84. Cerchi concentrici

da qui

Al tavolo del pub, Leopoldo si sente finalmente a casa. La ragazza con lo straccio gli ha fatto una gran festa: e dov’è stato, e che cosa ha combinato, e perché per tanto tempo, e lo sa che ho provato nostalgia, e poteva mandarmi almeno un telegramma. Lui si sente gratificato dalle attenzioni premurose. Si domanda come possa essersi assentato per un periodo così lungo, ma ora è qui, e ordinerà la prima birra. Non si aspetta nulla di speciale: non ha bisogno di rivelazioni, ha capito quasi tutto, almeno crede. Sta fissando Calypso: più la guarda, più le ricorda una giovane promessa dello spettacolo statunitense, come si chiama, ecco, sì, Emma Roberts.
La sua media chiara.
Non sa quanto tempo è passato. La ragazza è tornata almeno sette volte e lui comincia a vedere come in una nebbia. Un’ombra si avvicina, fa il gesto di chiedere il permesso, sposta la sedia dirimpetto e si accomoda in posizione rilassata.
Italo!
Quanto tempo, Leopoldo; ti ho lasciato che sembravi un bambino sprovveduto ed eccoti qui, in pochi giorni sembri diventato vecchio.
Ho bevuto un po’, non farci caso.
Chissà quanto avrai da condividere.
Sì, non so da dove cominciare. Vengo direttamente dalla Geoffroy Saint Hilaire, dovresti conoscerla, tu che hai vissuto a Parigi tanti anni. Sono sfuggito alle indagini di un certo dottor Peltre: non poteva accettare che un personaggio da romanzo se ne andasse in giro come niente fosse.
Diceva bene, Cyrano: niente medici!
Il fatto è che sono svenuto vicino alla Piramide del Louvre.
Sindrome di Stendhal?
Macché: partecipazione alle disavventure del mio autore, colpito allo stomaco da un proiettile vagante.
Se nell’istante ti con zero…
Non scherzare, ti prego, è ancora in fin di vita.
E se fosse per farti prendere coscienza?
Di cosa?
Del fatto che la vita è movimento: chi non cambia è destinato al macero, come i libri che nessuno leggerà, ripetizioni stanche della stessa forma.
In effetti, il momento più importante è stato il viaggio di ritorno: ho sentito che qualcosa è accaduto e niente sarebbe stato come prima.
Cominci a capire: la scrittura ha senso solo se è disposta a rinnovarsi. Non ho fatto altro nella vita. Non ho lasciato che l’attesa del lettore guidasse la mia penna, anzi, l’ho sempre contraddetta, anche a rischio di non essere compreso. La vita è un viaggio: sull’aereo hai imparato a vedere la terra scorrere e suggerire nuovi temi, nuove verità; ma una lezione ha sempre un prezzo, e il proiettile che ha colpito don Faber è il messaggero ferreo del prezzo stabilito. C’è sempre un padre che paga per un figlio, e il figlio magari non lo sa; se la sua vita avrà successo è perché qualcuno è andato incontro a un proiettile che da qualche parte sarebbe arrivato, prima o poi.
– Leopoldo sta piangendo; una lacrima precipita nella media chiara: i cerchi concentrici generati dall’impatto hanno un potere ipnotico che lo fanno vacillare, finché sviene sul tavolo, rumorosamente. La ragazza con la faccia da Emma Roberts accorre con lo straccio, rassegnata: non è cambiato nulla, pensa fra sé e sè. Ma questa volta ha torto.

11 pensieri su “84. Cerchi concentrici

  1. Cerchi concentrici,
    strati di nulla
    su strati di tutto…

    “Ma ogni sera resto solo come stasera sono solo
    …ma perchè non sorridi?
    … presto dammi un bacio.”

    Caro Faber, da qualche sera, al posto dell’abbraccio stiamo ricevendo i tuoi baci; non so se in questo ti senti più padre o più figlio ma… grazie! Fa molto bene!
    Baci con il cuore anche a te!

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  2. chi non cambia è destinato al macero

    Come si cambia
    per non morire
    come si cambia
    per amore
    come si cambia per non soffrire
    come si cambia per ricominciare

    Così recitava una canzone del 1984 cantata da Fiorella Mannoia, intrigante come Calypso/Emma Roberts:

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  3. Ci sentiamo tutti un po’ come Calypso, la ragazza dello straccio, perchè quando finalmente ti rivedremo la domenica in parrocchia don Faber, anche a noi verrà spontaneo farti una gran festa e chiederti: “e dove sei stato, e che cosa hai combinato, e perché per tanto tempo, e lo sai che ho provato nostalgia, e potevi mandarmi almeno un sms…”.
    Però speriamo di essere più sensibili ed attenti!

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  4. Caro Fabry, non so niente di te, stai meglio?
    Il romanzo non romanzo sta venendo su che è un capolavoro, ma il rischio è che in certi casi editorialmente non si sa dove collocarli. Lei è uno dei non molti che sa scrivere, ti dicono, e forse proprio per questo lei ha difficoltà a trovare una strada ( leggi editore).
    La scrittura si deve rinnovare, è vero, ma forse tutto, anche noi stessi, abbiamo bisogno di ricominciare, magari con un pianto. “Piange ciò che muta, anche per farsi migliore”.
    Mi vengono in mente alcuni versi della Szymborska: Ti ringrazio cuore mio:/ non ciondoli, ti dai da fare/ senza lusinghe, senza premio/, per innata diligenza./ Hai settanta meriti al minuto. /ogni tua sistole/ è come spingere una barca/ in mare aperto/ per un viaggio intorno al mondo.
    Chissà, forse ci starebbero bene nel tuo romanzo non romanzo.

    Un abbraccio fortissimo e a presto rivederti.
    Mi manchi tantissimo.

    Augusto

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  5. Mi viene da pensare, in fondo, a quella lacrima che si perde nei suoi contorni.
    Liquido di sensazioni che passano, per fermarsi ed incitarle ad andare.
    Leopoldo da chi o cosa ti sei liberato?

    Fabrizio, ti abbraccio con tutto il mio cuore!
    Besitos!

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  6. grazie Rashide, ti abbraccio anch’io!
    carissimo Augusto, sono sotto cortisone, ma domani ci sarò comunque.
    quanto al romanzo, sono pagine scomode:
    mi diverte pensare che qualcuno che conosco legga, ma si guardi bene dal reagire,
    per non sollevare polveroni.
    chi vivrà vedrà!
    un abbraccio forte
    faber

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  7. Mi era sfuggito questo suo commento provocatorio… Lo sa che ha un bel caratterino, don Faber? Si direbbe che corra incontro alla pallottola (metaforicamente parlando).
    Ho riletto alcuni capitoli del romanzo ed ho gustato meglio alcuni passaggi, ora meno ermetici. Complimenti perche’ sara’ un libro che si legge e si rilegge: andra’ in stampa, vero? Con la Ricco Baricco e Giulio da Padova, ovviamente. Lo comprero’ via Internet!
    Amico in Attesa

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