61. Odiarla o amarla

da qui

E’ sera. Maria contempla la Torre Eiffel percorsa da luci intermittenti bianche e gialle che l’attraversano come scariche elettriche. Capisce che deve decidersi, anche se gli stimoli sono complessi e discordanti. E come potrebbe essere altrimenti? E’ una scrittrice, ha il compito di accogliere nell’anima la profondità del mondo, le sfumature infinite, il ragazzo romano della comitiva che sente ripetere, a pochi passi di distanza, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, o gli spagnoli che intrecciano dialoghi impegnati sulle forme architettoniche, il bambino che punta il dito verso l’alto pronunciando frasi incomprensibili, la guida francese che propone una lezione al tempo stesso sensuale e intellettuale, mentre una madre italiana continua a sussurrare, chissà perché, non muovere le mani, non muovere le mani e un battello bianco passa lentamente, come in una giostra d’altri tempi. Le ragazze urlano, lasciandosi eccitare dalle luci che scorrono sui seni e sulle gambe provocando un orgasmo di risate e gridolini irrefrenabili, tra i clacson delle auto e il rumore del fiume e della notte che riproduce il sottofondo inconscio di Maria, la memoria di una notte sotto il ponte, stregata dagli occhi azzurri del barbone Andreas, dal calore insostenibile, ora riesploso nelle fiamme e i fuochi artificiali che avvolgono la torre e ne fanno una torcia incandescente di musica e bagliori; no, adesso cambia tutto: la mole è attraversata da una luce blu da cui partono razzi e sfere abbaglianti col sottofondo di Ragazza d’Ipanema e poi, ancora, una marcia incalzante tra urla di gente impazzita che pensa, come il ragazzo romano, mi mancherai Parigi, cazzo, mi mancherai, mentre le braccia alzate brandiscono i telefonini pronti a cogliere l’attimo trionfale del fuoco e della musica, come se la vita si accendesse solo nel Parc du champ de Mars e la verità fosse una fiamma che balla sulla ringhiera della torre dei sogni impossibili, del desiderio crepitante come i petardi che scoppiano uno dietro l’altro senza mai stancarsi, travolgendo i ricordi in un caleidoscopio che anticipa l’unione tra carne e spirito, pensiero e sentimento, ora che è Maria la ragazza d’Ipanema e ha capito l’ultima cosa che restava da capire: la scrittura puoi odiarla o amarla; lei la ama perdutamente, non potrebbe farne a meno, e solo nella successione infinita delle parole e delle frasi, dei capitoli e dei libri, può sentire fino in fondo l’ebbrezza e il dolore, l’orgasmo di una notte che è fuoco e musica e urla di piacere di una folla che sente finalmente sua.

L’eleganza del turpiloquio

Elogio del turpiloquio. Letteratura, politica e parolacce
a cura di Romolo Giovanni Capuano
Nuovi Equlibri, 2010

Ecco un post che si potrebbe cominciare con un bel porco d’un cane, ma non sarebbe chic, perché il turpiloquio, pure lui, non manca d’una certa etichetta. Lo veniamo a sapere leggendo “Elogio del turpiloquio – Letteratura, politica e parolacce” a cura di Romolo Giovanni Capuano.

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“L’invisibile canto del silenzio”

Martedì 30 novembre, alle ore 14,30, in Largo Gemelli 1, Milano, presso l’Università Cattolica, nell’aula G117 D. Scoto, presentazione del volume L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle (v. qui), con testi di Davide Sapienza e foto di Andrea Aschedamini, Introdurrà la Prof.ssa Giovanna Salvioni e saranno presenti gli Autori.

INVITO UNI CATTOLICA 30.11.2010

THAUMA EDIZIONI

A tutti gli scrittori e lettori

l’esserci (ri)conosciuti con e nella poesia, incontrati e scontrati per la poesia, ha certamente il significato di poter e dover fare qualcosa insieme: mutare cose e parole.

A tal fine presentiamo in questa sede un progetto editoriale, sperando di trovare in tutti voi appoggio e adesione.

Lo scopo di questo progetto è sopperire all’appiattimento culturale del paese e alla messa al bando della poesia, filosofia e quant’altro in ambito culturale viene considerato pericoloso agli occhi del potere che sempre di più, oggi, ostacola qualsiasi vitalità creativa e audacia critica. Continua a leggere

Nessuno ricorda cos’era il sentimento dell’arte, tutti ormai “sanno scrivere libri” di Marco Lodoli

Era inevitabile che tutto cambiasse anche nel mondo della letteratura, ma ugualmente non mi sono ancora abituato a come oggi vengono presentati scrittori e libri. Il marketing editoriale ha capito che è inutile mettere i libri sui banconi e aspettare che la gente, incuriosita da una recensione, attirata dal parere di un critico o di un amico fidato, si avvicini alla pila, sfogli un volume, leggiucchi qua e là e poi, forse, paghi due monete per entrare in quello spazio magico. La letteratura era un universo a parte: di qua c’era l’utilitarismo, il denaro, l’ingiustizia, la fama e il nulla, la vita così com’è; di là c’erano le parole degli scrittori, i versi dei poeti, acqua che cade lentamente da un cielo misterioso, che impregna piano piano il campo della sensibilità, che fa crescere roba buona per nutrirsi e fiori profumati. Continua a leggere

ADRIANA ZARRI (26 aprile 1919 – 18 novembre 2010)


[Ricevo da Salvatore D’Angelo e molto volentieri pubblico. FK]

Teologa, scrittrice,
giornalista, eremita,
donna libera e indipendente.
http://insonnoeinveglia

Tutti coloro che ne hanno apprezzato le battaglie, le opere, la vita, la ricordano qui con affetto e gratitudine.

Lei stessa ha scritto
questa epigrafe:

NON MI VESTITE DI NERO

è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.57: La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, “Il Governatore delle acque”

La madre perduta di Leonardo da Vinci. Nicola Baronti, Il Governatore delle acque, prefazione di Giovanna Fozzer, Firenze, Edizioni Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

Il fascino e il segreto profondo delle acque e del rifugio che costituiscono per una mente tormentata è costituito dal ricordo della madre e dal desiderio di ritornare ad essa, nel suo grembo accogliente e sicuro. E’ quanto accade a Leonardo che – nei versi del poemetto di Baronti – proprio attraverso il loro percorso (e i lavori costruiti per imbrigliarle e renderle feconde e produttive) manifesta la sua nostalgia per una madre perduta, Caterina, di cui ancora oggi non conosciamo esattamente identità e storia della vita. Scrive l’autore nella cospicua Nota (Un percorso d’acqua e di terra) che precede il testo poetico:

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Provocazione in forma d’apologo 185

Mi capita ormai raramente di riuscire a sedermi a questa scrivania solenne e un po’ buffa, e di potervi ancora sfogliare annotando qualche vecchio volume già letto innumerevoli volte.
Dalla frizione di tali note col testo ispiratore e fra loro si affacciano a tratti versi curiosi, cui non do in genere seguito anche per scarso coraggio.
Oggi però mi sento più incosciente del solito, sotto la dettatura procedo benché non ci capisca una parola: letteralmente, poiché le parole (le stringhe di caratteri alfabetici separate da spazi) che mi escono dalla penna non appartengono ad alcuna lingua a me nota.
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Vetri – di Clelia Pierangela Pieri

Dalle mescolanze armoniche che nelle mani sostano
dai tuoi dire e i miei seguire in clamori e soluzioni
passa un tempo che gioca a farsi serio e più non serve.
S’incanta il trapano del vicino ai timpani già offesi
poi la musica che – questa sì che è musica –
e io vinta muoio o solo rimango a ridere sguaiata
resto, che forse è sgomento. Resto a guardare i suoni
e non si può, tu dici. Non si deve, penso.
Non posso consegnare ancora a questa tregua
trilli attorcigliati al malumore guasto di un respiro. Continua a leggere

60. Premio Lipp 2011

da qui

Leopoldo non sa dove andare: Parigi è troppo grande, anche considerando solo gli angoli dimenticati che tanto piacciono a Maria. Si ferma nella brasserie Lipp di Boulevard Saint Germain. Una tenda arancione sembra accoglierlo festosamente: si siede a un tavolo e ordina una birra. C’è qualcosa di molto chic per le sue tasche – anche se la gente si accalca ai tavoli e per chi dovesse alzarsi sarebbe arduo trovare un corridoio – ma ha sentito che qui viene assegnato un premio letterario e non ha saputo resistere alla tentazione. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani. # 16 FRANCO BUFFONI

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?
Me lo fa fare la voglia di non fare le altre cose. Resta la scrittura.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.
Gli amori li coltivo: da quelli più antichi – Lucrezio, Marsilio da Padova, Lorenzo Valla, Leopardi, Keats, Auden, Sereni – a quelli più recenti: “La ragazza col turbante” (il racconto) di Morazzoni, le prime 60 pagine del Seminario di Busi, il racconto “I palloni del sig. Kurtz” di Mari, e molto recentemente le prime 50 pp di Riportando tutto a casa del mio amico Nicola La Gioia. Sulle antipatie defunte – da Virgilio a Dante a Manzoni a T.S. Eliot (pur ammirandone l’estrema bravura) a Luzi (che possiede comunque il miglior enjambement del Novecento italiano: supera Montale) – ho già scritto molto. I viventi che non mi piacciono? Li apro e richiudo subito. Che bisogno avrei di odiare?

Quanto pensi di valere? Per favore rispondi non in scala da 1 a 10 ma con un discorso articolato.
Non mi sono mai fatto molte illusioni sulle mie capacità: sono della scuola “dei miei soli mezzi” della lettera di Sereni a Char. Però sono anche un anceschiano prima maniera: credo fermamente nei concetti di “poetica” e di “progetto”. So di avere davvero qualcosa da dire. Lavoro molto sul frammento. La mia scrittura in versi consiste di frammenti poetici che continuo a produrre. Come un flusso di lava più o meno forte, ma costante. Poi i frammenti si compongono divenendo le tessere di un mosaico, e io stesso stento a capacitarmi della precisione con cui esse finiscono col combaciare. Col tempo mi sono convinto che il collante misterioso – la forza unificante – che mi permette di inanellare i frammenti (o gli intermezzi, come li definiva Schumann) e quindi di scrivere dei libri in poesia – è la mia “poetica”. Come diceva Pasolini del film montato e finito: solo allora quella storia diventa morale. Solo quando i frammenti naturalmente si compongono mi rendo conto dell’estrema pertinenza per me della definizione anceschiana di poetica (“la riflessione che gli artisti e i poeti compiono sul loro fare, indicandone i sistemi tecnici, le norme operative, le moralità e gli ideali”) e dell’importanza del concetto anceschiano di “progetto”. Continua a leggere

“Gli occhi degli alberi”

GLI OCCHI DEGLI ALBERI

Ponte alle Grazie, 2010

Testi di Chicca Gagliardo
Fotografie di Massimiliano Tappari

Recensione di Davide Sapienza

Il legame tra immagine e testo viene in questo libro di Chicca Gagliardo e Massimiliano Tappari portato a importanti livelli espressivi. È subito chiaro che si tratta di una collaborazione dove l’unità di intenti mira a mostrare le cose della natura e della creazione (anche umana) nella loro perdurante qualità intrinseca, profonda, insondabile, misteriosa, e in definitiva capace di aprire orizzonti e imporre riflessioni. Continua a leggere

“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”


[ ⇨ prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher ]
di Orsola Puecher

In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher, partigiano, Prima Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent’anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un’intervista di Luca Telese ad Alessandro Sallusti, direttore del Il giornale, sobriamente intitolata ⇨ I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina, in cui si promuove l’investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.    Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui Giancarlo Puecher viene chiamato in causa sono un vero e proprio vulnus alla sua memoria e alla sua figura luminosa. Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità.    Lo storpiare i nomi è il primo, sottile, vigliacco, metodo di infangare, in certi ambienti, odioso, se fatto intenzionlamente, come una pugnalata alle spalle, ma doppiamente insopportabile se fatto per ignoranza o incuria e nei confronti di una persona scomparsa. Un giornalista serio, prima di lasciar sbandierare nomi e fatti tanto gravi, ha il dovere di controllare ciò che pubblica, almeno per quel che riguarda l’ortografia. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.59: Lo specchio della memoria. Simona Bogani, “Matteo Ricci. La strada dei sogni”

Lo specchio della memoria. Simona Bogani, Matteo Ricci. La strada dei sogni, Firenze, Polistampa, 2010

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di Giuseppe Panella*

In una pagina memorabile del Silenzio degli innocenti di Thomas Harris, lo psichiatra sociopatico per eccellenza, Hannibal “The Cannibal” Lecter dimostra l’accuratezza e la profondità dei suoi studi umanistici costruendosi una personale forma di mnemotecnica sulla falsariga della lettura di un celebre testo che riguarda questo settore della conoscenza umana, il cosiddetto Palazzo della memoria di Matteo Ricci (libro scritto in Cina, a Nanchang, negli anni tra il 1595 e il 1596, pubblicato poi in quest’anno per lui mirabilis – il volume riscosse un grande successo e assicurò al gesuita maceratese un posto di prima grandezza tra gli studiosi dell’”arte della memoria”).

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Un Bompiani d’autore

Già, d’autore, perché il suo è un “Bompiani fai-da te” o, se volete, un “falso Bompiani”. L’autore del libro, e della burla, è Alberto Canetto. Il volume in questione è “Realtà vera” e saperlo stampato col finto bollino blu, roba da Ciquita di ultima scelta, fa sorridere… se solo quelli di Bompiani non l’avessero presa tanto male! Cominciamo dall’inizio, magari da quella presentazione letteraria del 22 ottobre 2010: in un famoso albergo di Ferrara, la Presidentessa del “Gruppo Scrittori Ferraresi” introduce la nuova opera di Canetto.

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Lui sta incazzato nero

Perdonerete questa intromissione nella normale programmazione del sito, purtroppo urge un annuncio.
C’è uno che sta incazzato nero, e io non so chi sia. Questa notte ha turbato i miei sogni, la notizia di questo qua che sta incazzato nero.
Vi prego, aiutatemi perlomeno a capire chi è che sta incazzato nero. E’ molto semplice risolvere il mistero: basta che qualcuno di voi ieri abbia visto Studio Aperto.
Ma come ho fatto a sapere che ci sta uno che è incazzato nero? E che ne avrebbe parlato Studio Aperto?
Le cose sono andate così. Continua a leggere

Cose dell’altro mondo. “Sul molo lascia la tua ombra – le origini del tango” – (1)

Verso la fine dell’Ottocento, sbarcarono nei porti sudamericani del Rio de la Plata, in fuga da guerre e carestie, ondate di emigranti italiani, francesi, ungheresi, ebrei e slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, carichi di speranze e aspettative, cercavano una nuova vita nella “Terra d’Argento”, l’Argentina.
A Buenos Aires convivevano in squallidi appartamenti, in quartieri costruiti dal nulla, detti ‘”Orilla”, dove condividevano un destino di disillusione e disperazione.
Partendo avevano lasciato sul molo il proprio passato (ombra), ed erano approdati in un presente incomprensibile sia dal punto di vista culturale che linguistico, dove, tra l’altro, il sogno di una vita migliore si scontrava con il duro lavoro. Duro lavoro che, unito alla solitudine, generava dolore e nostalgia. Dolore e nostalgia si riversarono nell’unico linguaggio possibile: quello del corpo e della musica che divenne luogo d’incontro. Il ritorno dell’ombra nel monologo sta a significare la rinascita dentro la quale passato e presente si fondono.
Per saperne di più: http://www.informadanza.com/storia/tango.htm  

(Lucia Marchitto)

Dino Campana: tradotto in italiano il saggio della tedesca Monika Antes

È stato finalmente tradotto in italiano Tra sogno e realtà, il saggio di Monika Antes su Dino Campana uscito in Germania nel 2006 col titolo Zwischen Traum und Wirklichkeit. Leben und Werk Dino Campanas die Canti Orfici. Continua a leggere

La democrazia della polis moderna. Saggio di Antonino Contiliano

Una città che sia di un uomo solo non è una città.
Sofocle, Antigone

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di Antonino Contiliano

Marx e Engels (Manifesto del Partito comunista e L’ideologia tedesca) scrivevano che l’epoca borghese, pur nelle sue forme liberali e democratiche rappresentative, rivoluziona continuamente la produzione, le situazioni sociali e con ciò l’assetto dell’intero contesto organizzativo della vita di una comunità. Dissolve “tutti i rapporti stabili e irrigiditi con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti”. È il ciclo delle crisi continue, e sempre più a corta distanza come evidenziano le ristrutturazioni in atto nel mondo dell’attualità neoliberistica globale e finanziario-elettronica; le crisi che rilanciano lo sviluppo illimitato e il mantenimento del sistema produttivo e riproduttivo borghese con tutto il carico di incertezze e insicurezze che si portano dietro. Un insieme correlato di movimenti e riconfigurazioni che incidono poi sulle stesse strutture mentali e i processi delle soggettivazioni degli attori coinvolti, sebbene in maniera non omogenea.

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Vivalascuola. Ma davvero la scuola italiana va così male?

Col consenso degli interessati, che ringraziamo, proponiamo un dibattito tra Stefano Stefanel e Girolamo De Michele nato a partire da un annuncio di vivalascuola per l’uscita del libro La scuola è di tutti.

Può essere utile chiarire le premesse del dibattito. Basandosi su una gran mole di dati, De Michele sostiene nel suo libro un’idea meno pessimistica di quella abitualmente circolante sulla scuola italiana: non è vero che gli insegnanti italiani sono troppi; non è vero che nelle scuole italiane c’è più bullismo che nel resto d’Europa, anzi la scuola è lo strumento più efficace per il recupero dei bulli; non sono attendibili i dati OCSE sulle scuole superiori, perché gli studenti europei cominciano le superiori un anno prima e hanno conoscenze non comparabili con quelle dei nostri studenti; ecc. Ne viene fuori un’appassionata difesa della scuola pubblica.

07.11.2010

Gentile professore,
grazie per il contatto. Ho letto il suo libro segnalatomi da un’insegnante che condivide il suo pensiero e che forse ha cercato di convincermi tramite lei. Sono rimasto sbalordito per la documentazione da lei analizzata Continua a leggere