Cose dell’altro mondo. Figli…

…abbandonati a sé stessi e senza mezzi per iniziare o proseguire gli studi, senza opportunità di lavoro né soldi per avviarlo, il lavoro, che quando c’è lo si sfrutta, senza pietà, o lo si elimina con tagli e licenziamenti;

…senza arte né parte, molti, per fragilità loro e delle famiglie spesso inesistenti; che si fanno balordi, a volte, dal fondo della gabbia d’un sistema prono all’ingordigia di pochi pronti a tutto;

…che credendo nello Stato e nelle regole, nella necessità della loro tutela; o nel gioco mai adulto delle armi e della forza o, più semplicemente, per un lavoro sicuro hanno indossato una divisa, accettando gerarchie e ordini senza poterli discutere; pensando o sperando di stare dalla parte giusta;

…costretti a urlare rabbia e stanchezza sfilando nelle strade, occupando scuole e facoltà, forzando i templi delle istituzioni, salendo sui tetti; non credendo più a nulla se non a una risposta diretta e personale alle ingiustizie; cercando invano sui quotidiani e nei siti di associazioni o partiti, se non il sogno di un mondo più giusto, almeno un progetto che renda possibile il futuro;

…che con le buone e le cattive impediscono di entrare nei palazzi del potere; …teste di rapa, talvolta, che si esaltano e sparano e picchiano anche gli inermi; unici, a volte, certo, a pagare, a portare la croce di scelte politiche inique; che si fanno, a volte, scudo umano di rappresentanti sputtanati del potere, delle loro escort e degli amici; e non gli resta il tempo e la benzina per pattugliare le città, difendere chi è in pericolo;

…che sarebbe bello una volta tanto un abbraccio tra fratelli e compagni di sventura, e spalancate certe sedi mostrare il re nudo al popolo sovrano, senza scorte e portavoci, per capire meglio, così, la misura del consenso, l’esattezza dei loro sondaggi; anche se ciò non è né giusto né possibile, naturalmente, perché siamo in uno stato di diritto;

…senza padre né madre, né Stato che s’occupi di loro; padri persi nel menefreghismo, nelle magagne di ogni giorno; o tirati e in buona forma, eclissati nei paradisi fiscali, nelle pensioni d’oro tra scivoli e bonus, nelle rendite perpetue senza stress né tasse; madri incantate da sorrisi e fandonie dei vincenti di turno, sbavanti in prima fila in tivù e nei comizi; le sorelle veline, i fratelli tronisti;

…figli per i quali poco o nulla è stato fatto, che ci andrebbero tolti affidandoli ad altri; tolti i diritti elettorali da ridare dopo esami che accertino il possesso di cultura minimale, quello pieno delle facoltà mentali.

8 pensieri su “Cose dell’altro mondo. Figli…

  1. Scioccata, perché madre di una figlia quasi QUINDICENNE che non capirebbe solo “l’essere menata”, ma che vive in prima persona questa legittima ansia di difesa del valore del proprio futuro, e dignità, benché ancora adolescente. Eh no, no, no , caro Fede, che deliberatamente criminalizza chi è vittima di questo oscuro disegno di abbattimento del diritto allo studio e alla cultura, di tagli mortali all’Università e alla ricerca.
    MARIA PIA QUINTAVALLA

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  2. “l’estremismo lì dentro, rosso naturalmente, c’è”. ma va’ a…
    un paio di sere fa fede è stato menato da un tale al ristorante per ragioni futili: personalmente, non ho nessuna remora a dirlo, mi è venuto da ridere, soprattutto perché questo giornalista del piffero, questa beghina della televisione, questo istigatore a delinquere, questo decotto giocatore d’azzardo, degno compare del suo signore e padrone, raccontava a sky la vicenda come un colpo di stato, e non si tarttava nemmeno un fatto politico. costui non merita neanche una parola: è un repellente individuo da compiangere. deve avere un chip nel cervello, attraverso il quale gli dicono le scemenze da dire, perché un individuo appena appena capace di intendere e di volere non farebbe i servizi – servizi: da servo – che fa.
    lui è “gentaglia”.

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  3. Battuta troppo facile, ma me la si passi: amici, cerchiamo di digerire l’indigeribile con un bicchierino di AMARO GIULIANI! 😉

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  4. matteo: l’italia può definirsi – che poi: chi, la definisce – un paese moderno, ma è stata ed è clamorosamente un feudo, con piccole signorie locali, un’espressione geografica popolata da guelfi, per lo più, che, anche se non sono credenti, non sono laici, che devono avere per forza un padrone, un capo, un corpo mistico su cui sbavare – e il fede sbava tanto che fa il risucchio, quando parla – . non sono esterofila, ma per quanto mi sforzi di trovare somiglianze altrove, pensando che il buono e il tristo sono ovunque di casa, ancora non riesco a trovare simili soggetti altrove. la cosa orrenda che mi suscitano questi personaggini è che so perfettamente che ci libereremo di loro solo quando sarà scoccata la loro ora, non per ragioni legate alla professione mal esercitata, come sarebbe giusto.
    mi prudono tanto le mani, ma tanto!

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