Incùo. Di Fabio Franzin


(macchinine)

Incùo

Incùo el mé fiòl pì pìcoeo
l’é ‘rivà daa só camaréta
co’ un pòche de machinete
rote in man, rodhèe e tòchi

de plastica che ghe caschéa
fra ‘e piastrèe del pavimento
– ‘a só voséta prima de lù, là,
drio ‘l coridòio – “papà, se
non riesci a trovare lavoro

in una fabbrica potresti fare
il meccanico che aggiusta le
macchine intanto incomincia
a giustare le ruote di queste

mie che sono rotte”. E ‘lora
méterme là co’ un cazhavidhe
cèo e ‘a pazhienza che no’ò
mai bbu, a provàr, ‘na rodhéa

cavàdha de qua e una ‘tacàdha
de ‘à, a tornàr a far córer chee
machinete. Chissà se ‘l destìn
varà ‘a stessa pazhienza, co’

mì, se ghe sarà un calcùn bon
de tornàrme invidhàr i sèsti
tee man, parché ‘e pòsse tornàr
a córer anca lore… pa’l pan.


Oggi il mio figlio più piccolo / è arrivato dalla sua cameretta / con un mucchietto di macchinine / rotte fra le mani, ruote e pezzi // di plastica che gli cadevano / sulle piastrelle del pavimento / – la sua vocina prima di lui, lì, / lungo il corridoio
– “ papà, se / non riesci a trovare lavoro // in una fabbrica potresti fare / il meccanico che aggiusta le / macchine intanto incomincia / ad aggiustare le ruote di queste // mie che sono rotte”. E allora / mettermi lì con un cacciavite / da orologiaio e la pazienza che non ho / mai avuto, a cercare, una ruota // tolta di qua e una fissata / di là, a tornare a far correre quelle / macchinine. Chissà se il destino / avrà la stessa pazienza, con // me, se ci sarà qualcuno capace / di riavvitarmi i gesti / alle mani, affinché possano tornare / a correre, anch’esse… per il pane.


(Nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense)

18 pensieri su “Incùo. Di Fabio Franzin

  1. Ho avuto la fortuna di ascoltare questa poesia a Marano, letta da Fabio stesso. Rimasi molto colpito piacevolmente dall’efficacia di questi versi, dalla musicalità e rileggerla oggi è un piacere.

    Un caro saluto

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  2. Grazie Luca, vi si ravvisa tutta l’angoscia dei tempi, e l’attesa che si fa dubbio: “Chissà se…”.

    Un saluto a Fabio.

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  3. Eh sì, è una poesia drammaticamente attuale che in Italia riguarda migliaia di persone e nel mondo milioni, putroppo…

    Un caro saluto

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  4. la frattura nella dignità, la frattura che ti fa abbassare lo sguardo mentre cerchi/chiedi quel ruolo che avevi e non hai più. La presenza di un figlio, trasparente come la sua età, che amplifica e smarrisce in una speranza per domani. Poesia senza mediazioni.
    Marco Bellini

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  5. comunicazione limpidissima dentro al mistero di una lingua che, a pochi chilometri dalla mia, è quella e già non è più quella. sempre preciso, diretto, disarmante, fabio franzin.

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  6. Fabio è una delle voci migliori in assoluto della poesia italiana, indipendentemente dal dialetto che utilizza. In questi ultimi tempi, inoltre, la sua scrittura è diventata più diretta, senza perdere però niente della sua capacità evocativa, nè della sua profondità.
    Un caro saluto a Fabio e a Nadia.

    Francesco

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  7. Arrivo solo ora per ringraziare Nadia per aver gentilmente postato questo mio testo così sofferto, e tutti gli intervenuti, per le parole di stima, anche se davvero esagerate e imbarazzanti.
    Con affetto. Fabio

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  8. Caro Fabio, credo che dovrai imparare presto a convivere con questo imbarazzo, perché sono certo che il libro che sta per uscire te ne porterà tante di parole di stima e ammirazione, e ancor di più un flusso di empatia che ti sentirai addosso e intorno, in una sorta di abbraccio fraterno, almeno in parte -spero- consolatorio per la croce che ti è toccata e stai vivendo dall’ottobre dell’anno scorso. E’ un libro potente nel dolore che riesce a trasmettere, ed offre un quadro molto più preciso e vero di qualsiasi trattato di sociologia sul momento di recessione e di crisi che stiamo (e tu più di tutti, sulla pelle) subendo. Come ti ho già detto in privato, e lo ripeto anche qui senza vergogna, tutte le volte che lo rileggo per controllare correzioni e modifiche delle bozze (che per fortuna non vengono più fatte su carta) finisce sempre che ci piango sopra.. Vorrei mandare la prima copia a Giorgio Napolitano, con gli auguri di natale. Con tutti gli altri responsabili del disastro è inutile provarci, la vergogna non sanno più neanche cosa sia, da tempo. Un grande abbraccio, in attesa di festeggiarne l’uscita, il 19 dicembre.
    fabrizio

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  9. l’ho letta questa mattina, e mi ha colpito molto per la sua “verità”, oltre che per la musicalità dei suoi versi, dai quali traspaiono sia il dramma della disoccupazione che il candore e l’innocenza del bambino. Un caro saluto. Loredana

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  10. Fabrizio ha ragione: c’è un sostegno e una stima attorno a te che può solo crescere con l’uscita del tuo ultimo libro. Io non aspetto altro. Quindi togliamo di mezzo gli imbarazzi, prendiamoci gli abbracci fraterni.
    Dina

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  11. Grazie ai nuovi intervenuti. Parleremo del libro di Fabio e credo che lo aspettiamo con interesse in molti.
    Vorrei dirgli anche che bisogna comunque guardare avanti e che ognuno di noi lavora, nel suo piccolo, perchè un cambiamento avvenga davvero.

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  12. Sì, il dialetto ha un suo ritmo e una sua musicalità che sono universali, che si ritrovano in tutti gli accenti dei parlanti la “cultura materiale”, quale che ne sia la collocazione geografica, e che li accomuna in quella universalità (checchè ne pensino bossi e i leghisti, ammesso che ne pensino o che ne abbiano mai pensato). Perciò ho fatto questo esperimento di “riversamento” – più che di traduzione- nel mio dialetto, il “napoletano/casertano” della zona atellana, patria delle “maschere atellane”, che han dato origine al teatro romano e alla commedia italiana. Un personale omaggio al bel testo di Fabio Franzin :

    Ogg’

    Ogg’ ‘o figl’mì criatùro
    è ‘sciùto ‘rà stanzetta sòja
    cu quàtt machinuscèlle’nzìno,
    rutellùcce e piézz’cciùlle
    ‘e plastica ca le carévano
    ‘nterr’ò pavimènt’e piastrèlle
    – é prìmm’ ‘e ìsso ‘a vuciarèlla
    sòja, llà ‘ind’o curridojo- “papà,
    se non riesci a trovare lavoro
    in una fabbrica potresti fare
    il meccanico che aggiusta le
    macchine intanto incomincia
    a’ccuncià le ruote di queste
    mie che sono rotte”.E ccù
    ‘na santa paciénza ca nù ttèngo
    me mécc’llà, ‘o cacciavìte
    ‘e lilurgiàro ‘mmàno, na rutèllùccia

    ccà na vitarèlla llà, pe’ veré
    si pòzz’ fa turnà’a correre ‘e
    pazzièlle ‘e fìgliemo. Ma chisà si cu’mmé
    o’ r’stìno tenarrà ‘a stessa paciénza,

    si cocchéruno sarrà capàce
    ‘e me ‘rà cord’ ancòr’e mmàne
    pe veré si pure ‘lloro putarrànno
    turnà ‘a se mòvere….ma p’o ppàne.

    Naturalmente la traduzione in lingua nazionale è quella a pié di testo dell’originale di Fabio Franzin.

    Qualche nota di fonetica:

    è = è aperta
    é, e = é chiusa
    o’ ò = o chiusa
    L’accento tonico è sempre sulle vocali accentate.

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  13. Scusate, prima ho postato la bozza non rifinita. Questa è quella giusta :

    Ogg’

    Ogg’ ‘o figl’mì criatùro
    è ‘sciùto ‘rà stanzetta sòja
    cu quàtt machinuscèlle’nzìno,
    rutellùcce e piézz’cciùlle

    ‘e plastica ca le carévano
    ‘nterr’ò pavimènt’e piastrèlle
    – e prìmm’ e ìsso ‘a vuciarèlla
    sója, llà ‘ind’o curridojo- “papà,
    se non riesci a truvà lavoro

    in una fabbrica potresti fare
    o’ meccanico che aggiusta le
    macchine intanto incomincia
    a’ccuncià le ruote di queste

    mie che sono rotte”.E ccù
    ‘na santa paciénza ca nù ttèngo
    me mécc’llà, ‘o cacciavìte
    ‘e lilurgiàro ‘mmàno, na rutèllùccia

    ccà na vitarèlla llà, pe’ veré
    si pòzz’ fa turnà’a correre ‘e
    pazzièlle ‘e fìgliemo. Ma chisà si cu’mmé
    o’ r’stìno tenarrà ‘a stessa paciénza,

    si cocchéruno sarrà capàce
    ‘e me ‘rà cord’ ancòr’e mmàne
    pe veré si pure ‘lloro putarrànno
    turnà ‘a se mòvere….ma p’o ppàne.

    Naturalmente la traduzione in lingua nazionale è quella a pié di testo dell’originale di Fabio Franzin.

    Qualche nota di fonetica:

    è = è aperta
    é, e ‘e = é chiusa
    o’ ó = o chiusa
    o= o aperta

    L’accento tonico è sempre sulle vocali accentate.

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  14. Mi unisco al coro dei commenti. Fabio ha una voce sicura e forte, colpisce potentemente chi lo legge, perchè arriva dritto alle cose, le investe e le racconta in poesia, come a pochissimi è dato di fare. Con Franzin, la nostra poesia è più ricca, più autentica, più riconoscibile, perchè ad essa ci si può riconoscere. Grazie a Nadia, Fabio, Fabrizio.

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  15. Ringrazio tutti per il calore e la fiducia, davvero di cuore. Ringrazio Salvatore D’Angelo per l’omaggio della bellissima traduzione nel suo dialetto – l’ho letta più volte e, potere delle lingue, la sento ancora mia -. A Nadia, Dina, Francesco e Manuel un abbraccio fraterno.
    Fabio

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