Fotoscrittura. ‘La sposa del mare’. Giusy Calia e Bianca Madeccia


LA SPOSA DEL MARE

Decise di restare con noi, la donna gardenia caduta dal cielo con rumore di piedi. Passava il tempo a disegnare piccole croci sui muri. Ogni giorno ci mandava notizie delle ossa spente, del passo divorato dalla ruggine, della carena disastrata dalle mareggiate. E così cresceva in acque senza pace e ci allontanava il sonno. Tutte le notti assieme al cigolio degli alberi maestri e sartie che le occorrevano per sostenere il peso di stelle incalcolabili, si percepiva un gemito. Un canto umido che sembrava narrasse di un cuore logorato dal sale. Ma la sua bocca in realtà continuava a ripetere: “io voglio solo tornare”.

 

Il frammento originale di Maria Grazia Calandrone

Puoi vederla sul fondo del mare:
lei è coperta da solchi di ruggine. A ogni passo
il suo cuore batteva più pesante,
più inzuppato
di acqua marina. Ma la bocca
ripeteva io voglio
solo tornare.


(Immagine di Giusy Calia. Rielaborazione in prosa di Bianca Madeccia di un frammento poetico tratto da “Le metafore dell’amor perduto”, poemetto inedito di Maria Grazia Calandrone.)

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