51. Baci Perugina

da qui

Ciò che succede tra Maria e Andreas ai bordi della Senna, dopo il primo accostarsi delle labbra, non sarà oggetto di descrizioni puntuali, più adatte, in questo caso, al genere romanzo erotico. La situazione, tuttavia, ha un risvolto significativo, poiché il lettore sa che sul romanzo pesa il controllo occhiuto di Ruperto il Pievano, che potrebbe stroncarlo per la seconda volta nell’inserto culturale del Giornale di Vicenza. La settimana scorsa lo aveva preso alla larga:
È vero che da questa allagata e melmosa pievanía berica le prediche sono facili da fare, ma, insomma, cercate un po’ di capire. La grammatica dei sentimenti è stata, come dire, stirà su un panàro grando da che la letteratura è passata per la crisi dell’engagement, e chi scrive ha, secondo me, il compito di ritrovare l’asciuttezza della vita interiore, la perspicuità delle parole non usurate. Anche se è difficile, perché tanta parte del discorso pare usurata. Trascrivo una citazione da Pamuk: “I libri aggiungono all’infelicità dell’uomo una profondità che scambiamo per consolazione”. Suona male, sarà la traduzione, che ne so io che cosa Pamuk abbia effettivamente detto in turco. All’infelicità aggiungiamo spessore, altezza, estensione, ampiezza, volume, densità, calore, freddo. Misura, in una parola. Cioè limpidezza. Un romanzo sulla scrittura ha a che vedere con lo stato attuale della nostra umanità.
La tentazione di provocarlo è irresistibile; si potrebbe immaginare un enorme Bacio Perugina, delle dimensioni del barattolo di Nutella in Bianca di Moretti; nella carta avvolgente si trascrivono le parole che ora Andreas, con gli occhi lucidi, sussurra nell’orecchio di Maria:
Voglio che tu sappia una cosa, tu sai com’è questa cosa. Se guardo la luna di cristallo, il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra, se tocco, vicino al fuoco, l’impalpabile cenere, o il rugoso corpo della legna, tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste, aromi, luce, metalli, fossero piccole navi che vanno verso le tue isole, che m’attendono. Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi, cesserò di amarti, a poco a poco; se d’improvviso mi dimentichi, non cercarmi, che già ti avrò dimenticata; se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere che passa per la mia vita e ti decidi a lasciarmi sulla riva del cuore in cui ho le radici…
Maria lo interrompe:
E’ una poesia di Neruda!
L’ho trovata in una carta da cioccolatini, speravo non l’avessi letta.
Sei unico, Andreas! Pensa se ti sentisse Ruperto il Pievano: ti stroncherebbe per aver smarrito l’asciuttezza della vita interiore, la perspicuità delle parole non usurate.
Pensi che ci legga?
Dicono che tenga d’occhio ogni romanzo dopo il Concilio di Vicenza presieduto da papa Luigi Nono, che ha firmato la costituzione Ad abolendam diversarum poetarum pravitatem, perfezionata con la bolla Ad estirpanda, in cui si autorizza la tortura.
Conviene cancellare ogni traccia delle scene.
Prima, però, finisci la poesia: è così bella!
Andreas è intimidito, ma non può rifiutarsi:
Pensa che in quel giorno, in quell’ora, leverò in alto le braccia, e le mie radici usciranno a cercare altra terra…
La pioggia battente si confonde con le lacrime che scendono sulle guance di Maria. Si abbracciano per l’ultima volta, poi prendono la carta avvolgente in cui si registra parola per parola, gesto per gesto il loro amore, e la fanno in mille pezzi, che gettano con una smorfia dolorosa dentro il grembo oscuro della Senna.

21 pensieri su “51. Baci Perugina

  1. Il modo in cui t’amo

    Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
    o freccia di garofani che propagano il fuoco:
    t’amo come si amano certe cose oscure,
    segretamente, entro l’ombra e l’anima.
    T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
    dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;
    grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
    il concentrato aroma che ascese dalla terra.
    T’amo senza sapere come, nè quando nè da dove,
    t’amo direttamente senza problemi nè orgoglio:
    così ti amo perchè non so amare altrimenti
    che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
    così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
    così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

    P. Neruda

    SM

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  2. Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
    Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Che bello e semplice questo abbandono fra loro due!
    La poesia di Neruda a questo potere sconvolgente, che torna al profondo mare.
    Al di là del immenso fondale di emozioni!

    Pero
    Si cada dìa,
    Cada hora
    Sientes que a mì estàs destinada
    Con dulzura implacable
    Si cada dìa sube
    Una flor a tus labios a buscarme,
    Ay amor mìo , ay mìa,
    En mì todo ese fuego se repite,
    En mì nada se apaga ni se olvida,
    Mi amor se nutre de tu amor, amada,
    Y mientras vivas estarà en tus brazos
    Sin salir de los mìos.

    Un forte abbraccio per te Fabrizio.

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  4. ” -Lei non faccia il tunnel!
    -Cosa?
    -Lei mi sta scavando sotto, mi toglie la panna, la castagna da sola sopra non ha senso. Il Mont-Blanc non è come un cannolo alla siciliana che c’è tutto dentro, è come uno zaino: lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro. Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte…
    -Cosa?
    -La Sacher Torte…
    -Cos’è?
    -Cioé lei non ha mai assaggiato la Sacher Torte?!…
    -No.
    -Va be’ continuiamo così, facciamoci del male!!! ”

    da Nanni Moretti in “Bianca”

    L’idea dell’enorme Bacio Perugina mi sembra grandiosa…

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  5. L’idea dell’enorme Bacio Perugina e’ davvero gustosa. E’ il caso di dire LA PIOGGIA E’ UN BACIO INGANNEVOLE.

    Ora (kiss the rain)

    Come una carezza nel buio,
    ci è così indispensabile questa dolcezza,
    di voci cavernose incollate all’anima,
    di impasti e di tempo, eventi straordinari
    che restano dentro senza fine,
    nel Bene e nel Male.
    Aggrappàti al bacio della pioggia
    aspettiamo il vino caldo e le lacrime di gioia,
    nell’abbraccio delle note, in un assolo,
    spietatamente aspettiamo la violenza di un istante.
    Amarci.
    Ora.
    Solo questo.

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  6. Olallà caro anonimo,
    grazie per aver citato i miei versi!
    davvero una sorpresa qui, figurati che già pensavo di essere finita nel dimenticatoio…

    Nicoletta Solinas

    Altri cieli
    altri muri
    altri spari
    e piume sparse
    nel vento maestro e avverso.

    Folle
    volgare
    sola
    anima ignorante
    di strega vola.

    Non me ne frega niente
    No more tears
    Let’s get lost

    Rewind. Stop. Eject.

    [da Strega Ignorante]

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  7. Gentile Nicoletta,
    le belle poesie non possono finire nel dimenticatoio, tanto meno una stregaignorante 😉 cui chiedo scusa per il fatto di non averne citato il nome al termine dei bei versi.
    A.A.

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  8. Caro anonimo A.A.
    ecco, vedi? arrossisco per queste parole. Sì, arrossisco. E no, non puoi vedermi, non puoi neppure sapere quanto.
    Mi sento strana. Rossa e strana 🙂

    Nicoletta

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  9. Ciao Fabrizio. Dov’è che ho già sentito le “lacrime piante nella pioggia”? natra vota ti cattai!
    E’ vero però il lettore è un po’ un censore, seleziona e scarta secondo i suoi gusti.
    Quindi in questo senso non l’arcigno chierico di provincia, ma l’intera congregazione dei lettori mette sotto esame il testo, e l’assenso può mutare in condanna ad ogni cambio di vento (stavo per dire “stormir di fronde”), visto che in questioni di gusto regna sovrana l’arbitrarietà.
    Damnamus ergo et reprobamus perversissimum libellum Fabricii, cuius mentem sic pater mendacii excaecavit, ut eius littera non tam haeretica censenda sit, quam insana

    A una donna sic loquitur:

    Tu sei come una giovane
    una bianca pollastra.
    Le si arruffano al vento
    le piume, il collo china
    per bere, e in terra raspa;
    ma, nell’andare, ha il lento
    tuo passo di regina,
    ed incede sull’erba
    pettoruta e superba.
    È migliore del maschio.
    È come sono tutte
    le femmine di tutti
    i sereni animali
    che avvicinano a Dio

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  10. E’ ora della nanna. Una cosa un po’ strana è che mentre tu giocherelli coi lettori sul romanzo impossibile da scrivere, io sto a sputar sangue su una idea di romanzo storico de illo tempore, che non è proprio il massimo dell’originalità.
    Vabbè, buona notte!

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  11. Cercando di ricordare qualcosa del latino studiato “in illo tempore”, ho scoperto:
    “Reprobamus etiam et damnamus perversissimum dogma impii Amalrici cuius mentem sic pater mendacii excæcavit ut eius doctrina non tam hæretica censenda sit
    quam insana.”-IV Concilio Lateranense-
    Traduzione: “Riproviamo e condanniamo anche la stravagante opinione dell’empio Amalrico la cui mente è stata così accecata dal padre della menzogna, che la sua dottrina non tanto deve giudicarsi eretica, quanto insensata”
    (da Amalrico si arriva anche a fra Dolcino da Novara)
    Scusate, ma volevo capire anche io!!!

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  12. M&C potrebbe aver studiato diritto ecclesiastico, perche’ no?! 😉

    Appropinquabit regnum caelorum: vabbe’, mo’ me lo segno, direbbe il grande Troisi :-)))

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  13. mi pare che fosse il grande manfredi a dire

    stizzìsciticitu 🙂

    a proposito di latino ecclesiastico vi auguro la buonanotte con questo gustosissimo manfredi

    f&r

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  14. Non ho studiato il latino ecclesiastico, ma grazie per la fiducia!!!! Sono solo una cocciuta che non ci sta a rimanere fuori da un discorso…
    Un saluto. cri

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  15. Cara M&C,
    centro!
    Avevo giusto quello in mente, i documenti del IV Concilio Laterano.
    È uno scherzo verso il nostro amato Fabrizio, ma ho il sospetto che da qualche parte, in qualche meandro della Curia di Santa Madre Chiesa Romana, i suoi scritti vengono esaminati.

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