Su cosa scriverò e no

Di Marino Magliani

Non ho quasi mai scritto nella tristezza. Nella tristezza solitamente leggo. Devo ammettere che scrivo più di quanto non legga. Non è una dichiarazione di contentezza. Cosa sia non lo so e comunque so che questo del quanto scrivo non sta bene ammetterlo.
Scrivere più di quanto non si legga significa che per poco che uno legga legge almeno un libro al mese e altrettanto, un libro e una vocale o un libro e una consonante al mese per scrivere di più dovrebbe scrivere. E questo è molto anche per uno come me che scrive tanto.
Diciamo allora che scrivo parecchio, che, personalmente, non significa che una buona parte del tempo che vivo sono contento. Ma semplicemente che appena c’è un momento di buon vento mi metto e scrivere, e potrebbe benissimo trattarsi di una manciata di minuti, durante i quali tuttavia io riesco a scrivere tantissimo, freneticamente.
Se un giorno di mio non si leggeranno più storie – non se ne sono mai lette – è perché non sarò più contento neanche per una manciata di minuti? Credo di poter ammettere una cosa del genere.
Il fatto è che ho scritto talmente tante altre cose nel tempo in cui sono stato contento, che se usciranno con la cadenza con cui escono solitamente i libri degli scrittori, ci saranno libri miei per almeno altri 5-6 anni. Naturalmente, se nel frattempo non sarò contento, non si capirà mai perché ormai va da sé che scrivo se sono contento e che pubblico cosa scrivo. Forse questa cosa non succede solo a me, ma a tutti quelli che al fondo al libro ci mettono la data. Forse scrivono anche loro solo da contenti e la data sta per dir questo. In quel periodo ero contento, e attenzione: potrebbe darsi che ora io non voglia più scrivere certe cose.
Carlos Franz, nel suo “Otto ipotesi sulla malinconia” di Roberto Bolaño, nella prima ipotesi ci dice che la malinconia dei personaggi di B. ci appare romantica, sentimentale. Una forma che il Romanticismo mascherò con l’apatica malinconia del Werther. No, dice Franz, quella dei personaggi di B. è la mela-cholé, la bile nera, quella che quando esplode, come dice qualcuno in Stella distante, fa desiderare di “bruciare il mondo”.
Non solo io non voglio che questa sia la malinconia dei miei personaggi, forse lo è stata ma non lo voglio più.
Io d’ora innanzi scriverò, proverò a scrivere, come passeggiava Robert Walser, mi allontanerò da un punto e lascerò che le cose mi guardino. Io d’ora innanzi scriverò
come se ogni volta trovassi una panchina. Ecco, farò questo quando scrivo, mi siedo su una panchina come mi ha insegnato Sebaste e prima di scrivere attenderò le lacrime. Io d’ora in avanti quando desidererò scrivere, mi metterò gli scarponcini e uscirò a cercare il cane di pezza che la bambina in La prima notte solo con te di Arnaldo Colasanti ha perduto.

5 pensieri su “Su cosa scriverò e no

  1. caro marino
    quando ho letto il saggio di carlos Franz, mi è venuta in mente la distanzione che fa salvatore Natoli (che tratta spesso nei suoi saggi della malinconia): accanto alla malinconia nera, c’e’ una malinconia bianca che nasce dalla consapevolezza del male che ci circonda e dal suo dilagare incontrollato (guerre fame miseria ingiustizie, beni distrutti, il positivo confutato e calpestato) che ci fa sentire impotenti ma al quale non vogliamo rassegnarci ne’ adattarci. dice natoli “stare male dinanzi al male è un segno di buona salute” mentre chi si adatta al male e non è malinconico si sta adattando alla propria dissoluzione.
    da questo inadattamento nasce la creatività artistica e la progettualità politica. è il primo passo che dall’inquietudine porta all’azione.
    Quella di bolano non era nera ma nemmeno bianca.
    era la malinconia di chi sa che sarà sconfitto ma non per questo smette di lottare e di cacciare la testa nel buio tenendo gli occhi bene aperti.
    Mi piace pensare che l’inquietudine attraversi l’animo degli abitanti di questa penisola che non vogliono rassegnarsi e non vogliono adattarsi.

    qui un discorso di natoli sulla malinconia
    [audio src="http://podcast.feltrinelli.it/podcast-file/natoli_080108.mp3" /]

    "Mi piace"

  2. Mi piace moltissimo leggere Marino, e trovo anche Bolaño profondamente interessante: un autore col fascino sottile di chi ha saputo scovare, nell’animo umano, quella crepa dove si insinua il male. Credo che l’essenza della sua scrittura stia nel volerci indicare dov’è questa crepa, per non cascarci.

    Giovanni A.

    "Mi piace"

  3. Non c’è niente di più gratificante della creatività. Se poi questo significhi essere felici o melanconici (in senso greco) non lo so. Io produco meno di Marino e sono più melanconico di lui, ma questo non vuol dire che la stessa cosa valga anche per gli altri. Tutto quello che concludo è che ringrazio Marino di essere prolifico, perché leggere i suoi romanzi è una benedizione; per me, spero soltanto di avere un’idea per un altro romanzo: sarebbe la cosa migliore che mi possa capitare.

    "Mi piace"

  4. bellissimo scritto. Poco da aggiungere. Se non che ricordo quindici anni fa di aver consciamente deciso di non volere più estrarre la mia scrittura solo dall’impeto del “negativo” bensì di nutrirmi di Bellezza – che certo, a volte viene estratta miracolosamente viva anche dalle discariche dello spirito umano. Grazie per questo post. Dav

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.