47. Un uomo libero

da qui

Signor Leopoldo!
Lui è stufo di essere chiamato. Dall’inizio del romanzo è una altalena ininterrotta di speranze e delusioni e la sua tachicardia comincia a risentirne. In fondo è un tipo schivo e se ne starebbe tranquillo in uno di quei quartieri ricchi dove nessuno ti disturba. Ma è il personaggio di una scrittrice di borgata e, come tale, esposto a tutti i venti.
Mi dica, Calipso.
Come fa a conoscere il mio nome?
Di fronte alle domande difficili, preferisce essere evasivo:
Non so, ha una faccia da Calipso.
Non mi prenda in giro: per me è una specie di complesso. I miei insegnano lettere e sono entrambi innamorati dei cicli epici di Omero. Mi hanno dato questo nome perché gli sembrava di averlo più vicino.
Anch’io lo sento vicino.
Ama l’Iliade e l’Odissea?
Tanto da poter dire di aver avuto un colloquio con l’autore.
E cosa le avrebbe detto?
Che il sentimento fondamentale del racconto è l’ira, un’energia che spinge alla lotta, alla battaglia, perché scrivere è una guerra, innanzitutto con se stessi: bisogna scavare, graffiare fino al sangue, rompere la scorza dell’ anima e trovare finalmente il cuore. Lo scrittore e il personaggio sono lo stesso eroe che combatte contro il fato, supera gli ostacoli che prendono la forma della spada e della lancia, dei carri dalle ruote ferrate, ma anche delle labbra seducenti di una donna, dell’oblio tentatore, di uno specchio per le allodole che distoglie dalla memoria della patria. Omero mi direbbe che, il giorno in cui una donna mi venisse incontro, dovrei chiedermi cosa intende fare con il mio destino: se avvolgermi in una tela inestricabile o condividere il campo di battaglia sanguinoso e impolverato e scegliere di camminare in silenzio accanto a me. Solo un uomo libero può scrivere, tutto il contrario di quello che insegnano le botteghe di scrittura: a scrivere si impara scrivendo, in uno scontro spietato tra forme e sentimenti, deliri d’onnipotenza e depressioni, disposti sempre e sempre a restare soli contro un esercito schierato e armato fino ai denti.
Calipso è rimasta a bocca aperta: lo straccio le cade dalle mani; Leopoldo lo raccoglie e glielo porge con un sorriso indecifrabile.

12 pensieri su “47. Un uomo libero

  1. Le pagine in cui Leopoldo e Maria si confrontano con i personaggi semplici e più umili o con le apparizioni sono quelle che mi incantano maggiormente. In questa,poi, è proprio scattata una questione di feeling…
    Ho sempre avuto la passione per l’epica e la mitologia e da piccola avrò letto una miriade di volte l’Odissea (in formato per ragazzi) che preferivo all’Iliade. Poi mi conquistarono i versi di Dante: Fatti non foste a vivere come bruti…
    Continua, Fabry, al momento sei tu il mio scrittore preferito 🙂
    Un abbraccio,
    Titti

    @StellaMaria
    Se incontri un uomo libero, sei una donna che liberamente sceglie di camminare in silenzio accanto a lui.
    Purtroppo, dalle notizie che si hanno dai media, molte donne sono ancora ridotte al silenzio da uomini non liberi…Altro che civiltà moderna!

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  2. Povero Leopoldo! Pure Omero: un altro nodo da sciogliere! Egli continua mentalmente in uno stato permanentemente febbrile; se imparasse a restare in silenzio, riuscirebbe a svuotare la sua mente ed entrare in contatto con il suo vero io.
    Un abbraccio.

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  3. L’amore è una dolce catena, è lo struggente desiderio di non essere liberi.
    Il cuore è libero di amare, non prende ordini da nessuno, ma quando ama diventa schiavo del suo amore e dipende da lui in tutto, se felicità o tristezza.
    Un uomo libero non ama veramente, perchè amare sarebbe negare la sua libertà, la sua stessa natura.
    Chi sceglie di camminargli accanto, sa che non sarà per sempre; sa che quando avrà bisogno di fermarsi lui non l’aspetterà, ma continuerà a camminare liberamente per la sua strada.

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  4. Favola dedicata a Leopoldo (ma anche a lei, don Fabrizio) a patto che troviamo insieme il giusto finale…
    🙂 A. A.

    C’era una volta un uomo che sognava a denti stretti e che prendeva il volo anche senza ali, scrivendo tutto dentro i suoi diari.
    Girava per il mondo inseguendo ideali;
    cercava un’altra strada che portasse alla saggezza, qualcosa che riuscisse a cancellargli l’amarezza di tanti giorni inutili vissuti di nascosto, costretto a stare fermo e non lasciare mai il suo posto, in una stanza arrampicata in cima ad una periferia, con la finestra aperta davanti all’arcobaleno ancora in bianco e nero, lui stava li’ seduto ad aspettare il giorno che diventasse vero.
    Finche’ arrivo’ Calipso, con lo straccio sempre in mano, a ricordargli che il suo vero sogno era l’italiano: si’, quello scritto bene, in versi ma anche in prosa.
    E fu cosi’ che un giorno lui ne fece la sua sposa
    e musa ispiratrice di pagine di libri che andarono a ruba neanche fosse il sugo d’Amatrice!

    To be continued…
    …ma solo se e’ piaciuta! 😉
    A.A.

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  5. scrivere è una guerra che graffia fino al sangue.
    si scrive sempre di se stessi. si scrive sempre la propria bio-grafia.
    si scrivono sempre i graffi della propria vita.
    si vede che omero, o chi per lui, aveva motivo d’essere irato.
    magari qualche romanziere di borgata gli aveva soffiato un’idea una sera
    che a un pub avevano bevuto insieme birre ed avuto visioni

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  6. Cara Titti,
    hai ragione in troppi e per lo più donne, si è costretti a stare in silenzio quando si vorrebbe gridare anche il solo fatto di esserci. Chissà per quanto tempo ancora l’uomo sarà schiavo per primo di se stesso e della sua mancata evoluzione, che ricorda ancora quanto vicina alla bestia sia la nostra origine.
    Ma non perdiamo la speranza e riconosciamoci Marta e Maria nel combattere per un mondo più libero.
    SM

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  7. Son contento che la mia favola – da leggersi in rap – sia stata gradita (almeno dal destinatario e da Rashide).
    Al prossimo componimento, allora 😉

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