Con tutti gli amuleti cuciti sul vestito

di Alfonso Nannariello

IIIIIIIVVVIVIIVIIIIXXXIXIIXIII XIV
XV –   XVIXVIIXVIII

Quando nacqui io non si usavano più. Qualche  tempo prima, invece, per vincere le loro ansie e le loro paure o magari qualche satanasso, le donne portavano appese al petto come scongiuri zampe di lepre o zampe di coniglio, forse anche di tasso.

Col tempo questi ciondoli furono sostituiti da altri d’argento, d’oro o di corallo, detti manùzz. Le manine facevano il gesto delle corna o quello della fica. Al loro posto poi furono messi corni e croci, rimpiazzati a loro volta dall’arsenale delle virtù: croce, àncora e cuore, simboli di fede, speranza e carità, che rimasero amuleto, per quanto teologale.

Le zampe di lepre o di coniglio forse si mettevano da adolescenti per non far esplodere con una qualche scusa tutta un’energia che si sentiva dentro percorrere confusa. Quelle di tasso per dare loro la forza, tenacia e resistenza.

Forse proprio per avere quel sangue freddo, quello necessario a soffocare con fermezza focolai di resistenza partigiana dentro il proprio cuore, le donne s’ornavano di corallo rosso. Più rosso e freddo di quello di draghi, di pesci e di lucertole. Anzi quello rappreso per davvero, duro come un masso, come quello dei pietrificati di Napoli nella cappella San Severo.

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