italia troppo spesso vanno avanti i raccomandati, anche se incapaci.
    Giovanni A.

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  9. ma mica tutti i tre su dieci sanno leggere e scrivere e far di conto e sono degli umanisti nel senso ampio del termine! i sette “incapaci” sono governati, assieme agli altri due, da quell’unico che legge e scrive e la mette a bottega al prossimo e ha la grana il potere e quant’altro per dire e fare e stare in groppa ai sette e ai due. anche belpietro legge e scrive e capisce, ma è belpietro, cioè uno …….
    la retorica è piuttosto in chi continua a sostenere l’importanza del latino e dell’analisi logica e poi promuove riforme scolastiche come quella della gelmini. o chi ne sostiene l’importanza, senza peraltro occuparsi mai una volta di problemi scolastici sul serio. a deprecare siamo tutti capaci: poi in prima linea ci vanno gli insegnanti, ci vado io.
    e non è retorica confortante: è retorico dire che si tratta di retorica: per confortare se stessi e il proprio gusto del paradosso e dell’essere originali, elio. la realtà è profondamente sconfortante.

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  10. ma che analisi logica! la passione per la lettura, per il racconto (anche orale), questo andrebbe trasmesso, inculcato, anche in famiglia. invece qui prevale la televisione, con tutte le sue jatture.

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  11. Guarda Domenico che chi scrive su questo blog nella vita scrive per professione, ma anche e prima di tutto per passione. E’ chiaro che un insegnante che non sa trasmettere questo non funziona. Ma senza le regole della lingua la passione non si può convogliare in linguaggio, e arrivare a toccare il cuore e la mente di chi legge. Servono tutte e due le cose. Paul Mc Cartney diceva che bisogna conoscere a menadito le regole, ma poi dimenticarle e fare musica seguendo il cuore.
    Giovanni A.

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  12. Grazie, Giovanni, stamattina ho stampato e discusso in classe. Le reazioni? Incredulità, ma anche un salutare shoc per l’ultima affermazione:

    “E quando uno non capisce e non riesce a farsi capire, è facile che si deprima, o che spacchi qualcosa contro il muro, che pianga o che urli tutta la sua impotenza, che faccia le cose sbagliate, che si rovini la vita”.

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  13. Giustissimo, Giorgio. E mi fa piacere che i tuoi studenti siano rimasti meravigliati e turbati, alla lettura dell’articolo. Vuol dire che ci sono dei segnali di reazione. Che c’è speranza. Che il Medio Evo sarà solo un’ombra, ma passerà.

    Un caro saluto,
    Giovanni

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  14. io continuo ad augurarmi un grande buco nero selettivo, chirurgico, indolore. allora ci saranno cieli nuovi e terra nuova. in un’aria ossigenata i cervelli si rimetteranno a funzionare.

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  15. @Lucy: ho semplicemente rilevato un’esagerazione. Conosco diverse persone che da decenni non leggono più alcuna opera scritta che sia lunga o impegnativa. Si tratta quasi sempre di una questione di “economia”, ovvero adattamento all’accumulo di impegni, grandi e piccoli, che grava sulle loro vite. Ma tuttavia in nessuno di questi casi ciò le ha trasformate nei sub-umani descritti dall’articolo. La competenza verbale, le capacità logiche, la sensibilità generale alle questioni, in altre parole “l’umanità” è rimasta la stessa, ed anzi in certi casi, sviluppandosi nell’introspezione e nella memoria, mi è apparsa sorprendentemente acuta. Evidentemente il “mettere giù” i pensieri in “bella forma” non ha poi questa abissale importanza. Vedo quasi più ingenuità nelle infatuazioni dei cultori della cultura, nei loro mantra e nelle loro manie di persecuzione, che non nella gente “normale” che conosco (non considero certo quella che mi seleziona la tivù).

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  16. Solo tramite questo dato si può capire la deriva del nostro paese. E allora provocatoriamente dico: ben vengano Moccia e Fabio Volo che non ho mai letto ma che non disprezzo a priori. Dopotutto possono essere delle porte di ingresso verso la letteratura e la lettura in genere.

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  17. Solo se all’attuale oligarchia, turpe e spietata, che ha devastato il Paese, se ne avvicendasse un’altra con cuore e buon senso (non solo meno peggio) si potrebbe sperare, tra le diverse priorità, in una sorta di Piano Marshall per la scuola, la ricerca, la cultura, cercando così di recuperare generazioni non ancora perse nell’ottusità, nella necessità, nella disperazione indotte.

    Grazie a tutti per gli interventi.

    Giovanni

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