Neil Young, Le Noise

di Loris Pattuelli

Neil Young ha colpito di nuovo il bersaglio, ed anche questa volta, statene pur certi, sarà un bel dividersi tra scettici ed entusiasti. Neil Young è sempre stato un artista molto curioso, molto libero e molto anticonformista. Gli hippies lo adoravano, i punk stravedevano per lui, e la generazione dei Kurt Cobain e degli Eddie Vedder, quella del grunge, lo considerava una specie di padre putativo. Di quali altri artisti si potrebbe dire la stessa cosa? A me vengono in mente soltanto Bob Dylan, Leonard Cohen e J.J. Cale.
Le noise è il titolo del nuovo album (“rumore” in francese) e il produttore è Daniel Lanois. Devo aggiungere altro? Magari che il titolo ammicca in un modo anche troppo sfacciato? Neil Young è sempre stato un rumorista, un cultore del feedback melodico. Penso alla psichedelia di Mr. Soul, alla colonna sonora di Dead Man, ad Arc, e ovviamente anche a quell’incredibile “live” intitolato Year of the horse. Daniel Lanois è invece molto rinomato come produttore: Bob Dylan, U2, Peter Gabriel, Willie Nelson, Neville Brothers e molti altri.
Otto sono le canzoni, otto canzoni otto per una durata di trentotto minuti. Due sono acustiche e, credete a me, capaci di spezzare anche il cuore più duro; le altre sei sono uno scanzonato e micidiale guazzabuglio di echi, riverberi ed effetti di ogni tipo. I testi sono pieni di energia, rabbia, amore, speranza, passione, dubbi, rimpianti, eccetera eccetera.
Le prime tre canzoni parlano di segni d’amore, passi da seguire e soccorsi in arrivo. La quarta spiega cosa diciamo quando cantiamo d’amore e di guerra. La quinta ci offre un mondo arrabbiato dove alla fine tutto andrà per il meglio. La sesta racconta la storia di un autostoppista che pareva un azteco, un corridore in Perù. La settima canzone dura sette minuti e parla di un Dio che piange lacrime grosse come gocce di pioggia. L’album si chiude con un rumore della terra buono da ascoltare e forse anche da sentire.
La registrazione di Le noise è avvenuta nelle notti di luna piena (soltanto in quelle di luna piena) a Silverlake (Los Angeles), dove vive Daniel Lanois e vede Young alla chitarra (acustica ed elettrica) e Lanois impegnato ad arricchire il tutto con le sue caratteristiche composizioni acustiche.
“Nessuna band, nessun overdub”, dice Lanois, “semplicemente un uomo sullo sgabello e io che faccio la mia bella figura nelle diverse fasi della registrazione. Neil ha davvero apprezzato i suoni che gli abbiamo proposto. E’ entrato nella stanza e io gli ho dato una chitarra acustica: uno strumento su cui ho lavorato per costruire un nuovo tipo di suono. E’ il suono multistratificato che potete ascoltare in brani come Love and war e Peaceful valley boulevard. Volevo che Neil capisse che ho passato anni a studiare e analizzare suoni nella tranquillità di casa mia e ci tenevo davvero a offrirgli qualcosa che non poteva aver ma ascoltato prima. Ha preso quello strumento che conteneva davvero tutto (un suono acustico, elettronico e di basso) e ha capito non appena ha iniziato a suonarlo che stavamo per portare le potenzialità della chitarra acustica ad un nuovo livello. E’ difficile arrivare a realizzare un nuovo suono dopo 50 anni di rock’n’roll, ma penso che ce l’abbiamo fatta”.

3 pensieri su “Neil Young, Le Noise

  1. Hey man… Neil Young is cool… way too cool, man… he’s rockin’ like there’s no tomorrow… tomorrow… ya’ know…

    C’è da pensarci su all’incredibile longevità artistica di alcuni venerabili musicisti, Dylan, Lou Reed, Neil Young, aggiungiamoci J.J. Cale (che è stato meno prolifico e discontinuo), il giovane Springsteen.
    Grazie per la segnalazione, se no me lo perdevo.

    "Mi piace"

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