Confutationes (I)

«Il critico vive di seconda mano. Egli scrive su qualcosa. La poesia, il romanzo o il dramma bisogna darglieli; la critica esiste in virtù del genio altrui» (George Steiner, Linguaggio e silenzio, Milano, Garzanti, 2001, p. 15).
Assunto delirante, giacché postula l’assurdo d’un’arte priva di utenti, sganciata dagli ormeggi della fruizione e indifferente agli acidi dell’azione ermeneutica. La quale, viceversa, ne rappresenta la necessaria catalisi, il vero atto di nascita, essendo non solo in grado di rivelarne struttura e segrete ragioni, inafferrabili ai più (non di rado allo stesso autore), ma di tramutarli in edificio di pensiero, stile: ossia in un’opera a sua volta autonoma e originale che, no, non sarebbe sorta senza il suo referente, ma neppure questo avrebbe potuto compiutamente costituirsi, posto che la realtà estetica si determina ― esattamente come avviene in fisica subatomica ― nel momento in cui lo sguardo dell’osservatore si dispiega sulla cosa osservata. È indubbio che l’artista scavi nell’uomo e nel mondo, mentre al critico incombe il dovere d’esaminare esiti e procedure d’esso scavo; ma non è forse altrettanto indiscutibile che anche l’operato dell’artista sia parte integrante del mondo e dell’uomo?

William Gaddis, “JR”

William Gaddis – JR

(Alet Edizioni, 2009)

___________________________

di Amedeo Buonanno

.

“JR” è la prima opera di William Gaddis a ricevere il National Book Award nel 1976 ma sono stati necessari quasi 35 anni per vederne pubblicata in Italia la traduzione ad opera dell’ottimo Vincenzo Mantovani e della coraggiosa casa editrice Alet Edizioni.

Molti sono gli aspetti che potrebbero scoraggiarne la lettura: la dimensione notevole (quasi 1000 pagine), l’uso esclusivo del dialogo tra personaggi senza l’indicazione di chi sia di volta in volta a parlare, un gran numero di personaggi e storie che si intrecciano, insomma tutti ingredienti che potrebbero allontanare un lettore medio; ma questo lettore perderebbe la possibilità di leggere una grandissima opera letteraria, lucida, satirica, in molti punti anche esilarante. Una volta iniziato a leggere, seguendone il ritmo, non si potrà che godere del piacere della lettura. Come infatti osserva Thomas Moore [1], l’uso del dialogo aumenta la vitalità del racconto riducendo la differenza tra la durata di un episodio ed il tempo necessario per leggerlo. Se infatti lo stesso libro fosse stato scritto usando metodi “tradizionali” sarebbe stato necessario un numero di pagine ben maggiore e la scelta coraggiosa di eliminare completamente la voce narrante, ha il preciso obiettivo di aumentare l’immediatezza e la partecipazione del lettore.

Continua a leggere

Vivalascuola. Non è sempre la stessa Storia

Didattica e apprendimento della Storia, educazione alla cittadinanza e costruzione dell’appartenenza alla nazione italiana, nelle classi con molti alunni stranieri. Ovvero: può un ragazzo straniero maturare un senso d’appartenenza alla nazione italiana scoprendone e condividendone alcuni valori fondanti? Possiamo educare dei nuovi cittadini partendo dalla consapevolezza della storia dei loro Paesi e del nostro? (Onorina Gardella)

Non è sempre la stessa Storia
di Marilena Salvarezza

Penso che le domande cruciali, strettamente connesse, per un insegnante di storia siano: Perché insegno storia? Vale a dire quali sono le finalità formative che mi pongo e per quale tipo di cittadino? Quale racconto storico posso proporre che abbia senso per tutti/e, tenendo conto della storia e delle appartenenze di ognuno? Queste domande definiscono le due polarità dell’insegnamento/apprendimento di ogni disciplina: la sua specificità metodologica, tematica e concettuale e insieme il suo contributo al processo di crescita individuale e sociale. Continua a leggere

“Oltre la fine dei viaggi”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oltre la fine dei viaggi, di Luigi Marfè (ed. Leo S. Olschki, 2009)

Oltre la fine dei viaggi, opera dello studioso di Letterature Comparate Luigi Marfè (Premessa di Maurizio Bossi, responsabile del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux, e Prefazione di Franco Marenco), è un’opera dai molteplici sapori. Tante quante sono le sfumature del tema del viaggio (e della sua crisi), colte dal punto di vista dei diversi scrittori che l’autore ha presi in esame. Continua a leggere

Luca Mastrantonio – Francesco Bonami – “Irrazionalpopolare” – Einaudi, Torino 2008. Massimiliano Panarari – “L’egemonia sottoculturale. L’ Italia da Gramsci al Gossip”- Einaudi, Torino 2010

di Alfio Squillaci

Ho letto questi due libri durante la mia vacanza di “Natale con crociera sul Nilo”, in una situazione da cinepanettone quindi, tipicamente  “irrazionalpopolare” secondo il neologismo di Mastrantonio/ Bonami. Non essendo né Des Esseintes né Vivant Denon *, né un esteta né un viaggiatore d’eccezione, era ovvio che la mia scelta di uomo-massa fosse condivisa con altri uomini-massa, tutti italiani. Ma se vuoi andare per geroglifici, piramidi e templi non hai altra scelta oggi: il risultato è stato di ritrovarmi felicemente intruppato in una campionatura di connazionali del nord Italia davvero variegata per composizione sociale e reddituale, con il commento live di una sposina veneta dietro me che annotava tutto ciò che le passava sotto gli occhi (dall’annichilente periferia del Cairo all’ultimo geroglifico) con una ciacola sciolta e impressionistica e tutta egoriferita a mondi culturali minimi, perlopiù televisivi, totalmente governata ossia dall’egemonia sottoculturale di cui discute Panarari nel secondo libro. In certi momenti – ricordo l’ultimo giorno a Luxor ed eravamo sulla tolda della nave ancorata all’attracco –, ho visto però la potenza della penetrazione  della subcultura italiana quando una canzone di Laura Pausini, proveniente dall’altoparlante della nave, si fuse, in un  raccapricciante mix culturale, con i  richiami cantilenanti dei muezzin provenienti dall’alto dei numerosi minareti; o allorché, durante l’escursione in un villaggio nubiano, siamo stati assaliti da una torma di mocciosi che ci adescava coi loro manufatti rigorosamente made in China cantando “Quel mazzolin di fiori” (terribile!) e anche al grido ossessivo di “Italia Uno!” – ma ho colto anche un mostruoso “ItaliaUnoCanaleCinqueReteQuattro!”–. E dunque, anche i bimbi niobi irretiti, è proprio  il caso di dirlo, dal palinsesto delle “quattro c”: calcio, cosce, canzoni e cazzate col quale si trastullano i connazionali dalla metà degli anni Settanta? E giunto laggiù attraverso chissà quali percorsi di trasmigrazioni culturali?… Non saprei: avvistate però antenne paraboliche dappertutto al Cairo… Continua a leggere

13. Percentuali

da qui

Brice Cento ama questo viale: le porzioni di luce e ombra riproducono perfettamente quelle della vita. L’oscurità predomina, a causa della sera che avanza, delle chiome degli ulivi straripanti come nuvole gravide di pioggia, dell’ingresso nel bosco che proietta il buio fino a raggiungere il sentiero; ma gli sprazzi di luce aprono scenari di pienezza e libertà, di gioia esplosiva e pregna di un calore che si potrebbe confondere con Dio. Continua a leggere

12. Interruzioni

da qui

Ora che si è trasferito da Venezia, Marco è aggredito dalla nostalgia. Al posto del cuore ha un dolore sottovuoto fatto di immagini e suoni: il Palazzo Ducale e il campanile di San Marco gli appaiono sotto un grumo di nuvole e sprazzi di cielo azzurro intenso; un gabbiano entra nel quadro come un segno di arrivo o di partenza, il grido di una natura non contaminata da stratagemmi umani. Continua a leggere

“Lo “sgomento” all’acqua di rose del cardinale Bagnasco” di don Paolo Farinella

Mi stupisco dell’unanimismo dei giornalisti della tv e della stampa che vedono nel discorso di Bagnasco un «severo monito a Berlusconi… un forte attacco». Ho letto tutta la prolusione al consiglio permanente della Cei (Ancona, 24 – 27 gennaio 2011) e sono rimasto «sgomento» dello «sgomento» del cardinale. Hanno ragione i cortigiani di Berlusconi a negare che il prelato si riferisse al capo del governo o alla maggioranza: «un discorso alto rivolto a tutta la classe dirigente e non solo», commenta il ministro fra’ Sacconi. Come dargli torto? E’ la pura verità. Chi legge il discorso senza conoscere i retroscena non solo non capisce niente di quello che accade, ma non capisce affatto le parole di Bagnasco.
Continua a leggere

11. L’aula

da qui

L’aula vuota suscita in Alberto immagini contraddittorie: un parlamento, un cimitero (di quelli polacchi, perfettamente regolari, stessa distanza fra tomba e tomba, corridoio e corridoio), un edificio ospedaliero (i finestroni squallidi, asettici e inestetici, pronti a ricordare che si deve morire, prima o poi). Il quadro muta quando l’ambiente si riempie di studenti, i mille colori di magliette, camicie, teste ferme e assorte se la lezione è interessante oppure ciondolanti, mobili a destra e a sinistra, complici di chiacchiere, battute, parolacce, se l’accademico di turno non sa comunicare. Continua a leggere

“Una rosa per Contiliano”. Introduzione di Giuseppe Panella a Antonino Contiliano, “Terminali e Muquenti. Paradossi”

Una rosa per Contiliano. Introduzione di Giuseppe Panella a Antonino Contiliano, Terminali e Muquenti. Paradossi (Prompress, 2005), pp.5-8

______________________________

di Giuseppe Panella

“Non si può giudicare un uomo dall’idea che egli ha
di se stesso, così come non si può giudicare una simile
epoca di sconvolgimenti dalla coscienza che ha di se stessa.”

(Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica)

Questo nuovo volume di poesie di Nino Contiliano (un autore certo non negato né corrivo a questo tipo di esperienze e di sperimentazioni testuali) reca una dedica che merita di essere analizzata a dovere per capire il perché di questa sua nuova avventura nel mondo della scrittura. Il libro, dunque, è dedicato a Hannah Arendt e a Karl Marx. La Arendt cioè la grande studiosa delle origini del totalitarismo e della nascita del mondo moderno che ha lasciato ai suoi lettori quale legato politico finale della sua attività critica la convinzione che è pur sempre necessario che esista un infra, uno spazio vitale cioè, che costituisca sempre e comunque il rapporto necessario tra il mondo della politica e quello della dimensione della “vita della mente”.

Continua a leggere

L’estraneità del familiare. A proposito di un romanzo di Monica Viola

MONICA VIOLA, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, Rizzoli, Milano 2008.

di

Andrea Sartori

È l’«ansia da sovraffollamento» di una famiglia composta da genitori, otto figli, una nonna – nella Roma a cavallo tra gli anni settanta e ottanta – a rendere un «lungo e lento verme» l’accavallarsi domestico di voci, urla e bisogni, che si susseguono in un appartamento spazioso eppure troppo piccolo, per consentire le sfogo dell’inevitabile nucleo nevrotico di una tale convivenza coatta. Continua a leggere

L’albero

L’ALBERO

Di Yari Selvetella

 

Che cosa ci faceva

l’albero di gelsi bianchi

nella mia borgata

uno solo nel campo

di soli cardi di calcinacci erbacce

qualcuno (chi era stato, uno di noi ragazzini)

disse che i frutti

–                    nell’estate trasparente Continua a leggere

10. Elzeviri

da qui

Il dottor Cavedagna ama gli elzeviri. All’alba si avvia verso l’edicola avvolto nella stanchezza non smaltita del giorno precedente e acquista la Stampa e il Corriere della Sera, precipitandosi  a cercare ciò che gli sta a cuore. Continua a leggere

ECO-CONCLAVE

Conclave ecologista e civico: Bologna sabato 29 domenica 30 gennaio
La Scuderia, Piazza Verdi 2

L’Eco-Conclave è un incontro tra diversi movimenti e gruppi ecologisti con lo scopo – per la prima volta in Italia – di arrivare a un’aggregazione e a un progetto politico comune. Si cerca di superare una tendenza alla frammentazione che da sempre caratterizza il dibattito ecologista nel nostro paese, dove molti gruppi, che pure condividono riflessioni e obiettivi, non dialogano tra loro. Questo il programma:

Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.66: “Piccola città., bastardo posto”… Remo Bassini, “Bastardo posto”

“Piccola città., bastardo posto”… Remo Bassini, Bastardo posto, Bologna, PerdisaPop, 2010

______________________________

di Giuseppe Panella*


«Piccola città, bastardo posto / appena nato ti compresi / o fu il fato che in tre mesi / mi spinse via; / piccola città io ti conosco, / nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia / in meglio, / ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano / visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano…» – è l’incipit della bellissima Piccola città di Francesco Guccini (dall’album Radici del 1972) che in anni lontanissimi – era l’anno 1973, nell’abbazia sconsacrata di San Zeno a Pisa – ho sentito cantare dal vivo in un concerto del cantante di Modena che con questa canzone ricordava amaramente le sue origini e la sua giovinezza.

Continua a leggere

9. Un taccuino

da qui

Se la tristezza lo aggredisce, Cesare non sa che fare. Ha letto molti libri sulla gestione dei pensieri, ma ora gli sembrano carta straccia, da bruciare nel camino. In effetti, la serata è fredda e la Candelora deve attendere: solo al suo arrivo, forse, dell’inverno semo fora, come ricorda la saggezza popolare. Continua a leggere

La vita oscena

di Marilù Oliva

La vita oscena” è l’ultimo romanzo di Aldo Nove, uscito nel 2010 per Einaudi nella collana Stile libero, stessa dei precedenti Puerto Plata Market (1997), Superwoobinda (1998), Amore mio infinito (2000) e La più grande balena morta della Lombardia (2004), Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (2006).

Bildungsroman inverso che parte dalla fanciullezza e arriva alle soglie dell’età adulta senza comportare una crescita intesa come acquisizione di consapevolezza, questo struggente romanzo è un tracciato tutto interiore che conduce il lettore dall’infanzia alla perdizione del protagonista, perdizione intesa come vita svuotata – la recherche, semmai, potrebbe acquisire valore di significato se questa non portasse ogni volta al non-sense dell’esistenza.

Continua a leggere