«Holy Night (un solstizio notturno)» di Francesco Randazzo

Stava lì ad aspettare
che qualcosa accadesse
Camminava come uno
che cerca ma non sa
ancora che cosa chi
La strada come lama
a tagliare piedi e forze
Il vento un respiro prestato
Montagne di ricordi
Nessun rimpianto
Qualche sogno stanco
Sotto i passi fango
tra le mani polvere
La città insolente
alle spalle nel buio
crescente della statale
Andava spedito avanti
ma sembrava fermo
nell’oscurità intorno
Un camionista strombazzò
evitandolo Sussultò e rise
alzando il dito medio teso
È natale pensò Perché
Nessuna stella particolare
soltanto nebbia densa
E un cartellone rotto
pendeva sulla strada
tutto rosso e dorato
Lo irritò e scese giù
scavalcando il guard-rail
giù in un campo sterposo
Inciampando cadde
e rimase là seduto
a guardare niente
mentre una mucca
silenziosa sul collo
gli alitava calore
All’alba quasi
si ricordò uno smash
di John Newcombe
Un ufo un dinosauro
e quarantaquattro gatti
lo chiamarono per nome
Si alzò e riprese a camminare

2 pensieri su “«Holy Night (un solstizio notturno)» di Francesco Randazzo

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